Camera

Risoluzione: indirizzi in merito al Consiglio europeo del 18 ottobre 2018

Data: 16/10/2018
Numero: 6-00028 / Risoluzione
Soggetto: Camera dei Deputati
Data Risposta: 16/10/2018

La Camera, 

udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla riunione del Consiglio europeo dei prossimi 17 e 18 ottobre, 

premesso che: 

l'ordine del giorno della prossima riunione del Consiglio europeo reca i temi della migrazione, della sicurezza interna e delle relazioni esterne; 

sono, inoltre, previste una riunione informale a 27 Stati per discutere dello stato dei negoziati per l'uscita dall'Unione europea della Gran Bretagna, la cosiddetta Brexit, e una riunione, sempre nel formato a 27 Stati, per esaminare lo stato di avanzamento dei negoziati sull'approfondimento dell'Unione economica e monetaria (UEM) in vista del vertice euro del prossimo mese di dicembre; 

in esito al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2018 il presidente Donald Tusk aveva dichiarato che il « testo di compromesso » adottato sul tema dei migranti accoglieva essenzialmente tre proposte: le piattaforme di sbarco al di fuori dall'Europa ma senza che fosse definito dove allestirle, un budget dedicato al contrasto dell'immigrazione illegale nel prossimo quadro finanziaria pluriennale e un rafforzamento del supporto europeo alla Guardia costiera libica, affermando, però, al contempo: « Sulla questione dei migranti è fin troppo presto per parlare di un successo. Abbiamo trovato un accordo, ma questa è solo parte più facile di quello che ci aspetta. »;

nonostante alcuni Stati abbiano già assunto l'iniziativa in merito all'istituzione dei centri sorvegliati, ad oggi, il Governo italiano non ha, invece, ancora provveduto, e, pertanto, i migranti che continuano ad arrivare illegalmente in Italia non sono trattenuti, ma vengono lasciati liberi di muoversi senza limitazioni di libertà sul territorio nazionale, non essendo sottoposti alfa sorveglianza dello Stato; 

l'ingresso di immigrati illegali, dei quali non solo è spesso difficile accertare le generalità, ma anche determinare con certezza lo stato di provenienza, rappresenta un serio pericolo per la sicurezza degli Stati europei, anche in considerazione delle notizie più volte pervenute dall'intelligence di alcuni Stati membri, che segnalavano il rischio di infiltrazioni terroristiche tra i migranti; 

in occasione del discorso sullo stato dell'unione del 12 settembre 2018, la Commissione europea ha presentato una proposta di revisione della direttiva rimpatri volta ad accelerare le procedure di rimpatrio e ad aumentare i rimpatri effettivi delle persone prive del diritto di soggiorno nell'Unione europea; 

tuttavia, tale proposta di revisione, puntando a una sorta di temperamento del principio dello Stato di primo approdo, attraverso l'introduzione di un meccanismo di ricollocazione di richiedenti asilo per quote obbligatorie, per l'ennesima volta non accoglie le richieste dell'Italia per la revisione del principio dello Stato di primo approdo; 

inoltre, il meccanismo di ricollocazione ha fallito clamorosamente sin dalla sua istituzione e, seppur trasformato in obbligatorio, senza adeguate sanzioni è destinato a fallire nuovamente; 

nel frattempo continuano senza sosta i « viaggi della speranza » dei migranti irregolari che tentano di raggiungere le nostre coste, spesso raccolti in acque internazionali da navi appartenenti a organizzazioni non governative che poi li trasportano in modo altrettanto irregolare fino nei nostri porti, e il divieto di attracco nei porti italiani negli ultimi mesi a più riprese espresso dall'Italia sta ponendo il tema della lotta al traffico di esseri umani al centro del dibattito in sede europea; 

ciononostante, la proposta in dieci punti presentata dall'Italia nell'ambito dell'ultima riunione del Consiglio europeo e mirata a realizzare finalmente una gestione condivisa del fenomeno migratorio tra gli Stati dell'Unione, non è stata accolta se non in minima parte e solo a parole; 

