Camera

Mozione: porre in essere iniziative per colmare il divario nord-sud

Data: 22/10/2018
Numero: 1-00064 / Mozione
Soggetto: Camera dei Deputati
Data Risposta: 23/10/2018

La Camera, 

premesso che: nello scenario economico italiano, aggravato dalle conseguenze della situazione finanziaria internazionale, continua a porsi in primo piano la questione di una Nazione ancorata a due differenti velocità di sviluppo, la cui più diretta evidenza sia l'inasprimento dei divari tra le regioni settentrionali e quelle meridionali, sia le diseguaglianze interne alle stesse aree del Mezzogiorno; 

l'obiettivo di ottenere un tasso di crescita del Mezzogiorno significativamente e stabilmente superiore a quello medio dell'Unione europea e del resto della Nazione è lontano dall'essere raggiunto; 

la crisi economica ha inciso e sta incidendo in misura significativa sulla produzione, sui consumi, sull'attività delle piccole e medie imprese, soprattutto allocate nel Mezzogiorno d'Italia e, pertanto, si estrinseca, ogni giorno di più, l'esigenza di una rinnovata e prioritaria attenzione per il Sud rispetto alle tematiche delle infrastrutture, dell'istruzione, del welfare e del lavoro, della salute e dell'ambiente; temi impegnativi che rappresentano, però, diritti fondamentali delle persone ispirati al rispetto dei bisogni generali della Nazione, e non di particolari tendenze politiche o regionali; 

è un dato di fatto che le regioni del Sud Italia hanno subìto, con molta più forza, i segni della crisi economica, e ciò lo evidenziano anche i dati relativi alla disoccupazione giovanile e la conseguente emigrazione, come anche quelli relativi al reddito e alla povertà; 

le cause primarie possono essere rinvenute in una condizione complessiva del Mezzogiorno che è data dalle infrastrutture, dall'impianto economico produttivo, dalla crisi imprenditoriale, e che rende questi territori particolarmente vulnerabili; 

la distanza tra il Centro-nord e il Sud non si limita al Pil pro-capite (la quota di Pil generata nel Nord è aumentata di 1,2 punti percentuali, mentre quella del Sud e delle isole è diminuita di 0,9 punti percentuali), ma riguarda tanti altri indicatori, come la continua migrazione delle forze giovanili verso altri regioni e verso l'estero, l'elevato numero di giovani che abbandonano gli studi in ragione delle condizioni di disagio complessivamente percepite, l'irrilevante capacità di attrazione di investimenti dall'estero, il peso ancor maggiore rispetto al resto della Nazione della burocrazia, dell'inefficienza istituzionale, della corruzione, della lentezza giudiziaria, dell'economia sommersa, della mancanza di strutture sanitarie adeguate; 

inoltre, sul mancato sviluppo delle regioni meridionali, incide pesantemente la criminalità organizzata; 

le anticipazioni al Rapporto Svimez 2018 sull'economia e la società del Mezzogiorno hanno evidenziato che « L'occupazione, nella media del 2017 nel Mezzogiorno, è di 310 mila unità inferiore al 2008 mentre nel complesso delle regioni del Centro- nord è superiore di 242 mila unità. Il tasso di occupazione è ancora due punti al di sotto del 2008 nelle regioni meridionali (44 per cento nel 2017, era 46 per cento nel 2008), mentre ha recuperato i livelli 2008 nel Centro-nord »;

nell'ultimo decennio, nell'ambito del sistema infrastrutturale e dei trasporti nel Mezzogiorno si è assistito a una forte perdita di competitività, anche a causa del fatto che a fronte di un incremento della dotazione infrastrutturale nel Centro-nord per autostrade, nel Mezzogiorno si è assistito ad una progressiva diminuzione tanto in termini quantitativi quanto qualitativi; 

inoltre, nello stesso periodo, la dotazione ferroviaria ordinaria ha registrato una contrazione concentrata nel Mezzogiorno; 

il Sud della Nazione presenta, nel complesso, una dotazione infrastrutturale, in ferrovie e autostrade, addirittura inferiore rispetto ai Paesi dell'est dell'Europa e ciò rappresenta un formidabile freno alla possibilità di esportare, di attrarre turisti, di crescere;

ai sensi della vigente normativa, in forza del criterio che lega gli investimenti pubblici ordinari, da destinare alle singole regioni, alla popolazione residente, già previsto dalla legge di bilancio per il 2017, è assegnato alle regioni meridionali una quota pari al 34 per cento di tali investimenti; tale quota appare insufficiente a recuperare il descritto divario con la parte settentrionale della Nazione; 

i patti per il Sud ed il masterplan per il Mezzogiorno assegnano alle città metropolitane cospicue risorse ma, a seguito della riforma « Delrio », tali enti si trovano, di fatto, nell'impossibilità di gestire le risorse ad essi assegnate; 

sinanche i profili ambientali destano maggiore preoccupazione nel Mezzogiorno: gli ultimi Governi hanno dovuto nominare diversi commissari straordinari a seguito delle pesanti pene pecuniarie inflitte dalla Corte di giustizia dell'Unione europea per il mancato rispetto della vigente normativa europea in materia ambientale; 

il Commissario straordinario unico per la realizzazione degli interventi in materia di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue a seguito della sentenza di condanna della Corte di giustizia dell'Unione europea del 31 maggio 2018, ad esempio, si occupa di impianti di depurazione situati per l'ottanta per cento nel Mezzogiorno; a fronte di tale inadempimento, l'Italia ha dovuto pagare una somma forfettaria pari a 25 milioni di euro e una penalità di 165.000 euro al giorno, pari a 30.112.500 euro, per ciascun semestre di ritardo nell'attuazione delle misure necessarie per adeguare gli impianti alla normativa europea; 

analogo discorso vale per il Commissario per la bonifica delle discariche abusive, oggetto della sentenza di condanna del 2 dicembre 2014 con la quale la Corte di giustizia dell'Unione europea ha condannato l'Italia al pagamento di una sanzione forfettaria di circa quaranta milioni di euro e di una penalità semestrale di oltre quarantadue milioni di euro, a seguito dell'accertamento della non conformità alla normativa europea di duecento discariche abusive esistenti sul territorio italiano, in particolare, nel Mezzogiorno; 

