Camera

Sanzioni Ungheria; al Consiglio europeo il Governo Italiano voti contro

Data: 25/09/2018
Numero: 1-00040 / Mozione
Soggetto: Camera dei Deputati
Data Risposta: 27/09/2018

La Camera, 

premesso che: 

in data 12 settembre 2018 il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione della deputata olandese Judith Sargentini con la quale si chiedeva l'avvio della procedura sanzionatoria, di cui all'articolo 7 del Trattato di Lisbona, prevista in caso di violazione dei diritti fondamentali da parte di uno stato membro, nei confronti dell'Ungheria;

la procedura sanzionatoria, significativamente definita « opzione nucleare », costituisce un precedente pericolosissimo e può giungere, nella scala delle sanzioni, sino alla sospensione del diritto di voto di Budapest nel Consiglio dell'Unione europea; 

il carattere di aggressione politica, mascherata da motivazioni giuridiche, traspare chiaramente da alcune affermazioni dei leader europei, tra i quali Guy Verhofstadt, capogruppo dei liberaldemocratici, che ha affermato testualmente « affronteremo chiunque voglia distruggere il progetto europeo, questo è il messaggio »; 

purtroppo e con chiara compromissione della sovranità degli Stati membri nel 2013 la Commissione europea ha, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, unilateralmente ed arbitrariamente, deciso che il potere d'intervento dell'Unione europea è esteso anche ai campi, come nel caso di specie, ove gli Stati possono agire autonomamente; 

la procedura sanzionatoria di cui all'articolo 7 del Trattato di Lisbona prevede che i competenti organi dell'Unione europea dovranno procedere a eventuali tre votazioni: il Consiglio dell'Unione europea dovrà decidere, con una maggioranza di quattro quinti, in ordine alla sussistenza del « rischio manifesto » di una grave violazione dei diritti da parte dello Stato membro, successivamente il Consiglio europeo sarà chiamato a votare all'unanimità l'« esistenza di una grave e persistente violazione » da parte del medesimo Stato, e, infine, il Consiglio vota a maggioranza qualificata per indicare le sanzioni da assumere; 

il Consiglio europeo è composto dai leader degli Stati membri e, nel caso italiano, dal Presidente del Consiglio; 

la posizione dell'Italia e segnatamente il voto dell'Italia, tramite il Presidente del Consiglio, sarà quindi determinante; 

evidentemente il voto del Presidente del Consiglio assume un valore politico straordinario e sarà espressione non di convincimenti di natura personale, ma esprimerà la posizione dello Stato italiano; 

in occasione dell'esame della citata risoluzione i deputati europei del Movimento 5 Stelle, in dissenso rispetto al proprio gruppo politico di appartenenza al Parlamento europeo – « Europa della Libertà e della Democrazia Diretta », hanno votato a favore delle sanzioni, mentre il gruppo parlamentare europeo della Lega ha votato contro le sanzioni al Governo di Budapest; 

l'Italia non potrà esprimersi a due voci in seno al Consiglio europeo, dovendo prendere definitiva posizione relativamente a una questione che attiene intimamente al tema della sovranità degli Stati membri e della libera determinazione di politiche della sicurezza e della immigrazione,

impegna il Governo

1) ad assumere, in ogni sede competente, e, in particolare, in seno al Consiglio europeo, una netta posizione a favore del Governo ungherese e del suo incomprimibile diritto a determinarsi liberamente in ordine alle politiche della sicurezza e dell'immigrazione ed in ogni caso alle politiche sottratte al concorso delle norme europee, sino ad esprimere voto contrario nei prosieguo delle fasi della procedura sanzionatoria di cui all'articolo 7 del Trattato di Lisbona.

Mozione sottoscritta dai parlamentari: Lollobrigida, Meloni, Delmastro Delle Vedove, Cirielli, Acquaroli, Bellucci, Bucalo, Butti, Caretta, Ciaburro, Crosetto, Deidda, Luca De Carlo, Donzelli, Ferro, Fidanza, Foti, Frassinetti, Gemmato, Lucaselli, Maschio, Mollicone, Montaruli, Osnato, Prisco, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Silvestroni, Trancassini, Varchi, Zucconi.

Nella seduta dell'assemblea del 25 settembre 2018 il rappresentante del Governo si è riservato di intervenire successivamente. Il seguito del dibattito è stato quindi rinviato ad altra seduta.

Nella seduta del 27 settembre 2018 la mozione, stante il parere contrario del Governo, è stata respinta.

