Camera

Questione pregiudiziale n.3 su DDL S. 717 - Conversione in legge del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91

Data: 11/09/2018
Numero: 3 / Questione pregiudiziale su DDL S. 717
Soggetto: Camera dei Deputati
Data Risposta: -

Questione pregiudiziale n.3 su: Disegno di legge: S. 717 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative (Approvato dal Senato) (A.C. 1117-A) 

La Camera, 

premesso che: 

il decreto-legge in esame si compone di ben 23 articoli, contenenti proroghe di termini legislativi nelle materie più disparate: dagli enti territoriali alla giustizia, dal tema ambientale al settore delle infrastrutture. Sono poi previste proroghe di termini relativi a interventi emergenziali nei territori colpiti dagli eventi sismici, in materia di istruzione e università, di politiche sociali, cultura, sport e nel delicato settore della salute, così come si interviene nuovamente in materia di banche popolari; 

il presente decreto-legge, è adottato da ormai tutti i Governi, di norma con periodicità annuale, adducendo quale unica giustificazione la necessità di assicurare l'efficienza e l'efficacia dell'azione delle diverse amministrazioni interessate, ma in realtà serve unicamente a correggere errori, compensare ritardi e mancate decisioni; 

il continuo e reiterato uso della decretazione d'urgenza si configura, peraltro, come una forma di sbilanciamento e di forzatura degli equilibri dei poteri previsti dall'articolo 70 del dettato Costituzionale, che ha spostato di fatto in capo al Governo ogni potere legislativo ed imposto una compressione delle prerogative delle Camere con buona pace del confronto democratico, diventato quasi del tutto aleatorio; 

dalla data di insediamento del nuovo Governo, in soli due mesi sono stati presentati ben dieci decreti-legge, nessuno con i requisiti di necessità e urgenza richiesti, ma ancora non è chiaro quale sia la programmazione politica, nel breve e lungo termine, di questo Governo, che continua a sbandierare un programma ricco di propaganda, ma con pochi – e allarmanti – punti operativi. Non vogliamo credere che il nostro Paese viva in una situazione di emergenza costante; 

ciò stupisce ancora di più se si pensa che proprio la componente politica dell'attuale Governo, nell'illustrazione della questione pregiudiziale dell'ultimo decreto « milleproroghe », denunciava « l'ennesimo utilizzo di uno strumento, quello appunto della proroga dei termini, che per sua natura già dovrebbe avere un carattere di eccezionalità, ma assume ormai nel nostro Paese un carattere sistematico ed un appuntamento fisso, anno dopo anno, come una prassi ormai consolidata. Il Governo Renzi, che tanto vuole far credere ai cittadini di avere un carattere riformatore, invece nell'utilizzo dell'ennesimo decreto milleproroghe si dimostra il più conservatore dei Governi di sempre, sotto le vesti di giovani governanti che, invece, nascondono le più vecchie strutture di Stato che, per l'ennesima volta, ricorrono al decreto milleproroghe per poter differire i termini di legge completamente disattesi. »; 

è cambiato il Governo, ma non è cambiato l'uso improprio della stessa Carta costituzionale nello strumento appunto della decretazione d'urgenza; 

l'eterogeneità di contenuto del presente decreto-legge, inoltre, contrasta apertamente con i contenuti dell'articolo 15 della legge 23 agosto 1988, n. 400, di diretta attuazione costituzionale dell'articolo 77 della Costituzione, ai sensi del quale i decreti-legge devono contenere misure di immediata applicazione e il loro contenuto deve essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo. Il decreto-legge in esame, invece, accomuna una serie di disposizioni che incidono in modo rilevante sui più disparati settori pubblici e privati; 

la stessa Corte costituzionale, con giurisprudenza ormai costante, inaugurata dalla sentenza n. 171 del 2007, ha definito l'eterogeneità dei contenuti del decreto-legge elemento sintomatico della mancanza dei presupposti costituzionali di adozione del provvedimento d'urgenza; l'omogeneità dei contenuti del provvedimento va valutata sia con riferimento alla materia oggetto di disciplina che da un punto di vista teleologico, con riguardo, pertanto, al fine unitario dell'intervento; 

