Camera

Indirizzi per le politiche degli organismi europei per il 2019 ed il primo semestre 2020

Data: 25/03/2019
Numero: 6-00069 / Risoluzione
Soggetto: Camera dei Deputati
Data Risposta: 26/03/2019

La Camera, 

esaminata la relazione Programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea riferita all'anno 2019 e il Programma di lavoro della Commissione europea per l'anno 2019 e relativi allegati, nonché il Programma di diciotto mesi del Consiglio dell'Unione europea per il periodo 1° gennaio 2019-30 giugno 2020;

premesso che: 

la Relazione Programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nell'anno 2019 (Doc. LXXXVI n. 2) indica quali siano le linee programmatiche del Governo Italiano, 

impegna il Governo: 

1) per quanto riguarda la politica macroeconomica, ad allineare le politiche fiscali escludendo la pratica del « dumping fiscale » fra Stati aderenti ed in ogni caso per contrastare i programmi fiscali aggressivi (aggressive tax planning); 

2) per quanto riguarda le politiche della migrazione, a coinvolgere l'intera Unione alla realizzazione della interdizione delle partenze dalle coste africane, in ogni caso al passaggio alla fase tre di Eunavfor Med Sophia che prevede testualmente di « neutralizzare le imbarcazioni e le strutture logistiche usate dai contrabbandieri e trafficanti sia in mare che a terra e quindi contribuire agli sforzi internazionali per scoraggiare gli stessi contrabbandieri nell'impegnarsi in ulteriori attività criminali », attraverso la formale richiesta di Risoluzione dell'ONU e del consenso e della cooperazione da parte del corrispondente Stato costiero; 

3) sempre in ordine alle politiche migratorie, a coinvolgere l'Unione europea nella linea di creare hot spot negli Stati costieri per la selezione dei rifugiati e la distribuzione pro-quota a tutti gli Stati aderenti ed in ogni caso alla costituzione di un fondo europeo per i rimpatri dei migranti economici che non hanno titolo per permanere negli Stati europei di approdo; 

4) per quanto concerne le politiche per il mercato interno dell'Unione e segnatamente il tema della cybersicurezza e il capitolo « ricerca, sviluppo tecnologico e spazio », in una ottica precauzionale, a sollecitare l'approvazione di una direttiva sugli apparati per le telecomunicazioni, con vincoli molto più stringenti per i produttori in ordine alla tutela dei dati, anche alla luce della tecnologia 5G e della scarsa affidabilità di Huawei in tema di protezione dei dati industriali, politici e personali; 

5) per quanto concerne la fiscalità europea, a sollecitare in sede europea la creazione di un percorso volto alla tassazione delle imprese e dei grandi gruppi multinazionali che operano nell'economia digitale che preveda l'imposizione nel luogo ove effettivamente viene generato il reddito; 

6) per quanto concerne il capitolo « impresa, concorrenza e consumatori », a proporre l'introduzione della normativa a tutela del « made in » senza più alcuna dilazione legata al negoziato del « goods package »; 

7) per quanto concerne il capitolo « trasporti » e segnatamente l'assetto delle Reti TEN-T, a impegnarsi per il rilancio della realizzazione dei corridoi multimodali, scongiurando ogni ipotesi di revisione dei tracciati che ritardi l'apertura e l'ultimazione dei cantieri; 

8) per quanto concerne il capitolo « agricoltura e pesca », a sollecitare l'esclusione dalla politica di cooperazione internazionale qualsivoglia finanziamento per coltivazioni di prodotti che rientrino nel mercato europeo e a pretendere il medesimo livello di profilassi igienica, sanitaria e fitosanitaria dei prodotti extraeuropei in entrata rispetto quelli del mercato interno ed in ogni caso a scongiurare qualsivoglia ipotesi interferenza nella legislazione nazionale relativa al divieto del latte in polvere nella produzione casearia a protezione della qualità della nostra industria casearia e dei suoi prodotti; 

