Camera

Filiera agroalimentare e prodotti fitosanitari; mettere in campo tutte le iniziative volte alla tutela dei consumatori

Data: 25/01/2019
Numero: 1-00109 / Mozione
Soggetto: Camera dei Deputati
Data Risposta: 28/01/2019

La Camera, 

premesso che:

secondo i dati Istat, sia per i fitofarmaci che per i fertilizzanti di sintesi chimica il trend dei quantitativi d'impiego dal 2006 ad oggi è in diminuzione, mentre in un meccanismo di compensazione è aumentato l'uso di fertilizzanti di origine organica; 

l'Italia, a differenza di altre agricolture europee, è caratterizzata dalla presenza di un'ampia varietà di produzioni ortofrutticole, per le quali la lotta ad avversità e malattie richiede un maggior ricorso all'uso di prodotti fitosanitari; 

l'Italia è la prima nazione in Europa per numero di produttori biologici e il secondo per superficie investita a biologico e conserva un primato in termini di biodiversità agricola ed ambientale; l'evoluzione del modello italiano di agricoltura va verso una sostenibilità ambientale sempre più spinta; 

le ragioni sono dovute, come evidenziato anche dai rapporti Istat sull'uso dei mezzi di produzione, dall'ampia adesione degli agricoltori alle misure agroambientali della politica agricola comune, all'introduzione di tecniche agronomiche innovative meno impattanti sull'ambiente, all'entrata in vigore del piano per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (di attuazione della direttiva 2009/128/CE) ed all'attuazione della direttiva nitrati per i fertilizzanti; 

l'adozione di buone pratiche agronomiche ha contribuito a ridurre l'impiego di tali prodotti, nel loro complesso; 

in ogni caso l'uso di tali mezzi di produzione in termini quantitativi è legato alle specifiche condizioni climatiche, anche stagionali, territoriali ed ambientali, e alla specificità delle colture rispetto alle quali viene esercitata l'attività agricola; 

l'Unione europea, ormai da anni, riserva al tema dell'utilizzo dei prodotti fitosanitari una grande attenzione, come evidenziato dall'adozione della direttiva 2009/128/CE del Parlamento e del Consiglio del 21 ottobre 2009, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria ai fini dell'utilizzo sostenibile dei pesticidi, applicata in Italia con il piano nazionale in corso di aggiornamento; 

proprio in questa settimana iniziano gli incontri del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo di consultazione con le organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative del settore, per confrontarsi sulle modifiche che si rendono necessarie a distanza di qualche anno dalla sua applicazione; 

il 16 gennaio 2019 il Parlamento europeo ha votato una risoluzione sulla procedura di autorizzazione dei pesticidi, in cui si prevede che: siano resi pubblici gli studi utilizzati nella procedura di autorizzazione di un pesticida, compresi tutti i dati e le informazioni a sostegno delle domande di autorizzazione; i richiedenti siano tenuti a registrare tutti gli studi regolamentari eseguiti in un registro pubblico e che la procedura di autorizzazione consenta un « periodo per le osservazioni », per tenere conto di tutte le informazioni pertinenti prima che sia presa una decisione; sia rivalutata la cancerogenicità del glifosato, fissando livelli massimi di residui per i suoli e le acque superficiali; la Commissione europea svolga uno studio epidemiologico sull'impatto reale dei prodotti fitosanitari sulla salute umana; l'Unione europea stimoli l'innovazione e promuova la commercializzazione di pesticidi a basso rischio; la Commissione europea assegni la valutazione delle domande di rinnovo dell'autorizzazione di un pesticida ad uno Stato membro diverso da quello responsabile delle precedenti valutazioni; 

la risoluzione del Parlamento europeo evidenzia, inoltre, la necessità di garantire la responsabilità politica dell'adozione degli atti di esecuzione nell'ambito della cosiddetta « procedura di comitatologia » e la Commissione europea e gli Stati membri dovrebbero, quindi, fornire resoconti dettagliati e rendere pubblici i loro voti;

