Camera

Risoluzione di FDI sulle comunicazioni rese dal Ministro Bonafede sull'amministrazione della giustizia

Data: 23/01/2019
Numero: 6-00043 / Risoluzione
Soggetto: Camera dei Deputati
Data Risposta: 23/01/2019

La Camera, 

udite le comunicazioni del Ministro della Giustizia sull'amministrazione della giustizia, ai sensi dell'articolo 86 del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, come modificato dall'articolo 2, comma 29, della legge 25 luglio 2005, n. 150, 

premesso che: 

lo stato della giustizia italiana appare sempre più preoccupante e su di esso l'Italia gioca una partita fondamentale, considerato il grave deficit di competitività che deriva dall'inefficienza del sistema della giustizia italiana rispetto alle altre Nazioni soprattutto europee; 

continua ad essere particolarmente elevata, da parte dei cittadini, la percezione di ingiustizia e impunità diffuse, che rende improcrastinabile la necessità di restituire certezza della pena e fiducia nella giustizia; le principali cause della disaffezione degli italiani all'amministrazione della giustizia, percepita come inadeguata a concorrere al progresso civile, impongono la necessità di interventi strutturali capaci di contrastare efficacemente le inadeguatezze che oggi affliggono il sistema; 

nelle linee programmatiche tracciate l'11 luglio nelle Commissioni giustizia di Camera e Senato il Ministro ha individuato quelli che sarebbero stati i principali filoni di intervento del suo dicastero, vale a dire: il contrasto dei fenomeni corruttivi, la nuova disciplina delle intercettazioni, la riforma della prescrizione, la riforma del processo civile, l'attuazione della riforma delle procedure di insolvenza, il sistema carcerario; 

sul piano della lotta alla corruzione, è condivisibile l'intento del Governo di contrastare i fenomeni corruttivi, con una ridefinizione delle fattispecie e con l'introduzione di pene e misure più severe e, tuttavia, il DDL corruzione recentemente approvato appare connotato più da norme propagandistiche che creano squilibri nei diritto e nel processo penale con possibili conseguenze sotto il profilo della legittimità costituzionale, che non da misure equilibrate ed efficaci; 

le modifiche introdotte in materia di prescrizione, su iniziativa del Governo, sempre nell'ambito del disegno di legge in materia di lotta alla corruzione e per la trasparenza dei partiti politici, generano, inoltre, ulteriori preoccupazioni in merito alla efficienza della giustizia; 

la sospensione della prescrizione in esito al primo grado di giudizio, infatti, non solo rischia di allungare ulteriormente la durata dei processi, considerata una delle maggiori criticità del nostro sistema già più volte contestataci dall'Unione europea, ma pregiudica anche il diritto delle persone offese al giusto riconoscimento del torto subito nonché il diritto di ogni cittadino al giusto processo e alla ragionevole durata dello stesso, ledendo un fondamentale principio costituzionale; 

l'irragionevole durata dei procedimenti giudiziari si pone in contraddizione con la tutela dei diritti individuali, ed è di tutta evidenza che, quanto più concreta sarà l'azione di efficientamento e di velocizzazione dei procedimenti e della giustizia, tanto meno sarà necessario ricorrere alla sospensione della prescrizione o ad altre misure; 

in merito al tema della riforma del processo civile fallimentare e dell'implementazione delle procedure telematiche siamo ancora in attesa della realizzazione di risultati concreti; 

per quanto attiene al sistema penitenziario, si rilevano numerose criticità, sia per quanto concerne la sicurezza degli operatori nelle nostre carceri, sia per quanto riguarda la finalità rieducativa della pena prescritta dalla nostra Costituzione; 

in primissimo luogo continua a porsi il tema del sovraffollamento delle strutture, che ricade sugli agenti di polizia penitenziaria che sono, oltretutto, in perenne sottorganico e quindi vessati da turni pericolosi e faticosissimi; 

in seguito alla sentenza Torreggiani, che ha condannato l'Italia per il sovraffollamento carcerario, i Governi degli ultimi anni si sono vantati di essere riusciti a ridurre il numero delle persone detenute ma lo hanno fatto solo attraverso strumenti del tutto impropri, quali i decreti svuota-carceri, le depenalizzazioni diffuse, la trasformazione dei reati in illeciti civili e amministrativi, che hanno liberato i colpevoli di reato rendendo più insicura la nostra società; 

nelle nostre carceri sono attualmente reclusi circa 58-60.000 detenuti, più di un terzo dei quali sono stranieri, e il problema del sovraffollamento si risolve in primo luogo costruendo nuove carceri, in secondo luogo facendo scontare agli stranieri la propria pena nei Paesi d'origine, concludendo gli accordi bilaterali che ancora non sono stati conclusi e dando attuazione a quelli già stipulati; 

il trasferimento dei detenuti stranieri negli Stati di provenienza per l'espiazione della pena non solo avrebbe un effetto deflattivo sulle carceri ma determinerebbe un risparmio di spesa che potrebbe essere dirottato verso altre finalità nell'ambito del sistema giustizia; l'adozione dei numerosi provvedimenti svuota-carceri ha causato il definitivo venire meno del principio della certezza della pena, indebolendo l'azione delle forze dell'ordine e del sistema giudiziario; 

essi hanno rappresentato, infatti, la resa dello Stato di fronte alla necessità di riformare in modo organico il sistema della giustizia, concentrando la propria attenzione e il proprio impegno esclusivamente sull'individuazione di misure capaci di permettere l'uscita dal carcere di soggetti già condannati e in parte anche recidivi; 

la realizzazione di nuovi istituti penitenziari, che garantiscano il rispetto della dignità delle persone recluse e la funzione rieducativa della pena come sancita dalla Costituzione, deve costituire un obiettivo prioritario per il nostro sistema giudiziario, e deve essere accompagnata dal potenziamento delle strutture esistenti e dalla presa in utilizzo di tutti quelli già edificati con tale finalità, ma inattivi a causa delle carenze di organico tra gli agenti di polizia penitenziaria; 

