Camera

Italia in recessione; ridurre le tasse e la burocrazia per uscire dalla crisi

Data: 25/03/2019
Numero: 1-00149 / Mozione
Soggetto: Camera dei Deputati
Data Risposta: 27/03/2019

La Camera, 

premesso che: 

i dati diffusi dall'Istat sull'andamento dell'economia nazionale nel quarto trimestre 2018 hanno certificato una contrazione del prodotto interno lordo pari allo 0,2 per cento, per il secondo trimestre consecutivo di calo dopo il -0,1 per cento del periodo luglio-settembre 2018: è l'ingresso ufficiale dell'Italia in recessione; 

le conseguenze dell'andamento negativo degli ultimi due trimestri del 2018 avrà effetti per almeno tutto il primo semestre del 2019 e, in assenza di una robusta inversione di marcia nella seconda metà del 2019, renderanno inevitabile una manovra correttiva in estate e, comunque, già nel mese di aprile 2019 il Governo dovrà indicare nel documento di economia e finanza come far fronte ai 23 miliardi di euro necessari per bloccare l'aumento delle aliquote Iva previsto dal 1° gennaio 2020;

l'ultimo bollettino della Banca d'Italia prevede per il 2019 una crescita massima dello 0,6 per cento, smentendo clamorosamente il dato dell'1 per cento fissato dal Governo nella legge di bilancio per il 2019; dato, peraltro, già rivisto al ribasso rispetto all'1,5 per cento stimato a settembre 2018;

l'impatto negativo della frenata del prodotto interno lordo sui conti pubblici determinerà in automatico l'incremento del deficit nominale e del debito e, se non sarà compensato da massicci investimenti, rischia di avere effetti devastanti; 

mentre, sugli investimenti pubblici si rileva la paralisi dei cantieri che si sta venendo a creare a causa delle numerose fratture interne della maggioranza e che rischia ora di bloccare anche il Tav, spingendo l'Unione europea ad annunciare che si potrebbe chiedere all'Italia di restituire anche i fondi già percepiti, rispetto agli investimenti privati pesano i dati diffusi da Confindustria a gennaio 2019, dai quali risulta che la fiducia delle imprese continua a calare e che peggiorano le valutazioni delle imprese sulle condizioni per investire; 

la Banca d'Italia ha rilevato che gli investimenti delle imprese in beni strumentali, cresciuti del 5,2 per cento nel 2018, caleranno drasticamente nel 2019 e nel 2020, un peggioramento dovuto soprattutto alla legge di bilancio per il 2019, che ha cancellato il super-ammortamento e rimodulato gli incentivi dell'iper-ammortamento in beni tecnologici; le imprese italiane continuano a essere vessate da una tassazione abnorme e dal peso di un'eccessiva burocrazia; 

la fatturazione elettronica si sta rivelando un disastro, mentre diminuiscono le infrastrutture e gli investimenti; 

nell'« Analisi annuale della crescita 2019 », elaborata dalla Commissione europea nel novembre 2018, nel confermare che l'economia europea è entrata nel sesto anno di crescita ininterrotta, si ribadisce che « in diversi Stati membri il flebile impulso delle riforme, la bassa crescita della produttività e gli elevati livelli di debito gravano sul potenziale di crescita dell'economia », che vi sono notevoli differenze di produttività tra imprese, settori e regioni dell'Unione europea e che proprio le ampie disparità regionali e territoriali « rimangono un'importante fonte di preoccupazione »; 

nell'analisi si afferma, inoltre, che, nonostante i progressi compiuti, « le sfide e i rischi esterni sono in aumento », tra i quali in primo luogo figurano l'ascesa economica della Cina e il crescente protezionismo commerciale praticato dagli Stati Uniti; 

in particolare, il documento cita, tra le « vulnerabilità persistenti », la bassa crescita della produttività, le persistenti disuguaglianze di reddito e la lenta diminuzione della povertà, le disparità regionali e territoriali, l'elevato debito pubblico e privato e altri squilibri macroeconomici persistenti all'interno della zona euro; 

tra le « sfide a breve termine » figurano, tra le altre, l'aumento del protezionismo e tensioni geopolitiche che incidono sulle relazioni commerciali, l'instabilità sui mercati emergenti e il graduale ritiro dello stimolo della Banca centrale europea, mentre tra le « sfide a medio/lungo termine » sono annoverati anche l'impatto dei cambiamenti demografici e il ruolo delle migrazioni; 

