Camera

Risoluzione relativa al 'Documento di economia e finanza' del 2018

Data: 11/10/2018
Numero: 6-00021 / Risoluzione
Soggetto: Camera dei Deputati
Data Risposta: 11/10/2018

La Camera, 

esaminato il Documento di economia e finanza 2018, 

premesso che: 

lo scenario tendenziale a legislazione vigente esposto nel Documento di economia e finanza di aprile aveva stimato una crescita del PIL, per l'anno in corso, pari all'1,5 per cento, invariata rispetto al 2017, a conferma di un dato assai modesto se rapportato a quello dell'economia globale, il cui PIL è passato dal 3,2 per cento del 2016 al 4 per cento del 2017, raggiungendo il picco massimo dell'ultimo decennio; 

rispetto a quanto indicato nel DEF, nella Nota di aggiornamento in esame viene triplicato il ricorso al deficit per realizzare le misure contenute nel programma di Governo e le promesse fatte in campagna elettorale dai due partiti che lo sostengono, con un deficit che raggiungerà il 2,4 per cento del Pil nel 2019, per poi scendere al 2,1 per cento nel 2020 e all'1,8 per cento nel 2021; 

per il 2019, il passaggio da un indebitamento dello 0,8 per cento del Pil previsto nell'ultimo Def (firmato da Gentiloni e Padoan) al 2,4 per cento previsto dalla Nota di aggiornamento comporterà un maggior deficit di circa 27 miliardi, arrivando ad un totale di oltre 40 miliardi: deficit che andrà ad alimentare lo stock del debito pubblico, con pagamento di interessi crescenti a causa dell'aumento dello spread dovuto all'ulteriore sforamento giudicato negativamente dai mercati; 

nel quadro programmatico presentato, le misure di politica economica messe in campo dovrebbero portare ad una rilevante crescita del Pil nei prossimi 3 anni con percentuali di crescita al momento inverosimili, considerando che i principali istituti internazionali (OCSE, FMI, Commissione europea) esprimono previsioni al ribasso, prevedendo un rallentamento della crescita che, nella stima più ottimistica, si attesta al +1,1 per cento per il 2019;

la stessa Nota di aggiornamento – nel descrivere il quadro macroeconomico nazionale e internazionale – ne dà conferma, parlando per l'Italia di « un peggioramento del contesto macroeconomico di riferimento », affermando in riferimento all'Eurozona che « la maggior parte degli indicatori congiunturali europei suggerisce, inoltre, che la crescita sperimenterà ritmi relativamente modesti nei prossimi mesi » e, in riferimento alla situazione internazionale, che « per i prossimi anni, i rischi associati a un deterioramento ulteriore del quadro internazionale restano elevati »; 

il Governo, dunque, scommette sulla crescita, sfidando le previsioni e il futuro quadro macroeconomico, con un azzardo che potrebbe tramutarsi in un deficit decisamente più elevato, con tutte le conseguenze legate ai mercati e alla Commissione europea, conseguenze che di fatto pagheranno tutti gli italiani; 

in continuità con i precedenti Governi di centro-sinistra, si fanno previsioni ambiziose (per usare un eufemismo) per poi fare nei prossimi anni i conti con la realtà; continuità che, purtroppo, viene rafforzata anche dal modo di utilizzare il deficit aggiuntivo, aspetto più grave di tutti e deleterio per l'economia italiana: la linea della sinistra nel corso dei suoi disastrosi Governi, infatti, è stata quella di fare deficit per aumentare la spesa corrente, la stessa linea che, stando a quanto annunciato, verrà seguita dall'attuale compagine governativa nella imminente legge di bilancio; 