dall'ultimo Rapporto dell'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane risulta che l'aspettativa di vita « è diseguale e nel Mezzogiorno si vive in media fino a 4 anni in meno »; 

i dati sono chiari: in Campania si registra un +28 per cento di mortalità per tumori e malattie croniche rispetto alla media nazionale del 2,3 per cento in Sicilia la mortalità del +10 per cento in Sardegna è del +7 per cento e in Calabria è del +4,7 per cento; 

nel Sud, inoltre, 1 persona su 5 dichiara di non aver soldi per pagarsi le cure; si tratta di quattro volte la percentuale osservata nelle regioni settentrionali; ciò a fronte di una spesa da parte dei cittadini per la salute che, negli ultimi anni, è aumentata, mediamente, di circa l'8,3 per cento (2012-2016) ma in maniera disuguale in ambito nazionale; 

continua, inoltre, la « migrazione sanitaria » dei meridionali verso il Nord, con tassi che, negli anni 2016-2018, hanno portato oltre duecentomila pazienti ogni anno – ossia l'8 per cento del totale dei ricoveri – dal Sud al Centro-nord, per esigenze di assistenza ospedaliera;

secondo l'indice di performance sanitaria, realizzato dall'istituto Demoskopika in Italia circa cinquecentomila persone hanno rinunciato a curarsi a causa delle liste d'attesa, e il fenomeno è radicato soprattutto al Sud: accedere alle prestazioni sanitarie presenta i tempi di attesa più rilevanti in Calabria che con l'1,9 per cento di tasso di rinuncia rilevato e 37 mila residenti rinunciatari, ottiene il punteggio più basso (5,3 punti), a seguire la Puglia (5,8 punti) con ben 69 mila soggetti che hanno rinunciato a curarsi, pari all'1,7 per cento; 

inoltre, attualmente il riparto dei fondi del Servizio sanitario nazionale, basato prevalentemente su parametri di anzianità delle popolazioni residenti nelle singole regioni, penalizza quelle meridionali, nelle quali l'età media è nettamente inferiore alla media nazionale; 

nonostante il fatto che già in sede di riparto del Fondo sanitario per il 2017 la Conferenza delle regioni avesse approvato all'unanimità la proposta di introdurre, tra i criteri per il riparto, il coefficiente di deprivazione, ancora nel riparto per l'anno in corso tale coefficiente non è stato, invece, considerato; 

la valorizzazione e il rilancio del Meridione d'Italia non possono prescindere dal rilancio del settore turistico, posto l'immenso patrimonio artistico, architettonico e culturale che detengono e che deve essere trasformato in linfa vitale per creare occupazione, favorire lo sviluppo, applicare all'antico le nuove tecnologie, imprimere a ciò che è statico la velocità della modernità, aggiungere a ciò che è locale la dimensione della globalità; 

l'imprenditoria legata al turismo nel Sud soffre di debolezze strutturali imputabili a fattori come l'assenza di pianificazione concertata, la mancanza di un'efficace strategia di comunicazione, le dimensioni ridotte, la frammentarietà dei modelli di gestione, lo sbilanciamento nella distribuzione territoriale, l'inadeguatezza degli standard di qualità nei servizi e nella formazione degli addetti, la mancanza delle infrastrutture che consenta l'accessibilità dei luoghi per attrarre turisti; 

in questo ambito, appaiono di fondamentale importanza sia il sostegno agli operatori, attraverso la formazione del personale a quella cultura dell'accoglienza indispensabile per attrarre turisti sempre più globalizzati, sia la tutela e la salvaguardia dei prodotti tipici e delle tradizioni locali di cui proprio il Meridione è così ricco, sia la salvaguardia ambientale e paesaggistica e il contrasto dell'abusivismo edilizio, anche attraverso un processo di riqualificazione immobiliare e delle aree interne progressivamente abbandonate; 

il peso demografico del Sud continua, inoltre, lentamente a diminuire ed è ora pari al 34,3 per cento, due punti percentuali in meno dall'inizio del nuovo millennio; 

a fronte di tale decremento va, invece, evidenziato l'aumento del numero di immigrati che ha interessato il Sud negli ultimi anni, rispetto al quale i dati forniti dal Ministero dell'interno rivelano che i migranti sbarcati in Italia, al 19 ottobre 2018, sono stati 21.839, 110.636 nel 2017 e 146.287 nel 2016, arrivati principalmente nei porti di Pozzallo, Catania, Messina, Augusta, Trapani, Lampedusa, Palermo, Porto Empedocle, Crotone, Reggio Calabria e Cagliari; 

l'accoglienza dei migranti sbarcati, al netto dei ricollocamenti effettuati in altri Stati, ha avuto impatti notevoli su tutto il territorio nazionale, ma maggiormente sui territori meridionali già interessati da evidenti problematiche socio-economiche, e, se da un lato, si sono generati pregevoli esempi di integrazione sociale, culturale e imprenditoriale, dall'altro, si sono create spiacevoli situazioni di conflittualità e di malessere; 

la vigente legislazione per il sostegno alle regioni del Meridione offre molteplici incentivi, strumenti fiscali e amministrativi per accompagnare gli investimenti, ma manca una cultura omogenea dell'impresa che costituisca il motore della ripresa della crescita nel Mezzogiorno;

troppo spesso, inoltre, distorsioni e malfunzionamenti delle procedure di assegnazione hanno determinato un uso scellerato delle risorse, senza garantire una ricaduta efficace sul tessuto produttivo locale in termini occupazionali e di innesco di un sistema economico virtuoso; 

la ripresa del Mezzogiorno non dipende solo dall'entità dei trasferimenti pubblici, ma dal grado di efficienza delle istituzioni e dalla capacità di mobilitare le risorse disponibili, determinando una crescita delle imprese e della loro capacità concorrenziale nei mercati, nonché ristabilendo una capacità di attrazione di capitali esteri, fondamentali nel processo di generazione del reddito oltre ad essere lo specchio della credibilità internazionale di una Nazione; 