l'azione protezionistica avviata dagli Stati Uniti, con l'introduzione dei dazi su siderurgia e acciaio come reazione al surplus commerciale tedesco, rischia di scatenare una guerra commerciale dagli esiti drammatici per le aziende italiane, oltre ad acuire la crisi di alcune economie emergenti che rappresentano per l'Italia importanti partner commerciali e mercati per le esportazioni; 

le imprese italiane sono già gravemente penalizzate a causa delle sanzioni commerciali imposte alla Russia e che, negli anni in cui sono state in vigore, hanno inflitto perdite al mercato delle esportazioni italiane per tre miliardi di euro ogni anno, colpendo in particolar modo le imprese agroalimentari e il mercato delle tecnologie;

l'Italia rivela dati nettamente inferiori a quelli della media degli Stati della zona euro anche per quanto riguarda la percentuale di occupati e il tasso fissato come obiettivo nell'ambito della strategia « Europa 2020 », che consiste nell'elevamento almeno al 67 per cento per i soggetti della fascia d'età compresa tra i 20 ed i 64 anni, appare lontano dall'essere raggiunto;

sull'occupazione stabile continua a pesare in modo drammatico il costo del lavoro, che in Italia è del 10 per cento superiore a quello che si registra mediamente nel resto d'Europa, prelevando il 49 per cento « a titolo di contributi e di imposte »; 

ancora peggiore, se possibile, è la situazione delle piccole e medie imprese: il total tax rate stimato per una media impresa equivale a un carico fiscale complessivo superiore di quasi venticinque punti rispetto a quello pagato dalla media delle imprese in Europa, sfiorando il 65 per cento; 

questi due oramai cronici fattori di crisi per l'Italia, cui si aggiunge il basso reddito pro capite, non sembrano aver trovato soluzione nelle politiche economiche e fiscali varate sin qui da questo Governo, che più che puntare al rilancio della produttività si concentra sul versante assistenzialistico; 

anche la ripresa degli investimenti pubblici, alla quale l'ultimo documento di economia e finanza aveva riconosciuto un ruolo chiave per sostenere imprese e occupazione, non sembra ancora trovare attuazione e, anzi, si sta assistendo all'abbandono di progetti deliberati da tempo, quali la realizzazione del Tav, con enormi danni a imprese e lavoratori coinvolti; 

la doverosa riduzione del debito pubblico non può essere realizzata con le cieche politiche di austerità che derivano dall'applicazione di tali regole, che hanno prodotto effetti devastanti sulla mancata ripresa economica, sull'impoverimento dei cittadini, sull'acuirsi delle disuguaglianze sociali, e hanno agito nel senso di una sistematica disintegrazione del sistema di protezione sociale; 

l'obbligo di fatturazione elettronica per tutte le operazioni tra partite Iva e con i consumatori in vigore dal 1° gennaio 2019 sta determinando gravi problematiche nella sua applicazione, con gravi inefficienze del sistema, quali i pesanti ritardi nella gestione telematica della fatturazione elettronica con il rischio che la fattura possa non arrivare in tempi brevi al destinatario, comportando inevitabilmente ritardi nell'esecuzione del dovuto pagamento; 

d'altro lato, conseguenza ancora peggiore dell'obbligo di fatturazione elettronica è il fatto che sta determinando un boom di chiusure tra le attività commerciali di piccole dimensioni, dove in molti casi i gestori, spaventati dalla rivoluzione digitale e in mancanza di ricambio generazionale, hanno « accelerato » il pensionamento per non dover affrontare lo scoglio della nuova fatturazione, 

impegna il Governo: 

1) ad assumere iniziative per varare con urgenza la cosiddetta flat tax incrementale, volta a realizzare una detassazione sul reddito incrementale per i lavoratori autonomi e per le imprese; 

2) a promuovere una riforma del sistema tributario con l'introduzione di un'unica aliquota fiscale (flat tax) per famiglie e imprese con previsione di no tax area e deduzioni; 

3) ad adottare iniziative volte a ridurre e semplificare gli adempimenti burocratici a carico delle imprese; 

4) a sostenere in sede europea la necessità di scorporare dal calcolo del deficit le spese per investimenti, per la prevenzione dei rischi idrogeologici e sismici e quelle per la sicurezza e ad assumere iniziative volte a introdurre una maggiore flessibilità nell'individuazione delle circostanze eccezionali di cui all'articolo 81 della Costituzione; 