già con il regolamento (CE) n. 1107/ 2009, relativo all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari e che abroga le direttive del Consiglio 79/117/CEE e 91/ 414/CEE, è stabilito che non possono più essere immessi in commercio prodotti fitosanitari che siano cancerogeni, mutageni, tossici per la riproduzione, privi di proprietà d'interferente endocrino, a meno che l'esposizione degli esseri umani a tale sostanza attiva, antidoto agronomico o sinergizzante presente in un prodotto fitosanitario, nelle condizioni realistiche d'uso proposte, poste, sia trascurabile, vale a dire che il prodotto sia utilizzato in sistemi chiusi o in altre condizioni che escludono il contatto con esseri umani (ad esempio, per l'agricoltore tramite l'uso di dispositivi di protezione individuali indicati sull'etichetta del formulato) e in cui i residui della sostanza attiva, dell'antidoto agronomico o del sinergizzante in questione negli alimenti e nei mangimi non superino il valore di default stabilito dalla legislazione vigente; 

il cambiamento climatico in atto sta, però, portando nuovi parassiti ed una maggiore aggressività di alcune patologie delle piante, come si riscontra osservando la situazione nel nostro Paese con gli attacchi di Drosophila suzukii e della cimice asiatica, tanto per citare qualche esempio; 

nel contempo, non si possono escludere dal mercato sostanze attive senza individuare delle alternative percorribili per le imprese agricole, creando dei vuoti nella difesa fitosanitaria, e lasciare le colture esposte ad avversità e parassiti con danni economici rilevanti; 

l'obiettivo semmai è quello di sostituire progressivamente le sostanze attive di sintesi chimica, per quanto possibile, con sostanze attive di origine naturale (cosiddetti bio based products) che vadano ad arricchire la « cassetta degli attrezzi » della produzione integrata e dell'agricoltura biologica nel difendere le colture, 

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative per finanziare un programma di ricerca di lungo periodo che consenta di avere i dati sperimentali necessari, perché le società produttrici di prodotti fitosanitari abbiano interesse a registrare nuove molecole a basso impatto ambientale e per la salute umana, anche di origine naturale; 

2) a richiedere, in sede europea, una maggiore trasparenza nelle procedure di autorizzazione dei prodotti fitosanitari, anche mediante l'adozione di un registro pubblico che renda accessibili i dati degli studi sperimentali effettuati per la registrazione dei fitofarmaci;

3) a porre in essere iniziative volte a sostenere la promozione dei consistenti controlli di qualità a cui sono sottoposti i prodotti italiani, garanzia di qualità a paragone delle altre filiere agroalimentari europee, nel quadro di una promozione del settore agroalimentare italiano e del sistema del made in Italy che contempli efficaci controlli sull'uso dei prodotti fitosanitari; 

4) ad assumere iniziative volte a rafforzare e potenziare i controlli nell'ottica di una maggiore tutela del consumatore finale; 

5) ad assumere decisioni volte alla tutela del cittadino, nella piena considerazione delle più evolute conoscenze scientifiche disponibili, basandosi su pareri di autorità preposte e prendendo le distanze da possibili influenze ideologiche; 

6) a rafforzare ulteriormente i controlli sui prodotti di importazione per tutelare la filiera produttiva e garantire alti standard di qualità.

Mozione sottoscritta dai parlamentari: Lollobrigida, Luca De Carlo, Caretta, Ciaburro, Butti, Foti, Trancassini, Acquaroli, Bellucci, Bucalo, Cirielli, Crosetto, Deidda, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Ferro, Fidanza, Frassinetti, Gemmato, Lucaselli, Maschio, Meloni, Mollicone, Montaruli, Osnato, Prisco, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Silvestroni, Varchi, Zucconi.

DIBATTITO IN ASSEMBLEA, SEDUTA DEL 28 GENNAIO 2019

Discussione sulle linee generali delle mozioni Muroni ed altri n. 1-00100 e Lollobrigida ed altri n. 1-00109 concernenti iniziative volte a vietare l'utilizzo dei pesticidi e dei diserbanti nelle produzioni agricole, favorendone lo sviluppo con metodo biologico.

...
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Luca De Carlo, che illustrerà la mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00109, di cui è cofirmatario. 