in questo quadro, i fondi nazionali ed europei, pur mantenendo un ruolo centrale nell'ambito delle politiche di sostegno ad occupazione e sviluppo dei territori, non possono costituire l'unica risorsa, ma vanno inseriti in un piano più generale, governato dallo Stato, al fine di un migliore e più spedito impiego delle risorse disponibili con il coinvolgimento e una forte responsabilizzazione delle amministrazioni locali e regionali interessate; 

l'analisi delle difficoltà strutturali che opprimono il Sud italiano, sia in termini di struttura produttiva che di assetto istituzionale, evidenzia una situazione complessiva di fragilità che impone la ricerca di radicali elementi di discontinuità nelle politiche di sviluppo; 

appare indispensabile ed urgente disegnare nuove e più efficaci azioni che consentano al Mezzogiorno di intraprendere un percorso di sviluppo, autonomo e responsabile, in grado di valorizzare i tanti elementi positivi comunque presenti in questi territori, al contempo dando nuovo slancio al tessuto economico e produttivo del Mezzogiorno; 

a fronte di questa situazione disastrosa l'impegno del Governo per il Mezzogiorno è rappresentato dalla Ministra per il sud e dalla clausole del « Contratto per il Governo del Cambiamento »; la Ministra, nell'illustrare qualche giorno fa in Commissione Bilancio del Senato le linee programmatiche del suo Ministero, non ha dichiarato niente di più che una generica volontà di « ridurre l'insostenibile e ingiustificato divario Nord-Sud », mentre il « Contratto per il Governo del Cambiamento », privo di una reale strategia per lo sviluppo del Sud, non prevede altro che la mancetta assistenzialista rappresentata dal reddito di cittadinanza; 

ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, l'attuale politica governativa sembra non avere una strategia indirizzata al miglioramento e all'innovazione del contesto, con un evidente vuoto d'iniziativa che emerge come grave di fronte ad una crisi che colpisce particolarmente l'economia meridionale,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative normative per garantire la sicurezza e il rispetto della legalità – delle norme civili, penali e fiscali – in quanto prerequisito per lo sviluppo del Mezzogiorno; 

2) ad assumere iniziative per prevedere nel prossimo disegno di legge di bilancio agevolazioni fiscali e contributi statali per le attività imprenditoriali presenti nel Sud Italia che assumono personale a tempo indeterminato, quali esenzioni triennali del 100 per cento degli oneri previdenziali, contributi per la trasformazione dei contratti da tempo determinato o da tirocini a tempo indeterminato, sostegno ai percorsi formativi finalizzati alle assunzioni sia a tempo determinato che indeterminato, credito d'imposta automatico pari al 100 per cento degli investimenti in aziende del Sud e finalizzati alle assunzioni; 

3) ad assumere iniziative per prevedere nel disegno di legge di bilancio agevolazioni fiscali mirate ad attrarre nelle regioni meridionali i pensionati provenienti dal Centro-nord e dall'estero, stabilendo, tra l'altro, la riduzione dell'aliquota Iva al 10 per cento per gli stabilimenti balneari; 

4) ad assumere iniziative per prevedere, quale criterio per l'assegnazione di finanziamenti a opere infrastrutturali, la quantificazione dell'impatto sul potenziale di sviluppo del Mezzogiorno, nonché l'obiettivo di dotare il Sud di un sistema portuale ed aeroportuale efficiente, di una rete ferroviaria AV/AC (alta velocità – alta capacità) moderna e priva di fonti di pericolo come i passaggi a livello, di un moderno sistema logistico intermodale; 

5) ad adottare iniziative per destinare alle regioni meridionali il 50 per cento degli investimenti pubblici nazionali in luogo del 34 per cento attualmente previsto; 

6) ad adottare iniziative, in relazione alla situazione del Mezzogiorno, per dare un immediato avvio alle zone economiche speciali (ZES); 

7) ad assumere iniziative, alla luce delle criticità infrastrutturali del Mezzogiorno, per prevedere nel prossimo disegno di legge di bilancio misure per la messa in sicurezza degli edifici, con particolare riguardo a quelli scolastici, di recupero dei centri urbani, attraverso il finanziamento del restauro degli edifici storici, nonché misure atte a finanziare il completamento dei programmi già avviati nei settori dell'edilizia sanitaria, universitaria, carceraria nel Sud del Paese; 

8) ad assumere iniziative per anticipare l'ultimazione della realizzazione delle infrastrutture tecnologiche collegate al Piano strategico nazionale sulla Banda ultra larga, elemento essenziale per lo sviluppo del Mezzogiorno; 

9) al fine di ridurre la corruzione nel Mezzogiorno, ad adottare iniziative per la centralizzazione delle procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici; 

10) ad adottare misure urgenti per consentire all'Agenzia per la coesione di prestare assistenza tecnica alle amministrazioni locali e regionali meridionali per contrastare la lentezza nelle procedure di spesa dei fondi europei; 

11) a presentare ogni anno al Parlamento un rapporto inerente le criticità riscontrate nelle fasi di spesa delle risorse finanziarie destinate dallo Stato e dall'Unione europea in favore dello sviluppo delle regioni meridionali con le proposte dei necessari correttivi normativi; 

12) ad avviare interlocuzioni con l'Unione europea per ottenere misure di « fiscalità di vantaggio » nel Mezzogiorno nonché la rimodulazione e la semplificazione delle procedure di spesa dei fondi europei; 

13) a predisporre un programma per la conservazione e la valorizzazione delle risorse naturali delle Regioni del Sud, al fine di rilanciare il turismo; 

14) ad elaborare una serie di iniziative normative collegate al disegno di legge di bilancio per la messa in sicurezza del territorio del Sud attraverso interventi complessivi di bonifica, di gestione dei rifiuti e del ciclo delle acque, di mitigazione del dissesto idrogeologico; 

15) ad adottare un piano di investimenti straordinari in materia sanitaria per eliminare il gap esistente nelle regioni meridionali conseguendo, in tal modo, la riduzione della mobilità sanitaria; 