5) ad assumere iniziative volte a disporre la sospensione dell'obbligo della fatturazione elettronica a carico delle imprese che occupano fino a duecento dipendenti; 

6) ad assumere iniziative per avviare la progressiva riduzione delle accise sulla benzina; 

7) ad assumere iniziative per escludere dallo split payment le piccole e medie imprese;

8) a promuovere l'adozione di un piano nazionale di interventi, anche di natura fiscale, finalizzato a contrastare la crisi demografica in atto e incentivare la natalità, con provvedimenti strutturali e permanenti, quali, in primo luogo, la gratuità degli asili nido e gli assegni per i figli; 

9) ad assumere iniziative urgenti, anche di carattere normativo, volte a contrastare la concorrenza fiscale sleale tra Stati membri e il fenomeno delle delocalizzazioni intracomunitarie; 

10) a realizzare una politica economica basata sulla difesa del lavoro, dell'industria e dell'agricoltura italiani da concorrenza sleale e, tenuto conto che sussistono normative europee che possono penalizzare l'Italia, volta a sostenere la produzione industriale e agricola riconoscibile come marchio Italia e la graduale riconversione della produzione esposta alla concorrenza indiscriminata; 

11) ad adottare politiche industriali efficienti volte a fronteggiare la minaccia all'economia e alla sicurezza del Paese attraverso la tutela delle aziende italiane di rilevanza strategica o ad elevato contenuto tecnologico, spesso permeabili a manovre esterne indirizzate ad assumerne il controllo; 

12) ad adottare iniziative volte a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici, quali le regioni insulari; 

13) ad avviare negoziati in ambito europeo per rivedere l'impostazione del complesso dei vincoli derivanti dal Fiscal compact, al fine di avviare una politica di crescita sostenibile e di ripresa economica e produttiva, con l'impegno da parte italiana a utilizzare la maggiore flessibilità unicamente in investimenti pubblici e sicurezza.

Mozione sottoscritta dai parlamentari: Lollobrigida, Meloni, Acquaroli, Bellucci, Bucalo, Butti, Caretta, Ciaburro, Cirielli, Luca De Carlo, Deidda, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Ferro, Fidanza, Foti, Frassinetti, Gemmato, Lucaselli, Mantovani, Maschio, Mollicone, Montaruli, Osnato, Prisco, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Silvestroni, Trancassini, Varchi, Zucconi.

Nella seduta del 27 marzo 2019, stante il parere contrario del Governo, la Camera ha respinto la Mozione

DIBATTITO IN ASSEMBLEA, SEDUTA DEL 25 MARZO 2019

Discussione della mozione Marattin ed altri n. 1-00141 concernente iniziative di politica economica, alla luce dei recenti dati economici 

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PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Lucaselli, che illustrerà la mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00149, di cui è cofirmataria. 