LUCA DE CARLO (FDI). Presidente, volevo approfittare per ringraziare l'onorevole Muroni per aver portato all'attenzione dell'Aula un tema così sentito e così attuale come quello dei fitofarmaci, dei pesticidi e dei diserbanti. È un tema che ha visto anche delle raccolte di firme importanti: 1 milione di firme contro il glifosato sono sicuramente un dato da tenere in forte considerazione e le istituzioni devono tenerlo in considerazione. Devono farlo però con un approccio scientifico, per dare ai consumatori quante più informazioni su base appunto scientifica possibile, per evitare che poi si legiferi sull'onda dell'emozione, dell'emotività, cosa che abbiamo già visto essere assolutamente lesiva - sia per la salute umana prima, ma anche per gli stessi agricoltori dopo - nel caso della Xylella in Puglia, dove per un periodo di tempo si è tergiversato - anzi, si sono paragonati addirittura gli abbattimenti degli alberi alla Shoah, usando un paragone assolutamente fuori luogo - laddove invece si sarebbe dovuto intervenire in maniera molto più rapida, salvando così molte di quelle culture e anche il reddito di tanti agricoltori pugliesi che oggi sono in oggettiva difficoltà per la strumentalizzazione, a volte assolutamente fuori luogo, che è avvenuta in quei luoghi. Cerchiamo, quindi, di avere un approccio assolutamente scientifico e cerchiamo di inquadrare quale sia l'ambito italiano del quale oggi discutiamo, premettendo che i dati ISTAT, grazie a Dio, segnalano che c'è una forte riduzione dei fitofarmaci. Oltre che nell'impiego generale, dal 2006 ad oggi, c'è infatti un trend che riduce e porta a ridurre da parte degli agricoltori, anche grazie alle politiche della PAC e anche grazie ad una coscienza di sviluppo verso l'agricoltura solidale, che gli agricoltori in Italia hanno, i fitofarmaci di origine chimica, mentre sono aumentati quelli di origine naturale. Quindi, a partire da una consapevolezza che già c'è nell'agricoltore di dover tutelare in maniera molto più presente e puntuale la terra - perché della terra poi loro fanno un lavoro - però bisogna anche contestualizzare: è vero che l'Italia attua un massiccio ricorso ai pesticidi ma è altrettanto vero che l'Italia è caratterizzata dalla presenza di un'ampia varietà di produzioni ortofrutticole, le quali esse stesse impongono un maggior uso di fitofarmaci. È chiaro che in Nord Europa, laddove il clima è diverso e le coltivazioni sono diverse, l'impiego di questi fitofarmaci è relativamente più basso. Dobbiamo tener conto anche - e lo abbiamo visto in Aula - di come questo Parlamento e questo Governo - va dato loro atto - si siano concentrati sui piccoli prodotti locali, con una legge, si siano concentrati sul biologico con altrettanta serietà e puntualità (tant'è che la Commissione agricoltura è una delle Commissioni che oggettivamente ha partorito ad oggi più provvedimenti in Aula). Quindi la linea di questo Parlamento, quasi all'unanimità, è sempre stata quella di favorire questo tipo di agricoltura, che non potrà essere l'unica agricoltura presente in Italia perché ad oggi risulta ancora difficile riuscire ad essere indipendenti sotto il profilo dei fitofarmaci, ma a fronte di un trend volto a di ridurne l'uso, che è assolutamente positivo. Questo ci ha portato ad essere una delle nazioni, anzi la nazione, con la più alta percentuale di coltivazioni biologiche in Europa. È un dato da cui partiamo volentieri, che ci inorgoglisce e ci fa capire che in Italia c'è una forte richiesta di questi prodotti. È pur vero che questi prodotti a volte sono ancora un po' troppo costosi, quindi non sono di largo utilizzo, proprio perché il prezzo frena molti acquisti, però la consapevolezza che abbiamo è quella di ritornare verso un'agricoltura diversa, che non sia un'agricoltura iper-industrializzata. Soprattutto, il consumatore ha dato prova di essere molto più consapevole di quanto era tempo fa, tant'è che la nostra agricoltura va verso una sostenibilità ambientale sempre più spinta e questa ne l'ennesima riprova. Le ragioni sono dovute, come evidenziato anche dai rapporti ISTAT sull'uso dei mezzi di produzione, all'ampia adesione degli agricoltori alle misure agroalimentari della politica agricola comune, all'introduzione di tecniche agronomiche innovative, meno impattanti sull'ambiente, all'entrata in vigore del Piano per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, in attuazione della direttiva 2009/128/CE, e all'attuazione