DIBATTITO IN ASSEMBLEA, SEDUTA DEL 25 SETTEMBRE 2018

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Delrio ed altri n. 1-00036 sulla posizione da sostenere in sede europea circa l'applicazione nei confronti dell'Ungheria dell'articolo 7, paragrafo 1 del Trattato UE, in relazione alla risoluzione adottata dal Parlamento europeo (Vedi l'allegato A). Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta del 19 settembre 2018 (Vedi l'allegato A della seduta del 19 settembre 2018). Avverto che sono state altresì presentate le mozioni Lollobrigida ed altri n. 1-00040 e Molinari e D'Uva n. 1-00044 che, vertendo su materia analoga a quella trattata dalla mozione all'ordine del giorno, verranno svolte congiuntamente. I relativi testi sono in distribuzione.

...
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Delmastro Delle Vedove, che illustrerà la mozione n. 1-00040, di cui è cofirmatario. 

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). Presidente, onorevoli colleghi, Fratelli d'Italia certamente non poteva far mancare la sua voce in un dibattito che si preannuncia così importante in ordine al futuro stesso dell'Europa. Il 12 settembre, come tutti noi sappiamo, il Parlamento europeo in seduta plenaria ha approvato una risoluzione per l'avvio di una procedura sanzionatoria nei confronti dell'Ungheria per presunte e non dimostrate violazioni dei diritti fondamentali. Presunte e non dimostrate violazioni dei diritti fondamentali che sono state non argomentate, ma apoditticamente annunciate, come in quest'Aula dal PD, che ha fatto un lungo elenco di presunte violazioni, senza spiegare come, quando, dove e perché si sarebbero realizzate. Ma noi non vogliamo entrare nel merito di queste presunte violazioni, che tali rimangono, perché ci è sufficiente raccogliere il grido di giubilo del presidente del gruppo dei liberaldemocratici in Europa, che, un secondo dopo che è stata approvata questa risoluzione, che costituisce un pericolosissimo precedente per le identità dei popoli, un pericolosissimo precedente che gli stessi palazzi della trojka europea definiscono "opzione nucleare", ebbene, un secondo dopo il voto, il presidente del gruppo dei liberaldemocratici in Europa ha detto: affronteremo chiunque voglia distruggere il progetto europeo. Questo è il messaggio; questa è l'intimidazione, non è il messaggio. A questa gente che ha distrutto il sogno europeo noi non vogliamo permettere che parli di progetto europeo, a meno che non dica qual è il vero progetto europeo, che è quello di una trojka oggi rantolante che mostra i denti e affila le lame contro chiunque avanzi un progetto alternativo, un sogno alternativo, che è quello di una trojka europea che stupra le identità nazionali e oggi pretende di processare le idee. La trojka europea oggi costruisce un moloc giuridico che è una gabbia per i popoli. La trojka europea costruisce un universo concentrazionario "psico-fianesco", per cui si processano le idee e le intenzioni. I prossimi appuntamenti processuali di questa tristissima vicenda si svolgeranno in seno al Consiglio europeo, con voti che saranno sia qualificanti che all'unanimità, ed è noto che in Consiglio europeo voti, ahimè, quell'ectoplasma che risponde al nome del Presidente del Consiglio, che fatalmente, per la prima volta nella sua vita, forse dovrà esprimere un'opinione, un sì o un no, perché l'Europa su questo è incredibilmente un po' più seria di noi, non crede in quell'Italietta giolittiana in cui tutto si dice, tutto si afferma, tutto e il contrario di tutto, per non affermare nulla. Rappresentare tutto per non rappresentare niente e nessuno. I blocchi in Europa si evidenziano sempre con maggiore nitidezza: da una parte coloro che difendono le identità dei popoli, i diritti dei popoli a determinarsi liberamente, soprattutto su materie, ed è tema che non è stato significativamente affrontato dal PD, che sono sottratte alla competenza concorrente, perché tutte le materie per le quali si tende a processare le idee del popolo ungherese sono tutte materie che sono sottratte dalla concorrenza delle norme europee. E dovranno dire un sì o un no. Debbo precisare: prima Scalfarotto, illustrando la sua mozione, diceva: vogliamo sapere qualcosa da questo Governo. Ahimè, lo sappiamo già, perché la risposta equivoca - termino - , cerchiobottista e leguleia è arrivata con la mozione di oggi. Ci chiedevamo se Conte sarebbe stato il mister Hyde che perseguita chi si oppone a questa Europa o il dottor Jekyll che avrebbe difeso le identità europea, se avrebbe seguito la linea di Salvini primo tempo, perché già è arrivato Salvini secondo tempo, che difendeva Orban, o degli amici pentastellati, che, diventati scendiletto della trojka europea, hanno votato per le sanzioni ad Orban. O ancora, se, più prosaicamente, sarebbe stato il solito Conte evanescente, prosaicamente assente ingiustificato da tutte le partite, silente, convitato di pietra incapace di balbettare un sì o balbettare un no. Il miglior rappresentante della peggiore Italia che non prende posizione su niente. E la risposta ce l'abbiamo, e cito quella fantastica commedia italiana, Amici miei, che tanto conosce il mio collega Donzelli: eccola qua la "supercazzola" della mozione del Governo, dove non si dice niente. Si dice: andiamo avanti e vediamo un po' cosa capita. Ecco, quell'Italietta lì, che se non è giolittiana è figlia della peggiore…è un'Italietta che non vogliamo più vedere noi, che non vuole vedere l'Italia, non vogliono vedere gli italiani, non vogliono vedere quelli che credevano, assieme a noi e assieme alla Lega primo tempo, che avremmo dovuto difendere le identità nazionali contro la trojka europea. 