16) a valutare i risultati ottenuti dai commissari straordinari nelle regioni del Sud sottoposte a piano di rientro dal debito sanitario e ad assumere le conseguenti iniziative di competenza qualora gli uffici commissariali non abbiano raggiunto gli obiettivi fissati; 

17) ad adottare iniziative per introdurre il coefficiente di deprivazione tra i criteri di riparto del Fondo sanitario, al fine di consentire una maggiore equità nella distribuzione delle risorse, che tenga conto dei problemi delle regioni più disagiate e con maggior tasso di mobilità sanitaria;

18) ad elaborare un programma di gestione dei flussi migratori che consideri il Sud come « Porta del Mediterraneo » anche in una ottica di incremento dell'interscambio commerciale; 

19) ad adottare iniziative per prevedere aree detassate per gli agricoltori del Sud in modo tale da sostenere la ripresa dell'agricoltura anche attraverso la creazione del marchio « made in sud » che certifichi la qualità dei prodotti tipici regionali, adottando iniziative normative per l'incremento delle pene previste per i reati di contraffazione e l'elaborazione di un sistema di controlli e verifica dei prodotti agricoli certificati; 

20) ad adottare le iniziative di competenza per potenziare gli organici delle forze dell'ordine nel Mezzogiorno, sia ai fini del controllo del territorio che del rafforzamento dell'apparato investigativo, e della magistratura, salvaguardando i presìdi di polizia e gli uffici giudiziari sul territorio; 

21) ad adottare iniziative per prevedere, nel prossimo disegno di legge di bilancio, norme per favorire l'accesso al credito bancario da parte degli imprenditori del Mezzogiorno, in particolare quelli dei settori agricolo, agroalimentare e zootecnico, per incentivare gli investimenti.

Mozione sottoscritta dai parlamentari: Lollobrigida, Meloni, Ferro, Gemmato, Bucalo, Varchi, Lucaselli, Deidda, Acquaroli, Bellucci, Ciaburro, Frassinetti, Butti, Caretta, Cirielli, Crosetto, Luca De Carlo, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Fidanza, Foti, Maschio, Mollicone, Montaruli, Osnato, Prisco, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Silvestroni, Trancassini, Zucconi.

Nella seduta del 22 ottobre 2018 il Governo si è riservato di intervenire in sede di replica. Il seguito del dibattito è stato rinviato ad altra seduta.

Nella seduta del 23 ottobre 2018, stante il parere contrario del Governo, la mozione è stata respinta.

DIBATTITO IN ASSEMBLEA, SEDUTA DEL 22 OTTOBRE 2018

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Wanda Ferro, che illustrerà anche la mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00064, di cui è cofirmataria. Ne ha facoltà. 