l'approccio a tali problematiche secondo la logica del cosiddetto burden sharing è stato, infatti, sinora carente, con il già citato fallimento delle ricollocazioni e le iniziative di singoli Stati membri che hanno disposto la chiusura delle proprie frontiere e la sospensione dell'accordo di Schengen sulla libera circolazione delle persone; 

il calo degli arrivi di migranti irregolari, registrato nel 2017, non è stato accompagnato dalla diminuzione delle presenze nelle strutture di accoglienza, le quali hanno continuato a registrare un andamento crescente, e lo stesso documento ha previsto che, nel 2018, la spesa per operazioni di soccorso, assistenza sanitaria, accoglienza e istruzione sarà compresa tra 4,6 e 5 miliardi di euro, continuando a gravare sul nostro prodotto interno lordo per circa lo 0,3 per cento l'anno; 

tutti questi elementi dimostrano chiaramente la necessità e l'urgenza di un'inversione di rotta nella quale l'Italia non sia più lasciata sola rispetto al fenomeno migratorio ma l'Unione europea diventi finalmente parte attiva nella soluzione del problema; 

nel marzo 1997 il Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore Romano Prodi stipulò un accordo con il premier albanese per la realizzazione di un blocco navale della Marina militare per il respingimento dei migranti diretti in Italia, in cambio di aiuti come cibo e medicinali e l'impegno per la ricostruzione delle strutture statali albanesi; 

per quanto attiene il tema della sicurezza interna, stando alla bozza di conclusioni, il Consiglio europeo dovrebbe prevedere un ulteriore potenziamento delle capacità dell'Unione europea di affrontare le minacce informatiche, come anche quelle chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari; 

è opportuno, inoltre, che l'unione intervenga in materia di controllo e sicurezza informatica, in particolar modo a contrasto della diffusione di contenuti terroristici on line; 

nell'ambito della discussione sulle relazioni esterne si tornerà a discutere dei rapporti tra l'Unione europea e la Russia, improntati sinora alla cosiddetta politica del doppio binario tra iniziative sanzionatorie e la ricerca di una soluzione diplomatica al conflitto in Ucraina orientale; 

le sanzioni commerciali imposte alla Russia continuano a danneggiare gravemente le imprese italiane, infliggendo, sinora, al mercato delle esportazioni italiane perdite per tre miliardi di euro ogni anno, colpendo in particolar modo le imprese agroalimentari e il mercato delle tecnologie; 

nel dibattito parlamentare che ha preceduto il Consiglio europeo del giugno 2018 la risoluzione di maggioranza impegnava in modo esplicito il Governo « ad agire in sede europea affinché si riaprano spazi di collaborazione e dialogo con la Federazione Russa, ad esempio prospettando una rimodulazione delle sanzioni che escluda dal loro campo di applicazione le piccole e medie imprese o il settore agroalimentare e valorizzando la cooperazione nel contrasto alle minacce comuni, come quelle rappresentate dal terrorismo e dalla propaganda estremista »; 

nell'ambito del medesimo dibattito, anche altre risoluzioni di gruppi di opposizione avevano espresso la medesima chiara indicazione al Governo, come quella presentata dal gruppo di Fratelli d'Italia, che impegnava il Governo « a promuovere in sede europea l'immediata cessazione delle sanzioni economiche imposte alla Russia, il prolungamento delle quali avrebbe il solo effetto di ampliare le già pesanti ricadute negative sulle nostre imprese »; 

nel Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2018 il Governo ha, invece, clamorosamente disatteso queste indicazioni dando il proprio consenso al rinnovo automatico delle sanzioni alla Russia; 

sono in vista altre decisioni in merito che potrebbero aggravare la situazione e peraltro si profilano altre e più gravi misure sanzionatorie come quelle recentemente presentate al Congresso degli Stati Uniti; 

il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, che si recherà in Russia nei prossimi giorni, ha affermato anche lunedì 15 ottobre 2018, a Monza in una assemblea pubblica di imprenditori, di essere contrario al proseguimento del sistema sanzionatorio che tanto danno ha già arrecato al sistema economico italiano e che, peraltro, si è dimostrato in tanti casi uno strumento assolutamente inefficace nel raggiungere i proponimenti per cui è realizzato; 