la strutturale carenza di organico e le condizioni di turni massacranti della Polizia penitenziaria sono dati purtroppo noti a tutti, e comuni in tutta Italia; attualmente la dotazione organica complessiva del Corpo è rappresentata, compresi i neo-agenti del 173o corso di formazione, da sole 37.271 unità, con una carenza complessiva pari al 9,5 per cento; 

per migliorare la complessa macchina della giustizia occorre valorizzare le competenze e le specificità dei ruoli di coloro che operano nel settore, tra i quali rivestono un ruolo importante non solo i magistrati togati ma anche quelli onorari; 

la magistratura onoraria è composta da più di cinquemila professionisti (per la quasi totalità da avvocati) che svolgono tana funzione giurisdizionale di ausilio o, in alcuni casi, autonoma rispetto alla magistratura di carriera; 

una delle caratteristiche principali di tale categoria di magistrati è la rinnovabilità dell'incarico ad un sistema di retribuzione strettamente collegato all'attività svolta, ossia « a cottimo »; 

tuttavia, negli scorsi due decenni, per necessità collegate al funzionamento degli Uffici Giudiziari, è stato fatto ricorso all'istituto delle proroghe annuali, con un sempre crescente impiego della magistratura onoraria, caratterizzato da interventi di normazione primaria e secondaria che hanno previsto una maggiore attribuzione di competenze, e con la conseguenza che attualmente vi sono magistrati onorari che hanno svolto il loro incarico per vent'anni; 

a fronte di questo, il legislatore non è intervenuto con una disciplina organica, ma si è limitato a rinviare, con proroghe annuali, il definitivo inquadramento di questi magistrati, aggravando così la situazione di precarietà per quelli in servizio; 

con il decreto ministeriale del 21 settembre 2018, il Ministro della giustizia ha istituito un tavolo tecnico sulla riforma della magistratura onoraria, al fine di redigere un progetto di modifica della riforma introdotta con il decreto legislativo n. 116 del 2017, nonché della disciplina transitoria relativa ai magistrati onorari in servizio, prevista dalla legge n. 57 del 2016, e che tenga nella giusta considerazione il gravoso carico, unanimemente riconosciuto, che i magistrati onorari sopportano nell'esercizio delle loro funzioni, con le quali sostengono quotidianamente il sistema giustizia nel suo complesso garantendone la regolare amministrazione; 

in ambito europeo è stata approvata una risoluzione parlamentare che ha stigmatizzato la « disparità di trattamento sul piano giuridico, economico e sociale fra Magistrati togati e onorari », definendola « allarmante » e « critica »; 

al fine di poter migliorare il sistema giustizia, appare di rilievo che sia assicurato e promosso il turnover delle cariche elettive degli Ordini professionali; 

la sentenza n. 32781 del 19 dicembre 2018 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione ha cristallizzato la regola della ineleggibilità dei consiglieri avvocati che abbiano già svolto due mandati consecutivi, ritenendola operativa e applicabile anche nei confronti di coloro i quali hanno svolto il mandato elettivo antecedentemente alla entrata in vigore della legge n. 113 del 2017; 

la ratio della sentenza è quella di « assicurare la più ampia partecipazione degli iscritti all'esercizio delle funzioni di governo degli Ordini, favorendone l'avvicendamento nell'accesso agli organi di vertice, in modo tale da garantire la par condicio tra i candidati, suscettibile di essere alterata da rendite di posizione » o, comunque, di evitare « fenomeni di sclerotizzazione nelle relative compagini, potenzialmente nocivi per un corretto svolgimento delle funzioni di rappresentanza degli interessi degli iscritti e di vigilanza sul rispetto da parte degli stessi delle norme che disciplinano l'esercizio della professione, nonché sull'osservanza delle regole deontologiche »; 

occorre, inoltre, intervenire rispetto al tema della riforma della geografia giudiziaria, prevista dalla legge n. 148 del 2011 ed attuata dai decreti legislativi n. 155 e n. 156 del 2012, che, disponendo la chiusura di numerose sedi di tribunali, hanno arrecato gravi disagi ai cittadini per la perdita del giudice di prossimità; 

con la riforma sono stati, infatti, chiusi circa mille uffici di piccole dimensioni (31 tribunali minori, 37 procure, 220 sezioni distaccate e 667 uffici del giudice di pace poi recuperati a carico dei Comuni), al fine, dichiarato, di rendere i tribunali più efficienti e di ottimizzarne le risorse, ma tale riforma sembra non aver soddisfatto le esigenze e le richieste degli operatori del settore della giustizia; nello specifico, è stato evidenziato che la proposta di riduzione dei numero dei tribunali ha omesso di considerare alcune « specificità territoriali » quali: la conformazione orografica e la situazione dei collegamenti infrastrutturali fra territori; la diversa dimensione della « domanda di giustizia » espressa dal territorio, sia sul versante civile (« tasso di litigiosità ») che sul versante penale (« tasso di criminosità »); 

occorre garantire il diritto di equo accesso alla giustizia, diritto che viene di fatto negato quando, per effetto delle soppressioni, le distanze dai comuni più lontani verso la sede accorpata del tribunale arrivano addirittura ai 112 chilometri di Sulmona (L'Aquila), 90 di Mistretta (Messina), 77 di Vasto (Chieti) e così via, con tempi di percorrenza fino a 80, 90, 115 minuti, avendo fortemente sottovalutato la componente orografica dei territori interessati: solo per citare le altitudini medie più elevate, Nicosia (Enna) arriva a 788 metri, Avezzano (L'Aquila) a 778 metri, Sulmona a 780, Ariano Irpino (Avellino) a 617; 

l'assistente giudiziario è una figura essenziale per il corretto funzionamento degli uffici giudiziari e per l'assistenza ai magistrati sia nei tribunali che negli uffici della procura della Repubblica; 

