Camera

Contrasto all'immigrazione clandestina; esercito contro la mafia nigeriana e bocciare il Global compact

Data: 30/01/2019
Numero: 1-00113 / Mozione
Soggetto: Camera dei Deputati
Data Risposta: 27/02/2019

La Camera, 

premesso che:

ormai da anni si susseguono sbarchi di immigrati irregolari nel Sud della Sardegna, perlopiù di soggetti aventi cittadinanza algerina, a mezzo di piccole imbarcazioni private, spesso non individuate, né individuabili, dalle forze di polizia che pattugliano le coste, le quali, dunque, consentono l'accesso nel territorio nazionale in assenza di qualsivoglia controllo; 

nel corso del Forum nazionale sull'immigrazione illegale svoltosi recentemente in Algeria, il Ministro dell'interno algerino ha dichiarato che nel solo 2018, oltre 200 algerini, avrebbero perso la vita in mare, in particolare nella rotta verso la Sardegna: fenomeno parzialmente limitato dall'intervento delle autorità locali che ha portato anche all'arresto di diversi trafficanti impiegati nell'organizzazione dei cosiddetti « viaggi della speranza », promossi anche a mezzo di pagine Facebook, nelle quali vengono divulgate informazioni utili avuto riguardo all'attraversata, al fine di incentivare altri soggetti ad intraprendere il medesimo viaggio; 

la situazione, che ha già superato il limite della sicurezza, potrebbe ulteriormente peggiorare in vista della prossima stagione estiva, la quale vede ormai da anni un incremento notevole degli sbarchi diretti, soprattutto in zone ad elevata affluenza turistica come Porto Pino e Sant'Antioco, con gravi ripercussioni per un territorio già notevolmente segnato dalla crisi economica ed industriale; 

qualsiasi azione attuata finora non ha consentito l'interruzione della navigazione di tali imbarcazioni sulla citata tratta e, dunque, non ha reso possibile l'arresto degli sbarchi suindicati che, infatti, sfuggono al controllo delle forze di polizia locali, incaricate del pattugliamento delle acque territoriali;

in alcuni casi non è stato neppure possibile identificare gli immigrati in questione, i quali si sono dunque introdotti nel territorio nazionale senza essere stati adeguatamente censiti e senza che, allo stato, sia possibile conoscerne né le generalità, né la dimora: inoltre, alcuni dei citati soggetti si sarebbero pure resi colpevoli di diversi reati contro la persona e/o il patrimonio, aumentando il senso di insicurezza nella popolazione civile che, infatti, ha più volte ha espresso, anche per il tramite delle amministrazioni locali, il proprio disappunto per l'assenza di qualsivoglia controllo; 

appare necessario, da un lato, dare seguito agli accordi intervenuti con Stati del Nord-Africa, supportando le autorità locali nell'attività di contrasto al traffico di esseri umani; dall'altro lato, in assenza, impiegare navi della Marina militare nelle acque internazionali, con l'obiettivo, per un verso di intercettare le suddette imbarcazioni e, per un altro verso, di verificare l'esistenza o meno di navi d'appoggio; 

già in passato, l'Italia ha avuto modo di attivare, con l'adesione degli Stati interessati, l'intervento di un gruppo navale della Marina militare, operante anche all'interno delle acque territoriali degli Stati interessati, sia entro le tre miglia dalla costa che oltre tale distanza, al fine di impedire la partenza dei relativi flussi migratori e, pertanto, tale misura appare assolutamente praticabile, oltre che necessaria, 

impegna il Governo

1) ad avviare un'attività di pattugliamento della Marina militare nelle acque internazionali antistanti gli Stati del Nord- Africa, e, in caso di accordo con gli Stati di partenza, anche nelle relative acque territoriali, al fine di in interrompere il flusso migratorio avente origine dai medesimi territori, nonché di verificare l'esistenza, o meno, di eventuali navi d'appoggio.

Mozione sottoscritta dai parlamentari: Deidda, Rotelli, Foti, Varchi, Mollicone, Delmastro Delle Vedove, Butti, Osnato, Rizzetto, Maschio, Trancassini, Frassinetti, Zucconi, Gemmato, Caretta, Bucalo, Ferro, Acquaroli, Prisco, Lucaselli.

Nella seduta del 14 febbraio 2019 la Mozione è stata riformulata così come segue.

La Camera, 

premesso che: 

il 28 gennaio 2019 la Squadra mobile di Catania ha arrestato sedici persone accusate di far parte di una banda di spacciatori di droga che aveva una propria « cellula » a Catania e base operativa nel CARA di Mineo; 

le persone fermate appartengono tutte alla mafia nigeriana, attiva in tutta Italia e sulla quale è attualmente in corso un'indagine congiunta tra il Servizio centrale operativo della Polizia italiana, l'FBI statunitense e la polizia canadese nella zona di Castelvolturno, e sono accusate di associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope e violenza sessuale aggravata; 

l'inchiesta di Castelvolturno sta confermando l'estrema efferatezza dei crimini commessi da tale organizzazione criminale, attiva in Italia da ormai oltre vent'anni, che dispone di un vero e proprio esercito di immigrati, per la gran parte irregolari, su cui contare come manovalanza: « da Destra Volturno a Pescopagano, e lungo la Domitiana, l'esercito di immigrati che una stima approssimativa calcola in quindicimila, è ostaggio della mafia nigeriana. Che spaccia, minaccia, fa traffico di organi e ha praticamente potere di vita e di morte sugli altri connazionali, sui ghanesi e sugli ivoriani »;

secondo alcune stime gli affiliati alla mafia nigeriana in Italia sarebbero centomila e costituiscono « un gruppo ramificato e potente, che rappresenta una seria minaccia all'ordine pubblico e al vivere civile »;

la distribuzione sul territorio è stata confermata dalla relazione annuale della Direzione nazionale antimafia dell'aprile 2017: « I gruppi criminali nigeriani, difatti, operano su buona parte del territorio nazionale, comprese le regioni ove risulta forte il controllo della criminalità endogena, come nel caso della Campania e della Sicilia. Da sempre attivi in Piemonte, Veneto e Campania, hanno progressivamente esteso la loro presenza criminale anche in altre aree del territorio nazionale, quali le regioni adriatiche (in particolare Marche ed Abruzzo), la Capitale, le due isole maggiori e, più recentemente, in Puglia »; 