il programma del prossimo Consiglio europeo prevede, per il giorno precedente al Consiglio, quindi per il 17 ottobre 2018, un incontro informale tra i leader dell'Unione europea a 27 per discutere della Brexit; 

il negoziato è giunto alle fasi cruciali, come emerge anche dalla cronaca di queste ore, con ogni possibile soluzione, tanto da immaginare possa essere decisivo il previsto pranzo di lavoro, alla presenza anche del premier britannico; 

durante tale incontro, saranno esaminati lo stato dei negoziati con il Regno Unito in merito all'uscita dall'Unione europea e le future relazioni tra le parti per il dopo Brexit, anche alla luce delle conseguenze che ne scaturiranno sull'economia globale e sull'economia dei singoli Stati membri; 

durante le più recenti riunioni del Consiglio europeo sono state esaminate le intese di massima raggiunte tra i negoziatori della Commissione europea e del Regno Unito su larga parte dell'accordo di recesso, mentre, il 29 giugno 2018, il Consiglio europeo ha sottolineato come i negoziati possano progredire « solo a condizione che tutti gli impegni assunti finora siano pienamente rispettati »; 

nella riunione di follow-up del Consiglio europeo, svoltasi il 5 luglio 2018, il gruppo ad hoc ha fornito un aggiornamento sullo stato dei negoziato con il Regno Unito ed ha indicato, tra i temi su cui manca un'intesa, quello relativo alle tremila indicazioni geografiche attualmente protette nei 28 Paesi dell'Unione europea, che i britannici hanno intenzione di affrontare solo, in occasione del successivo accordo commerciale e quindi non in sede di accordo di recesso; 

il XV « Rapporto sulla competitività dell'agroalimentare italiano », presentato il 23 luglio 2018 da Ismea, ha confermato il primato mondiale dell'Italia per numero di prodotti Dop Igp, con 818 indicazioni geografiche registrate a livello europeo, e con i risultati più alti di sempre anche sui valori produttivi con 14,8 miliardi di euro di valore alla produzione e 8,4 miliardi di valore all'export; 

il settore agroalimentare nazionale va difeso e valorizzato rappresentando la punta di diamante dell'export nazionale, in termini commerciali e di posti di lavoro: 61 miliardi di euro di valore aggiunto, 1.4 milioni di occupati, oltre 1 milione di imprese e 41 miliardi di euro di esportazioni; 

il sistema delle Dop Igp in Italia garantisce qualità e sicurezza anche attraverso una rete che, alla fine del 2017, conta 264 consorzi di tutela riconosciuti dal Ministero per le politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo e oltre diecimila interventi annui effettuati dagli organismi di controllo pubblici; 

numeri di fronte ai quali il Ministro delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio, ha commentato: « Abbiamo un potenziale enorme in termini di valore della produzione, denominazioni registrate, crescita del bio. Ma dietro le cifre c'è di più. C'è tutto il "peso" della qualità. Ci sono la passione, la storia, la tradizione che rendono unico il Made in Italy agroalimentare nel mondo »; 

la tutela di questo patrimonio costituisce una battaglia storica italiana – sia in ambito WTO sin dal round negoziale di Doha del 2001, sia negli accordi commerciali bilaterali (apripista, nel 2005, l'accordo dell'Unione europea con il Cile, poi con la Corea del sud, Canada, e nel prossimo futuro, in dirittura d'arrivo, con Giappone, Singapore e Messico) – grazie alla quale l'Unione europea non può concludere accordi bilaterali se le indicazioni geografiche non vengono preventivamente riconosciute e non ne viene garantito un alto livello di protezione sia in termini di disciplina, che di sanzioni in caso di violazione, ove possibile ex officio; 

anzi, con riferimento al Canada, l'annosa questione relativa all'approvazione o meno del Ceta riguarda, inter alia, proprio l'insufficiente livello di protezione delle indicazioni geografiche garantito da Ottawa, che ha, sin qui, rifiutato di fornire la lista dei « prior users » delle denominazioni e ha omesso di specificare quali siano le sanzioni amministrative previste in caso di uso misleading; 