WANDA FERRO (FDI). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, mi piace immaginare che il protagonista di un film che in questi giorni, tra parentesi, devo dire è di grande attualità, Ritorno al futuro, e che tutti abbiamo in qualche modo ricordato e visto sia, per una volta, Antonio Billia, il deputato che per primo coniò la definizione della Questione meridionale. Era il 1873, per intenderci, era la prima legislatura della nostra storia qui a Palazzo Montecitorio, sede del Parlamento dell'Italia unita, appena tre anni dopo la breccia di Porta Pia, c'era il Governo Lanza e, per finire con le citazioni storiche, Presidente, al suo posto c'era seduto un ligure, Giuseppe Biancheri, il più longevo dei Presidenti della Camera, un deputato che fece ben dieci mandati nell'arco di trentasette anni. E ora chiederei all'amico Antonio Billia, da protagonista di Ritorno al futuro, se facesse un salto in avanti di 145 anni, di cosa si meraviglierebbe oggi. Del fatto che la sede della Camera sia ancora la stessa? Non credo. Che, in qualche modo, troverebbe a sedere il Presidente, non in questo caso Fico? Mah, non credo. Che ci siano tante donne all'interno di questo Parlamento? Non penso, considerato che questo ormai è successo da oltre settant'anni. Sicuramente non potrebbe mai immaginare che, dopo un secolo e mezzo, siamo ancora qui a parlare del Sud, dei suoi problemi, di una Questione meridionale totalmente irrisolta, sempre più aperta, sempre più lontana dalla soluzione, ancor di più considerato che probabilmente, nella manovra di bilancio, al di là del reddito di cittadinanza, parleremo solo della ciclovia Brennero-Palermo, e certamente non tornerebbe indietro a raccontare che il suo intervento, 145 anni dopo, ha prodotto un unico risultato: il Ministero del Sud, e nessuno gli crederebbe. Ecco, mi sento di affermare, con grande amarezza, con grande dispiacere, che la mancata soluzione dei problemi del Mezzogiorno d'Italia rappresenti la più grave macchia della storia d'Italia e della sua classe politica e nessuno si deve sentire escluso, però, a pensarci bene, il nostro deputato di fine Ottocento sarebbe colto da sorpresa dal fatto che oggi a dare le carte è un nuovo soggetto che decide sulle sorti del Paese, che aveva combattuto per renderlo forte e unico; questo nuovo soggetto è l'Europa. A riguardare nell'attualità dei report sulla questione del Sud si finisce con l'elaborazione di un cocktail con gli stessi componenti di sempre, assistenzialismo, deficit strutturale, forme di incentivazione alla crescita, ma, soprattutto, sviluppo industriale o vocazione turistica culturale? Restare aggrappati all'Europa dei padri o guardare al bacino del Mediterraneo? Emanare leggi e provvedimenti shock ad effetto immediato oppure generare realmente un processo che sia nuovo e per una ripresa economica e sociale? Storico segmento di mercato, oggi di un nuovo sistema commerciale globale, oppure valorizzazione delle identità e delle tante specificità? Problema reale o soltanto bacino elettorale? Teniamoci il più possibile alla larga, tutti quanti, dalle procedure assistenzialistiche, che siano espresse in maniera diretta o, piuttosto, sotto forma di reddito di qualche cosa, anche perché, se proprio dobbiamo parlare, appellarci alla cittadinanza per affermare i nostri diritti, sono tante le questioni da prendere in considerazione. Piuttosto che all'assistenzialismo, pensiamo ad una politica che possa assegnare maggiori traguardi nel merito soprattutto al Sud, un modo come un altro per frenare la fuga dei tanti giovani, dei tanti cervelli, delle tante risorse giovanili che, se avessero addirittura una condizione migliore, potrebbero restare e contribuire in maniera determinante alla crescita complessiva. Né accetteremo che i nostri giovani possono essere sostituiti da altro. E, allora, alcune tematiche come le infrastrutture, dove noi chiediamo: 50 per cento per il Nord e il 50 per il Sud, non c'è bastato il 34 che ci è stato assicurato dal sottosegretario all'ultimo question time; il lavoro, lo stato sociale, l'ambiente, la salute sono cose così scontate che non dovrebbero essere motivo di dibattito, né di una mozione, né di una discussione in Aula. Sarebbe un po' come ripartire dalla lettura dell'alfabeto ad ogni lezione universitaria, ma purtroppo rimangono ancora essenziali e centrali, in una sorta di analfabetismo dei diritti fondamentali al quale il Sud è condannato, ahimè, ormai da troppo tempo. Le ragioni, le radici e, soprattutto, i rimedi del così evidente squilibrio tra le condizioni oggettive del Sud e il resto dell'Europa – perché noi stiamo parlando dell'Europa – non si trovano neanche sulle tabelle degli studi più approfonditi così come, tra le righe, dei diversi rapporti – in questi giorni, tanti sono stati pubblicati, anche sulle varie testate nazionali – a cadenza periodica, in un periodo, tra l'altro, che vede un mare di problemi e di crisi economica e sociale all'interno dell'area dell'Unione, il che potrebbe quasi quasi condurci e indurci a pensare che forse stiamo perdendo soltanto del tempo, ma è dalla vita reale che si possono trovare gli spunti per una più approfondita riflessione. Ad esempio, perché non prevedere subito delle agevolazioni fiscali per indirizzare nelle regioni del Sud quella migrazione di pensionati che ha interessato, per esempio, il Portogallo, per le sue esenzioni di imposte decennali, oppure la Tunisia, per un regime fiscale agevolato? Inserire subito, quindi, una possibilità del genere diretta ai nostri pensionati darebbe anche una qualità di vita sostenibile, una qualità, perché il Sud offre importanti opportunità, come storia, tradizione, arte, clima e paesaggio (Applausi del deputato Fatuzzo). Vogliamo, poi, prendere atto, una volta per tutte, che noi siamo circondati da Paesi come l'Albania, la Svizzera, la Serbia, il Montenegro, la Slovenia, che offrono una tassazione totalmente agevolata rispetto a quello che noi offriamo alle nostre aziende e ai nostri imprenditori? In sintesi, ogni genere di agevolazione che interessa il Sud aumenterebbe la competitività aziendale, favorendone la crescita e, ovviamente, una grande risorsa per l'occupazione giovanile. È chiaro che non bisognerà mai abbassare la guardia rispetto alla lotta alla criminalità organizzata che, però, badate bene, non è erede di quel brigantaggio che era presente nell'Unità d'Italia o, meglio, quella forma di crimine -ribellione che nella mia Calabria, come in tante altre regioni del Mezzogiorno e in più parti d'Italia, aveva due distinte matrici, una certamente delinquenziale, ma un'altra, quella dai risvolti rivoluzionari a sfondo politico e sociale. A pensarci bene, lo Stato e la parte criminale, da due terreni di battaglia diversi e con differenti strumenti, hanno sconfitto e cancellato la matrice rivoluzionaria, togliendo alle popolazioni meridionali ogni sorta di soluzione differente. Altro tema importante è quello della pubblica amministrazione, sia in termini di efficienza e di efficacia, la battaglia alla corruzione. Del resto, un reale processo di cambiamento ha bisogno di ogni tassello e che ogni tassello sia messo al proprio posto. Ma poi, ammesso che davvero questo Governo - e vogliamo crederci - intenda non certo sfidare l'Europa, ma puntualizzare a Bruxelles alcune specificità di casa nostra, dobbiamo avere la capacità di recuperare il senso di quello che era il vero obiettivo di tutte le regioni Obiettivo 1, oggi di convergenza. Quello ovviamente di realizzare il completamento delle aree e delle vie, delle strade, delle reti portuali, aereoportuali, dell'alta velocità ferroviaria, dell'eliminazione ancora in molte regioni dei passaggi a livello, delle zone economicamente speciali e quindi delle ZES, delle infrastrutture tecnologiche in zone dove non passa assolutamente la banda larga. Perché non andiamo a spendere veramente i fondi per le cose a cui dobbiamo richiamarci per crescere? Io credo che questo ci dovrà finalmente essere concesso. L'Italia è un Paese che corre a più velocità: l'Europa lo deve comprendere e accettare, ma prima dobbiamo essere noi a segnare la differenza. A fine Ottocento era un concetto già chiaro a tutti, in termini politici ed economici: era chiara la sproporzione, così come quelle diversità che non siamo riusciti purtroppo a riqualificare, né può consolarci che esista un "Sud del Sud". E allora se riguardiamo al passato, abbiamo vissuto decenni di mancata modernizzazione del Sud, colpevole magari del vantaggio di qualche altra zona del nostro Paese. Poi è stato il turno di una modernizzazione apparentemente non determinante. E infine siamo entrati tutti in una sorta di rassegnazione. E allora, Presidente, vado veramente a concludere. Oggi, le condizioni sono cambiate: se non si risolleva l'Italia, ma in particolare il Sud dell'Italia, certamente esso trascinerà il nostro Paese, ma anche l'Europa, in quelle tensioni già generate da un mercato che preme dall'Oriente e da un'immigrazione che preme dal Nord Africa. Concludo, come avevo iniziato, e mi chiedo se oggi Antonio Billia, risalendo nuovamente a bordo della DeLorean per viaggiare nel tempo, per ritornare a quel 1873, potrebbe dire: ma quale questione meridionale, quella ormai è una cosa di secondaria importanza, qui c'è una questione molto più importante, si rischia di far saltare il banco (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
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PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Bucalo. Ne ha facoltà. 