ancora in merito alla mafia nigeriana, nella relazione della DNA si legge: « Quanto ai sodalizi nigeriani, si tratta di gruppi fortemente caratterizzati dalla comune provenienza etnico-tribale dei suoi membri. Tali elementi garantiscono a ciascun sodalizio un'elevata compattezza interna che ne consente un'efficace operatività nonostante la ricorrente suddivisione in cellule, attive in diverse aree territoriali nonché il riconoscimento dei caratteri dell'associazione mafiosa in diversi procedimenti penali. Le numerose attività repressive condotte nei confronti di nigeriani, operativi prevalentemente nella tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti e nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, consentono di delineare alcuni fattori che ne hanno favorito la specializzazione soprattutto con riferimento al narcotraffico »; 

gli arresti effettuati nel Cara di Mineo non solo confermano il legame tra Centri di accoglienza e criminalità organizzata straniera, ma dimostrano le attività di tali gruppi criminali nella gestione dell'immigrazione illegale, posto che alcuni dei fermati avrebbero anche collaborato con i trafficanti di esseri umani in Libia; 

secondo la Dna « i migranti di etnia nigeriana rappresentano la nazionalità prevalentemente dichiarata al momento degli sbarchi; appare dunque evidente come l'incremento dei flussi migratori illegali (...) rappresenti un florido bacino che va ad alimentare i gruppi criminali della relativa matrice etnica, perlopiù attivi nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti, nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e nei reati a questa correlati »; 

non va sottovalutato, inoltre, che in Nigeria si sta diffondendo un forte integralismo islamico, fatto che, attraverso la massiccia immigrazione di nigeriani, potrebbe aumentare la minaccia terroristica per la nostra Nazione;

nonostante il fatto che già nel gennaio del 2005 i nostri servizi di intelligence e il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno avevano allertato le squadre mobili di ben ventisei questure e i comandi generali dei carabinieri e della guardia di finanza sulla « evoluzione dei sodalizi malavitosi di quell'etnia attivi in Italia », grazie a una scellerata politica migratoria che ha aperto le porte della nostra Nazione senza alcun controllo a centinaia di migliaia di persone, e grazie a una disattenzione verso il fenomeno, la mafia nigeriana ha assunto una dimensione, una pericolosità e una distribuzione sul territorio che impongono di adottare provvedimenti urgenti e concreti per il suo contrasto; 

la politica di chiusura dei porti sta dando efficaci risultati sotto l'aspetto della riduzione del numero di immigrati che arrivano in Italia ma sta esponendo la nostra Nazione a continue ed estenuanti trattative con gli altri Stati dell'Unione europea che dovrebbero farsi carico dei migranti secondo il principio della redistribuzione; 

la totale assenza, nell'Unione, di un approccio burden sharing in merito all'ondata migratoria si è riversata per anni sulla nostra Nazione lasciata sola ad accogliere e soprattutto ad ospitare in seguito le migliaia di migranti in arrivo attraverso il Mediterraneo; 

il caso della nave « Diciotti » dimostra chiaramente come la soluzione ai tentativi di immigrazione irregolare non sia tanto chiudere i porti quanto impedire ai barconi di partire, perché solo questo potrà porre l'Italia al riparo dalla polemica con gli altri Stati dell'Unione europea per l'accoglienza dei migranti; 

in occasione del vertice di Malta svoltosi nel febbraio del 2017 tra le ipotesi dibattute per contrastare l'immigrazione irregolare vi era stata quella di creare una line of protection, di fatto un blocco navale, da realizzare con unità e uomini libici finanziati dalla Commissione con duecento milioni di euro a valere sul fondo fiduciario dell'Unione europea per l'Africa, volto a costituire una prima linea di difesa per impedire le partenze, dietro alla quale dovrebbero continuare ad operare le navi europee della missione Sophia, con lo scopo di soccorrere i migranti alla deriva e di distruggere i barconi catturati; 

nel marzo 1997 l'allora Presidente del Consiglio Romano Prodi stipulò un accordo con il Premier albanese per la realizzazione di un blocco navale della Marina militare per il respingimento dei migranti diretti in Italia, in cambio di aiuti come cibo e medicinali e l'impegno per la ricostruzione delle strutture statali albanesi; 

oltre alla questione dei cosiddetti barconi necessita di urgente regolamentazione l'attività nel Mediterraneo delle navi di proprietà di alcune organizzazioni non governative che operano al confine con le acque territoriali libiche, troppo spesso al centro di operazioni poco chiare per aver preso a bordo migranti nel tentativo di trasportarli in Italia quando ancora non erano giunti in acque internazionali, e sulle quali in Italia stanno indagando due procure; 

la presenza di queste navi, infatti, può essere un incentivo per i trafficanti a caricare i migranti su imbarcazioni inadatte a tenere il mare contando sul fatto che saranno « salvati » proprio dalle organizzazioni non governative; 

inoltre, con riferimento al tema dell'emergenza migranti, il Def 2018 ha evidenziato come il calo degli sbarchi registrato nel 2017 e nel 2018 rispetto agli anni precedenti non sia stato accompagnato dalla diminuzione delle presenze nelle strutture di accoglienza, le quali hanno continuato a registrare un andamento crescente; 

la spesa per operazioni di soccorso, assistenza sanitaria, accoglienza e istruzione è stimata in 4,3 miliardi nel 2017 al netto dei contributi dell'Unione europea e prevista ancora in crescita fino ad una cifra compresa tra 4,6 e 5 miliardi di euro nel 2018, continuando a gravare sul nostro prodotto interno lordo per circa lo 0,3 per cento l'anno; 

sul piano internazionale è stato recentemente al centro del dibattito in tema di politiche migratorie il Global compact, ovvero il « Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare », sottoscritto in sede Onu il 5 agosto 2016, e presentato come la più ampia iniziativa strategica di revisione dei flussi migratori e della loro gestione; 

il Global compact crea obblighi crescenti verso gli Stati in ordine ai servizi da fornire agli immigrati, anche a prescindere dal loro status di rifugiato, sottraendo agli stessi la gestione delle politiche migratorie sul proprio territorio nazionale; 