9) per quanto concerne il capitolo « affari sociali », a richiedere all'Unione una politica della natalità dell'Europa che preveda un piano Marshall della natalità con sostegno diretto e indiretto alla stessa e segnatamente introducendo il « reddito di infanzia », potenziando la rete dei servizi a sostegno delle famiglie con specifico riferimento agli asili ed infine allineando la tassazione sul valore aggiunto dei prodotti per l'infanzia nella misura del 5 per cento; 

10) per quanto concerne il capitolo della « tutela della salute », atteso che, secondo indagini svolte a livello nazionale, le sostanze tossiche presenti sui tessuti, sulla pelletteria e sulle calzature sono la causa dell'8 per cento delle patologie dermatologiche rilevate presso le strutture sanitarie e riconducibili, nella totalità dei casi, a capi di importazione, a impegnarsi per la profilassi igienica e sanitaria dei tessuti, della pelletteria e delle calzature in entrata ed in ogni caso ad introdurre una etichettatura obbligatoria sulle sostanze usate e sul fatto che ogni lavorazione sia stata eseguita garantendo condizioni di sicurezza per i lavoratori e gli utilizzatori finali; 

11) per quanto concerne il capitolo « cultura », a impegnarsi nuovamente per l'affermazione delle radici cristiane dell'Europa e per la restituzione immediata dei beni culturali trafugati da uno Stato membro; 

12) per quanto concerne il capitolo giustizia, a richiedere la delineazione a livello europeo di un modello di reato di integralismo islamico, per la istituzione di una Commissione apposita per lo studio del fenomeno della mafia nigeriana e delle politiche di criminalità per rispondere alle sfide da essa poste allenterò continente ed infine per la realizzazione di trattati bilaterali con tutti i paesi extraeuropei per l'esecuzione della pena nello Stato di provenienza anche per prevenire il fenomeno stigmatizzato della radicalizzazione islamica nelle nostre case circondariali; 

13) per quanto concerne il capitolo « politica estera e di sicurezza comune » a sollecitare l'Europa sul tema della libertà religiosa da introdurre in ogni trattato bilaterale che coinvolga l'Europa con paesi del Medio Oriente o organizzazioni internazionali di essi e alla politica di « ricollocamento » dei cristiani che ne facciano richiesta nelle terre da cui sono fuggiti per motivi di persecuzione religiosa, richiedendo l'istituzione di un apposito fondo europeo, nel convincimento intimo che una pacificazione duratura del medio oriente è possibile solo con la presenza e la convivenza pacifica con le primigenie comunità cristiane; 

14) sulla questione Russa, a sollecitare l'Europa a facilitare il dialogo con l'Ucraina, immaginando percorsi di monitoraggio e di mediazione e chiedendo contestualmente la revoca delle sanzioni; 

15) sull'area dei Balcani Occidentali nella facilitazione del Dialogo Belgrado- Pristina, a porre il tema dell'area dei monasteri serbi, quale area potenzialmente capace di alimentare senza fine il conflitto; 

16) sulla questione Venezuelana, alla luce della ormai imminente guerra civile, a richiedere il riconoscimento di Guaidò quale Presidente ad interim affinché indica libere elezioni; 

17) per quanto concerne il capitolo « allargamento dell'Unione », contrariamente a quanto indicato nella Relazione Programmatica, a escludere qualsivoglia ipotesi si allargamento alla Turchia per scongiurare l'islamizzazione dell'Europa.

Risoluzione sottoscritta dai parlamentari: Lollobrigida, Meloni, Delmastro Delle Vedove, Montaruli, Acquaroli, Bellucci, Bucalo, Butti, Caretta, Ciaburro, Cirielli, Luca De Carlo, Deidda, Donzelli, Ferro, Fidanza, Foti, Frassinetti, Gemmato, Lucaselli, Mantovani, Maschio, Mollicone, Osnato, Prisco, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Silvestroni, Trancassini, Varchi, Zucconi

Nella seduta del 26 marzo, stante il parere contrario del Governo, la Risoluzione è stata respinta dalla Camera.

DIBATTITO IN ASSEMBLEA, SEDUTA DEL 25 MARZO 2018

Discussione della Relazione della XIV Commissione sulla Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nell'anno 2019, sul Programma di lavoro della Commissione per il 2019 e sul Programma di diciotto mesi del Consiglio dell'Unione europea (Doc. LXXXVI, n. 2-A)

...
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Lucaselli. Ne ha facoltà. 