CARMELA BUCALO (FDI). Grazie, Presidente. Negli ultimi venti anni il divario nel PIL pro capite tra il Sud Italia e le regioni del Nord-Ovest e del Nord-Est si è ampliato. Secondo dati Eurostat 2018, la Sicilia e la Calabria sono le regioni con più inoccupati dell'intera Europa. Gli standard occupazionali siciliani sono alla pari o, addirittura, sono sotto il livello delle regioni nordafricane. Dati drammatici, che servono a farci riflettere e, soprattutto, a incentivare le politiche destinate al Sud, poiché in questi anni il costo più alto lo hanno pagato e ancora continuano a pagarlo le nuove generazioni. Un Sud che si trova in una posizione geograficamente privilegiata, ma poco sfruttata. In un'epoca di globalizzazione, la politica economica italiana ha trasformato il Meridione da preziosa risorsa in una terra che non produce, pregiudicando, quindi, il suo già precario tessuto economico; e, a oggi, ha perso già quasi un terzo della capacità produttiva. La Sicilia da sempre è stata una piattaforma al centro dei traffici del Mediterraneo, ma la mancanza di infrastrutture le impedisce di intercettare i grandi flussi commerciali, che crescono in maniera esponenziale. Politicamente, avere puntato tutto sui porti più lontani dai flussi mercantili è stato un errore clamoroso: si sarebbero dovuti attrezzare anche gli scali geograficamente meglio posizionati, e sto parlando di Augusta, Gioia Tauro e Taranto, proprio per captare parte di quella ricchezza che va a depositarsi sulle coste del Mare del Nord o sulle coste spagnole o greche. Ultimamente, però, qualcosa sta cambiando: il bacino produttivo del centro Europa inizia a guardare i porti del Sud Italia, proprio perché questi consentono un risparmio almeno di 7 o 8 giorni di navigazione. Quindi, potenzialmente sono più competitivi di quelli nord-europei sulle rotte che vanno verso l'Asia. Un vantaggio, sì, però che deve essere sfruttato, e sfruttato subito, poiché i Paesi che controllano l'Unione Europea, e sto parlando della Germania, sto parlando dell'Olanda, del Belgio, della Francia, non vedono di buon occhio uno sviluppo dei porti dell'Italia meridionale, in quanto ciò metterebbe a rischio gli enormi interessi legati a una catena di fornitura diventata ormai parte integrante della filiera dell'industria manifatturiera. La situazione economica e sociale del Meridione è tale da richiedere provvedimenti immediati, e non una politica pitocca del tozzo di pane; iniziative di natura strutturale, a medio e lungo termine, coerenti con una visione strategica, in grado di trasformare finalmente il Sud in una componente organica, e non surrogale dello sviluppo del Paese. E allora cosa bisogna fare? Modificare il piano strategico della portualità, che è limitata, soprattutto ai porti del Sud, a puro trasbordo da nave a nave; attrezzare i porti e i retroporti del Meridione, favorendo l'intermodalità, perché i grandi investitori internazionali parlano di porti, ma solo se sono collegati alle grandi arterie di comunicazione. E, infine, realizzare la rete ferroviaria: parlo dell'alta velocità, dell'alta capacità. E infine - chiudo, signor Presidente - incoraggiare gli scambi con l'Africa, continente ricchissimo e in una fase di grande esponenzialità, ed è distante dalla Sicilia solo 140 chilometri. Chiudo veramente nel dire: da sempre le infrastrutture sono la colonna portante di un Paese: Strade, aeroporti e porti determinano maggiore efficienza e diventano motori di produttività; quindi, non c'è sviluppo senza infrastrutture (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

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PRESIDENTE. È iscritta a parlare la collega Ylenja Lucaselli. Ne ha facoltà. 