il Regno Unito è il quarto mercato di destinazione dell'export agroalimentare italiano, dopo Germania, Francia e Stati Uniti, con un valore superiore ai tre miliardi di euro, e quasi un terzo delle vendite di food&beverage, « Made in Italy » riguardano prodotti Dop/Igp ed è il primo mercato per prosecco, pelati e polpe di pomodoro;

con un valore vicino ai 56 miliardi di euro, il Regno Unito rappresenta il sesto mercato al mondo per import di prodotti agroalimentari e il secondo per consumi a livello europeo ed, in tale ambito, l'Italia figura come il sesto fornitore, con una quota a valore vicina al 6 per cento dell'import britannico; 

un mercato che, solo nell'ultimo decennio, ha aumentato i propri acquisti di prodotti del « Made in Italy » del +43 per cento, ben più di quanto fatto nei confronti dei concorrenti francesi o olandesi; 

l'eventuale rinuncia ad imporre la tutela delle indicazioni geografiche in sede di accordo di recesso costituirebbe una serissima minaccia per l'Italia e per il suo sistema produttivo; 

la questione è già stata rilevata in Parlamento, nelle commissioni riunite esteri e politiche dell'Unione europea del Senato, il 31 luglio 2018, in occasione dell'audizione informale dell'ambasciatore del Regno Unito, Jill Morris; 

naturalmente è parimenti importante per l'Italia che, nell'accordo siano previste sia la liberalizzazione tariffaria per le merci e l'apertura del mercato dei servizi, degli appalti e degli investimenti, sia un coté di carattere regolatorio (standard tecnici e ostacoli non tariffari) e di convergenza normativa (proprietà intellettuale, tutela dell'ambiente et similia) sui cosiddetti ostacoli non tariffari per evitare che, successivamente, sorgano ostacoli strumentali nella esportazione di prodotti da parte delle imprese italiane e della commercializzazione della produzione nazionale sul territorio della Gran Bretagna; 

le basi per un tale accordo dovrebbero auspicabilmente essere previste nel testo relativo al recesso, con specifici riferimenti ad un'architettura delle future relazioni commerciali; 

infine, a margine della riunione del Consiglio, in vista del vertice europeo di dicembre 2018, sarà esaminato lo stato di avanzamento dei negoziati sull'approfondimento dell'Unione economica e monetaria (UEM), con il completamento dell'unione bancaria, sulla base di una garanzia unica dei depositi, da associare a una vigilanza unica e a una risoluzione unica delle banche in crisi; 

temi di importanza strategica per l'Italia, soprattutto se inseriti in un contesto che vede la fine delle politiche monetarie ultraespansive della Banca centrale europea, con la graduale uscita del quantitative easing, che si concluderà entro il 2018, e la risalita dei tassi di riferimento prevista per la seconda metà del 2019; 

sembrerebbe poi che aleggi una proposta di trasformare l'attuale Meccanismo europeo di stabilità (Esm) in urta sorta di Fondo monetario europeo, anche qui con condizioni da discutere; l'Italia è il terzo euroazionista dell'Esmv, contribuendo con 125 miliardi di euro (pari al 5,5 per cento del suo debito pubblico) dei quali finora non ha usufruito nemmeno in minima parte, essendo stati utilizzati negli anni per interventi di sostegno in favore di altri Paesi,

impegna il Governo:

1) con riferimento al tema delle migrazioni: 

a) ad attivare immediatamente i centri sorvegliati nei quali trattenere chi entra illegalmente in Italia, nelle more del vaglio della domanda di protezione e al fine di eseguire tutti gli opportuni accertamenti di sicurezza, rispettando il principio che, per chi entra illegalmente in uno Stato europeo, non possa essere sufficiente dichiararsi richiedente asilo per non essere sottoposto ad alcuna forma effettiva di controllo o restrizione; 