PRESIDENTE. Deve concludere. 

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). Allora, concludo e le chiedo scusa, abbiamo l'impressione che si disegnino dei blocchi in Europa e abbiamo l'impressione che questo Governo, passando o no per il comitato di conciliazione, la nostra politica estera credo passerà da quell'aberrante comitato di conciliazione… 

PRESIDENTE. Concluda, per favore. 

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI)…abbiamo l'impressione, e termino, che l'Italia sia in mezzo al guado. E in mezzo al guado si muore, ma ciò che è peggio è che in mezzo al guado si muore in termini disonorevoli. Voi ve lo meritate, gli italiani che rappresentate non se lo meritano (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

...
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Federico Mollicone. Ne ha facoltà. 

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Grazie Presidente. Prima di iniziare l'intervento volevo fare i complimenti ai colleghi della maggioranza, che sono riusciti nel difficilissimo compito di presentare una mozione reversibile, ovvero che va bene, nei due impegni, sia per i sostenitori dell'Unione europea, sia per i sostenitori dell'Ungheria, un po' come Zelig, il personaggio di Woody Allen, che, a seconda delle persone a cui si affiancava, ne prendeva le fattezze. E penso, Presidente, che sia anche questo un merito e una capacità. La nostra mozione, invece, tratta dell'articolo 7, della cosiddetta opzione nucleare del Trattato europeo, cui fa riferimento il voto espresso dal Parlamento, che è un'ulteriore dimostrazione della necessità di revisione dei trattati. Infatti, non è ammissibile, dal punto di vista giuridico, che nell'Unione europea, una libera associazione di Stati sovrani, possano revocare l'adesione, come ha fatto già la Gran Bretagna, e, al contrario, qualcuno possa interferire con la libera autodeterminazione di uno Stato membro. L'Unione europea non è ancora un'Unione sovietica, come qualcuno a volte l'ha definita, e neanche abbiamo gli Stati Uniti d'Europa, che abbiano un potere centrale di controllo. Ciò non è ammesso neanche negli attuali Stati Uniti d'America, la cui unità, vecchia di quasi 250 anni, è confermata da una lunga e sanguinosa guerra civile e sempre basata sul principio del diritto degli Stati, States' right, i quali, infatti, hanno regole elettorali diverse, codici civili e penali diversi. Nel merito, le accuse formulate nei confronti del Governo ungherese, che - lo ricordiamo - esercita il potere in base ad un voto popolare ed ha la fiducia del Parlamento eletto, sono contraddittorie, se confrontate anche con le situazioni recenti italiane. Pensate voi, si mette sotto accusa il funzionamento del sistema costituzionale e del sistema elettorale. Ma in Italia non abbiamo avuto un progetto di radicale riforma costituzionale? Certo, respinto da un referendum, ma se fosse stato attuato, non si sarebbe allora potuto accusare questo Governo, in base all'articolo 7? Lo stesso dicasi con il sistema elettorale. Quante volte in Italia è stato cambiato? Quante volte ha dovuto essere modificato dalla Corte costituzionale? Ed è tuttora pendente un ricorso per la soglia di sbarramento dell'elezione del Parlamento europeo delle passate elezioni. Che facciamo? Chiediamo l'applicazione dell'articolo 7? Indipendenza della magistratura. Sappiamo tutti bene che l'indipendenza della magistratura è applicata in ogni Stato su misura diversa. Corruzione e conflitti di interesse. Il Parlamento italiano dovrebbe avere il buon gusto di non sollevare questa accusa (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), visti i tanti e quotidiani episodi, coinvolgenti governi e partiti politici. Tutela della vita privata e protezione dei dati. Anche qui, colleghi, in un Paese come l'Italia in cui è stata autorizzata di fatto l'eutanasia con il caso Englaro, in cui qualsiasi intercettazione, contenente anche fatti personali, viene pubblicata coram populo, in cui telecamere fotografano ad ogni passo, l'accusa si può ritorcere contro di noi. La libertà di espressione è accademica. Ma c'è veramente in Italia? Qualcuno può insegnare la critica al sistema dell'euro e della Banca centrale europea? Sappiamo tutti come si assegnano e distribuiscono le cattedre nelle università italiane, quindi, per cortesia, arriviamo