YLENJA LUCASELLI (FDI). Grazie, Presidente. Il gruppo di Fratelli d'Italia ha ritenuto necessario, oltre che doveroso, presentare una mozione sul tema proprio perché riteniamo che sia assolutamente fondamentale dibattere in Aula, anche se pare che questi dibattiti non interessino a molti, su alcuni temi che sono invece fondamentali soprattutto per il futuro dei ragazzi che vediamo lì seduti a guardarci. Dunque dobbiamo partire da una prima considerazione ossia che le opposizioni, seppur in modo differente e partendo da presupposti assolutamente diversi, avevano iniziato a parlare con il Governo già in sede di DEF e poi ancora in sede di legge di bilancio, proprio perché ritenevamo assolutamente doveroso far presente che la linea indicata all'epoca sia dal Presidente del Consiglio sia dal Ministro Tria non era una linea che poteva essere sostenuta proprio perché di fatto le parole non erano poi supportate dai numeri. Tuttavia è proprio con i numeri che, invece, dobbiamo fare i nostri conti ed è su quelli che dobbiamo fare le nostre considerazioni. E allora se dobbiamo stare ai conti, se, come dicevano bene i colleghi prima, è ai numeri che ci dobbiamo attenere, allora vuol dire che sino a questo momento il Governo e l'attività di Governo in materia economica ha assolutamente fallito. Vedete, arriveremo presto e dovremmo fare i conti già ad aprile con il grossissimo problema, che ricordava prima il collega, dei 23 miliardi necessari per bloccare l'aumento delle aliquote IVA previste a partire dal 1° gennaio 2020. Faremo i conti con questo primo grossissimo problema partendo dai dati diffusi dall'Istat che ci raccontano un'economia nazionale nella quale, nel quarto trimestre 2018, i dati hanno certificato una contrazione del PIL pari allo 0,2 per cento e che non ha prospettive di miglioramento. L'ultimo bollettino della Banca d'Italia prevede per il 2019 una crescita massima allo 0,6: non ritengo necessario dover ricordare che il dato che ci venne invece raccontato dal Governo in legge di bilancio era fissato all'1 per cento e che evidentemente a questo punto è assolutamente smentito. L'impatto negativo della frenata del PIL sui nostri conti pubblici determinerà in automatico l'incremento del deficit nominale e del debito e, ove questo non dovesse essere compensato, ovviamente chi capisce di numeri, sa che ciò potrà avere effetti assolutamente devastanti proprio perché, se non vi fossero massicci investimenti, la nostra economia rischierebbe di contrarsi ancora di più. Proprio parlando degli investimenti, mi pare che il Governo abbia abdicato a un altro ruolo fondamentale e abbia, ancora una volta, raccontato una cosa diversa da quella che poi ha messo nei numeri, perché la paralisi dei cantieri, che si sta venendo a creare in seguito alle numerosissime fratture presenti all'interno della maggioranza e che, voglio ricordarlo, rischia di bloccare anche la TAV sulla quale probabilmente abbiamo tempi molto più stringenti, considerato anche quanto ci dice l'Unione europea, rispetto agli investimenti privati farà sentire un'ulteriore contrazione. Confindustria dice che la fiducia delle imprese nell'economia italiana è calata drasticamente così come sono calati gli investimenti dall'estero e ciò accade per una serie di motivi e mi pare sia assolutamente evidente che non vi siano oggi le condizioni per investire nella nostra nazione: non ci sono i criteri in una nazione dove la burocrazia è ancora troppo predominante rispetto invece alla necessità di velocizzare i tempi per far sì che gli investimenti vengano effettuati. E non da ultimo ricordo un dato che possiamo riprendere proprio dalla legge di bilancio perché non ho dimenticato e sicuramente i colleghi che facevano parte di quella Commissione non hanno dimenticato, come è stato cancellato il super-ammortamento e sono stati rimodulati tutti gli incentivi dell'iper-ammortamento in beni tecnologici. Ciò fa sì che le nostre aziende non solo abbiano più difficoltà (e ne avranno sicuramente molta di più di qui in avanti) ad investire nelle proprie attività ma abbiamo un problema anche rispetto alla concorrenza. Le imprese italiane continuano ad essere vessate da una tassazione assolutamente abnorme, dal peso di un'eccessiva burocrazia, come dicevo prima: pensiamo per esempio all'introduzione della fatturazione elettronica che, sino