dall'esame delle singole disposizioni emergono, invece, molteplici finalità, così come interventi su termini fissati dallo stesso Governo con provvedimenti presentati, e approvati in tutta fretta, solo poche settimane prima. È il caso, piuttosto eclatante, dell'articolo 9, che proroga i termini per la presentazione, da parte dei soggetti destinatari dei procedimenti di recupero degli aiuti di Stato, dei dati relativi all'ammontare dei danni subiti per effetto degli eventi sismici verificatisi nella regione Abruzzo a partire dal 6 aprile 2009 e delle eventuali osservazioni relative alle somme effettivamente percepite. Non serve ricordare che nemmeno due mesi fa, il 19 luglio, questo Parlamento ha approvato in via definitiva il disegno di legge « Conversione in legge, con modificazioni, del decretolegge 29 maggio 2018, n. 55, recante ulteriori misure urgenti a favore delle popolazioni dei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria, interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 »; 

altrettanto incredibile l'articolo 6, come modificato in sede di esame al Senato, che ha previsto la possibilità, per gli insegnanti abilitati entro l'anno 2017/ 2018 e per coloro che sono in possesso di diploma magistrale conseguito entro il 2001/2002 o di un diploma che dà accesso al profilo di insegnante tecnico pratico, di inserirsi in una fascia aggiuntiva delle GAE. Tale previsione, che trova certamente il nostro consenso, ha generato molte aspettative tra i lavoratori coinvolti, ma anche una grande confusione, dato che il provvedimento contraddice le previsioni contenute nell'articolo 4 del « decreto dignità » (decreto-legge n. 87/2018), approvato definitivamente solo un mese fa!; 

alcune disposizioni nascondono, dietro il differimento di termini, scelte politiche affatto necessarie e urgenti e certamente non rispondenti alle richiamate esigenze di continuità, efficienza ed efficacia dell'azione amministrativa: l'articolo 1 reca proroghe nella tormentata materia delle province, mortificate dalla scellerata « Legge Delrio » n. 56 del 2014. In particolare, il comma 2 fissa al 31 ottobre 2018 la data per lo svolgimento delle elezioni provinciali e proroga il mandato dei presidenti di provincia e dei consiglieri provinciali in scadenza fino a tale data. Si passa così dalla psichiatria legislativa alla legislazione creativa, perché immaginare di porre il termine di proroga al 31 ottobre 2018 significa ignorare che tra settembre 2018 e gennaio 2019, 47 Presidenti e 70 Consigli provinciali delle 76 province delle regioni a statuto ordinario andranno al voto per il rinnovo delle cariche. La norma introdotta dal Governo nel « milleproroghe » non risolve il caos istituzionale che si è venuto a creare, anzi introduce nuove complicazioni; 

ancora, l'articolo 11 dispone alcune proroghe in materia di banche popolari e gruppi bancari cooperativi, ma, di fatto, non si tratta solo di concedere più tempo per firmare i « patti di coesione », cioè i contratti con cui le banche si collegano fra loro e la capogruppo, ma anche di intervenire sull'impianto generale del decreto-legge n. 18 del 14 febbraio 2016, che reca misure concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo, la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio; 

inoltre, si ricorre allo strumento della proroga anche nel settore sanitario e, in particolare, in materia di tutela della salute dei minori, laddove si rimanda all'anno scolastico 2019-2020 il divieto di accesso agli asili nido e alle scuole dell'infanzia per i bambini le cui famiglie non presentino la documentazione comprovante l'avvenuta vaccinazione (articolo 6), creando una inaccettabile confusione e incertezza proprio all'avvio dell'anno scolastico,

delibera 

di non procedere, all'esame del disegno di legge n. 1117.

Questione pregiudiziale sottoscritta dai parlamentari: Lollobrigida, Acquaroli, Bellucci, Bucalo, Butti, Caretta, Ciaburro, Cirielli, Crosetto, De Carlo, Deidda, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Ferro, Fidanza, Foti, Frassinetti, Gemmato, Lucaselli, Maschio, Giorgia Meloni, Mollicone, Montaruli, Osnato, Prisco, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Silvestroni, Trancassini, Varchi, Zucconi.

Nella seduta dell'Assemblea dell'11 settembre 2018 la Camera ha respinto la questione pregiudiziale

DIBATTITO IN ASSEMBLEA

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Ylenja Lucaselli, che illustrerà anche la mozione Lollobrigida ed altri n. 3. Ne ha facoltà.