appare evidente come il Global compact non sia altro che l'ennesimo tassello di un progetto volto ad annientare confini, culture ed in particolare le sovranità nazionali in tema di immigrazione, un approccio contro il quale si sono già espresse numerose Nazioni, dichiarando ufficialmente di non aderire al Trattato; 

la sottoscrizione del complesso reticolato di impegni del Global compact, anche laddove genericamente formulati, è tale da comportare un'inaccettabile cessione di sovranità sul tema migratorio verso organismi sovranazionali senza alcun controllo democratico da parte dei cittadini dei singoli Stati; 

il Patto è finanziato da contributi volontari dei Governi al Global Compact trust fund; 

l'11 dicembre 2018 a Marrakech 164 nazioni hanno sottoscritto il Global Compact for safe, orderly and regular migration, mentre un gruppo di 13 Nazioni non hanno sottoscritto e non sottoscriveranno il Patto sul presupposto che il documento non stabilisce una netta differenza tra migrazione legale ed illegale; 

l'Italia ha disertato l'incontro di Marrakech e non ha ancora assunto una posizione chiara e ufficiale in merito alla propria intenzione di sottoscrivere o meno il Global compact; 

il flusso incontrollato di immigrati che tenta di arrivare in Europa lasciando gli Stati dell'Africa non potrà mai essere arrestato se non si interviene anche a sostegno dello sviluppo sociale e produttivo delle popolazioni in loco; 

come denunciato dalle organizzazioni panafricane, la presenza della Francia in alcuni Stati africani si configura come una vera e propria ingerenza e forma di neocolonialismo che ostacola la crescita e lo sviluppo di tali Nazioni, e il franco Cfa, ancora in gran parte controllato dallo Stato francese, garantisce a quest'ultimo uno strumento di controllo sulle economie locali ed europee, 

impegna il Governo:

1) ad assumere le iniziative urgenti di competenza, anche normative, per potenziare le attività di indagine a contrasto della mafia nigeriana, anche attraverso l'istituzione di sezioni specializzate presso le procure antimafia, dedicate al contrasto alle mafie straniere attive sul territorio nazionale; 

2) in questo quadro, ad adottare iniziative per disporre l'invio di un contingente militare nella zona di Castelvolturno a supporto delle forze di polizia impiegate nella lotta alla mafia nigeriana; 

3) ad adottare ogni opportuna iniziativa per la creazione di un blocco navale davanti alle coste libiche che possa impedire il passaggio delle imbarcazioni cariche di migranti irregolari, con la partecipazione degli Stati membri della Unione europea, e in accordo e collaborazione con entrambe le autorità di governo presenti sul territorio libico, qualificandole come interlocutori dell'Unione e fornendo alle stesse sostegno economico e operativo per il controllo del proprio territorio e della rotta attraverso il deserto sfruttata dai trafficanti; 

4) ad adottare iniziative per garantire la immediata creazione di centri hot spot nei Paesi del Nord Africa, per l'esame delle domande di asilo; 

5) ad attivare immediatamente i centri sorvegliati nei quali trattenere chi entra illegalmente in Italia nelle more del vaglio della domanda di protezione e al fine di eseguire tutti gli opportuni accertamenti di sicurezza, rispettando il principio che, per chi entra illegalmente in uno Stato europeo, non possa essere sufficiente dichiararsi richiedente asilo per non essere sottoposto ad alcuna forma effettiva di controllo o restrizione; 

6) a promuovere la creazione di un fondo europeo, alimentato con risorse dell'Unione, con una dotazione di tre miliardi di euro per la realizzazione di accordi di riammissione con i Paesi di origine dei migranti e il potenziamento delle operazioni di rimpatrio; 

7) ad adottare iniziative per una maggiore regolamentazione delle Ong, prevedendo che gli enti di promozione sociale iscritti nel registro unico nazionale abbiano l'obbligo di istituire una gestione separata per ciascuna iniziativa di raccolta fondi che attivano, e il divieto di trasferire i fondi da un'iniziativa ad altra; 

8) a porre all'attenzione delle istituzioni europee il tema di quello che appare ai firmatari del presente atto un approccio neocoloniale nei confronti dell'Africa e del franco CFA; 

9) a non sottoscrivere il Global Compact for safe, orderly and regular migration e a non contribuire in alcun modo al finanziamento del relativo trust fund.

Mozione sottoscritta dai parlamentari: Lollobrigida, Deidda, Acquaroli, Bellucci, Bucalo, Butti, Caretta, Ciaburro, Cirielli, Crosetto, Luca De Carlo, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Ferro, Fidanza, Foti.

Nella seduta del 18 febbraio 2019 il Governo si è riservato di intervenire nel prosieguo della discussione

Nella seduta del 26 febbraio 2019 il testo della Mozione è stato ulteriormente riformulato così come segue.

La Camera, 

premesso che: 

il 28 gennaio 2019 la squadra mobile di Catania ha arrestato sedici persone accusate di far parte di una banda di spacciatori di droga che aveva una propria « cellula » a Catania e base operativa nel centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo; 

le persone fermate appartengono tutte alla mafia nigeriana, attiva in tutta Italia e sulla quale è attualmente in corso un'indagine congiunta tra il Servizio centrale operativo della Polizia italiana, l'Fbi statunitense e la polizia canadese nella zona di Castelvolturno, e sono accusate di associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope e violenza sessuale aggravata; 

l'inchiesta di Castelvolturno sta confermando l'estrema efferatezza dei crimini commessi da tale organizzazione criminale, attiva in Italia da ormai oltre vent'anni, che dispone di un vero e proprio esercito di immigrati, per la gran parte irregolari, su cui contare come manovalanza: « da Destra Volturno a Pescopagano, e lungo la Domitiana, l'esercito di immigrati che una stima approssimativa calcola in quindicimila, è ostaggio della mafia nigeriana. Che spaccia, minaccia, fa traffico di organi e ha praticamente potere di vita e di morte sugli altri connazionali, sui ghanesi e sugli ivoriani »; 

secondo alcune stime gli affiliati alla mafia nigeriana in Italia sarebbero centomila e costituiscono « un gruppo ramificato e potente, che rappresenta una seria minaccia all'ordine pubblico e al vivere civile »; 