ad oggi, non ha dato alcun risultato se non quello di far chiudere moltissimi esercizi commerciali, di aver gravato i piccoli commercianti di un costo aggiuntivo e di una parte sostanziale all'interno della propria organizzazione imprenditoriale. L'analisi annuale della crescita 2019, elaborata dalla Commissione europea nel novembre 2018, conferma che l'economia europea è entrata nel sesto anno di crescita ininterrotta e ribadisce anche che, in diversi Stati membri, il flebile impulso delle riforme e la bassa crescita della produttività e gli elevati livelli di debito gravano sul potenziale di crescita dell'economia generale e quindi anche quella degli altri Paesi. E, in particolare, abbiamo ritenuto necessario sottolineare come in questo documento venga evidenziato che le vulnerabilità persistenti e la bassa crescita della produttività creano disuguaglianze di reddito e aumento delle disparità regionali e territoriali. Ora è chiaro che tutto questo fa sì che l'Italia che, evidentemente è in recessione ma che rispetto ad essa non dà vere soluzioni per cui c'è il problema ma si tende e si continua a non voler analizzare il problema per quello che è e, quindi, a non dare risposte concrete, ecco allora, rispetto a questi fatti, dovremmo forse fermarci e capire che l'attività del Governo non sta andando nella giusta direzione. Lo dico anche in virtù di un semi-dibattito che c'è stato sul reddito di cittadinanza, sul provvedimento che abbiamo da poco discusso, ribadendo che, secondo Fratelli d'Italia, il gruppo al quale appartengo, è fondamentale che le risorse oggi vengano spese invece proprio per dare impulso alle imprese che creano lavoro perché, anche sul tema del lavoro, è stato fatto ricordo il decreto dignità ma, anche in questo caso, non vi sono stati gli effetti che ci venivano raccontati, anzi. Ciò inizia davvero ad essere un problema che, se non risolto, potrebbe diventare insormontabile e che comunque ricadrà per i suoi effetti negativi sulle prossime generazioni. Ad esempio, mi viene in mente che, anche rispetto alla politica nei confronti della Russia, noi abbiamo iniziato a portare all'attenzione dei Ministri competenti e del Governo la questione russa già dall'inizio della legislatura in corso, perché il blocco che abbiamo nei confronti della Russia ci porta di fatto a perdere nel mercato delle esportazioni italiane oltre 3 miliardi di euro ogni anno e ciò colpisce, in particolar modo, le imprese agroalimentari e il mercato delle tecnologie e, nonostante ci siano state rassicurazioni in tal senso, di fatto, quando poi si è andati in Europa per portare la propria voce, si è portata una voce distonica rispetto a quella utilizzata all'interno dell'Aula. Ora l'Italia rileva dati nettamente inferiori a quelli della media degli Stati della zona euro anche per quanto riguarda la percentuale di occupati e il tasso fissato come obiettivo nell'ambito della strategia Europa 2020 che consiste nell'elevazione almeno al 70 per cento per i soggetti della fascia d'età compresa fra i 20 e i 64 anni per noi appare assolutamente lontano. Sull'occupazione stabile continua a pesare in modo drammatico il costo del lavoro, che in Italia è del 10 per cento superiore a quello che si registra mediamente nel resto d Europa, prelevando il 49 per cento a titolo di contributi e di imposte. Ancora peggiore poi, se possibile, è la situazione delle piccole e medie imprese. Il total tax rate stimato per una media impresa equivale a un carico fiscale complessivo superiore di quasi 25 punti rispetto a quello pagato dalla media delle imprese in Europa, sfiorando il 65 per cento, e anche questa è una riflessione a carattere sostanziale perché se non ci preoccupiamo di queste differenze e se non ci preoccupiamo di alleggerire quel gap fra le nostre aziende e i nostri diretti concorrenti che sono le aziende innanzitutto della Comunità e che sono presenti all'interno della Comunità, allora dovremmo già dire di aver rinunciato alla possibilità, per le nostre aziende, di essere competitive con gli stessi strumenti sul mercato globale. Ovviamente, a tutto questo dobbiamo aggiungere il basso reddito pro capite e nulla di questo è stato di fatto risolto dalle politiche economiche e fiscali varate sin qui da questo Governo che, invece di puntare alla produttività, e, quindi, al sostegno alla produttività, ha