al vero nodo del problema, del perché è stata fatto approvare dal Parlamento europeo, sotto una rigida disciplina di partito, che contraddice, per quei parlamentari, il diritto alla libertà di espressione, quello dei diritti fondamentali dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati. A parte che non esiste la categoria sociale del migrante - questo neologismo, che rientra nella neo-lingua, teorizzata acutamente da George Orwell nel 1984, inventato per nascondere quella che nei secoli è sempre stata la figura dell'immigrato clandestino o dello schiavo, appunto per questo furono inventati i passaporti e i visti di ingresso - ci sembra che l'Ungheria non rifiuti l'asilo ai rifugiati da guerre e discriminazioni personali o collettive, notoriamente esistenti e conclamate. Quel Governo intende solo impedire l'accesso sul suo territorio a persone che non rientrano in quei requisiti. Questo l'Ungheria non lo vuol fare, ma sembra che non lo faccia neanche la Francia nei suoi porti, che sono altrettanto sicuri di quelli italiani, e sulla frontiera terrestre di Ventimiglia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Perché allora non si fa una mozione per richiedere l'applicazione dell'articolo 7 anche contro la Francia, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Non è libero un Governo europeo di stabilire regole per l'ingresso nel suo territorio (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Ma, oltre a questa posizione politica, vi sono anche degli aspetti storici da tener presente, che ci inducono a dire di no. L'Ungheria è un Paese che ha molto sofferto. Nella storia è stato sempre un antemurale, un baluardo dell'Europa occidentale. Nel 1242 si è liberata dall'invasione mongola. Nel 1526 ha lottato contro l'invasione turca, perdendo parte del suo territorio. Nel 1848 una rivolta popolare contro l'Impero asburgico, insieme a quelle contemporanee in Italia, venne stroncata con la forza e nel sangue; la guidava Luigi Kossuth, che venne esule in Italia, morendo a Torino, dove è sepolto. Nel 1956, colleghi del Partito Democratico, un'analoga rivolta popolare, contro l'invasione militare sovietica, venne duramente combattuta con migliaia di morti e di esuli (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e sostenuta da gran parte dell'allora PCI, i cui epigoni sono seduti qui davanti a noi e, tragica ironia della sorte, ancora oggi sostengono un'unione. Corsi e ricorsi della storia. Uno di questi è anche divenuto Presidente della Repubblica. E ha dovuto chiedere scusa, qualche decennio dopo, per le sue ignobili giustificazioni dei carri armati sovietici che schiacciavano gli ungheresi in rivolta (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Andateci a Budapest, al museo della rivolta. Ci si commuove a vedere la fierezza e il coraggio del popolo ungherese. Nel 1989, infine, l'Ungheria fu il Paese che dette inizio alla caduta del muro di Berlino e dell'Unione Sovietica, perché consentì l'uscita dei suoi cittadini, ma anche dei turisti, tra virgolette, tedesco-orientali, dal Paese verso l'Europa occidentale. Ci sono sempre stati, inoltre, ottimi rapporti culturali con l'Italia. Perché, allora, si deve punire uno Stato che cerca di migliorare le condizioni dei suoi concittadini? È poi non superfluo, infine, ricordare la buona situazione economica dell'Ungheria, dove la disoccupazione è al 3,8 per cento, la crescita annua è del 3,2, il rapporto del debito pubblico sul PIL del 73 per cento, e il reddito pro capite della popolazione è raddoppiato dal 1997. Ma l'Ungheria non ha aderito all'euro, forse questa per Bruxelles è la sua vera colpa, e il motivo dell'applicazione dell'articolo 7. Concludo, Presidente. Questo attacco all'Ungheria è un attacco all'Europa, quella delle patrie e dei popoli e non quella delle multinazionali e dei nani della finanza. Fratelli d'Italia è un partito nazionalista, non "filo questo" o "filo quello", difendiamo la sovranità dei popoli. Vedete, lo cantavamo nelle piazze contro l'Unione Sovietica e lo ribadiamo oggi qui, contro l'Unione europea delle banche, ora come allora: avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest, studenti, braccianti, operai, il sole non sorge più a Bruxelles (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il collega Fabio Rampelli. Ne ha facoltà. 