b) ad adottare ogni opportuna iniziativa per Istituzione urgente di una missione militare europea, con la partecipazione di tutti gli Stati membri, per la creazione di un blocco navale davanti alle coste libiche che possa impedire il passaggio delle imbarcazioni cariche di migranti irregolari. La missione dovrà essere realizzata in accordo e collaborazione con entrambe le autorità di governo presenti sul territorio libico, qualificandole come interlocutori dell'Unione europea e fornendo alle stesse sostegno economico e operativo per il controllo del proprio territorio e della rotta attraverso il deserto sfruttata dai trafficanti; 

c) ad adottare iniziative per garantire la immediata creazione di centri hot spot nei Paesi del Nord Africa; 

d) a promuovere la creazione di un fondo europeo, alimentato con risorse dell'Unione, con una dotazione di tre miliardi di euro per la realizzazione di accordi di riammissione con i Paesi di origine dei migranti e il potenziamento delle operazioni di rimpatrio; 

e) a promuovere il potenziamento del ruolo dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, con particolare riguardo alle attività di rimpatrio dei migranti irregolari, alla cooperazione con gli Stati terzi, al sostegno agli Stati membri nella gestione delle frontiere, e all'aumento delle risorse impiegate in termini di personale e di equipaggiamento; 

f) a promuovere e sostenere l'urgente adozione di misure volte a potenziare e rendere effettivi i rimpatri dei migranti irregolari che non hanno titolo ad alcuna forma di protezione internazionale, anche attraverso la stipula di accordi di riammissione con gli Stati di provenienza, dando priorità a quelli dai quali originano i maggiori flussi; 

2) con riferimento al tema della sicurezza interna: 

a) a sostenere con forza la necessità che l'Unione europea adotti rapidamente strumenti efficaci per la lotta al terrorismo internazionale, sia attraverso la protezione delle reti di informazione, sia attraverso il controllo delle stesse e il contrasto alla diffusione di contenuti estremistici e terroristici on line, sia attraverso l'implementazione dello scambio di informazioni e di collaborazione tra i vari organismi preposti; 

3) con riferimento al tema delle relazioni esterne, in particolare ai rapporti tra l'Unione europea e la Russia: 

a) a promuovere in Consiglio europeo la immediata cessazione delle sanzioni economiche imposte alla Russia, il prolungamento delle quali avrebbe il solo effetto di ampliare le già pesanti ricadute negative sulle nostre imprese; 

4) con riferimento ai negoziati sulla Brexit: a) ad esprimersi, da subito, in modo chiaro e netto, in sede di Consiglio europeo, a tutela dei nostri interessi nazionali, nel senso che l'Italia non darà il proprio assenso all'Accordo di recesso senza una dichiarazione esplicita che consenta la reale salvaguardia solida, operativa e giuridicamente vincolante delle indicazioni geografiche, stante la rilevanza che esse rivestono per il sistema produttivo del nostro Paese, essendo peraltro inaccettabile che tale questione venga semplicemente rinviata – senza adeguate garanzie per l'Italia – ad un successivo accordo commerciale, quando la stessa Unione europea non avrà più sufficiente potere contrattuale una volta approvato il documento di recesso; 

b) ad assicurarsi – nell'interesse delle esportazioni e della commercializzazione dei prodotti italiani – che l'accordo preveda garanzie adeguate per l'accesso al mercato attraverso la liberalizzazione tariffaria per le merci e l'apertura del mercato dei servizi, degli appalti e degli investimenti e per il superamento dei cosiddetti ostacoli non tariffari.

Risoluzione sottoscritta dai parlamentari: Lollobrigida, Meloni, Acquaroli, Bellucci, Bucalo, Butti, Caretta, Ciaburro, Cirielli, Crosetto, Luca De Carlo, Deidda, Delmastro delle Vedove, Donzelli, Ferro, Fidanza, Foti, Frassinetti, Gemmato, Lucaselli, Maschio, Mollicone, Montaruli, Osnato, Prisco, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Silvestroni, Trancassini, Varchi, Zucconi.

La risoluzione è stata respinta, stante il parere contrario del Governo, nella seduta dell'Assemblea del 16 ottobre 2018

DIBATTITO IN ASSEMBLEA

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Lollobrigida. Ne ha facoltà. 