la distribuzione sul territorio è stata confermata dalla relazione annuale della Direzione nazionale antimafia dell'aprile 2017: « I gruppi criminali nigeriani, difatti, operano su buona parte del territorio nazionale, comprese le regioni ove risulta forte il controllo della criminalità endogena, come nel caso della Campania e della Sicilia. Da sempre attivi in Piemonte, Veneto e Campania, hanno progressivamente esteso la loro presenza criminale anche in altre aree del territorio nazionale, quali le regioni adriatiche (in particolare Marche ed Abruzzo), la Capitale, le due isole maggiori e, più recentemente, in Puglia »; 

ancora in merito alla mafia nigeriana, nella relazione della Direzione nazionale antimafia si legge: « Quanto ai sodalizi nigeriani, si tratta di gruppi fortemente caratterizzati dalla comune provenienza etnico-tribale dei suoi membri. Tali elementi garantiscono a ciascun sodalizio un'elevata compattezza interna che ne consente un'efficace operatività nonostante la ricorrente suddivisione in cellule, attive in diverse aree territoriali nonché il riconoscimento dei caratteri dell'associazione mafiosa in diversi procedimenti penali. Le numerose attività repressive condotte nei confronti di nigeriani, operativi prevalentemente nella tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti e nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, consentono di delineare alcuni fattori che ne hanno favorito la specializzazione soprattutto con riferimento al narcotraffico »;

gli arresti effettuati nel centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo non solo confermano il legame tra centri di accoglienza e criminalità organizzata straniera, ma dimostrano le attività di tali gruppi criminali nella gestione dell'immigrazione illegale, posto che alcuni dei fermati avrebbero anche collaborato con i trafficanti di esseri umani in Libia; 

secondo la Direzione nazionale antimafia « i migranti di etnia nigeriana rappresentano la nazionalità prevalentemente dichiarata al momento degli sbarchi; appare dunque evidente come l'incremento dei flussi migratori illegali (...) rappresenti un florido bacino che va ad alimentare i gruppi criminali della relativa matrice etnica, perlopiù attivi nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti, nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e nei reati a questa correlati »; 

non va sottovalutato, inoltre, che in Nigeria si sta diffondendo un forte integralismo islamico, fatto che, attraverso la massiccia immigrazione di nigeriani, potrebbe aumentare la minaccia terroristica per la nostra Nazione; 

nonostante il fatto che già nel gennaio del 2005 i nostri servizi di intelligence e il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno avevano allertato le squadre mobili di ben ventisei questure e i comandi generali dei carabinieri e della guardia di finanza sulla « evoluzione dei sodalizi malavitosi di quell'etnia attivi in Italia », grazie a una scellerata politica migratoria che ha aperto le porte della nostra Nazione senza alcun controllo a centinaia di migliaia di persone, e grazie a una disattenzione verso il fenomeno, la mafia nigeriana ha assunto una dimensione, una pericolosità e una distribuzione sul territorio che impongono di adottare provvedimenti urgenti e concreti per il suo contrasto; 

la politica di chiusura dei porti sta dando efficaci risultati sotto l'aspetto della riduzione del numero di immigrati che arrivano in Italia ma sta esponendo la nostra Nazione a continue ed estenuanti trattative con gli altri Stati dell'Unione europea che dovrebbero farsi carico dei migranti secondo il principio della redistribuzione; 

la totale assenza, nell'Unione, di un approccio burden sharing in merito all'ondata migratoria si è riversata per anni sulla nostra Nazione lasciata sola ad accogliere e soprattutto ad ospitare in seguito le migliaia di migranti in arrivo attraverso il Mediterraneo; il caso della nave « Diciotti » dimostra chiaramente come la soluzione ai tentativi di immigrazione irregolare non sia tanto chiudere i porti quanto impedire ai barconi di partire, perché solo questo potrà porre l'Italia al riparo dalla polemica con gli altri Stati dell'Unione europea per l'accoglienza dei migranti; 

in occasione del vertice di Malta, svoltosi nel febbraio del 2017, tra le ipotesi dibattute per contrastare l'immigrazione irregolare vi era stata quella di creare una line of protection, di fatto un blocco navale, da realizzare con unità e uomini libici finanziati dalla Commissione con duecento milioni di euro a valere sul fondo fiduciario dell'Unione europea per l'Africa, volto a costituire una prima linea di difesa per impedire le partenze, dietro alla quale dovrebbero continuare ad operare le navi europee della missione Sophia, con lo scopo di soccorrere i migranti alla deriva e di distruggere i barconi catturati; 

nel marzo 1997 l'allora Presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi stipulò un accordo con il Premier albanese per la realizzazione di un blocco navale della Marina militare per il respingimento dei migranti diretti in Italia, in cambio di aiuti come cibo e medicinali e l'impegno per la ricostruzione delle strutture statali albanesi; 

oltre alla questione dei cosiddetti barconi, necessita di urgente regolamentazione l'attività nel Mediterraneo delle navi di proprietà di alcune organizzazioni non governative che operano al confine con le acque territoriali libiche, troppo spesso al centro di operazioni poco chiare per aver preso a bordo migranti nel tentativo di trasportarli in Italia quando ancora non erano giunti in acque internazionali, e sulle quali in Italia stanno indagando due procure; 

la presenza di queste navi, infatti, può essere un incentivo per i trafficanti a caricare i migranti su imbarcazioni inadatte a tenere il mare contando sul fatto che saranno « salvati » proprio dalle organizzazioni non governative; 

inoltre, con riferimento al tema dell'emergenza migranti, il documento di economia e finanza 2018 ha evidenziato come il calo degli sbarchi registrato nel 2017 e nel 2018 rispetto agli anni precedenti non sia stato accompagnato dalla diminuzione delle presenze nelle strutture di accoglienza, le quali hanno continuato a registrare un andamento crescente; 

la spesa per operazioni di soccorso, assistenza sanitaria, accoglienza e istruzione è stimata in 4,3 miliardi nel 2017, al netto dei contributi dell'Unione europea, e prevista ancora in crescita fino ad una cifra compresa tra 4,6 e 5 miliardi di euro nel 2018, continuando a gravare sul nostro prodotto interno lordo per circa lo 0,3 per cento l'anno; 