ritenuto necessario concentrarsi su un versante assistenzialistico, tra l'altro facendolo in modo del tutto inadeguato. Vedete, anche la ripresa degli investimenti pubblici, alla quale l'ultimo DEF aveva riconosciuto un ruolo chiave e io ricordo Tria in Commissione, durante le audizioni, raccontarci che i soldi per gli investimenti c'erano, che ci sarebbero stati e che gli investimenti sarebbero partiti di lì a pochissimo, ebbene, tutto questo non è successo e, quindi, anche in questo caso, non sembra aver trovato attuazione il criterio fondante una nazione come la nostra, che è quello, appunto, di effettuare quegli investimenti non solo perché necessari, ma perché, a questo punto, l'Italia ne ha davvero bisogno. E, invece, di contro vediamo l'abbandono dei progetti più importanti, quelli deliberati già da tempo, e ritorno alla TAV con numerosissimi problemi sia nei confronti delle aziende sia dei lavoratori coinvolti in quei cantieri. Dovremmo pensare alla riduzione del debito pubblico, e noi riteniamo che la riduzione del debito pubblico non può essere realizzata con le cieche politiche dell'austerità che derivano dall'applicazione delle regole imposte anche attraverso questo DEF e che hanno prodotto, invece, effetti devastanti sulla mancata ripresa economica. Abbiamo, dall'altra parte, la necessità di raccontare finalmente un'Italia diversa. Vedete, noi abbiamo partecipato ai lavori nella Commissione bilancio e nella Commissione finanze in maniera davvero molto serena, quindi senza partire mai da un preconcetto rispetto all'attività di Governo ma cercando di numerarci e di confrontarci sui numeri. Eppure, ancora oggi si parla genericamente di un'applicazione di una flat tax che, di fatto, non porterà a risultati concreti, a meno che non si prenda in considerazione quello che noi andiamo raccontando da tempo, cioè la possibilità di introdurre una flat tax incrementale, di modo che questa non abbia un'incidenza diretta sul bilancio dello Stato. Vorremmo che ci fosse la riformulazione e che venisse messo mano nuovamente al sistema tributario con l'introduzione, per esempio, di un'unica aliquota fiscale per le famiglie e per le imprese e che ci fossero delle no tax area per le deduzioni. Vorremmo che venissero semplificati concretamente tutti gli adempimenti burocratici a carico delle imprese e vorremmo che venisse eliminata, o sospesa quantomeno, l'applicazione della fatturazione elettronica, che, sino a questo momento, ha prodotto soltanto dei danni. Vorremmo che ci fosse l'avvio di quello che è stato detto in campagna elettorale, cioè l'avvio della riduzione delle accise sulla benzina. Vorremmo che venisse finalmente escluso lo split payment sulle piccole e medie imprese. Vorremmo che ci fosse un'iniziativa sostanziale da parte di questo Governo per aiutare finalmente la crescita demografica e, quindi, contrastare la decrescita che è attualmente in atto in modo assolutamente preoccupante, che venisse incentivata la natalità con provvedimenti strutturali ma soprattutto permanenti, cioè con provvedimenti che abbiano la capacità di guardare non da qui a domani, ma da qui alle prossime generazioni. Noi vorremmo davvero che ci fosse, tra l'altro, la tutela delle nostre aziende anche per ciò che riguarda il made in Italy. Lo abbiamo detto più volte e non ci stancheremo mai di ribadirlo: noi abbiamo la necessità che ci siano delle politiche concrete per tutelare i nostri prodotti e i nostri produttori all'estero, e la sottoscrizione di accordi in giro per il mondo ovviamente non è sufficiente. E vorremmo che venissero adottate politiche industriali efficienti, volte a fronteggiare la minaccia all'economia e alla sicurezza del Paese, attraverso la tutela delle aziende italiane di rilevanza strategica e ad alto contenuto tecnologico, spesso permeabili a manovre esterne indirizzate ad assumerne il controllo. Insomma, noi vorremmo che ci fosse l'attenzione sulle politiche economiche di questo Paese, che ciò venisse fatto in maniera seria e che venisse fatto soprattutto in maniera onesta, senza raccontare ai nostri cittadini una crescita che non c'è e senza dare ai nostri cittadini la sensazione che attraverso alcune misure - penso, per esempio, al reddito di cittadinanza - si possa davvero stimolare il consumo interno, considerato che non è questo che fa crescere un Paese.