tra gli idonei al concorso indetto, con decreto del 18 novembre 2016 per la selezione di ottocento assistenti giudiziari, area funzionale II, fascia economica F2 nei ruoli del personale del Ministero della giustizia, residuano circa 1835 soggetti idonei in graduatoria, molti dei quali in possesso di laurea in discipline di area giuridico-economica e già abilitati all'esercizio della professione forense; 

prima del concorso del novembre 2016 in Italia il turn-over di questa specifica area di dipendenti pubblici era bloccato da anni, con conseguenti carenze di organico in tutti gli uffici giudiziari, e il concorso in questione, dopo anni di blocco del turn-over, consentirà finalmente quel ricambio generazionale e comporterà evidenti benefìci in termini di buon andamento ed efficienza della pubblica amministrazione; 

la graduatoria stilata all'esito del concorso avrà validità di tre anni dalla pubblicazione, un triennio nel corso del quale si avrà un ingente numero di pensionamenti con ulteriori carenze di organico negli uffici giudiziari che potrebbe comportare, la necessità di una ulteriore proroga della graduatoria; 

il Parlamento si appresta a varare la riforma dell'istituto della legittima difesa, tema da sempre sostenuto con forza da Fratelli d'Italia; il testo – approvato dal Senato e attualmente all'esame della Commissione giustizia della Camera – lascia, tuttavia, un margine eccessivamente ampio alla discrezionalità del giudice che rischia di vanificarne la portata normativa; 

la difesa deve essere sempre considerata legittima nel caso in cui vi sia un'intrusione in luoghi privati, sottolineando peraltro la difficoltà per un soggetto che trovi un estraneo in casa propria, di stabilire con lucidità la proporzionalità della sua reazione all'azione posta in essere dal malvivente, e pur non volendo eliminare la valutazione delle circostanze da parte del giudice, l'obiettivo è quello di fornire strumenti certi alla valutazione dell'organo giudicante, evitando disparità di trattamento da parte dei diversi tribunali, posto che la vera barbarie è sottoporre ad un procedimento penale lungo e costoso i cittadini che, in condizioni di paura, siano stati costretti a difendersi, 

impegna il Governo:

1) a promuovere riforme normative organiche e stanziare risorse adeguate e idonee per garantire un effettivo miglioramento della qualità dell'amministrazione della giustizia; 

2) a procedere alla definizione di un nuovo, straordinario, piano carceri volto a garantire un potenziamento – quantitativo e qualitativo – delle strutture carcerarie sul territorio nazionale, sia attraverso l'implementazione di quelle esistenti sia attraverso l'edificazione di nuove; 

3) a provvedere alla copertura dei ruoli vacanti della polizia penitenziaria, prevedendo un incremento significativo del numero di agenti in servizio, anche al fine di garantire ad essi condizioni lavorative adeguate e sicure; 

4) ad assumere ogni iniziativa di competenza volta ad adeguare quanto prima il nostro ordinamento alla normativa europea in tema di tutela delle vittime di reato, se del caso prevedendo anche una disciplina risarcitoria da parte dello Stato laddove Fautore del reato sia tornato a delinquere perché rilasciato dal carcere a seguito di provvedimenti di clemenza o alternativi alla detenzione, nonché ad assumere iniziative per modificare la disciplina relativa al pagamento delle spese giudiziarie, nel senso che esse non possano più gravare sulle vittime o sulle loro famiglie;

5) ad assumere le iniziative di competenza affinché nel settore della giustizia penale siano preservati tutti i diritti costituzionalmente garantiti ai cittadini, sia dal lato della vittima sia dal lato dell'autore del reato, e affinché nel settore della giustizia civile si possa garantire ai cittadini il tempestivo soddisfacimento dei propri diritti e alle imprese la capacità di affrontare una causa senza doverne subire danno in termini di competitività; 

6) a elaborare misure efficaci ed incisive di contrasto al terrorismo internazionale, sia mediante iniziative volte a definire opportune disposizioni di legge, come l'introduzione del reato di integralismo islamico, sia mediante la creazione di strutture specializzate che dovranno operare in stretta connessione con le analoghe istituzioni europee ed internazionali; 

7) ad avviare e proseguire i percorsi volti a sottoscrivere trattati e/o accordi bilaterali con il Marocco, l'Albania, la Tunisia e la Nigeria, nonché con ulteriori Stati, per agevolare e semplificare il trasferimento dei detenuti al fine dell'esecuzione penale nello Stato di provenienza, attraverso strumenti e clausole che comprendano anche l'eliminazione dalle condizioni ostative della mancanza di consenso del detenuto; 

8) ad adottare iniziative per stanziare le risorse necessarie per le figure dei magistrati onorari in servizio come giudici onorari di tribunale, vice procuratori onorari e giudici di pace, al fine di garantire agli stessi adeguato trattamento giuridico, economico, previdenziale ed assistenziale e prevedendo in favore degli stessi la possibilità di permanere nelle funzioni onorarie fino al raggiungimento del limite di età; 

9) a promuovere ogni iniziativa, anche di carattere normativo, volta a chiarire ogni aspetto relativo all'eventuale regime transitorio della norma sull'ineleggibilità dei consiglieri avvocati che abbiano già svolto due mandati consecutivi, ritenendola operativa e applicabile anche nei confronti di coloro i quali hanno svolto il mandato elettivo antecedentemente alla entrata in vigore della legge n. 113 del 2017 e, soprattutto, ad assicurare che il sistema forense sia regolato dai meccanismi di alternanza che dovrebbero garantire il rispetto dei princìpi di più ampia partecipazione e par condicio; 

10) a riorganizzare la geografia giudiziaria consentendo una più razionale allocazione delle risorse e intraprendendo tutte le iniziative necessarie per l'eventuale ripristino dei tribunali minori soppressi, al fine di garantire il diritto di ogni cittadino all'accesso equo alla giustizia; 

11) ad adottare iniziative per consentire lo scorrimento dell'intera graduatoria degli idonei al concorso di assistenti giudiziari, permettendo non solo al dipartimento organizzazione giudiziaria del personale e dei servizi ma a tutti i dipartimenti del Ministero della giustizia di farvi ricorso per colmare gli attuali vuoti in organico che si registrano anche nel dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e nel dipartimento per la giustizia minorile e di comunità; 