YLENJA LUCASELLI (FDI). Presidente, grazie. Io comincio dalla definizione di "questione meridionale", perché la locuzione, che indica nella storiografia italiana la situazione di difficoltà del Mezzogiorno d'Italia rispetto ad altre regioni, ha una storia molto lunga. Nasce, come diceva la mia collega, nel 1873 e, ad oggi, non è stata ancora risolta e, quindi, questo dovrebbe farci pensare che probabilmente in questa storia, nella storia d'Italia, nella storia che nasce nel momento in cui l'Italia viene unita, non c'è stata, in realtà, la capacità di risolvere la questione meridionale. Oggi, è diventato un luogo comune, è una frase fatta, una frase comune per quella parte di politica che non si preoccupa di trovare la soluzione, come se fosse, quella della questione meridionale, quella del Sud, una condizione voluta dal destino e alla quale ci si può semplicemente arrendere. E chi, però, da quei territori viene sa bene che, quando si parla di Sud, non si parla di Sud in generale. Il Sud non è un'unica entità; il Sud sono tante regioni con le loro specificità e con le loro diversità, diversità che vanno affrontate in maniera capillare ma soprattutto in maniera diversa, perché non c'è un'unica questione meridionale. C'è, come hanno detto molti colleghi, una questione nazionale, perché se il Sud fallisce, se le regioni del Sud falliscono, allora fallisce tutta l'Italia perché la questione meridionale è la questione italiana. Quindi, io partirei da questo, partirei dalla consapevolezza che ogni regione ha dei suoi problemi e che ognuno di quei problemi va affrontato in maniera diversa. È per ciò che questo Governo ha immaginato di avere un Ministro e un Ministero per il Sud. Eppure, pur avendo il Ministro e il Ministero per il Sud, di fatto le questioni non vengono affrontate e non si parla di quelle che possono essere le vere soluzioni alle condizioni. E, allora, per una volta, mentre abbiamo sentito sciorinare dati assolutamente negativi, a me piace, invece, evidenziare quelli positivi, perché io sono pugliese e, quindi, mi viene facile parlare della mia Puglia, della mia regione. Il Sud ha una vocazione e penso alla Puglia e la Puglia ha una vocazione, che è indubbiamente quella turistica. Dunque, mentre in Italia si accorpano Ministeri come quelli dell'agricoltura e del turismo, posizione che Fratelli d'Italia non ha assolutamente condiviso, in realtà invece la Puglia cresce e aumenta le presenze turistiche nei suoi territori e nei suoi stabilimenti del 75 per cento. E, allora, penso che magari potrebbe essere questo un motivo di orgoglio e, quindi, un punto sul quale focalizzare la propria attenzione. Ora, è chiaro che i problemi del Sud ci sono e sono reali. È inutile mettersi la benda davanti agli occhi: abbiamo necessita di infrastrutture, abbiamo bisogno di una nuova sanità, di un ridisegno di quella sanità, abbiamo bisogno di rivedere le nostre scuole, abbiamo bisogno di riportare la cultura della Magna Grecia lì dove quella cultura è nata e si è sviluppata. E, però, questo è solo l'inizio, perché noi abbiamo bisogno di avere un'idea. E, allora, se è vero come è vero che la questione meridionale è rimasta assolutamente identica a se stessa in tutta la storia d'Italia, allora forse oggi dovremmo poter immaginare e dovremmo avere la capacità di immaginare qualcosa di nuovo e di diverso, dovremmo cambiare rotta, dovremmo pensare in un modo diverso, dovremmo avere la forza di cambiare le nostre idee e di non immaginare più soltanto il Meridione come un problema da risolvere e da affrontare – e, probabilmente, alle volte, anche da dimenticare - ma dovremmo invece considerarlo come un'opportunità; e, fino a quando non ci sarà la capacità, la voglia e la forza di modificare quella visione che si ha del sud del nostro Paese, che si ha delle regioni che sono al sud dell'Italia, allora, fino a quando non si avrà quella capacità, in realtà il problema non verrà risolto. Il Sud deve necessariamente essere considerato come una risorsa: non può essere considerato come nulla di diverso. Allora, vedete, l'idea di Fratelli d'Italia è stata quella di presentare una mozione nella quale si mettono in evidenza tutti i problemi, ma si mettono in evidenza anche tutte le possibili risorse e le possibili risposte che si possono dare. È un articolato molto complesso perché si passa dalle – e ho quasi concluso – questioni fiscali, alle questioni culturali, alle questioni della sanità. Tutto questo, però, passa da un unico comun denominatore – e con questo concludo, Presidente – che quando parliamo di Sud, stiamo parlando non soltanto di un'area geografica ma di persone e, quando si parla di persone, dobbiamo inevitabilmente sapere che parliamo di capacità e di possibilità di rinnovarsi e rinascere (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

DIBATTITO IN ASSEMBLEA, SEDUTA DEL 23 OTTOBRE 2018

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di intervenire, esprimendo altresì il parere sulle mozioni all'ordine del giorno. Ministro Lezzi, prego. 

BARBARA LEZZI, Ministra per il Sud. Presidente, sulla mozione Conte ed altri n. 1- 00061, il punto 1 è respinto per estraneità di materia… 

PRESIDENTE. Mi scusi. L'ammissibilità del testo è compito della Presidenza. Il suo compito è dire se lei dà un parere favorevole o contrario. 

BARBARA LEZZI, Ministra per il Sud. Parere contrario. Sulla mozione Pezzopane ed altri n. 1-00063, parere contrario; mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00064, parere contrario; mozione D'Uva e Molinari 1-00065, parere favorevole; mozione Carfagna ed altri n. 1-00066, parere contrario.

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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gemmato. Ne ha facoltà. 