FABIO RAMPELLI (FDI). Presidente, intanto mi fa particolarmente piacere poter constatare che il gruppo di Fratelli d'Italia non solo è presente fisicamente in Aula, ma su ogni materia che viene discussa partecipa con cognizione di causa, spero che se ne accorgano anche i cittadini che ci ascoltano o che ci possono vedere attraverso i circuiti televisivi. È una partecipazione spesso anche appassionata, comunque certamente è una partecipazione che non passa inosservata. Siamo stati chiamati dalla mozione capostipite del Partito Democratico a discutere di questa assurda, paradossale decisione del Parlamento europeo avvenuta il 12 settembre, che dovrà essere ratificata, se mai, dal Consiglio d'Europa in due passaggi successivi; una decisione paradossale perché si chiede, come è stato ampiamente riportato dai colleghi che mi hanno preceduto, l'applicazione dell'articolo 7 del Trattato di Lisbona contro una nazione sovrana, l'Ungheria, con tanto di sospensione di alcuni diritti fondamentali che appartengono al Trattato europeo. Si tratta di uno Stato membro, si tratta di una nazione, di un popolo che ha sofferto, e sofferto molto, perché ha subito dopo la seconda guerra mondiale la dominazione sovietica, ha dovuto rinunciare obtorto collo a libertà fondamentali senza aver avuto particolari responsabilità anche nel corso della seconda guerra mondiale. Una divisione che fu sancita a Yalta in un trattato che ha visto per protagonisti fior fior di statisti, tra questi ricordo il dittatore Stalin. Il mondo venne spartito in due blocchi di influenza, l'Ungheria ebbe semplicemente la sfortuna di capitare geograficamente, anzi direi come punti cardinali di riferimento, dalla parte sbagliata: era ad est, e tutto quello che era collocato ad est del muro di Berlino non poteva accedere alle libertà fondamentali. La cosa curiosa è che gli artefici di questa mozione, evidentemente imparentati con la deputata rosso-verde olandese che è stata protagonista di questa proposta, sono esattamente i nipoti di quella dominazione; sono coloro i quali per anni, anzi per decenni, hanno portato sugli scudi, nelle piazze, nelle fabbriche, nelle scuole, negli atenei, le bandiere rosse che comunque venivano impugnate anche a Mosca. È incredibile come ci si possa dimenticare così sfrontatamente che persino il Presidente emerito Giorgio Napolitano ha avuto, come citava Federico Mollicone poco fa, un ruolo importante e decisivo nell'approvazione sostanziale dell'invasione, da parte dei carrarmati sovietici, di buona parte dei Paesi dell'Est europeo. Questa votazione del Parlamento europeo è significativa, la dovremmo memorizzare, perché penso che non ci sarà mai più una votazione di questo tipo. Quindi, per coloro che ci sono particolarmente affezionati, lo dico al collega Scalfarotto, lo dico agli altri colleghi sopravvissuti a questa discussione parlamentare del Partito Democratico: 448 voti a favore (memorizzate, non ne avrete più di 448 voti a disposizione dalle prossime elezioni europee), 197 - solo 197 - sono stati i contrari, anche a causa dell'atteggiamento pilatesco di alcuni europarlamentari, anche italiani, ahimè. Questa decisione è stata paradossale, perché è collocata in un momento fondamentale, non sfuggirà a nessuno, riguardo la fiducia da parte dei popoli europei verso l'Unione europea. Ricordiamo che l'Unione europea non precede il continente europeo, con la sua cultura, le sue tradizioni, il suo sapere, la sua capacità di parlare al mondo e di diffondere nel mondo, nel corso dei secoli, una civiltà occidentale che ancora oggi resiste con difficoltà all'impetuoso avvento del mercato globale, dei poteri finanziari, di quella logica che sta al di sopra appunto dei diritti degli individui, delle famiglie, dei popoli, dei lavoratori. Dunque è una decisione assurda perché è calata in un momento storico sbagliato, in cui semmai ci sarebbe bisogno di aprire le braccia e di accogliere le sensibilità che stanno sfuggendo alla logica continentale, alla logica degli ordinamenti sovraordinati rispetto a quelli nazionali. Invece, siccome la sinistra è ancora fortemente animata da dogmi, da uno spirito divisivo, da uno spirito ideologico, ci troviamo di tanto in tanto a dover combattere con queste - come le abbiamo definite, e lo confermo - assurdità. L'Ungheria è un popolo sovrano, che si è conquistato la democrazia con le unghie e con i denti, che è stato dominato in virtù di una spartizione utile e comunque confermata e condivisa dalla sinistra, anche dalla sinistra italiana. Forse, prima di immaginare di poter impugnare la decisione adottata in base all'articolo 7 del Trattato di Lisbona per discriminare un popolo che ha così tanto sofferto, bisognerebbe pensarci lungamente sopra (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), cosa che non hanno fatto i colleghi del PD. Concludo - perché non la voglio tirare per le lunghe - ricordando che si tratta di una censura odiosa e che non si può rimproverare a nessuno di voler difendere la propria identità, le proprie tradizioni, i propri confini; che la destra italiana si trova vicino alla sensibilità rappresentata da Orbàn e dal popolo ungherese, perché è il popolo ungherese che ha scelto Orbàn, non è che si è manifestato autonomamente e si è imposto ai cittadini ungheresi. La destra italiana è differenzialista, il che significa che tiene alle differenze che esistono tra i popoli tutti del pianeta, nessuno escluso. E questa volontà di scendere in campo a difesa dell'identità, che non è assolutamente riscontrabile in altri schieramenti politici, risponde a un amore profondo verso queste sensibilità che animano il pianeta. Non ci stiamo ad essere assimilati, ad essere massificati, ad essere livellati, ad essere fagocitati da una cultura dominante, da un pensiero unico. L'importante è che tutto si faccia attraverso la pratica del consenso, con le regole della democrazia e della libertà, con il rispetto dei diritti fondamentali, e noi riteniamo che l'Ungheria lo stia facendo e che - e concludo davvero, Presidente - se c'è una sorta di solerzia nell'applicare un filtro verso flussi migratori eccezionali è anche perché l'Unione europea non riesce, ormai con un decennio di distanza dai primi vagiti di questi flussi migratori, a trovare una soluzione efficace e convincente; e nessuno, se non riesce a convincere, può imporre. 