12) ad assumere iniziative per garantire il diritto dei cittadini a difendersi « in casa propria » in maniera adeguata ed efficace senza dover subire interminabili processi per difendersi dall'accusa ingiusta di eccesso colposo di legittima difesa; 

13) ad adottare tutte le iniziative necessarie a ridurre il carico dei procedimenti pendenti, sia penali che civili; 

14) a predisporre un pacchetto di riforme che garantisca la piena realizzazione del principio del giusto processo con riferimento alla ragionevole durata del processo penale; 

15) ad adottare iniziative per giungere ad una riforma della magistratura e del CSM che contempli la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante, al fine di favorire un'azione giudiziaria imparziale, giusta ed efficiente; 

16) ad adottare iniziative per la realizzazione di una riforma delle intercettazioni telefoniche e ambientali, col fine di tutelare il diritto alla riservatezza, in particolare per i soggetti estranei ai procedimenti; 

17) ad attivarsi per la realizzazione di programmi volti alla modernizzazione digitale degli uffici giudiziari, da attuare con il rinnovamento delle infrastrutture e delle reti di trasmissione dei dati.

Risoluzione sottoscritta dai parlamentari: Lollobrigida, Varchi, Maschio, Lucaselli, Acquaroli, Bellucci, Bucalo, Butti, Caretta, Ciaburro, Cirielli, Crosetto, Luca De Carlo, Deidda, Delmastro delle Vedove, Donzelli, Ferro, Fidanza, Foti, Frassinetti, Gemmato, Meloni, Mollicone, Montaruli, Osnato, Prisco, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Silvestroni, Trancassini, Zucconi.

Testo così come modificato nel corso della seduta del 23 gennaio 2019

La Camera, 

udite le comunicazioni del Ministro della Giustizia sull'amministrazione della giustizia, ai sensi dell'articolo 86 del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, come modificato dall'articolo 2, comma 29, della legge 25 luglio 2005, n. 150, 

impegna il Governo 

1) a promuovere riforme normative organiche e stanziare risorse adeguate e idonee per garantire un effettivo miglioramento della qualità dell'amministrazione della giustizia; 

2) a garantire un potenziamento – quantitativo e qualitativo – delle strutture carcerarie sul territorio nazionale, sia attraverso l'implementazione di quelle esistenti sia attraverso l'edificazione di nuove; 

3) a provvedere, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, alla copertura dei ruoli vacanti della polizia penitenziaria, prevedendo un incremento significativo del numero di agenti in servizio, anche al fine di garantire ad essi condizioni lavorative adeguate e sicure; 

4) ad assumere ogni iniziativa di competenza, sul piano dell'attuazione di dettaglio, volta ad adeguare quanto prima il nostro ordinamento alla normativa europea in tema di tutela delle vittime di reato; 

5) ad assumere le iniziative di competenza affinché nel settore della giustizia penale siano preservati tutti i diritti costituzionalmente garantiti ai cittadini, sia dal lato della vittima sia dal lato dell'autore del reato, e affinché nel settore della giustizia civile si possa garantire ai cittadini il tempestivo soddisfacimento dei propri diritti e alle imprese la capacità di affrontare una causa senza doverne subire danno in termini di competitività; 

6) a valutare l'elaborazione di misure efficaci ed incisive di contrasto al terrorismo internazionale, sia mediante iniziative volte a definire opportune disposizioni di legge, come l'introduzione del reato di integralismo islamico, sia mediante la creazione di strutture specializzate che dovranno operare in stretta connessione con le analoghe istituzioni europee ed internazionali; 

7) ad avviare e proseguire i percorsi volti a sottoscrivere trattati e/o accordi bilaterali con il Marocco, l'Albania, la Tunisia e la Nigeria, nonché con ulteriori Stati, per agevolare e semplificare il trasferimento dei detenuti al fine dell'esecuzione penale nello Stato di provenienza, attraverso strumenti e clausole che comprendano anche l'eliminazione dalle condizioni ostative della mancanza di consenso del detenuto; 

8) ad adottare iniziative atte a valorizzare le figure e l'apporto della magistratura onoraria in servizio (GDP/VPO/ GOT) al fine di bloccare l'attuazione e revisionare l'impianto e le condizioni previste nella riforma Orlando, ciò per garantire un dignitoso e adeguato trattamento economico e previdenziale ai magistrati onorari;

9) a valutare la possibilità di definire ogni iniziativa, anche di carattere normativo, volta a chiarire ogni aspetto relativo all'eventuale regime transitorio della norma sull'ineleggibilità dei consiglieri avvocati che abbiano già svolto due mandati consecutivi, ritenendola operativa e applicabile anche nei confronti di coloro i quali hanno svolto il mandato elettivo antecedentemente alla entrata in vigore della legge n. 113 del 2017 e, soprattutto, ad assicurare che il sistema forense sia regolato dai meccanismi di alternanza che dovrebbero garantire il rispetto dei princìpi di più ampia partecipazione e par condicio; 

10) a verificare l'adeguatezza della geografia giudiziaria, anche in relazione alle modifiche normative adottate o allo studio valutandone una riorganizzazione; 

11) a garantire, per quanto di competenza, l'approvazione celere e definitiva della proposta di legge in materia di legittima difesa in discussione alla Camera dei deputati; 

12) ad adottare tutte le iniziative necessarie a ridurre il carico dei procedimenti pendenti, sia penali che civili; 

13) a predisporre un pacchetto di riforme che garantisca la piena realizzazione del principio del giusto processo con riferimento alla ragionevole durata del processo penale; 

14) ad attivarsi per la realizzazione di programmi volti alla modernizzazione digitale degli uffici giudiziari, da attuare con il rinnovamento delle infrastrutture e delle reti di trasmissione dei dati.

La risoluzione, così come riformulata nella seduta del 23 gennaio 2019, è stata approvata.