della direttiva "nitrati" per i fertilizzanti. Appunto, l'Europa ha disciplinato, ancora nel 2009, un quadro per un'azione comunitaria di utilizzo sostenibile dei pesticidi (allora si chiamavano ancora così). In Italia essa è poi applicata con il Piano nazionale - che è in corso di aggiornamento proprio in questi giorni - e che vede le consultazioni iniziate la settimana scorsa per modifiche che si rendono assolutamente necessarie, visto il passare del tempo rispetto al 2009 (così tante sono le novità anche in campo agricolo, che giustamente il Piano va assolutamente rivisto). Per di più, in questi giorni, nella Commissione ambiente del Parlamento europeo si è discussa e si è votata una risoluzione, che non è ovviamente giuridicamente vincolante, sull'applicazione della direttiva 2009/128/CE concernente l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, in cui si chiede che siano resi pubblici gli studi utilizzati nella procedura di autorizzazione di un pesticida, compresi tutti i dati e le informazioni a sostegno delle domande di autorizzazione. Questo aveva un limite all'interno dei brevetti di ciascuna ditta che la legge consentiva di non divulgare, di non ammettere immediatamente quali erano i dati del proprio prodotto; oggi c'è una forte richiesta in più di informazione, che è oggetto di questa mozione. La risoluzione del Parlamento europeo prevede, registrare tutti gli studi regolarmente eseguiti in un registro pubblico e che la procedura di autorizzazione consenta un "periodo per le osservazioni" per tenere conto di tutte le informazioni pertinenti prima che sia presa una decisione; che sia rivalutata la cancerogenicità del glifosato, fissando livelli massimi di residui per i suoli e le acque superficiali; che la Commissione europea svolga uno studio epidemiologico sull'impatto reale dei prodotti fitosanitari sulla salute umana; che l'Unione europea stimoli l'innovazione e promuova la commercializzazione di pesticidi a basso rischio; che la Commissione assegni la valutazione delle domande di rinnovo dell'autorizzazione di un pesticida ad uno Stato membro diverso da quello responsabile delle precedenti valutazioni. Tutto questo è nel solco di un'assoluta maggior trasparenza, che si rende fondamentale quando parliamo di salute pubblica, ma anche della consapevolezza di quale sia il problema e anche che bisogna trovare in fondo delle soluzioni. È evidente che, a questo, si aggiunge anche il regolamento n. 1107 del 2009, relativo all'immissione sul mercato di prodotti fitosanitari, che prevede che non possano più essere immessi in commercio prodotti fitosanitari che siano cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione. Chiaramente, tutto questo ha delle forti implicazioni sull'utilizzo, e questo va abbinato anche a più severi controlli, che devono ovviamente essere messi in atto, perché quando si parla di salute pubblica e di salute dei cittadini è evidente che l'assoluto obiettivo deve essere quello. Però, l'esigenza primaria non è quella di vietare il ricorso a prodotti fitosanitari, almeno fino a che non vi siano delle alternative agli stessi, perché sarebbe uno shock oggi, se dovessimo privarci immediatamente di quei prodotti che all'agricoltura, ricordiamolo, servono, perché consentono di continuare a coltivare; ciò, oggettivamente, sarebbe al momento irrealistico, anche perché abbiamo in aggiunta i cambiamenti climatici in atto, che stanno portando nuovi parassiti (pensiamo al virus Tristeza degli agrumi, al Punteruolo rosso, alla Cimice asiatica) che presentano una maggiore aggressività e che naturalmente sono stati introdotti a causa del cambiamento climatico. Inverni meno rigidi ed estati assolutamente più calde fanno sì che prolifichino altri insetti, e la globalizzazione dei commerci di fatto rende incontrollabile qualsiasi importazione nel nostro Paese. In realtà, dovremmo ricondurre il procedimento di autorizzazione all'immissione in commercio di tali mezzi di produzione ad una maggiore trasparenza, che attualmente è compromessa proprio dal fatto - lo citavo prima - che le società produttrici di prodotti fitosanitari invocano la clausola di segretezza degli studi conseguente alla tutela brevettuale, questo è uno dei problemi su cui bisognerà naturalmente lavorare. Infatti, noi auspichiamo che venga attuato - lo chiediamo anche nella nostra mozione - un registro pubblico, accessibile a tutti, con i dati degli studi presentati per ottenere