Fratelli d'Italia non è per l'austerità né contro gli interventi di politica sociale per aiutare gli italiani in difficoltà, ma sostiene che le politiche in deficit debbano tradursi in misure strutturali e organiche efficaci in grado di innescare un meccanismo virtuoso e stabile di crescita del Pil e dell'occupazione; le risorse finanziarie che si stima di recuperare e quelle aggiuntive derivanti dal maggior indebitamento non devono essere utilizzate per interventi di spesa corrente ma piuttosto per ridurre la pressione fiscale, sostenere le imprese e finanziare investimenti produttivi e infrastrutture; 

in definitiva, in assenza di una politica complessiva in grado di innescare un meccanismo incisivo e stabile di crescita del Pil e dell'occupazione, l'andamento del debito pubblico e dei tassi di interesse – unitamente ad altri fattori rilevanti quali le difficoltà di accesso al credito, l'eccessiva burocrazia, gli scarsi investimenti pubblici, l'utilizzo delle risorse finanziarie recuperate unicamente per interventi di spesa corrente – influenzerà in maniera negativa la propensione al consumo e agli investimenti di imprese e famiglie italiane; 

il rischio concreto – come emerso anche nel corso delle audizioni – è che la strategia programmatica di politica economica e finanziaria delineata dal Governo possa rivelarsi, negli anni, complessivamente inefficace sul versante dello stimolo alla crescita dell'intero sistema-Nazione, in quanto sostanzialmente insufficiente ad incidere sulla domanda e sulla competitività, 

considerato che: 

l'economia italiana sta attraversando, ancora oggi, una situazione di pesante disagio e di squilibri nel mercato del lavoro, registrando un'ampia perdita di reddito accumulata rispetto a dieci anni fa e acuiti problemi di povertà e di esclusione sociale; 

le stime ISTAT di giugno 2018 rilevano nel 2017, in povertà assoluta, 1 milione e 778 mila famiglie residenti in cui vivono 5 milioni e 58 mila individui; rispetto al 2016 l'incidenza della povertà assoluta è cresciuta sia per le famiglie che gli individui (passando rispettivamente dai 6,3 per cento al 6,9 per cento e dal 7,9 per cento all'8,4 per cento); 

la politica di welfare delineata dal Governo nella nota di aggiornamento al DEF si concentra esclusivamente sull'introduzione del « reddito di cittadinanza » e su deboli modifiche ai requisiti per l'accesso al pensionamento, mentre sarebbero quanto mai urgenti politiche incisive volte a creare lavoro stabile, aumentando il tasso di occupazione; 

anche sul versante della riduzione della pressione fiscale, gli strumenti delineati dal Governo (prima fase di attuazione della « flat tax », tramite l'innalzamento delle soglie minime per il regime forfettario semplificato d'imposizione su piccole imprese, professionisti e artigiani) risultano piuttosto insoddisfacenti; 

in assenza, infatti, di una riforma complessiva incentrata su una reale « tassa piatta » sui redditi incrementali per tutti (imprese e cittadini) – ossia sulla parte aggiuntiva di reddito prodotto rispetto all'anno precedente – il sistema produttivo italiano, privo dello slancio necessario per investimenti e consumi, stenterà a riprendersi;

sarebbe quanto mai urgente una riforma organica ed equa di semplificazione del sistema fiscale, accompagnata e sostenuta da una sorta di patto tra Stato e Cittadino che, valorizzando il ruolo e la dignità del contribuente, lo renda partecipe ai meccanismi di conciliazione e risoluzione, in nome della legalità e della civile convivenza;

la crescita di una Nazione è legata soprattutto alla capacità di investire in risorse e capitale umano; è necessario potenziare il sistema degli investimenti e valorizzare adeguatamente il settore turistico, vitale per la nostra Nazione; in quest'ottica è assolutamente improcrastinabile risolvere, in maniera definitiva, l'annosa questione delle concessioni demaniali ad uso turistico-ricreativo che, negli ultimi anni, per effetto di una errata applicazione della direttiva Bolkestein, ha generato allarme e bloccato gli investimenti in un settore che conta più di 30 mila aziende balneari con il loro indotto nonché un numero significativo di imprese di altro genere; 

per quanto concerne il comparto Sicurezza e Difesa, la nota di aggiornamento al DEF non contiene previsioni adeguate di sostegno reale, nemmeno con riguardo alla previsione di tutele contrattualistiche necessarie per gli operatori e al riordino dei ruoli; il settore della Difesa rappresenta, invece, un settore strategico di una Nazione in continua evoluzione aperta alle sfide geopolitiche globali che andrebbe dotato di maggiori risorse, anche a garanzia della sicurezza pubblica e del contrasto al terrorismo; 