DIBATTITO IN ASSEMBLEA

...
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Lucaselli. Ne ha facoltà. 

YLENJA LUCASELLI (FDI). Grazie, Presidente. È davvero con enorme rammarico che devo sottolineare a quest'Aula che oggi il Ministro è venuto qui a dare i numeri. Ministro, questo lo dico davvero con rammarico perché, probabilmente, avrebbe dovuto parlare, prima di venire in Aula a riportare i suoi dati, con il Ministro Tria, perché quello che ci è stato raccontato è un'immagine molto bella e molto suggestiva, però, poi, a conti fatti - perché i conti bisogna farli in una nazione - quei conti non tornano. Infatti, io parto dal dato economico e mi pare che in tutti i modi sia scritto, in maniera anche abbastanza chiara e intelligibile, che negli stanziamenti di bilancio del Ministero della giustizia per il triennio 2018-2020 sono state - a quel bilancio - apportate riduzioni e sono state apportate riduzioni complessive pari a 36 milioni per il 2018, a 39 milioni per il 2019 e a 38 milioni per il 2020. Quindi, parlando, ad esempio, delle spese di funzionamento degli uffici giudiziari, ritroviamo che queste spese giudiziarie per il triennio di riferimento sono state abbattute del 20 per cento, così come tutte le altre. Allora, io vi risparmio la lettura delle schede, che pure possono essere lette sul sito della Camera da chiunque abbia voglia di approfondire per capire qual è lo stato dell'arte della giustizia italiana e dove stiamo andando, perché anche quando si parla dell'amministrazione penitenziaria lo stanziamento complessivo ha sì subito un aumento del 4 per cento, ma quell'aumento non dipende da questo Governo perché proviene dallo stanziamento del fondo del 2016. Allora, quando parliamo di giustizia dobbiamo capire di cosa stiamo parlando, perché i problemi che attanagliano la giustizia italiana sono, purtroppo, da moltissimo tempo, lasciati come fanalino di coda. Nonostante ci siano stati intensi dibattiti sul tema e confronti politici, ancora oggi, nel 2018, è assolutamente evidente che il nostro sistema ha la necessità di una profonda riforma, che non solo chiedono i nostri cittadini ma che, a questo punto, ci chiede il mondo. Si va da problemi di natura strutturale, pensiamo ai tribunali che sono "affogati", che sono fatiscenti e a sistemi informatici che sono assolutamente inadeguati, sino ad arrivare, poi, al merito e alla natura sostanziale della giustizia e, quindi, alle riforme assolutamente necessarie sulle procedure, sui tempi della giustizia e sulla certezza della pena. Ecco, questi deficit sono stati da più parti evidenziati e sono deficit gravissimi, che minano anche la nostra competitività a livello internazionale. L'OCSE dice che l'Italia è il Paese in cui i processi sono più lunghi e, quindi, passiamo da una media degli Stati dell'OCSE di 788 giorni per lo svolgimento dei tre gradi di giudizio agli otto anni in Italia. E, allora, mi viene da fare la prima riflessione, perché io ho davvero difficoltà a capire come si possa dire che la prescrizione sia la soluzione di quel male, quando noi abbiamo già oggi una durata dei processi molto lunga. Noi l'abbiamo detto quando abbiamo discusso in Aula il "decreto corruzione" e lo ribadiamo adesso: il problema non era la prescrizione, il problema è risolvere la durata dei procedimenti in Italia e la prescrizione, purtroppo, questo problema non lo risolve e, anzi, lo amplia ed è davvero difficile poter immaginare che noi eliminiamo la prescrizione, per cui ci sarà un procedimento sine die anche per gli innocenti, e contemporaneamente parliamo di efficienza della giustizia e di abbattimento dei tempi e dei costi della stessa. E, poi, abbiamo un altro problema, un problema grandissimo, che è quello delle carceri. Noi una soluzione l'abbiamo; dei 60 mila detenuti nelle carceri italiane un terzo sono stranieri. E, allora, probabilmente la soluzione sarebbe semplicemente quella di non dare la possibilità di scegliere dove essere detenuti, ma di mandarli immediatamente nei loro territori. Noi, nel complesso, abbiamo letto quello che lei ci ha raccontato eppure ci manca sempre un pezzo, perché anche quando si parla di informatizzazione degli uffici giudiziari manca poi tutta la parte economica relativa, per esempio, alla formazione del personale. E, allora, se vogliamo davvero avere una visione complessiva, io invito i colleghi - ma soprattutto invito lei, Ministro - a riguardare i dati che sono stati inseriti nella legge di bilancio, a riguardare quei numeri, a capire che il modo migliore per aiutare la giustizia è implementare davvero con le assunzioni e far scorrere le graduatorie invece di bloccarle e di parlare di una riforma sostanziale delle procedure civili, penali e fallimentari non soltanto perché è un bello slogan, ma perché la giustizia è la rappresentanza dello Stato all'estero e, quindi, se la nostra giustizia rimane ferma com'è allora nessuno avrà più interesse a investire e a far parte di questa nazione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

...
PRESIDENTE. Grazie. È iscritto a parlare il deputato Maschio. Ne ha facoltà. 