ormai da anni si susseguono sbarchi di immigrati irregolari nel sud della Sardegna, perlopiù di soggetti aventi cittadinanza algerina, a mezzo di piccole imbarcazioni private, spesso non individuate, né individuabili dalle forze di polizia che pattugliano le coste, le quali, dunque, consentono l'accesso nel territorio nazionale in assenza di qualsivoglia controllo; 

la situazione, che ha già superato il limite della sicurezza, potrebbe ulteriormente peggiorare in vista della prossima stagione estiva, la quale vede ormai da anni un incremento notevole degli sbarchi diretti, soprattutto in zone ad elevata affluenza turistica come Porto Pino e Sant'Antioco, con gravi ripercussioni per un territorio già notevolmente segnato dalla crisi economica ed industriale; 

qualsiasi azione attuata finora non ha consentito l'interruzione della navigazione di tali imbarcazioni sulla citata tratta e, dunque, non ha reso possibile l'arresto degli sbarchi sopra indicati che, infatti, sfuggono al controllo delle forze di polizia locali, incaricate del pattugliamento delle acque territoriali; 

sul piano internazionale è stato recentemente al centro del dibattito in tema di politiche migratorie il Global compact, ovvero il « Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare », sottoscritto in sede Onu il 5 agosto 2016, e presentato come la più ampia iniziativa strategica di revisione dei flussi migratori e della loro gestione; 

il Global compact crea obblighi crescenti verso gli Stati in ordine ai servizi da fornire agli immigrati, anche a prescindere dal loro status di rifugiato, sottraendo agli stessi la gestione delle politiche migratorie sul proprio territorio nazionale; 

appare evidente come il Global compact non sia altro che l'ennesimo tassello di un progetto volto ad annientare confini, culture ed in particolare le sovranità nazionali in tema di immigrazione, un approccio contro il quale si sono già espresse numerose Nazioni, dichiarando ufficialmente di non aderire al Trattato; 

la sottoscrizione del complesso reticolato di impegni del Global compact, anche laddove genericamente formulati, è tale da comportare un'inaccettabile cessione di sovranità sul tema migratorio verso organismi sovranazionali senza alcun controllo democratico da parte dei cittadini dei singoli Stati; 

il Patto è finanziato da contributi volontari dei Governi al Global Compact trust fund; 

l'11 dicembre 2018 a Marrakech 164 nazioni hanno sottoscritto il Global Compact for safe, orderly and regular migration, mentre un gruppo di 13 Nazioni non hanno sottoscritto e non sottoscriveranno il Patto sul presupposto che il documento non stabilisce una netta differenza tra migrazione legale ed illegale; 

l'Italia ha disertato l'incontro di Marrakech e non ha ancora assunto una posizione chiara e ufficiale in merito alla propria intenzione di sottoscrivere o meno il Global compact; 

il flusso incontrollato di immigrati che tenta di arrivare in Europa lasciando gli Stati dell'Africa non potrà mai essere arrestato se non si interviene anche a sostegno dello sviluppo sociale e produttivo delle popolazioni in loco; 

come denunciato dalle organizzazioni panafricane, la presenza della Francia in alcuni Stati africani si configura come una vera e propria ingerenza e forma di neocolonialismo che ostacola la crescita e lo sviluppo di tali Nazioni, e il franco Cfa, ancora in gran parte controllato dallo Stato francese, garantisce a quest'ultimo uno strumento di controllo sulle economie locali ed europee, 

impegna il Governo:

1) ad assumere le iniziative urgenti di competenza, anche normative, per potenziare le attività di indagine a contrasto della mafia nigeriana, anche attraverso l'istituzione di sezioni specializzate presso le procure antimafia, dedicate al contrasto alle mafie straniere attive sul territorio nazionale; 

2) in questo quadro, ad adottare iniziative per disporre l'invio di un contingente militare nella zona di Castelvolturno a supporto delle forze di polizia impiegate nella lotta alla mafia nigeriana; 

3) ad adottare ogni opportuna iniziativa per la creazione di un blocco navale davanti alle coste libiche che possa impedire il passaggio delle imbarcazioni cariche di migranti irregolari, con la partecipazione degli Stati membri dell'Unione europea, e in accordo e collaborazione con entrambe le autorità di governo presenti sul territorio libico, qualificandole come interlocutori dell'Unione e fornendo alle stesse sostegno economico e operativo per il controllo del proprio territorio e della rotta attraverso il deserto sfruttata dai trafficanti;

4) ad adottare iniziative per garantire l'immediata creazione di centri hot spot nei Paesi del Nord Africa, per l'esame delle domande di asilo; 

5) ad attivare immediatamente i centri sorvegliati nei quali trattenere chi entra illegalmente in Italia nelle more del vaglio della domanda di protezione e al fine di eseguire tutti gli opportuni accertamenti di sicurezza, rispettando il principio che, per chi entra illegalmente in uno Stato europeo, non possa essere sufficiente dichiararsi richiedente asilo per non essere sottoposto ad alcuna forma effettiva di controllo o restrizione; 

6) a promuovere la creazione di un fondo europeo, alimentato con risorse dell'Unione, con una dotazione di tre miliardi di euro per la realizzazione di accordi di riammissione con i Paesi di origine dei migranti e il potenziamento delle operazioni di rimpatrio; 

7) ad adottare iniziative per una maggiore regolamentazione delle organizzazioni non governative, prevedendo che gli enti di promozione sociale iscritti nel registro unico nazionale abbiano l'obbligo di istituire una gestione separata per ciascuna iniziativa di raccolta fondi che attivano e il divieto di trasferire i fondi da un'iniziativa ad altra; 

8) a porre all'attenzione delle istituzioni europee il tema di quello che appare ai firmatari del presente atto un approccio neocoloniale francese nei confronti dell'Africa e del franco Cfa; 

9) a non sottoscrivere il Global Compact for safe, orderly and regular migration e a non contribuire in alcun modo al finanziamento del relativo trust fund.
 
Nella seduta del 27 febbraio 2019 il testo della Mozione è stato ulteriormente riformulato così come segue.