la nota di aggiornamento non prevede, inoltre, adeguate misure per il contrasto all'immigrazione illegale, che pur costituirebbero un elemento di sicurezza importante per la nostra Nazione e le nostre famiglie né efficaci strumenti volti ad assicurare l'esecuzione delle procedure di rimpatrio degli stranieri verso i Paesi di origine ovvero di provenienza,

impegna il Governo:

1) ad avviare una profonda revisione del sistema fiscale italiano che – mettendo al centro le esigenze prioritarie delle imprese e dei cittadini, nell'ottica di un corretto ed equilibrato rapporto tra Fisco e contribuente – sia volta principalmente ad introdurre misure di semplificazione e di riduzione della pressione fiscale, anche attraverso la previsione di una reale flat tax al 15 per cento sui redditi incrementali per tutte le imprese e i cittadini; 

2) a promuovere efficaci misure di contrasto alla povertà e di sostegno alle famiglie e alle persone impossibilitate a lavorare (minori, invalidi e ultrasessantenni), attraverso la predisposizione di un apposito piano nazionale di interventi strutturali e permanenti (anche di natura fiscale), prevedendo, in particolare: 

a) l'aumento delle pensioni minime e il raddoppio dell'assegno di invalidità; 

b) il reale riconoscimento della funzione sociale di chi si prende cura di un familiare non autosufficiente (caregiver), con tutele normative concrete in ambito lavorativo;

c) l'anticipo della pensione sociale per gli over 60 privi di reddito; 

d) l'istituzione di un « reddito d'infanzia »; 

e) agevolazioni fiscali (come la riduzione dell'imposta sul valore aggiunto sui prodotti per l'infanzia, quali pannolini, latte in polvere, ecc.); 

f) il rafforzamento dell'istituto del congedo parentale; 

g) l'implementazione dell'offerta di strutture e di servizi socio-educativi per l'infanzia (anche per la fascia neo-natale e pre-scolastica) gratuiti, a tempo pieno e con un sistema di apertura a rotazione anche nel periodo estivo; 

h) l'introduzione di incentivi per le imprese che assumono neomamme e giovani donne; 

i) il potenziamento degli strumenti di conciliazione famiglia-lavoro; 

3) a promuovere il rilancio dell'economia nazionale, la difesa del made in Italy delle produzioni nazionali nonché la tutela degli asset nazionali strategici, con misure strutturali e permanenti, e in tale ambito: 

a) a realizzare una politica economica basata sulla difesa del lavoro, dell'industria e dell'agricoltura italiani da concorrenza sleale e direttive UE penalizzanti, volta a sostenere la produzione industriale e agricola riconoscibile come marchio Italia; 

b) ad adottare politiche industriali efficienti finalizzate a fronteggiare la minaccia all'economia e alla sicurezza della Nazione attraverso la tutela delle aziende italiane di rilevanza strategica o ad elevato contenuto tecnologico, spesso permeabili a manovre esterne indirizzate ad assumerne il controllo; 

c) ad intraprendere azioni di salvaguardia delle capacità produttive nazionali, del know how pregiato e dei livelli occupazionali e ad adottare politiche capaci di attrarre gli investimenti stranieri nel territorio nazionale, soprattutto nelle aree depresse; 

d) ad assicurare una celere programmazione ed avviamento del Piano Straordinario per il Made in Italy e il rifinanziamento dello stesso con incremento di risorse; 

e) a contrastare il fenomeno dell'italian sounding tramite iniziative atte a rafforzare la tracciabilità dei prodotti italiani e l'adozione di norme più stringenti sull'etichettatura dei prodotti realizzati in Italia; 

f) a mettere in atto un sistema di incentivi alla partecipazione dei lavoratori agli utili d'impresa come miglior antidoto alla delocalizzazione; 

g) a prevedere l'introduzione di un sistema fiscale per le imprese che premi le attività ad alta intensità di lavoro, attraverso una « super deduzione » del costo del lavoro per le imprese ad alta intensità di manodopera; 

h) a sostenere l'industria turistica, agevolando fiscalmente le aziende del settore, contrastando l'abusivismo, investendo sull'accessibilità dei territori, garantendo la continuità aziendale delle imprese balneari minacciate (al pari di quelle del commercio ambulante) da un'errata applicazione della direttiva Bolkestein; 