CIRO MASCHIO (FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo stato della giustizia in Italia è estremamente preoccupante. È evidente a tutti la percezione diffusa di mancanza di giustizia, il totale sgretolamento della certezza della pena, che è stata sostituita da una frustrante certezza dell'impunità, l'inefficienza e la lentezza dei processi, che sono causa di gravi danni non solo ai cittadini, ma anche al sistema Paese, che ha un grave deficit di competitività anche nei confronti dell'Europa e del resto del mondo. E, consapevoli tutti di questa situazione, voi vi siete presentati, lei, Ministro, si è presentato in Commissione lo scorso 11 luglio, oltre che successivamente in Aula, per illustrare le linee programmatiche del vostro Governo. Finora abbiamo visto molti annunci, mentre, dal punto di vista dei fatti, abbiamo visto alcune leggi dai contenuti propagandistici. Attendiamo, invece, totalmente di vedere dei provvedimenti strutturali importanti. Ma, a proposito degli annunci, vorrei partire prima di tutto anche con gli annunci sugli atteggiamenti con cui approcciare la giustizia e i rapporti tra maggioranza e opposizione, perché il Ministro, quando illustrò le linee programmatiche, disse in Commissione: la centralità dell'istituzione parlamentare per l'elaborazione e la definizione degli interventi legislativi finalizzati al miglioramento complessivo della giustizia sarà uno dei capisaldi sostanziali del mio operato come Ministro della giustizia. E noi avevamo accolto anche con estremo rispetto questo atteggiamento, questa apertura di dialogo da parte di un Ministro che era stato deputato di opposizione, consapevole della frustrazione che a volte hanno i deputati dell'opposizione nel vedersi respingere delle proprie proposte anche quando sono proposte costruttive e finalizzate a migliorare le leggi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Allora credo che su questo dovremmo intenderci un po' meglio, cioè dobbiamo capirci su quale sia la sua concezione di centralità dell'operato del Parlamento e di quale sia la sua concezione sul dialogo, perché, se sono quelle che abbiamo visto plasticamente rappresentate in occasione del disegno di legge corruzione, credo che siamo molto lontani, perché, dal punto di vista del dialogo, voi avete audito i rappresentanti di tutte le principali categorie che operano nel mondo della giustizia, avvocati, magistrati, polizia penitenziaria, vittime dei reati, docenti universitari, illustrissimi giuristi che, tutti, vi hanno, quasi unanimemente, dato un messaggio chiarissimo sulla prescrizione; il risultato, l'esito di questo dialogo è stato che sono stati completamente ignorati gli appelli unanimi di tutti. Quindi, se questo è il dialogo, in alcuni casi, si è dimostrato essere un dialogo tra sordi. In merito alla centralità del Parlamento, vorrei ricordare un episodio che li sintetizza tutti e cioè quello avvenuto in Commissione giustizia, congiunta con la Commissione Affari costituzionali, quando, dopo giorni di stallo in attesa delle decisioni dei due Vicepremier su come risolvere il nodo della prescrizione, il Ministro della giustizia ha ritenuto di annunciare quale fosse la decisione in materia di prescrizione e, quindi, come sarebbero dovuti proseguire i lavori parlamentari sul disegno di legge sulla corruzione a mezzo diretta Facebook, anziché presentandosi in Commissione, a riferirne innanzitutto alla Commissione giustizia ed al Parlamento. Quindi, se questo è il metodo, credo che dobbiamo chiarirci e modificarlo, perché la centralità del Parlamento significa che è in queste Aule che devono avvenire il dialogo e il confronto e non, invece, a mezzo di dirette Facebook. Questo atteggiamento propagandistico, rivolto più alla pancia della piazza che non alle Aule parlamentari, in parte, poi, ha prodotto delle conseguenze anche sulle norme, perché, ad esempio, sul disegno di legge corruzione noi abbiamo manifestato da sempre, come è tradizione della destra italiana, una condivisione su una lotta dura alla corruzione e, anche, un'apertura all'introduzione di pene più severe, a una ridefinizione di alcune fattispecie criminose e, quindi, a una stretta su una problematica, quella della corruzione, che, effettivamente, in Italia, non è affatto risolta, ma da queste premesse, in realtà, abbiamo assistito poi a tutt'altro, perché l'unica certezza che è uscita dal disegno di legge sulla corruzione, approvato da Camera e Senato, è che avremo dei processi più lunghi, avremo un "senza fine pena" per dei sottoposti a processo che, senza neanche la tagliola della prescrizione, rischiano di essere sotto processo e in attesa di sentenza quasi a vita. Questo è l'unico dato certo che emerge dall'introduzione della riforma della prescrizione che, fra l'altro, è intervenuta, come sappiamo, su una fascia minoritaria di quelli che sono i procedimenti che si concludono con la prescrizione e cioè quelli di primo grado e d'appello, quando circa il 70 per cento delle prescrizioni riguardavano, invece, le fasi preliminari del procedimento. Quindi, questo è l'unico dato certo: avremo processi più lunghi; vedremo se, anche a seguito del filtro che necessariamente ci sarà da parte della Corte costituzionale per tantissime fattispecie che sono state introdotte e che sono ai limiti della costituzionalità, ci sarà un'efficacia anche nei provvedimenti. Per quanto riguarda la certezza della pena, avete ritenuto di partire dal tetto anziché dalle fondamenta della casa, perché siete intervenuti, appunto, in modo inappropriato sulla prescrizione, siete intervenuti con l'inapplicabilità del rito abbreviato per determinate fattispecie di reati, intervenendo sul rito, quando è evidente che, per garantire la certezza della pena, come è stato detto anche da autorevolissimi giuristi e magistrati auditi, la soluzione è intervenire sull'esecuzione e intervenire sulla riforma del processo penale. Quindi, si doveva fare, prima, questo e, poi, eventualmente, andare a porsi il problema di intervenire sul rito abbreviato. Quindi, si sta intervenendo, partendo dagli elementi di contorno, senza toccare la base e, quindi, da questo punto di vista, auspichiamo un cambiamento di rotta nei prossimi mesi e un confronto più approfondito e riflessivo sia sulla riforma del processo civile che sulla riforma del processo penale, senza dimenticare il presupposto fondamentale di qualunque riforma in materia di giustizia e cioè che se non si stanziano e non si attuano materialmente gli investimenti necessari per le carenze organiche, strutturali e infrastrutturali, della giustizia non ci potrà essere alcuna riforma che sia realmente sostenibile. E, a questo proposito, la montagna ha partorito un topolino, perché sono stati annunciati grandi numeri, alcuni dei quali ereditati da investimenti di precedenti Governi, effettivamente, quindi, nulla di nuovo, ma quel "piano Marshall sulla giustizia" che sembrava si fosse annunciato, in realtà, non c'è stato, sono state annunciate alcune misure che sono, per carità, positive, ma sono il minimo sindacale rispetto a quanto si poteva e si doveva fare. Lo stesso vale anche per la questione drammatica delle carceri. Noi siamo stati i primi a chiederle, anche in questa sede, durante il question time, in questa fase, di attuare il prima possibile misure efficaci, immediatamente, per accelerare la conclusione e l'esecuzione degli accordi bilaterali con i Paesi, per velocizzare le procedure di rimpatrio dei detenuti stranieri in Italia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Su questo bisogna fare ancora molto, perché su questo lei sa che noi ci siamo, ma vediamo che si sta procedendo più lentamente di quanto era stato annunciato. Vado a concludere in materia di carceri e faccio proprie le mie critiche sul modo in cui è stata trattata, in questa fase, la Polizia penitenziaria. Vede, lei ha partecipato alla gara con il Ministro dell'Interno sull'utilizzo delle divise; il Ministro dell'Interno ha messo quella della Polizia e lei ha messo quella della Polizia penitenziaria, come dire uno si è messo la divisa di Batman, lei ha cercato quale altra divisa potesse utilizzare per rispondere e si è messo quella di Robin, ma, effettivamente, un Ministro della giustizia dovrebbe avere un profilo istituzionale più equilibrato, meno portato all'estetica e alla propaganda e più alla fondatezza delle misure adottate. PRESIDENTE. Concluda, onorevole. CIRO MASCHIO (FDI). Allora, alla Polizia penitenziaria servono assunzioni, risorse, tutela dalle aggressioni che subisce quotidianamente nelle carceri, revisione della vigilanza dinamica (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), perché così come è strutturata oggi è inapplicabile e quindi su tutto questo noi vigileremo, affinché si passi dalle parole ai fatti, dagli annunci ai numeri, dalla propaganda a una gestione seria e più concreta della giustizia in Italia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Varchi. Ne ha facoltà. 