La Camera, 

premesso che: 

considerando grave il fenomeno della immigrazione clandestina e fondamentale affrontare la problematica della Mafia Nigeriana, 

impegna il Governo:

1) ad assumere iniziative urgenti di competenza, anche normative per potenziare attività d'indagine a contrasto della mafia nigeriana, anche attraverso l'istituzione di sezioni specializzate presso le Procure antimafia, dedicate al contrasto alle mafie straniere attive sul nostro territorio nazionale; 

2) in questo quadro, ad adottare iniziative per disporre l'invio di un contingente militare nella zona di Castelvolturno a supporto delle forze di polizia impiegate nella lotta alla mafia nigeriana; 

3) ad adottare ogni opportuna iniziativa per la creazione di un blocco navale davanti alle coste libiche che possa impedire il passaggio delle imbarcazioni cariche di migranti irregolari, con la partecipazione degli Stati membri della UE, e in accordo e collaborazione con entrambe le autorità di governo presenti sul territorio libico, qualificandole come interlocutori dell'Unione e fornendo alle stesse sostegno economico e operativo per il controllo del proprio territorio e della rotta attraverso il deserto sfruttata dai trafficanti; 

4) ad adottare iniziative per garantire la immediata creazione di centri hot spot nei Paesi del Nord Africa, per l'esame delle domande di asilo; 

5) ad attivare immediatamente i centri sorvegliati nei quali trattenere chi entra illegalmente in Italia nelle more del vaglio della domanda di protezione e al fine di eseguire tutti gli opportuni accertamenti di sicurezza, rispettando il principio che, per chi entra illegalmente in uno stato europeo, non possa essere sufficiente dichiararsi richiedente asilo per non essere sottoposto ad alcuna forma effettiva di controllo o restrizione; 

6) a promuovere la creazione di un fondo europeo, alimentato con risorse dell'Unione, con una dotazione di tre miliardi di euro per la realizzazione di accordi di riammissione con i Paesi di origine dei migranti e il potenziamento delle operazioni di rimpatrio; 

7) ad adottare iniziative nel senso di una maggiore regolamentazione delle ONG, prevedendo che gli enti di promozione sociale iscritte nel Registro unico nazionale abbiano l'obbligo di istituire una gestione separata per ciascuna iniziativa di raccolta fondi che attivano, e prevedendo altresì il divieto di trasferire i fondi da un'iniziativa ad altra; 

8) a porre il tema di quello che appare ai firmatari del presente atto un approccio neocoloniale francese nei confronti dell'Africa e del franco CFA all'attenzione delle istituzioni europee; 

9) a non sottoscrivere il Global Compact for safe, orderly and regular migration e a non contribuire in alcun modo al finanziamento del relativo trust fund.

Nella seduta del 27 febbraio 2019, in seguito alla votazione per parti separate della Mozione, il testo è stato approvato così come segue.

La Camera 

impegna il Governo: 

1) ad assumere iniziative urgenti di competenza, anche normative, per potenziare attività d'indagine a contrasto della mafia nigeriana, anche attraverso l'istituzione di sezioni specializzate presso le Procure antimafia, dedicate al contrasto alle mafie straniere attive sul nostro territorio nazionale; 

2) in questo quadro, ad adottare iniziative per disporre l'invio di un contingente militare nella zona di Castelvolturno a supporto delle forze di polizia impiegate nella lotta alla mafia nigeriana; 

3) ad adottare iniziative per garantire la immediata creazione di centri hot spot nei Paesi del Nord Africa, per l'esame delle domande di asilo; 

4) a porre il tema di quello che appare ai firmatari del presente atto un approccio neocoloniale francese nei confronti dell'Africa e del franco CFA all'attenzione delle istituzioni europee; 

5) a non sottoscrivere il Global Compact for safe, orderly and regular migration e a non contribuire in alcun modo al finanziamento del relativo trust fund.

DIBATTITO IN ASSEMBLEA, SEDUTA DEL 18 FEBBRAIO 2019

Discussione della mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00113 concernente iniziative per il contrasto all'immigrazione clandestina e alle organizzazioni criminali straniere, con particolare riferimento alla cosiddetta mafia nigeriana

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00113 (Nuova formulazione) concernente iniziative per il contrasto all'immigrazione clandestina e alle organizzazioni criminali straniere, con particolare riferimento alla cosiddetta mafia nigeriana (Vedi l'allegato A). Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi riservati alla discussione della mozione è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (Vedi calendario). Avverto che è stata presentata la mozione Magi e Schullian n. 1-00121 che, vertendo su materia analoga a quella trattata dalla mozione all'ordine del giorno, verrà svolta congiuntamente (Vedi l'allegato A). Il relativo testo è in distribuzione. 

(Discussione sulle linee generali) 

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali delle mozioni. È iscritta a parlare la deputata Wanda Ferro, che illustrerà la mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00113 (Nuova formulazione), di cui è cofirmataria. Ne ha facoltà. 