4) a promuovere investimenti pubblici per lo sviluppo infrastrutturale, la prevenzione e il contrasto del dissesto idrogeologico e del rischio sismico, nonché la tutela del territorio e dell'ambiente, con misure strutturali e permanenti, e in tale ambito: 

a) a destinare almeno il 3 per cento del Pil a investimenti pubblici e infrastrutture, per tornare a puntare sull'ammodernamento della Nazione, partendo dalla rete digitale, passando dal miglioramento del trasporto pendolare, arrivando all'alta velocità;

b) ad attivare piani di riqualificazione edilizia, in collaborazione con soggetti privati, volti ad eliminare gli edifici sorti in seguito a fenomeni di abusivismo edilizio e ripristinare i territori, con particolare riferimento alle fasce costiere, individuando altresì gli interventi infrastrutturali di primaria importanza, anche ai fini del rilancio turistico, e le relative misure per garantire la loro tempestiva realizzazione; 

c) a rifinanziare il programma per la partecipazione italiana alla capitalizzazione del Fondo verde per il Clima, istituito dalla Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, stanziando apposite risorse per il triennio 2018-2020; 

d) a rilanciare gli investimenti in infrastrutture, ricerca e innovazione di cui il nostro sistema-Nazione ha evidente bisogno anche al fine di ridurre sensibilmente i divari di crescita nei confronti dell'Europa e, in particolare, quelli nazionali territoriali fra Nord, Centro e Sud. 

e) a provvedere allo sblocco dei finanziamenti previsti per le grandi opere in corso, nello specifico la Gronda autostradale di Genova, la Pedemontana lombarda, il Terzo valico, il collegamento tra Brescia e Padova e la tratta Torino-Lione; 

f) a garantire il potenziamento della rete infrastrutturale viaria e ferroviaria nelle regioni del Mezzogiorno d'Italia, al fine di assicurare un adeguato sviluppo economico e commerciale delle stesse; 

5) a stabilizzare la cedolare secca del 10 per cento per le locazioni abitative a canone calmierato, al fine di favorire l'accesso alla casa, e introdurre una cedolare secca per le locazioni immobiliari non abitative, anche al fine di contrastare l'abbandono dei locali commerciali; 

6) a scongiurare i paventati tagli al settore della Difesa e investire, piuttosto, maggiori e più adeguate risorse finanziarie nell'intero Comparto sicurezza e difesa, al fine di ottenere una migliore efficacia operativa, provvedendo, altresì, al riordino dei ruoli e delle assunzioni, in vista della prossima scadenza contrattuale per gli oltre 470.000 operatori; 

7) ad incrementare le risorse del Fondo rimpatri e, in generale, gli stanziamenti destinati alle spese connesse alle procedure di espulsione, respingimento e allontanamento degli stranieri irregolari dal territorio dello Stato, e a promuovere iniziative urgenti, a garanzia della sicurezza pubblica sul territorio nazionale, con particolare riguardo alle comunità ove è maggiore la concentrazione di immigrati.

Risoluzione sottoscritta dai parlamentari: Lollobrigida, Crosetto, Meloni, Acquaroli, Bellucci, Bucalo, Butti, Caretta, Ciaburro, Cirielli, Deidda, Luca De Carlo, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Ferro, Fidanza, Foti, Frassinetti, Gemmato, Lucaselli, Maschio, Mollicone, Montaruli, Osnato, Prisco, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Silvestroni, Trancassini, Varchi, Zucconi.

La risoluzione, essendo stata approvata quella proposta dalla maggioranza, non è stata posta in votazione.

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