MARIA CAROLINA VARCHI (FDI). Grazie Presidente, anche per smorzare un po' i toni, vorrei ringraziare, tramite lei, ovviamente il Ministro per l'impegno profuso nel tentativo di farci passare un pomeriggio lontano dai guai, almeno col pensiero, che affliggono la giustizia italiana, perché, con la ricostruzione favolistica che ci ha offerto, quasi per un attimo ci siamo convinti che il Governo, che il Ministro rappresenta oggi in Aula, sia stato nel 2018 la panacea di tutti i mali della giustizia, ma la seduta è durata troppo a lungo per poter continuare a sognare. Allora, nonostante gli sforzi, ecco i nuovi modelli di semplificazione strutturale (ma che cosa significa non si capisce): l'importante iniziativa intitolata "Il ministro ascolta" per operatori della giustizia ed utenti; la scelta di soluzioni logistiche sempre più elevate e adeguate alle esigenze dei singoli uffici (basti vedere come è finita a Bari per comprendere come siano pertinenti queste scelte logistiche); la scelta lessicale di sostituire il termine "fallimento" con il termine "liquidazione giudiziale", quasi che il problema del sistema fallimentare sia la terminologia adoperata; ecco, tutto questo tentativo di narrare una realtà, che non esiste, e di cercare di nascondere il sole con la rete, preoccupa. Il Ministro, a pochi mesi dall'insediamento, certamente non poteva essere chiamato qui a rispondere di guai creati da chi lo ha preceduto, tuttavia ci saremmo aspettati quantomeno una presa di coscienza più realistica di quello che abbiamo ascoltato. Allora, vado per punti che sono i punti che abbiamo articolato nella nostra risoluzione. Si è parlato di magistrati onorari; al riguardo, non capisco, terminando questa seduta, quando torneremo sul territorio - e i magistrati onorari ci chiederanno: allora, qual è lo stato dell'arte per noi? - cosa dovremmo dirgli: dovremmo dire che è stato istituito un tavolo tecnico, che ha fatto l'ultima riunione il 28 novembre e non si sa quando si svolgerà l'altra riunione, secondo informazioni che ho assunto personalmente al Ministero; dovremmo dire che l'ordine del giorno di Fratelli d'Italia sulla magistratura onoraria è stato accolto con una riformulazione, che non lascia presagire nulla di buono. Sugli uffici di prossimità, che dobbiamo dire? Va ribadito con forza che la giustizia la si fa, conoscendo fatti, luoghi e persone; in Sicilia - voglio menzionare alcuni dati - è stato soppresso il tribunale di Mistretta, in provincia di Messina, e gli utenti devono già percorrere poco meno di 100 chilometri per giungere a destinazione; in provincia di Enna, a Nicosia, vi è una delle sedi del tribunale con una delle più elevate altitudini. Ecco, le componenti orografiche non sono mai state tenute in considerazione nel disegnare la geografia giudiziaria e anche su questo noi non stiamo riscontrando un impegno a migliorare la situazione. E poi la polizia penitenziaria, Presidente, io credo che non basti indossare un giubbotto per mostrare solidarietà alla polizia penitenziaria. Cito così a mente: il DAP ha reintrodotto l'onerosità delle caserme nonostante le numerose istanze rivolte dai sindacati; il vestiario non viene aggiornato e redistribuito da mesi se non addirittura in alcuni casi da anni (probabilmente il giubbotto che ha indossato il Ministro era il più nuovo tra quelli in circolazione); addirittura si è fatto riferimento alla prevenzione svolta dalla polizia penitenziaria ma non si è detto che il servizio stradale della polizia penitenziaria ha emanato una circolare in cui invita a evitare l'utilizzo dei verbali di accertamento perché manca l'approvvigionamento dei modelli. Dunque credo che, a proposito di polizia penitenziaria, ancora una volta gli slogan debbano lasciare il passo alle cose concrete. Ministro, la invito a tornare a Palermo, dove è già stato al carcere Ucciardone, di cui lei ha visto tuttavia soltanto una parte. La invito, come ho fatto io, ad andare nel mese di agosto a vedere in quali condizioni gli agenti della polizia penitenziaria svolgono il loro lavoro mediante il quale garantiscono la sicurezza all'interno delle strutture carcerarie. Accolga la mia interrogazione - l'ha sollecitato anche il collega Marchetti della Lega - dia loro il taser e risponda positivamente. Inoltre sulla prescrizione: oggi al Senato il collega Balboni le ha detto che nel 2035 si cominceranno a vedere gli effetti della prescrizione in materia di corruzione. Tuttavia al tempo stesso per convincere probabilmente i colleghi della Lega a votare quel provvedimento era stato promesso che la prescrizione, con l'entrata in vigore differita al 1° gennaio 2020, sarebbe stata affiancata da un'organica riforma del processo penale. Ebbene, cominciano a circolare le prime bozze alquanto preoccupanti - oserei dire - di riforma del processo civile ma non si parla di riforma del processo penale. Dunque invito i colleghi della Lega ad essere vigili come lo siamo noi, affinché negli ultimi undici mesi che ci separano dall'entrata in vigore della prescrizione si faccia la riforma del processo penale che certamente sarà epocale come tutte le riforme di questo Governo per ridurre i tempi della giustizia, pur sapendo che non era quello ciò di cui l'Italia aveva bisogno, perché il 75 per cento dei processi si prescrive in fase di indagini quando la signoria assoluta sul fascicolo è dell'ufficio della procura. Non c'entrano gli indagati che talvolta neanche sanno di esserlo; non c'entrano gli avvocati. Ebbene provvedimenti incisivi noi continuiamo a non vederne. Per quanto riguarda l'avvocatura, se realmente il Ministro ritiene che gli avvocati siano attori protagonisti del processo al pari dei magistrati, accolga l'invito rivolto al Congresso nazionale forense di Catania per l'inserimento della figura dell'avvocato in Costituzione così come dovrebbe essere e lo faccia con provvedimenti concreti non solo con le parole pronunciate in un congresso. Si accinga a dirimere le controversie che inevitabilmente sorgeranno sulle elezioni per il rinnovo dei consigli dell'ordine dove una serie di provvedimenti cerchiobottisti di fatto non hanno risolto la situazione, costringendo inevitabilmente le istituzioni forensi a subire una pioggia di ricorsi che ne mineranno le basi di credibilità, il decoro e il pregio stesso dell'istituzione forense. In questi giorni, Ministro, non so se l'hanno informata: l'INPS ha spedito centinaia di migliaia di cartelle pazze sulla gestione separata agli avvocati in un periodo in cui era già in vigore la riforma sull'obbligatorietà della Cassa forense. Se veramente l'avvocatura è protagonista, aiutiamola con iniziative concrete. Sulla nostra risoluzione ci sono stati certamente dei punti che sono stati accolti già favorevolmente - lo ha detto il sottosegretario Ferraresi - ma altri che dietro la riformulazione a nostro avviso - per questo ne chiederemo il voto - nascondono la volontà del Governo di non assumere impegni. È stata più volte citata la questione della graduatoria degli assistenti giudiziari idonei: bene, mettiamo la parola "fine"; che significa "attendano fino a febbraio"? Ho scritto le parole del Ministro, in attesa del resoconto stenografico: "attendano fino a febbraio per sapere cosa intendiamo fare; se poi al nostro impegno rispondete nei limiti di quanto previsto" e allora, se c'è già una previsione con dei limiti, ditelo, date risposte a uomini e donne che aspettano di capire se possono entrare in servizio per il bene di tutti. Certamente, quello del personale è un tema caldo in materia di giustizia e i numeri snocciolati non bastano e non basteranno. 