WANDA FERRO (FDI). Presidenti, colleghi deputati, signori del Governo, diceva Tito Livio che è raro che agli uomini siano concessi nello stesso momento successo e lungimiranza. Assaporato il gusto del successo dei ruoli di Governo, questa maggioranza sembra avere nei propri obiettivi solo quello di provvedimenti capaci di creare consenso, così come l'ansia del sondaggio prevale sul senso di responsabilità e sulla necessità di risolvere i problemi che interessano la vita dei cittadini, avendo, magari, la capacità di individuarli e affrontarli per tempo con lungimiranza, dicevamo, senza aspettare che diventino fin troppo forti e radicati in modo da essere, poi, troppo intempestiva l'azione. Fratelli d'Italia è l'unica forza politica che da tempo denuncia con forza il rischio rappresentato dalla mafia nigeriana: mentre da parte delle altre forze politiche emerge un'evidente e grave sottovalutazione del fenomeno, noi riteniamo evidente la necessità di strumenti di contrasto operativi e normativi per arginare la crescita di queste organizzazioni criminali prima che sia troppo tardi. L'insediamento prossimo del Comitato che si occuperà delle mafie straniere in Commissione antimafia è già un buon segnale, ma è ancora troppo poco rispetto all'emergenza messa in evidenza dalle recenti operazioni di polizia giudiziaria; operazioni che hanno confermato come l'allarme lanciato da Giorgia Meloni non sia mai stato strumentale, ma frutto di un'analisi attenta e onesta, e di questi fenomeni criminali sul nostro territorio ne vediamo quotidianamente. Peccato che la maggioranza abbia bocciato, anche in occasione del "decreto sicurezza", quel nostro emendamento con l'obiettivo di istituire nella Procura antimafia delle sezioni specializzate in materia di mafie e di altre associazioni criminali straniere, che noi riproponiamo con questa mozione. Ricordo che la DIA, già nella relazione del semestre del 2016, scrive che è emerso nel corso di diverse inchieste che si evidenzia con grande chiarezza la natura mafiosa, peraltro confermata da sentenze di condanna passate in giudicato; quello nigeriano è attualmente uno dei più efficienti e pericolosi sistemi criminali africani a livello transnazionale. Dati importanti che vedono, anche secondo l'ONU, un aumento enorme di ragazzini al di sotto dei dodici anni utilizzati come soldati. Ad accendere i riflettori di questa spietata organizzazione criminale è la storia agghiacciante di Pamela Mastropietro, che fu ritrovata sezionata in delle valigie, per cui vennero fermati tre nigeriani accusati di omicidio in concorso, oltre che per vilipendio, occultamento di cadavere e spaccio di stupefacenti. Pamela, il giorno della morte, sarebbe stata abusata dal nigeriano che poi l'avrebbe stordita, uccisa e smembrata e, come dice lo psichiatra Alessandro Meluzzi, la mafia nigeriana ha avuto un ruolo fondamentale in questa vicenda. Meluzzi, infatti, ha anche spiegato che gli esecutori dell'omicidio di Pamela Mastropietro potrebbero aver eseguito anche dei rituali tribali molto diffusi presso la mafia nigeriana, insieme ad altri metodi indubbiamente controversi, come il cannibalismo rituale. Infatti, durante la perizia sul cadavere, si nota che non vennero mai ritrovati né il cuore né il fegato della ragazza e che nei riti nigeriani vengono abitualmente utilizzati questi organi per acquisire forza dalla vittima. Numerose sono le inchieste e le operazioni ormai in tutt'Italia. Ricordo che, a fine gennaio, la squadra mobile di Catania ha arrestato sedici persone accusate di far parte della banda di spacciatori di droga, cellule a Catania con base operativa nel Cara di Mineo, e che le persone fermate appartengono tutte alla mafia nigeriana e sono accusate di associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti e violenza sessuale aggravata. Su questa organizzazione, attiva in Italia da oltre vent'anni, è attualmente in corso un'indagine da parte del Servizio centrale operativo della polizia italiana, dell'FBI statunitense e della polizia canadese nella zona di Castel Volturno. Voglio ricordare che l'eroina gialla arriva in Italia proprio attraverso i nigeriani, che ormai la vendono a 5 euro, quindi alla portata di tutti. L'inchiesta di Castel Volturno sta confermando l'estrema efferatezza dei crimini commessi dalla mafia nigeriana, che dispone di un vero e proprio esercito di immigrati, in gran parte irregolari, su cui contare, anche come manovalanza. Secondo la DIA, le nostre mafie nostrane appaltano il lavoro sporco ai nigeriani e, quando questi agiscono in modo indipendente, come ad esempio nel caso della vendita e dello spaccio di droga e devono pagare il pizzo alle 'ndrine piuttosto che a Cosa Nostra, avvengono situazioni mal sopportate, come nel caso dei Casalesi, i quali, lo voglio ricordare, nel 2008 spararono indiscriminatamente sulle case dei vari braccianti immigrati uccidendo oltre sei persone. Tra le attività più frequenti della mafia nigeriana c'è anche il traffico di organi. A tal proposito, nel 2016 l'FBI ha avviato un'indagine e oggi collabora sia con la DNA di Napoli, sia anche con la polizia di Caserta. Questo significa che è stato intercettato un flusso di denaro sporco che arrivava da Atlanta, New York, Chicago, diretto tutto a Castel Volturno, che rappresentano tutte le direzioni dei clan mafiosi da anni già presenti nel giro della prostituzione nel loro Paese. Utilizzano ragazzi dai 14 ai 17 anni, spesso orfani, abbandonati, figli di famiglie poverissime, che quando non sono più allettanti sul mercato, non hanno più l'appeal per la pedofilia, vengono usati come miniera per i loro organi, quindi vengono rapiti proprio per l'espianto. Dal 2016 sono aumentati tantissimo i casi di rapimento. La destinazione sarebbe appunto Castel Volturno; le vittime passerebbero attraverso varie case abusive. Le indagini generano un terrore tra gli immigrati e non si trovano persone disposte a testimoniare; difficilmente ci sono dei testimoni o dei pentiti, tranne il caso - di cui abbiamo letto anche su Il Mattino - di quella donna che, avendo denunciato il marito aguzzino, ha dichiarato di conoscere cinque donne che hanno venduto a 5.000 euro un rene. Questo avviene, ovviamente, anche attraverso cliniche presenti sul territorio, non soltanto per estrarre organi - in questo caso reni - ma anche per operare coloro che in qualche modo hanno ingerito gli ovuli di droga e che, nel momento in cui si rompono, vanno subito operati o comunque salvati. Parliamo anche di traffico di bambini: le ragazze vanno presso la Caritas perché spesso gli vengono rapiti i figli al momento del parto, per poi essere venduti alle persone più ricche che non ne possono avere. Fratelli d'Italia da tempo denuncia la situazione di Castel Volturno e infatti in questa mozione noi chiediamo che ci sia da