Camera

Odg: reddito di cittadinanza; escludere dall'ISEE i trattamenti pensionistici di guerra

Data: 20/03/2019
Numero: 9/1637-AR/84. / Ordine del giorno
Soggetto: Camera dei Deputati
Data Risposta: 21/03/2019

La Camera, 

premesso che: 

il provvedimento in esame istituisce il reddito di cittadinanza e determina i parametri oggettivi e reddituali per l'individuazione dei beneficiari; 

con riferimento al requisito reddituale si prevede che il nucleo familiare del richiedente il beneficio abbia un reddito familiare inferiore a seimila euro annui moltiplicato per un parametro della scala di equivalenza, fatta eccezione per le prestazioni non sottoposte alla prova dei mezzi, vale a dire legate alla previsione di un limite di reddito; 

in base a tale disposizione assumono rilevanza ai fini del reddito di cittadinanza le pensioni di invalidità civile perché assistenziali e sottoposte a limite di reddito, mentre alcun effetto sembra poter derivare nei confronti dei trattamenti pensionistici di guerra diretti, che in nessun modo sono qualificabili come « assistenziali » e che comunque non sono sottoposti alla « prova dei mezzi »; 

appare, invece, diverso il caso dei trattamenti pensionistici di guerra indiretti che, sulla base dell'interpretazione fornita dal Ministero del lavoro, sono attualmente ricompresi nell'ISEE; 

l'articolo 5 della legge 8 agosto 1991, n. 261, recante « Norme concernenti misura e disciplina dei trattamenti pensionistici di guerra », dichiara in via generale i trattamenti pensionistici di guerra « irrilevanti ai fini fiscali, previdenziali, sanitari ed assistenziali », stabilendo che « in nessun caso possono essere computate, a carico dei soggetti che le percepiscono e del loro nucleo familiare, nel reddito richiesto per la corresponsione di altri trattamenti pensionistici, per la concessione di esoneri ovvero di benefìci economici e assistenziali », 

impegna il Governo 

ad assumere iniziative volte ad escludere dall'ISEE e, conseguentemente, anche dalla valutazione della situazione economica per il reddito di cittadinanza, tutti i trattamenti pensionistici di guerra.

Ordine del giorno sottoscritto dai parlamentari Foti e Rizzetto

Nella seduta del 21 marzo 2019 il testo dell'Ordine del giorno è stato modificato così come segue.

La Camera, 

premesso che: 

il provvedimento in esame istituisce il reddito di cittadinanza e determina i parametri oggettivi e reddituali per l'individuazione dei beneficiari;

con riferimento al requisito reddituale si prevede che il nucleo familiare del richiedente il beneficio abbia un reddito familiare inferiore a seimila euro annui moltiplicato per un parametro della scala di equivalenza, fatta eccezione per le prestazioni non sottoposte alla prova dei mezzi, vale a dire legate alla previsione di un limite di reddito; 

in base a tale disposizione assumono rilevanza ai fini del reddito di cittadinanza le pensioni di invalidità civile perché assistenziali e sottoposte a limite di reddito, mentre alcun effetto sembra poter derivare nei confronti dei trattamenti pensionistici di guerra diretti, che in nessun modo sono qualificabili come « assistenziali » e che comunque non sono sottoposti alla « prova dei mezzi »; 

appare, invece, diverso il caso dei trattamenti pensionistici di guerra indiretti che, sulla base dell'interpretazione fornita dal Ministero del lavoro, sono attualmente ricompresi nell'ISEE; 

l'articolo 5 della legge 8 agosto 1991, n. 261, recante « Norme concernenti misura e disciplina dei trattamenti pensionistici di guerra », dichiara in via generale i trattamenti pensionistici di guerra « irrilevanti ai fini fiscali, previdenziali, sanitari ed assistenziali », stabilendo che « in nessun caso possono essere computate, a carico dei soggetti che le percepiscono e del loro nucleo familiare, nel reddito richiesto per la corresponsione di altri trattamenti pensionistici, per la concessione di esoneri ovvero di benefìci economici e assistenziali », 

impegna il Governo

a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di assumere iniziative volte ad escludere dall'ISEE e, conseguentemente, anche dalla valutazione della situazione economica per il reddito di cittadinanza, tutti i trattamenti pensionistici di guerra.


Nella seduta del 21 marzo, così come riformulato, il Governo ha accolto l'Ordine del giorno 

DIBATTITO IN ASSEMBLEA

...
TOMMASO FOTI (FDI). Presidente, signor rappresentante del Governo, l'onorevole Montaruli, con un intervento di rara efficacia, prima ha posto all'attenzione del Parlamento la natura omissiva dello stesso rispetto al tema della lingua dei segni. Se possibile, in questo momento si sta facendo peggio, perché su altro tema delicato, sensibile e che io penso meriti attenzione particolare anche sotto il profilo umano, mi riferisco al trattamento pensionistico di guerra, il Governo propone una riformulazione e un'accettazione come raccomandazione di un ordine del giorno che, in verità, non sarebbe assolutamente necessario solo se al reddito di cittadinanza si applicassero le norme vigenti, segnatamente l'articolo 5 della legge 8 agosto 1991, n. 261, che chiaramente indica che i percettori del trattamento pensionistico di guerra hanno un reddito che non può essere computato per qualsiasi altra finalità. In realtà, come sa bene il rappresentante del Governo, qui si apre una discriminazione tra percettori del reddito e del trattamento pensionistico di guerra diretto, che viene escluso dall'ISEE sul quale si calcola la possibilità o meno di erogare il reddito di cittadinanza, mentre viene compreso, e quindi aggrava la posizione dei percettori del trattamento pensionistico di guerra indiretto. Penso che una discriminazione di questo tipo, signor rappresentante del Governo, non abbia senso. Lei sa perfettamente che il 5 febbraio le associazioni, quando sono state audite avanti la competente Commissione del Senato, hanno rilevato che questa è una discriminazione che non può stare in piedi. Faccio appello alla sua attenzione solo per trasformare almeno quella che è una raccomandazione in un accoglimento, pur con la riformulazione, ma un accoglimento pieno di questo ordine del giorno, perché, francamente, non c'è bisogno di raccomandazione al riguardo. A mio avviso, può essere tranquillamente recepito, anche perché la formula di rito che lei ha introdotto è quella di "valutare l'opportunità di". È già prevista la possibilità che vi sia idonea copertura finanziaria, mi sembra nella logica delle cose l'accoglimento pieno di questo ordine del giorno. 

CLAUDIO COMINARDI, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

CLAUDIO COMINARDI, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Va bene, cambio il parere, ovviamente con la riformulazione con "i vincoli di finanza" e "a valutare l'opportunità".

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TommasoFoti
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