FRANCESCO LOLLOBRIGIDA (FDI). Presidente, onorevoli colleghi, giovedì prossimo il Consiglio europeo affronterà vari temi cruciali per il nostro futuro. E noi vogliamo fare gli auguri al Presidente Conte, di portare a casa i migliori risultati possibili per questa nostra Italia. Ma ogni volta che i nostri rappresentanti vanno in giro per il mondo, purtroppo, siamo timorosi e preoccupati, perché ci vengono in mente le immagini dei rappresentanti dei Governi che l'hanno preceduta, che, come camerieri, aspettavano mance e benevolenza, rappresentanti di un'Italietta che non vogliamo più vedere (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Noi ci auguriamo, Presidente Conte, che quell'atteggiamento non sia da lei, che lei abbia la capacità di mantenere la testa alta e di portare a casa risultati. Noi glielo diciamo con franchezza, saremo al suo fianco, per qualsiasi intervento sia necessario a garantire sicurezza e tutela della nostra economia, da patrioti. Però, dopo il suo intervento, Presidente, qualche preoccupazione ce l'abbiamo. Permettetemi di esternarle. Che cosa abbiamo portato a casa dal Consiglio europeo precedente? Che cosa è stato fatto in questi mesi? Vede, le conclusioni di quel Consiglio ci avevano visto concordi e in gran parte sembravano rappresentare il nostro auspicio: un rinnovato impegno sul controllo delle frontiere, rafforzamento di Frontex, contrasto all'immigrazione irregolare. Si era stabilito di aprire centri di sorveglianza, che permettessero di smistare coloro che avevano diritto alla protezione internazionale da chi invece andava rispedito a casa. Ma, a parte le parole e gli slogan, abbiamo visto poco. In particolare, Presidente, non abbiamo sentito nessuna parola spesa per il blocco navale, l'unica vera soluzione per fermare l'immigrazione clandestina. Infatti, Presidente, anche il blocco dei porti non è una soluzione. Le intelligence già denunciano che i traghettatori di clandestini usano oggi barche più veloci, più piccole, e fanno sbarcare persone sulle nostre coste, che arrivano e scompaiono, finché magari non li ritroviamo dopo qualche tempo su trafiletti di giornali oppure autori di qualche crimine che ci fa piangere. E in questo modo, Presidente, hanno gioco facile anche i terroristi. Non sono fake news quelle che annunciano il rischio dell'arrivo in Italia di 400-500 terroristi dell'ISIS. L'inviato dell'ONU Salamè lo ha denunciato. Questa gente in Italia non deve arrivare. Lei ha parlato di cyber terrorismo, Presidente. Certo, desta preoccupazione, però mi permetta di sottolineare che i 600 morti e i 4 mila feriti in questi anni li ha fatti il terrorismo di matrice islamica. Prima di preoccuparci delle piazze virtuali, dobbiamo preoccuparci delle piazze reali sporche di sangue, Presidente. Su questo non c'è una parola nella risoluzione né tra gli impegni in Europa. E non c'è nemmeno nessun fatto concreto, a seguito del Consiglio europeo di allora, sui centri di sorveglianza. In Italia non ne è stato aperto nessuno. Perfino la Germania di Frau Merkel è riuscita con il Governo del compromesso con l'SPD, ad aprirne uno in Baviera, per trattenere per diciotto mesi quelli che arrivano clandestinamente, per determinare chi ha diritto a restare e a essere diviso tra le varie nazioni europee e chi invece va rispedito a casa. Ci viene il sospetto che la vostra severità di intransigenza sia solo uno strumento da social, Presidente. Vorremmo azioni concrete e questi centri li vorremo aperti, aperti subito, perché sennò finirà come con la Diciotti, che troverete la soluzione per disperdere in Italia gente e farci ridere dietro dal mondo. Perfino la riforma di Dublino, Presidente, che veniva richiamata prima e che per noi, ovviamente, non è la soluzione, riguarda solo il 15 per cento di chi arriva in Italia. Ma nemmeno su questo siete stati in grado di portare a casa alcun risultato. Un'altra volta il blocco navale, Presidente, può essere una soluzione, ma