parte dello Stato la volontà di mandare un contingente militare. Non ha avuto senso abbattere il clan dei Casalesi per poi importare mafia nigeriana. Più in generale, secondo alcune stime, gli affiliati presenti in Italia sarebbero 100.000 e costituiscono un gruppo ramificato e potente, con una distribuzione sul territorio che prende varie regioni d'Italia, dalla capitale alle isole maggiori, piuttosto che le Marche e l'Abruzzo, nonché, secondo i dati recenti che abbiamo registrato, Ferrara, Modena, la Campania, la Sicilia, la Calabria e, infine, da sempre, attivi in Piemonte e in Veneto. Un dato, quindi, sicuramente molto, molto allarmante, come già dichiarato dalla Direzione antimafia nel 2017 nel proprio rapporto. Aggiungo che la DNA più volte ha parlato di questa provenienza etnico-tribale costituita da tanti clan, di compattezza interna fortissima, attivi in tutti i territori e che vedono l'Italia come il baluardo per potere espandersi sempre di più in Europa. Ricordo lo sfruttamento della prostituzione, che vede donne abusate, le cosiddette "maman", gestire proprio questo settore e che sono in modo particolare utilizzate anche per il trasporto di droga. Sono soprattutto donne che hanno il permesso di soggiorno, che non hanno precedenti penali e che vengono utilizzate per pochissime volte, con il ricatto, ovviamente, di rientrare di quella cifra che le ha fatte arrivare in Italia e che si stima sia tra i 40.000 e i 70.000 euro. Gli arresti al CARA di Mineo, del resto, confermano il legame anche con un alcuni centri di accoglienza e quindi dimostrano le attività dei gruppi criminali nella gestione anche dell'immigrazione illegale, posto che alcuni dei fermati avrebbero anche collaborato con i trafficanti di esseri umani in Libia. Aumenta anche la paura dell'integralismo islamico, quindi della minaccia terroristica. Nonostante il fatto che già nel 2005 - ci troviamo nel 2019 - i servizi di intelligence e il dipartimento della pubblica sicurezza abbiamo contattato ben 26 questure, comandi generali dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza, per parlare di sodalizi e dell'evoluzione di questa etnia, in qualche modo si è fatto finta di non volere adottare interventi urgenti e concreti. La chiusura dei porti sta dando sicuramente dei benefici, ma noi siamo dell'idea che la riduzione reale si possa attuare solo attraverso l'impossibilità di quei barconi di partire dai propri Stati. Quindi chiediamo, ovviamente, che ci sia il blocco navale. Abbiamo avuto il caso Diciotti, che non è qui il caso di riprendere ma che tutti conosciamo. Oltre alla questione dei cosiddetti barconi, di urgente regolamentazione dovrebbe essere l'attività nel Mediterraneo delle navi di proprietà di alcune organizzazioni non governative che operano al confine con questi territori libici, spesso al centro di operazioni poco chiare, avendo preso a bordo migranti che non erano a posto e che, soprattutto, erano giunte in acque internazionali e su cui stanno indagando varie procure. È evidente, poi, che il flusso incontrollato di immigrati, che tenta di arrivare in Europa lasciando gli Stati dell'Africa, non potrà mai essere arrestato se non si interviene a sostegno per lo sviluppo di queste persone nei loro territori e nei loro Paesi. Al contrario, ci sono Stati europei sempre prodighi a dare lezioni, come nel caso della Francia, che tutto può fare tranne che poter dar lezioni a un Paese come l'Italia, attraverso quello sfruttamento che fa, nella sua quotidianità, non soltanto degli immigrati che arrivano ma soprattutto rispetto alla moneta di cui tanto si è parlato, cioè del franco CFA. Per questo, nella nostra mozione insistiamo nella richiesta al Governo di adottare ogni opportuna iniziativa per la creazione del famoso blocco navale, più volte richiesto, davanti alle coste libiche e che si possa impedire il passaggio delle imbarcazioni cariche di migranti irregolari con la partecipazione degli Stati membri dell'Unione europea e in accordo e collaborazione con entrambe le autorità di Governo presenti nel territorio libico. Chiediamo, quindi, di garantire l'immediata creazione degli hotspot nei Paesi del Nord Africa per l'esame delle domande di asilo e di attivare immediatamente centri sorvegliati nei quali trattenere chi entra illegalmente nelle more del vaglio della domanda della protezione, al fine soprattutto di potere eseguire gli opportuni accertamenti di sicurezza, rispettando il principio per cui se si entra illegalmente in uno Stato europeo non possa essere sufficiente dichiararsi richiedente asilo. Chiediamo inoltre di promuovere la creazione di un fondo europeo alimentato con risorse dell'Unione, con una dotazione di 3 miliardi di euro, per la realizzazione di accordi di riammissione con i Paesi di origine dei migranti e il potenziamento delle operazioni di rimpatrio. Chiediamo, ancora, di adottare iniziative per una maggiore regolamentazione delle ONG, prevedendo che gli enti di promozione sociale iscritti al registro unico nazionale abbiano l'obbligo di avere la gestione separata di ciascuna iniziativa di raccolta fondi che attivano e il divieto di trasferire fondi ad un'iniziativa altra. Resta il punto del Global Compact. Non c'è bastata la non presenza a Marrakech: vogliamo capire realmente da questo Governo cosa vuole fare. Per quanto ci riguarda, bisogna dire "no". Chiudo, Presidente, dicendo che Fratelli d'Italia parla di mafia nigeriana - sono tante le mafie, sono tante le mafie straniere – ma, in questo caso, Fratelli d'Italia non resterà a guardare aspettando un'altra Pamela, un'altra Desirée, un'altra ragazzina sacrificata sull'altare del politicamente corretto, quindi andremo avanti con questa battaglia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

DIBATTITO IN ASSEMBLEA, SEDUTA DEL 27 FEBBRAIO 2019

...
PRESIDENTE. Prima di procedere con le dichiarazioni di voto, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo per l'espressione dei pareri. Prego sottosegretario, anzi Viceministro… no, è un auspicio. 

NICOLA MOLTENI, Sottosegretario di Stato per l'Interno. Grazie, Presidente. Sulla mozione di maggioranza Iezzi, Macina ed altri n. 1-00132 il parere è favorevole. Sulla mozione Magi, Boldrini ed altri n. 1-00121 il parere è contrario. Sulla mozione Migliore ed altri n. 1-00130, del Partito Democratico, il parere è contrario. Sulla mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00113 (Seconda ulteriore nuova formulazione) il Governo si rimette all'Aula. Infine, sulla mozione Ravetto ed altri n. 1- 00126, di Forza Italia, il Governo si rimette all'Aula.

clicca qui per leggere il dibattito integrale in Assemblea svoltosi nella seduta del 27 febbraio 2019




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TommasoFoti
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