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PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali delle mozioni. Prendo atto che il Governo si riserva di intervenire successivamente. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

DIBATTITO IN ASSEMBLEA, SEDUTA DEL 27 MARZO 2019

PRESIDENTE. Colgo l'occasione per salutare gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto di istruzione superiore "Tito Lucrezio Caro" di Cittadella, in provincia di Padova. Benvenuti e grazie di essere venuti ad assistere ai nostri lavori. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lucaselli. Ne ha facoltà. 

YLENJA LUCASELLI (FDI). Grazie, Presidente. Io sono un po' basita da quanto il Viceministro ci ha detto. Ovviamente non ci aspettavamo un parere favorevole sulle nostre mozioni, però speravamo che, almeno questa volta, almeno in questa occasione, avendo riportato il dibattito economico in quest'Aula, avremmo potuto discutere seriamente dei problemi perché, anche quando eravamo in fase di lettura e di stesura del DEF e poi, in fase di discussione della legge di bilancio, ci vennero raccontati fatti che poi non solo non sono stati dimostrati nella realtà, ma anzi sono stati assolutamente confutati dalla realtà - parleremo dei dati della crescita o della decrescita dell'Italia nel primo trimestre 2019 - mentre ci veniva raccontato che, proprio attraverso la legge di bilancio e le misure che con essa venivano varate, avremmo avuto una nuova era e una nuova serenità ad affrontare i problemi della politica economica. Detto questo, credo che non sfugga a nessuno che l'Italia sia storicamente un caso anomalo rispetto ai Paesi sviluppati, perché, da circa un quarto di secolo, è il Paese nel quale si registrano i tassi di crescita più bassi e le motivazioni, ovviamente, diverse, sono da ricercare in una serie di fattori fra cui sicuramente la difficoltà di adeguare la pubblica amministrazione e la struttura produttiva alle sfide della globalizzazione, dell'innovazione tecnologica e della moneta unica. Ora, però, c'è un dato che riporta ai numeri e, quando si parla di economia, si deve fare i conti con i numeri. Il PIL procapite oggi in Italia è pari a 106: ciò significa che l'Italia è praticamente ferma e chi non si rende conto di questo e chi continua a raccontarci - lo abbiamo letto nella mozione presentata dai gruppi di maggioranza - chi ci continua a raccontare che invece ci sarà una crescita e che si auspica che ci sia una crescita, quando di fatto poi non vengono messe in campo le misure necessarie perché quella crescita divenga realtà, allora dobbiamo sottolineare che anche la Grecia in termini di PIL pro capite ci supera perché oggi è a 116. Ora, l'Eurozona, tolta l'Italia, è a quota 135 che corrisponde ad una crescita media annua dell'1,4 e noi continuiamo a rimanere fermi, immobili e inermi rispetto ad una situazione che sta diventando drasticamente incontrollata e che, più si va avanti e più non si affronta il problema, diventerà incontrollabile. L'Italia è uno dei pochissimi Paesi che ancora oggi non è riuscito a ritornare ai livelli pre-crisi e ciò che è drammatico leggere in questi dati è che, quando una situazione come questa si prolunga e si procrastina per così tanto tempo, il gap di differenza fra coloro i quali crescono economicamente e coloro i quali invece continuano a peggiorare da un punto di vista economico, si fa sempre più ampio e non è certo il reddito di cittadinanza che potrà aiutare o sostituire la mancanza strutturale di riforme che diano nuovamente voce alle nostre imprese e che diano finalmente quel volano e quello shock di cui abbiamo parlato lungamente in quest'Aula. Ora, l'Italia è in mezzo al guado e chi non se ne rende conto fa un torto non soltanto a se stesso, ma fa un torto all'Italia stessa, ai cittadini, ai nostri imprenditori, ai commercianti che ogni volta e ogni giorno combattono per aprire i negozi e alzare le saracinesche. Sono stati toccati punti fondamentali, sicuramente, nelle riforme che abbiamo discusso, ma nessuna di queste si è mai preoccupata veramente del nocciolo della questione, vale a dire ridare alle nostre imprese la fiducia per lavorare, ma soprattutto per dare loro gli strumenti legislativi necessari perché quel lavoro possa di fatto essere compiuto quotidianamente. Noi siamo assolutamente convinti che i nostri imprenditori, i nostri commercianti abbiano davvero moltissimo coraggio a combattere ancora quotidianamente per un sistema economico che, invece, non dà loro sostegno, che invece, ad esempio, di alleggerire la burocrazia non fa altro che appesantirla. Mi viene in mente ad esempio la fatturazione elettronica, che ad oggi evidentemente è stato un pieno insuccesso. L'incapacità di saper fare ammenda e di saper chiedere scusa e di ritornare sui propri passi, che pure sarebbe un sintomo di intelligenza, ecco tale incapacità è quella che ci porterà economicamente verso il baratro. Noi vogliamo un'Italia che si preoccupi del lavoro, che si preoccupi della crescita e, proprio parlando del lavoro, tema assolutamente fondamentale, mi viene in mente che il decreto dignità, di fatto, non ha portato ai giovamenti che venivano raccontati e, così come in tutte le altre occasioni ci sono state raccontate storie completamente diverse dalla realtà, anche in quel caso ciò che poi abbiamo visto realizzarsi è stato semplicemente l'aumentare di contratti a tempo determinato. Vi faccio semplicemente un esempio, perché è facile discuterne e dibatterne qui in Aula, poi però bisogna andare per la strada come umilmente facciamo noi quotidianamente e parlare con quegli imprenditori. Allora, vedrete che sicuramente - ognuno di voi lo sa, così come lo sappiamo noi - per un imprenditore assumere un ragazzo senza clausola per 12 mesi è molto più semplice che non trasformare quel contratto, dopo i 12 mesi, in un contratto con una clausola, non solo per le lungaggini burocratiche e giudiziarie alle quali ormai siamo tutti avvezzi, ma perché economicamente non è conveniente per l'imprenditore. Ecco, allora, che anche in quel caso noi abbiamo di fatto messo, il Governo ha messo in opera, un'azione che non ha dato i risultati e che anzi darà un risultato completamente opposto, cioè quello di aumentare il precariato e di lasciare, dopo quei 12 mesi, i nostri giovani nuovamente senza lavoro. Noi - e questo forse è il momento di dirlo - l'onestà l'avremmo voluta vedere nella sincerità rispetto ai dati, nella presa d'atto di quella che è l'economia reale oggi. Vorremmo che venisse riconosciuto che il problema dell'Italia è quello di un motore che è ormai assolutamente imballato e che la sua economia non può crescere se non c'è, rispetto a quella crescita, un vero shock: non è soltanto lo shock fiscale che raccontiamo noi da moltissimo tempo, non è soltanto l'applicazione della flat tax, non è soltanto la revisione, per esempio, sulle aliquote per imprese e famiglie del sistema tributario. Ecco, noi vorremmo che venisse davvero ridata la speranza ai nostri imprenditori, che finalmente quelle imprese e quei piccoli commercianti, quelle medie e piccole imprese di cui il tessuto economico-sociale italiano vive; vorremmo che a quelle persone venisse data nuovamente la speranza di poter credere nella capacità del Governo di essere al loro fianco e di combattere al loro fianco per essere pronti e competitivi nella battaglia della globalizzazione. Più noi dimentichiamo che siamo ormai in un mercato globale e che le nostre imprese devono competere anche all'interno dello stesso sistema economico europeo, con imprese che hanno agevolazioni, che hanno aiuti, che hanno capacità tecnologiche superiori, più noi dimentichiamo tutto ciò e più, di fatto, ci stiamo dimenticando del nostro Paese e della sua crescita. Vedete, noi vorremmo che non venisse risolto il problema semplicemente pensando di aumentare la questione del debito, lo stato del debito, della nostra nazione: non è questo il punto. Il punto è incominciare davvero a ripensare alle riforme strutturali che possano aiutare il nostro Paese, che possano aiutare le nostre imprese e che possano aiutare finalmente i nostri giovani a smettere di migrare all'estero (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