YLENJA LUCASELLI (FDI). Grazie, Presidente. Noi crediamo nell'Europa, ma crediamo anche in una nuova Europa, crediamo nei popoli che la vivono, nell'identità che la animano, nelle radici cristiane in cui affonda. Non crediamo, invece, nelle sovrastrutture in cui si è arrovellata, nei burocrati, nei diktat imposti e compiacenti a qualche lobby, anziché al bene delle nazioni che la compongono. La partecipazione dell'Italia nell'Unione europea nel 2019 vedrà, dopo le prossime elezioni, uno scenario sicuramente molto diverso da quello al quale siamo abituati. Noi sovranisti sicuramente riusciremo a cambiare le regole in gioco con più forza e con una volontà che da sempre ci contraddistingue, con la caparbietà che utilizziamo in tutti i dibattiti e in tutti i consessi. Ora, nell'attesa, però, di arrivare al 26 maggio, noi non possiamo esimerci dal valutare i propositi di questo Governo verso l'Unione. Ecco, noi vogliamo che l'Italia riesca finalmente a rialzare la testa e vorremmo che questo passaggio fosse assolutamente chiaro; vorremmo che l'Italia si facesse promotrice con orgoglio di un cambio di passo, innanzitutto sulle politiche dell'immigrazione. Vedete, sebbene condividiamo l'attività che è stata fatta, lo sforzo che è stato fatto dal Governo per impedire lo sbarco di nuovi migranti nel nostro territorio, la nostra attenzione è sempre rivolta ai nostri interessi nazionali e dobbiamo capire che questi sforzi, in realtà, non sono stati sufficienti, non risolvono il problema. Quanto fatto dall'attuale Governo in tema di immigrazione, sebbene abbia rappresentato un discusso cambio di rotta rispetto a quanto avveniva con i precedenti Governi, necessita ancora di essere definitivamente completato con l'introduzione del blocco navale. Chiediamo che il primo sforzo del Governo nei confronti dell'Europa, il primo punto in agenda a partire dal 2019 sia quello di chiedere una missione europea per dialogare con i governi libici e concordare un blocco navale al largo delle loro coste; l'apertura in territorio libico degli hotspot; la selezione in territorio africano di chi ha diritto di essere considerato rifugiato e poi la distribuzione equa dei migranti in tutti i Paesi dell'Unione europea. E noi vogliamo ripetere con forza a chi ci dice che questo non è possibile, che non si può fare, che, in realtà, è stato già fatto e che quindi è assolutamente possibile farlo e che, anzi, è l'unica soluzione che possiamo percorrere se vogliamo davvero affrontare il problema in maniera sistemica, con coraggio e soprattutto cercando di aiutare le persone che davvero hanno necessità di essere aiutate, ma sui loro territori e nelle loro nazioni. Senza questo sforzo, i propositi del Governo gialloverde enunciati nella Relazione programmatica non avranno possibilità di essere attuati. O il Governo va in Europa con l'obiettivo del blocco navale o, come già avvenuto anche quest'anno, saremo di fronte ad un'Unione europea poco solidale con gli italiani e con gli stessi migranti. Saremo di fronte, insomma, ad un'Unione Europea che continuerà a scaricare il barile delle responsabilità sulle spalle dell'Italia, lasciandoci soli ad affrontare una vera e propria emergenza. Peraltro, l'Italia deve rivendicare un ruolo da protagonista nell'ambito delle politiche estere e di sicurezza comune, essendo rivolta al Mediterraneo, una zona che vogliamo di pace, senza destabilizzazioni che andrebbero a creare soltanto altri problemi a tutte le nazioni coinvolte, ma anche e soprattutto alla nostra. Sotto questo profilo, non possiamo che farci promotori di una politica di sviluppo del continente