MARCELLO GEMMATO (FDI). Grazie Presidente, onorevoli colleghi, Ministro, i dati macroeconomici dell'Istat, della Svimez, la relazione al DEF, ci consegnano una realtà che noi, purtroppo, conosciamo e fin troppo bene, una realtà italiana a due velocità: da una parte il Nord, che ha dei parametri sicuramente positivi, dall'altra il Sud, che ricordo avere un PIL ancora 10 punti percentuali al di sotto del 2008, ovvero dall'inizio della crisi, a fronte di una media nazionale del 5,5 e di una media della Comunità europea del più virgola 8 per cento, un reddito pro capite al Sud di 16.200 euro, la metà rispetto al PIL del centro-nord. Ministro, basti pensare che soltanto negli ultimi quattro anni abbiamo avuto all'incirca 230 mila abitanti che hanno lasciato il Meridione per andare al Settentrione: è come se l'intera popolazione di Messina fosse, in quattro anni, desertificata. Al Sud, Ministro, negli ultimi dieci anni, ci sono state il 38 per cento in meno di risorse per la messa in sicurezza dei territori, delle scuole, delle strade, senza alcuna prospettiva di rilancio. Il rapporto Svimez 2018 ci dice che l'occupazione media nel 2017 nel Mezzogiorno è di 310 mila unità inferiore al 2008, mentre al Settentrione è superiore di 242 mila unità. Ministro, potrei continuare all'infinito, mentre lei è al telefono, potrei continuare veramente all'infinito a dire dati, ma ho un limite che è legato ai dieci minuti del mio intervento. La cosa che politicamente, però, mi fa specie è il fatto che, di fronte a quattro ordini del giorno, mozioni articolate, dove Fratelli d'Italia ha presentato venticinque punti chiari, netti, intellegibili, dove la maggioranza avrebbe potuto probabilmente riconoscerci e riconoscersi, sostanzialmente abbiamo un atteggiamento di chiusura. Questo, Ministro, non le fa onore, non fa onore a questa maggioranza, atteso che la settimana scorsa lei aveva fatto un'apertura a noi di Fratelli d'Italia, all'esito di una interrogazione da me presentata in quest'Aula. Fa specie anche perché, dei venticinque punti, alcuni, per esempio penso alle ZES, sono assolutamente sovrapponibili a quelli della maggioranza. Allora, questa azione, colleghi, con i paraocchi, di chiusura nei confronti di chi, come Fratelli d'Italia, vuole contribuire alla crescita del Meridione, non la vedo positiva e ritengo, Ministro, che ci sia ancora il tempo per fermarsi e per prendere ciò che di buono nelle quattro diverse mozioni c'è, perché di buono c'è. E, Ministro, io partirei da un dato, per esempio: partirei dal punto qualificante - ritengo - della nostra mozione, vale a dire quello in cui chiediamo al Governo di impegnarsi a destinare alle regioni meridionali il 50 per cento degli investimenti pubblici nazionali, in luogo di quello che è stato fatto dal precedente Governo a guida PD e che è stato ritirato dal vostro Governo, vale a dire una quota 34. E questo lo dico in forza di uno studio dell'ANCE, che ho qui dinanzi a me, che ci racconta, per esempio, che al Meridione noi abbiamo come rete autostradale 18 chilometri su 1.000 chilometri quadrati di territorio, il centro Italia ne ha 20, il nord Italia ne ha 30, la Germania ne ha 36, quindi il doppio rispetto al Meridione. Il tema del trasporto ferroviario e dell'alta velocità e dell'alta capacità. Al Meridione non esiste traccia di alta velocità, se non per una parte che riguarda la Campania e la dorsale tirrenica. L'Abruzzo, il Molise, la Puglia, la Basilicata, la Calabria, la Sicilia e la Sardegna non hanno un chilometro di alta velocità (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e noi assistiamo all'ignominia per cui due grandi città del Meridione, Napoli e Bari, non hanno l'alta velocità. Non solo non hanno l'alta velocità, ma non hanno neanche un treno diretto che colleghi le due città, tant'è vero che ci troviamo di fronte al fatto che per fare 250 chilometri ci vogliono più di tre ore e mezzo. Riteniamo, per questo, Ministro, che la dotazione finanziaria ancorata al 34 per cento, lo ripeto, come la stessa dotazione data dal Governo precedente, sia assolutamente insufficiente. Questo perché ciò ha un risvolto anche sul trasporto portuale meridionale. Tutti i cargo, tutte le navi che portano container di materie prime dal Nord Africa, dal Medio Oriente, non passano per Taranto, che dovrebbe essere il porto di elezione (Taranto, Bari, dorsale adriatica, Nord Italia e Centro Europa): no, preferiscono bypassare e attraversare lo stretto di Gibilterra, arrivare a Rotterdam, ad Amburgo, che non a caso sono il primo e il terzo porto europeo e di lì, poi, far ritornare la merce in Italia. Su queste tematiche noi avremmo voluto il consenso e il conforto di questo Governo, che purtroppo non viene perché scopriamo oggi, a forza di giudizi negativi, avere un atteggiamento tranchant nei nostri confronti. Altro punto: adottare tutti i sistemi e gli atti necessari per un immediato avvio delle ZES, le zone economiche speciali. Non sfuggirà ai più che il Meridione ha come nazioni transfrontaliere l'Albania, il Montenegro, la Slovenia, gli stessi Paesi slavi, Malta, che hanno una fiscalità di vantaggio sicuramente migliore rispetto a quella italiana, e segnatamente meridionale. Quindi, se noi vogliamo pensare a un Sud che ce la possa fare, bisogna passare da misure strutturali come le ZES e come le zone di fiscalità di vantaggio. Senza di questo, difficilmente il Sud potrà avere lo sviluppo che tutti quanti noi ci auguriamo, perché - lo ricordo per l'ennesima volta a tutti - non esiste una questione meridionale: esiste una questione nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Se non parte il Meridione, non parte l'intera Italia. Fondamentale è anche evidenziare come esista una doppia Italia anche a livello sanitario. I dati, purtroppo, ci raccontano - in particolare un rapporto dell'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane - che anche in tema di salute c'è una disparità e, guarda caso, colpisce le popolazioni meridionali. Le aspettative di vita al Settentrione sono di quattro anni più alte rispetto a quelle del Meridione; un cittadino al Sud su cinque dichiara di non curarsi perché non ha quattrini per poterlo fare. La migrazione sanitaria nell'ultimo biennio ha toccato i 200 mila pazienti, i quali sono andati per curarsi dal Sud verso il Nord. Sempre l'indice di performance, realizzato da un istituto demoscopico, ci racconta che circa 500 mila persone hanno rinunciato a curarsi perché non riescono a sopportare le lungaggini delle liste di attesa. Ora, Ministro, rispetto a questo noi abbiamo fatto e portato già in Aula precedentemente un ordine del giorno, questa volta un punto qualificante della nostra mozione, per dire che il piano di riparto del Fondo sanitario nazionale avvenga secondo criteri nuovi. Fino ad oggi quel riparto è avvenuto soltanto o primariamente contando su criteri demografici e di anzianità. Chiaramente, questo criterio penalizza le regioni meridionali. Noi vorremmo che, così come auspicato dall'ordine dei medici, così come auspicato anche dalla Conferenza delle regioni a voto unanime l'anno scorso, venga introdotto un indice, primariamente detto indice di deprivazione, che possa mitigare finalmente questa sperequazione e fare in modo che vengano presi in considerazione altri parametri che, evidentemente, non andrebbero a penalizzare il Sud. Mi accingo a concludere dicendo che, sostanzialmente, un punto forse qualificante è che dobbiamo potenziare anche le forze dell'ordine, sia al fine del controllo del territorio, sia al fine del rafforzamento dell'apparato investigativo e della magistratura, salvaguardando i presìdi di polizia e gli uffici giudiziari sul territorio (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Mi spiace dirlo, Ministro: in dichiarazione di voto sul tribunale di Bari sono stato facile Cassandra quando ho detto che al 30 settembre il tribunale di Bari non si sarebbe aperto. Purtroppo il tribunale penale di Bari è chiuso e se noi vogliamo assicurare la presenza dello Stato al Meridione, dobbiamo pensare al fatto che i nostri tribunali debbano essere aperti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Concludo veramente, Presidente… 

PRESIDENTE. Concluda davvero, onorevole. 

MARCELLO GEMMATO (FDI). …dicendo che non è con il reddito di cittadinanza che si dà risposta al Meridione. La risposta al Meridione si dà soprattutto credendo nei meridionali e dando gli opportuni strumenti per fare in modo che il nostro Meridione possa risorgere (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente).

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