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PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Come da prassi, le mozioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.

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Passiamo alla votazione della mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00149. Avverto che ne è stata chiesta la votazione per parti separate, nel senso di votare dapprima distintamente ciascuno dei primi 7 capoversi del dispositivo, a seguire i restanti capoversi del dispositivo e infine, ove il dispositivo sia in tutto o in parte approvato, la premessa. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00149, limitatamente al primo capoverso del dispositivo, su cui il Governo ha espresso parere contrario. Dichiaro aperta la votazione. (Segue la votazione). Il primo capoverso del dispositivo inizia con le parole: "ad assumere iniziative per varare con urgenza la cosiddetta flat tax (…)". Dichiaro chiusa la votazione. La Camera respinge (Vedi votazione n. 18). Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00149, limitatamente al secondo capoverso del dispositivo, su cui il Governo ha espresso parere contrario. Dichiaro aperta la votazione. (Segue la votazione). Dichiaro chiusa la votazione. La Camera respinge (Vedi votazione n. 19). Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00149, limitatamente al terzo capoverso del dispositivo, su cui il Governo ha espresso parere contrario. Dichiaro aperta la votazione. (Segue la votazione). Dichiaro chiusa la votazione. La Camera respinge (Vedi votazione n. 20). Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00149, limitatamente al quarto capoverso del dispositivo, su cui il Governo ha espresso parere contrario. Dichiaro aperta la votazione. (Segue la votazione). Dichiaro chiusa la votazione. La Camera respinge (Vedi votazione n. 21). Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Lollobrigida ed altri n. 1-00149, limitatamente al quinto capoverso del dispositivo. Il parere del Governo è contrario. Dichiaro aperta la votazione. (Segue la votazione). Dichiaro chiusa la votazione. La Camera respinge (Vedi votazione n. 22). Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Lollobrigida ed altri n. 1-00149, limitatamente al sesto capoverso del dispositivo. Il parere del Governo è contrario. Dichiaro aperta la votazione. (Segue la votazione). Dichiaro chiusa la votazione. La Camera respinge (Vedi votazione n. 23). Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Lollobrigida ed altri n. 1-00149, limitatamente al settimo capoverso del dispositivo. Il parere del Governo è contrario. Dichiaro aperta la votazione. (Segue la votazione). Dichiaro chiusa la votazione. La Camera respinge (Vedi votazione n. 24). Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla restante parte della mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00149, limitatamente alle premesse e ai capoversi ottavo, nono, decimo, undecimo, dodicesimo e tredicesimo del dispositivo. Il parere del Governo è contrario. Dichiaro aperta la votazione. (Segue la votazione). Dichiaro chiusa la votazione. La Camera respinge (Vedi votazione n. 25). 

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TommasoFoti
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