va affiancata da altri due interventi. Uno è di natura economica, che sia simile a quello effettuato per la Turchia: 6 miliardi di euro in quattro anni, per fermare l'immigrazione da est. Crediamo che sia utile che, in accordo con le autorità libiche, si possa effettuare lo stesso tipo di manovra e che questo vada fatto da tutta Europa. Così come va istituito un cospicuo fondo europeo per i rimpatri, perché non può essere l'Italia a caricarsi questa criticità. In ultimo, Presidente, cerchi di spiegare con chiarezza ai suoi colleghi che non è credibile un'Europa forte con i deboli e debole con i forti, con chi usa la prepotenza. Infatti, mentre contribuite a perseguitare la piccola Ungheria di Orban, che protegge i nostri confini ad est, vi fate sbeffeggiare dalla Francia, che è uno Stato più colpevole di altri della condizione economica africana. Si faccia spiegare, Presidente Conte, da monsieur Macron le ragioni per le quali la Francia stampa moneta per 14 Stati africani, in cambio del deposito del 50 per cento del corrispettivo delle loro esportazioni. Gli chieda, Presidente, perché dobbiamo caricarci noi la gente che scappa da quelle nazioni, che la Francia mette in ginocchio (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Ma nel Consiglio europeo non si parlerà, Presidente, solo di immigrazione. Le nostre imprese continuano a soffrire e a subire gli effetti delle sanzioni alla Russia. Sapete benissimo che parliamo di perdite miliardarie. Nel 2013 il fatturato per l'export verso la Russia era di 10,7 miliardi, oggi è di 8: 3 miliardi di perdite secche. Avevate detto che queste sanzioni avreste contribuito a cancellarle, invece questo non sta accadendo e le nostre imprese soffrono e i nostri lavoratori perdono il posto. Si perdono - si sono persi - migliaia di posti di lavoro, mentre voi non mantenete quest'impegno e pensate ai sussidi di cittadinanza. Vogliamo darlo un segnale, Presidente? Facciamo chiarezza a livello internazionale, spieghiamo che l'Italia non accetta questo metodo per piegare la Russia, che è necessario il dialogo, che non serve riproporre una nuova guerra fredda per risolvere la questione ucraina. Infine, Presidente, c'è il tema della Brexit, che si sta sottovalutando. Lei lo ha richiamato, ma il passaggio non è stato chiarissimo, a mio avviso. È emerso, durante l'audizione dell'ambasciatore britannico, che da parte della Gran Bretagna non c'è gran voglia di riconoscere la protezione dei prodotti, come è garantita ora: rischiamo di perdere 3,3 miliardi di euro. È un tema importante, sul quale immagino tutto il Parlamento possa essere al suo fianco. È un problema che non è divisivo, ma c'è un momento nel quale riusciremo a proteggere i nostri prodotti, se il tema verrà chiarito ora, nell'accordo di recesso, e non in un accordo commerciale futuro, sul quale non vi è alcuna certezza, né di contenuti né di tempi. Presidente, noi di Fratelli d'Italia facciamo il tifo per lei - glielo ho già detto -, facciamo il tifo per chiunque vada a rappresentare i nostri colori fuori dai nostri confini. Però, Presidente, ci aspettiamo fatti, non parole, non annunci: questi li lasci fare ai suoi Ministri, che sono straordinari in questa attività. Faccia sentire in Europa la voce dell'Italia, difenda il nostro interesse nazionale, i nostri confini, la nostra economia: ci dimostri di rappresentare un Governo sovranista. Noi non condividiamo in toto la mozione del Governo, ma ci asterremo, perché con questo atto desideriamo dare forza all'azione internazionale del Governo italiano, nell'interesse del nostro popolo. Questo siamo abituati a fare, da italiani e da patrioti. Siamo, su questo, al vostro fianco. Auspichiamo che, di ritorno da questo Consiglio, si abbiano più fatti, rispetto alle tante parole spese dopo il Consiglio precedente a cui non sono seguiti i fatti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

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