l'autorizzazione all'immissione in commercio di un determinato prodotto fitosanitario. L'EFSA, inoltre, da parte sua, dovrebbe commissionare studi supplementari ad enti pubblici super partes, per rafforzare l'obiettività e la trasparenza del provvedimento autorizzatorio. Il ruolo dell'EFSA è, infatti, attualmente messo in discussione, anche a seguito della vicenda del glifosato, in cui la procedura di autorizzazione vigente ha mostrato tutti i suoi limiti nel contrasto tra pareri scientifici, non riconducibili ad un'unica posizione, senza che sia stata operata un'adeguata distinzione tra il concetto di pericolo ed il concetto di rischio. Ma EFSA ha mostrato anche i suoi limiti nel non saper comunicare ai consumatori la diversità dell'impiego del glifosato, che in Paesi come l'Italia, dal clima mediterraneo, viene usato solo in fase di pre-semina, mentre in Paesi come il Canada anche in post-raccolta come disseccante, il che aumenta ovviamente l'impiego in termini quantitativi del prodotto e l'esposizione ambientale sulla salute umana. Al di là della trasparenza, poi bisogna concentrarsi anche su un altro tema, che è molto sottovalutato, ed è l'investimento nella ricerca, perché non si possono escludere dal mercato sostanze attive senza individuare delle alternative percorribili per le imprese agricole, creando dei vuoti nella difesa fitosanitaria, lasciando le colture esposte ad avversità e parassiti con danni economici rilevanti. L'obiettivo evidente - perorato anche da noi - è quello di sostituire progressivamente, per quanto possibile, le sostanze attive di sintesi chimica con sostanze attive di origine naturale, i cosiddetti biobased product, che vanno ad arricchire la cassetta degli attrezzi della produzione integrata e dell'agricoltura biologica nel difendere le colture. A tal fine, il Ministro delle politiche agricole e il Ministro all'ambiente dovrebbero finanziare un programma di ricerca a lungo periodo che consenta di avere i dati sperimentali necessari perché le società produttrici di fitosanitari abbiano interesse a registrare nuove molecole. Sarebbe questa un'istanza da far presente anche a livello europeo, perché, ad esempio, le risorse comunitarie destinate in agricoltura siano finanziate solo ed esclusivamente a tale obiettivo. Il tema poi dell'impiego dei prodotti fitosanitari deve essere affrontato con un approccio multilaterale ed internazionale, al di fuori dei confini della stessa UE, nell'ambito delle norme del Codex Alimentarius, perché non ha alcun senso vietare l'uso di alcune sostanze attive ad elevata tossicità nel mercato europeo per poi consentire che prodotti importati arrivino al conservatore con residui di prodotti fitosanitari cancerogeni o mutageni perché autorizzati nei Paesi extra UE. È il caso ovviamente del Canada con il contratto CETA, che ovviamente desta delle perplessità proprio perché lì vengono autorizzati trattamenti molto più massicci, che ovviamente penalizzano l'importazione e le merci che noi utilizziamo, tant'è vero che un'associazione di categoria ha effettuato uno studio comparativo, in occasione dell'accordo CETA, sui prodotti fitosanitari autorizzati dalla UE ed in Canada, ed è stata evidente la differenza: numerose sostanze attive ad elevata tossicità vietate da tempo nell'UE sono ancora autorizzate in Canada. Se una sostanza attiva è cancerogena, deve essere eliminata dal mercato mondiale e non soltanto in un'area commerciale. La tutela della salute umana e dell'ambiente ha un valore universale, mentre la disparità delle diverse legislazioni in materia di prodotti fitosanitari sta non soltanto creando gap concorrenziali tra imprese agricole localizzate in diversi Paesi ma anche esponendo i consumatori ad un rischio incontrollato e soprattutto inconsapevole. È evidente che, in conclusione, è un'opinione condivisa che occorre perfezionare la legislazione che disciplina l'autorizzazione all'immissione in commercio dei prodotti fitosanitari e il loro impiego, meno che tale obiettivo possa essere perseguito realisticamente contrapponendo l'agricoltura biologica alla produzione integrata, in quanto, complessivamente, la PAC oggi è oggettivamente tutta orientata ad un modello di sostenibilità molto avanzato, che ha consentito oltretutto all'Italia di avere residui di tali prodotti sugli alimenti tra i più bassi del mondo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

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