YLENJA LUCASELLI (FDI). Presidente, mi ricollego immediatamente a quello che diceva il collega Sisto parlando di principi e rimando a quei principi. Ecco, più ancora che ai principi, credo che quest'Aula dovrebbe rimandare se stessa e il proprio operato alle regole, perché se la nostra nazione ha un problema è proprio questo, probabilmente: il fatto che ci sono tante, forse, alle volte, troppe regole e che, troppo spesso, quelle regole non vengono rispettate. E ogni volta che noi non rispettiamo una regola, anche se sbagliata, in realtà, indeboliamo il nostro Stato ed è questo che stiamo facendo, in questo momento, con la discussione che si è conclusa ieri sera su questo milleproroghe. Vedete, io ho ancora in mente, forte, le parole di quella che all'epoca era l'opposizione, non più tardi di pochi mesi fa, che continuava a ripetere che la decretazione d'urgenza è una decretazione d'urgenza e che, quindi, va utilizzata e va applicata secondo le norme che regolano il nostro Stato quando ci sono problemi di urgenza, quindi, quando ci sono contingenze tali da necessitare l'attenzione immediata di quest'Aula. Ecco, il milleproroghe, in realtà, tutto questo non lo fa; il milleproroghe è pieno di argomenti che spaziano dal pubblico al privato, che spaziano dalla sanità alle indagini e, quindi, al mondo dell'avvocatura, al mondo del vivere sociale, che spazia dalle infrastrutture alle regole più importanti nel nostro Stato. Ora, tutto questo, in realtà, è una forma di sbilanciamento che va contro i principi della nostra Costituzione e non devo ricordare a questa Assise che utilizzare la decretazione d'urgenza in queste forme è, in realtà, una forma di sbilanciamento e di forzatura di quelli che sono gli equilibri dei poteri previsti dall'articolo 70 della nostra Carta costituzionale. È come se, di fatto, si fosse spostato in capo al Governo ogni potere legislativo e in questo spostamento, in realtà, vengono depressi e compressi i diritti dei cittadini che hanno necessità di far sentire le loro voci attraverso i parlamentari, attraverso le attività delle Commissioni. Perché, vedete, siamo stati chiusi in Commissione per tre giorni attardandoci in discussioni serali e, però, in queste discussioni, in realtà, l'opposizione, tutte le opposizioni hanno semplicemente parlato a loro stesse, perché non abbiamo avuto risposte dal Governo, non abbiamo avuto nessun tipo di intervento all'interno di quelle Commissioni che potesse spiegare la scelta politica che in quelle assise si stava svolgendo. Ora, io vorrei ritornare proprio sul rispetto delle regole, sul rispetto del principio e della nostra Carta costituzionale e vorrei ricordare che la Corte costituzionale, che probabilmente meglio di noi legge quelle che sono le norme e l'applicazione di quelle norme, ci ha più volte ribadito che l'eterogeneità dei contenuti di un decreto – come, in questo caso, il decreto "milleproroghe" - è sintomatico della mancanza dei presupposti costituzionali di adozione del provvedimento d'urgenza. Cioè, l'omogeneità dei contenuti del provvedimento deve essere valutata con riferimento alla materia oggetto della disciplina, che, da un punto di vista teleologico deve essere necessariamente unitaria. Ecco, considerare che questo decreto, che questa decretazione abbia un senso unitario e che ci sia un disegno unitario è eufemia. Ora, noi abbiamo combattuto all'interno delle Commissioni per una serie di argomenti, abbiamo combattuto all'interno delle Commissioni per far sì che ci sia e ci fosse un'Italia migliore, anche attraverso questa decretazione. Però, non possiamo rimanere sordi di fronte alla assoluta sordità, per esempio mi viene in mente rispetto alla questione dei vaccini, non possiamo rimanere assolutamente sordi rispetto alle necessità delle nostre maestre, non possiamo rimanere sordi rispetto alle necessità palesate da un'Italia evidentemente in difficoltà e che qui si cerca di risolvere attraverso provvedimenti raffazzonati, veloci, ciechi e soprattutto sordi a quello che le opposizioni hanno da dire. Ed è questo il motivo per il quale, secondo il gruppo di Fratelli d'Italia e davvero mi taccio, la decretazione d'urgenza utilizzata così come è stata utilizzata da questo Governo è una forzatura, è un atto e un provvedimento contro le regole che regolano il nostro Stato, è una forzatura rispetto all'applicazione dei principi costituzionali, ed è per questo che chiediamo che questa assise possa valutare la nostra questione pregiudiziale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

...
PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi sulle questioni pregiudiziali. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle questioni pregiudiziali Migliore ed altri n. 1, Sisto e Occhiuto n. 2 e Lollobrigida ed altri n. 3. Dichiaro aperta la votazione. (Segue la votazione). Dichiaro chiusa la votazione. La Camera respinge (Vedi votazione n. 17). Essendo state respinte le questioni pregiudiziali passiamo, dunque, alla discussione sulle linee generali.

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