africano nella quale, però, tutti i Paesi europei si assumano le proprie responsabilità. Coloro che maggiormente hanno sfruttato quel territorio sono oggi incredibilmente i primi a scaricare le conseguenze migratorie sulle nostre spalle; questo è inaccettabile. Contrastare l'immigrazione clandestina, richiedere il blocco navale, avere un ruolo da protagonista nella politica estera e di sicurezza comune significa, innanzitutto e soprattutto, preservare la nostra di sicurezza, quella dei nostri cittadini, quella dei nostri territori, anche da fenomeni inquietanti quali quelli terroristici o nati da forme di fanatismo da condannare in maniera incondizionata. La lotta al terrorismo e alla diffusione del suo proselitismo passerà attraverso la proposta di regolamento COM (2018) 640, la quale introduce l'ordine di rimozione, obbligando i prestatori di servizio di hosting a togliere dalla Rete siffatti contenuti. Ora rimane, però, ancora aleatorio come il Governo vorrà dare il suo fattivo contributo all'implementazione del regolamento istitutivo della procura europea. Abbiamo già evidenziato le nostre perplessità che sono, tra l'altro, ampiamente condivise anche da una certa magistratura nei confronti di tale strumento, che, se non correttamente gestito, oltre a rappresentare un'ulteriore riduzione della nostra sovranità, rischierà di demolire quanto di buono c'è nel nostro ordinamento in termini di lotta alla criminalità organizzata e, in particolare, alle mafie. Ci aspettavamo, quindi, di più rispetto alle modalità di partecipazione dell'Italia alla procura europea e alle regole che intenderà imporre circa la sua istituzione nonché in relazione all'aumento di competenze che già altri Paesi membri vanno prospettando. Proprio la lotta alla criminalità organizzata, ai traffici illeciti dei Paesi limitrofi, al terrorismo e alla tratta di persone, la sicurezza delle frontiere nello spazio Schengen e le misure volte a sviluppare l'inter-portabilità di banche sono gli unici strumenti possibili per arrivare a debellare ogni rischio per la nostra nazione. In tutto questo contesto, non possiamo non notare come la Relazione programmatica non accenni, neppure marginalmente, a quanto avvenuto, per esempio, in questi giorni. Ora il memorandum con la Cina, che ancora attendiamo di leggere perché nessuno del Governo si è degnato di portare all'attenzione del Parlamento il testo e gli allegati, parrebbe contenere, secondo indiscrezioni giornalistiche, anche un "via libera" nelle telecomunicazioni, che inizialmente sembrava tramontato. L'apertura alla Cina in questo campo interessa la nostra nazione, la sua sicurezza e la sicurezza di altri popoli europei a noi ad oggi inscindibilmente legati. Chiediamo chiarezza, una chiarezza che non c'è nella vostra Relazione su un tema che non volete affrontare perché è per voi spinoso e ricco di lacune. Quali sono le garanzie che date sulla sicurezza dell'Italia e come si colloca questa vostra impostazione rispetto alle politiche comuni? Ecco, queste sono alcune delle domande a cui vorremmo fosse data finalmente risposta. Il vostro silenzio - un silenzio tanto più amplificato nell'assenza di tale tema nella Relazione - ci spinge a chiedervi, ancora una volta delucidazioni, e non ci stancheremo di farlo, perché questo alimenta le nostre preoccupazioni, alimenta le preoccupazioni dell'Italia nei confronti della quale tutti ci auguriamo che, almeno nel corso del dibattito parlamentare, darete risposte certe, non evanescenti quali quelle sentite pochi giorni fa dal Presidente Conte (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). 