PRESIDENTE. La prego di concludere. 

MARIA CAROLINA VARCHI (FDI). Mi avvio a concludere, Presidente, rivendicando l'impegno di Fratelli d'Italia in materia di misure per il contrasto al terrorismo internazionale, per la redazione e sottoscrizione di trattati e accordi bilaterali per agevolare il trasferimento dei detenuti già in fase di esecuzione della pena. Però, avremmo preferito impegni più chiari per la magistratura onoraria sia in funzione di GOT, VPO o giudice di pace; avremmo preferito impegni precisi per tutto il sistema penitenziario, che è edilizia ed è assunzioni, perché nel sistema penitenziario è vero che ci sono i detenuti la cui dignità non va lesa. A tal proposito, sull'arresto di Cesare Battisti io dico soltanto che la gioia della destra italiana è stata talmente grande per vedere finalmente questo criminale assicurato alle patrie galere (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) che abbiamo resistito anche alla tentazione di attaccare il Ministro per quel filmino davvero strano. Per tutte queste ragioni, credo che l'impegno di Fratelli d'Italia sia conclamato, sia coerente, come tutto il nostro impegno nei confronti del Governo. La nostra è un'opposizione patriottica e naturalmente sosterremo i provvedimenti che meritano di essere difesi e osteggeremo senza paura tutti quelli che meritano di essere attaccati (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della risoluzione Lollobrigida ed altri n. 6 -00043. Avverto che i presentatori hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo, ad eccezione della riformulazione relativa all'undicesimo capoverso del dispositivo. Avverto, altresì, che è stata chiesta la votazione per parti separate della risoluzione, nel senso di votare le parti su cui il parere del Governo è contrario distintamente da quelle su cui il parere del Governo è favorevole. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Lollobrigida ed altri n. 6-00043, limitatamente alla premessa e ai capoversi undicesimo, quindicesimo e sedicesimo del dispositivo. Il parere del Governo è contrario. Dichiaro aperta la votazione. (Segue la votazione). Dichiaro chiusa la votazione. La Camera respinge (Vedi votazione n. 13). Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Lollobrigida ed altri n. 6-00043, limitatamente ai restanti capoversi del dispositivo, come riformulati su richiesta del Governo. Il parere del Governo è favorevole. Dichiaro aperta la votazione. (Segue la votazione). Dichiaro chiusa la votazione. La Camera approva (Vedi votazione n. 14).

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TommasoFoti
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