...

LUCIANO BARRA CARACCIOLO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Nessuna replica. 

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è, quindi, rinviato ad altra seduta.

DISCUSSIONE IN ASSEMBLEA, SEDUTA DEL 26 MARZO 2019

Relazione della XIV Commissione sulla Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nell'anno 2019, sul Programma di lavoro della Commissione per il 2019 e sul Programma di diciotto mesi del Consiglio dell'Unione europea (Doc. LXXXVI, n. 2-A)

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere su tali risoluzioni, specificando quale intenda accettare, ai sensi dell'articolo 126-ter, comma 7, del Regolamento. 

LUCIANO BARRA CARACCIOLO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Presidente, parere favorevole alla risoluzione Giglio Vigna, Scerra ed altri n. 6-00067, di maggioranza; parere contrario su tutte le altre.

...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Delmastro Delle Vedove. Ne ha facoltà.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). Presidente, Fratelli d'Italia evidentemente intende distinguersi nettamente da questa relazione programmatica. Noi credevamo di poter intravedere all'interno di questa relazione programmatica una netta discontinuità almeno nella misura raccontata in campagna elettorale, almeno nella misura attesa dal quel popolo di centrodestra, che ha creato una prima maggioranza elettorale, che poi non si è vista confortare in una altrettanto evidente maggioranza parlamentare. Il tema è che però, un conto è che si formino maggioranze parlamentari non propriamente in linea con le maggioranze elettorali, altro è che si formino maggioranze parlamentari che schiacciano, sovrastano o indirizzano diversamente le volontà popolari. E allora sull'Europa credo che il mandato del popolo italiano a Forza Italia, a Fratelli d'Italia, ma anche alla Lega Nord fosse completamente difforme dal prodotto che è stato partorito in relazione alla partecipazione dell'Italia nei prossimi 18 mesi di governo. Perché - vede - scompare dalle politiche migratorie il blocco navale, scompare dalle politiche migratorie un atteggiamento di chiusura delle nostre frontiere, che pure riuscì a mettere in campo Prodi, non Salvini, ma Prodi, così come scompare dalle politiche migratorie la cosiddetta terza fase di EUNAVFOR MED Sophia, cioè quella fase per cui un'operazione europea, che non è un'operazione di pace, ma è un'operazione di contrasto agli scafisti, avrebbe previsto la neutralizzazione delle strutture logistiche di terra e di mare degli scafisti, l'Italia non andrà in Europa a chiedere che si passi alla "fase 3" di EUNAVFOR MED Sophia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Ancora: avevo imparato, essendo io figlio di Fratelli d'Italia e quindi uomo dal linguaggio tricolore puro, cosa fossero gli hot spot dalla campagna elettorale della Lega: non vi è traccia di hot spot in Libia o nei Paesi africani per selezionare lì chi è vero richiedente asilo, chi è vero rifugiato politico, per poi distribuirli equamente in Europa. Non si tratta più quindi di fermare l'invasione, ma al massimo di concordare l'invasione pro quota all'interno di tutta l'Europa. È una politica migratoria che non ci convince, è tradire il mandato elettorale ricevuto. Quando avevamo fatto una risoluzione, come Fratelli d'Italia, ancora immaginavamo di riferirci ad un Governo di sovranisti e quindi avevamo introdotto il tema importantissimo della proprietà delle nostre infrastrutture delle telecomunicazioni e della sicurezza con le quali esse debbano essere gestite. Ci rendiamo conto che ormai siamo quasi giurassici a chiedere la sicurezza delle nostre telecomunicazioni, a chiedere l'esclusione di Huawei dalla gestione delle nostre telecomunicazioni sino a quando non vi sia certezza sulla sicurezza dei dati (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Dopo quello che è accaduto l'altra settimana con il Governo cinese, ci rendiamo conto che chiedere a questo Governo che eserciti la sovranità sulle sue telecomunicazioni, che la eserciti in relazione a ipotesi di spionaggio industriale e politico sia troppo, atteso che l'altro giorno abbiamo sottoscritto in termini di telecomunicazioni non la via della seta, ma la via della sottomissione. E ancora: siamo basiti all'idea che nella relazione programmatica, quando si parli di made in, questo Governo adotti lo stesso atteggiamento che ha in ordine alle grandi opere infrastrutturali, alla TAV: prima o poi verrà la tutela del made in, ma se è più poi che prima è meglio, perché testualmente, a pagina 58 della relazione programmatica, questo Governo ha avuto il coraggio di dire che, all'esito dei difficili negoziati del Goods Package, forse l'Italia porrà il tema del made in. Non ci abbiamo fatto una campagna elettorale, raccontando alle nostre imprese che avremmo posto centralità al tema del made in in Europa per difendere la nostra eccellenza, per difendere le nostre produzioni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Noi riteniamo che non siano temi solo da campagna elettorale. Inutile aggiungere che chiederemmo - e uso il condizionale perché con questo Governo siamo assolutamente fuori pista - un impegno per il rilancio della realizzazione dei corridoi multimodali in Europa. Mi rendo conto che stiamo chiedendo a questo Governo di credere nello sviluppo infrastrutturale dell'Europa, quando crede così tanto e così poco a quello italiano, che rischia di farci essere il terzo mondo dello scambio merci intermodali di tutta Europa, perché semplicemente noi non è che diciamo "no" alla TAV, diciamo "no" alla TAV in Italia e qualcun altro, più astuto e più intelligente, che scommette ancora sul futuro, che ha ansia di futuro, che ha ansia di infrastrutture, quelle infrastrutture le realizzerà e quelle merci taglieranno fuori l'Italia. Ancora: abbiamo notato che nella relazione programmatica non è sfiorato il grande tema, non solo italiano, ma anche europeo, rispetto al quale speravamo che l'Italia fosse motore di un'Europa diversa - e mi riferisco segnatamente al tema della curva della denatalità che tanto affligge l'Italia, ma affligge anche l'Europa -: non una sola riga in ordine al grande tema della denatalità europea, non una sola riga in ordine al fatto che l'Italia dovrebbe essere il motore, il protagonista, il motore centrale di un grande Piano Marshall in Europa a favore della famiglia, per rilanciare la famiglia, per essere al fianco delle famiglie. Certo, è difficile chiedere tali ambizioni, tali atteggiamenti culturali a chi in quest'Aula ha negato a Fratelli d'Italia l'introduzione del reddito di infanzia perché adesso ha preferito il reddito di cittadinanza e cioè ha preferito arrendersi al declino contro coloro che, come Fratelli d'Italia, raccontavano il futuro tramite il reddito di cittadinanza. E ancora: immaginavamo che vi fosse nuovamente un atteggiamento di tutela nei confronti della salute europea, della salute dell'Italia e dell'Europa rispetto a merci che provengono da Paesi extraeuropei e delle quali non vi è sicurezza alcuna. Avete raccontato, abbiamo raccontato - noi però rimaniamo coerenti - in campagna elettorale che avremmo posto il tema della tutela della salute anche in relazione ai prodotti tessili, per il banale motivo che una maglietta cinese, così come una italiana, la indossiamo 24 ore al giorno e non sappiamo con quali elementi chimici vengono composti questi tessuti. Lo abbiamo raccontato, abbiamo detto che avremmo difeso la salute del consumatore italiano e del consumatore europeo, ma non vi è una riga neanche di questo. Non parliamo - per volare un po' più alto - del tema culturale: noi credevamo che questo Governo si sarebbe impegnato, noi se avessimo governato ci saremmo impegnati nella primissima relazione programmatica per porre nuovamente il grande tema, che è il tema del futuro di questo continente, che è il tema della sua identità odierna e del suo futuro e - termino -delle radici cristiane dell'Europa. Non una sola riga, eppure è attorno alla cristianità che l'Europa può rifondarsi come identità; ma, d'altronde, come chiederlo a coloro che licenziano una relazione programmatica all'interno della quale si dice che l'Italia si adopererà per l'allargamento dell'Europa alla Turchia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E, con questo, questo Governo ha clamorosamente tradito tutti i mandati elettorali. Ho letto - e termino, Presidente - anche una relazione di accompagnamento della Lega Nord che tenta di mettere una toppa e, a volte, la toppa è peggio del buco. Mi rivolgo con grande amarezza alla Lega Nord: si legge nella risoluzione della Lega Nord che, nonostante nella relazione ci sia scritto che l'Italia chiederà l'allargamento alla Turchia, Lega Nord dice: non lo chiederemo sino a che - e termino - la Turchia non rispetterà i diritti umani. Bene, ricordiamo a Lega Nord e MoVimento 5 Stelle che, per Fratelli d'Italia, la cultura e l'identità europea è una cosa diversa da quella turca quand'anche rispettassero i diritti umani, cosa che non faranno, peraltro, mai con Erdogan (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).


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