PRESIDENTE. Collega, deve concludere. 

FABIO RAMPELLI (FDI). Quindi, coloro i quali voi vorreste punire, colleghi del Partito Democratico, invece dovrebbero stare lì a indicarvi che c'è qualcosa che non funziona, se l'Unione europea cerca di sanzionare e di intervenire con interventi appunto dall'alto, verticistici, e che vanno al di sopra delle coscienze dei popoli (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

DIBATTITO IN ASSEMBLEA, SEDUTA DEL 27 SETTEMBRE 2018

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni Delrio ed altri n. 1-00036, Lollobrigida ed altri n. 1-00040 e Molinari e D'Uva n. 1-00044 sulla posizione da sostenere in sede europea circa l'applicazione nei confronti dell'Ungheria dell'articolo 7, paragrafo 1 del Trattato UE, in relazione alla risoluzione adottata dal Parlamento europeo (Vedi l'allegato A). Ricordo che nella seduta di martedì 25 settembre 2018 si è conclusa la discussione sulle linee generali. Avverto che, in data odierna, è stata presentata la mozione Santelli ed altri n. 1-00049 (Vedi l'allegato A). Il relativo testo è in distribuzione.

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di intervenire, esprimendo altresì il parere sulle mozioni presentate. 

RICARDO ANTONIO MERLO, Sottosegretario di Stato per gli Affari esteri e la cooperazione internazionale. Grazie, Presidente. Sulla mozione Molinari e D'Uva n. 1-00044 il parere è favorevole; sulle mozioni Delrio ed altri n. 1-00036, Lollobrigida ed altri n. 1-00040 e Santelli ed altri n. 1-00049 il parere è contrario.

...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Giorgia Meloni. Ne ha facoltà. 

GIORGIA MELONI (FDI). Signora Presidente, sono d'accordo con il fatto che quello di cui stiamo discutendo stamattina va ben oltre il merito proprio delle mozioni. Dico subito, alla collega Boldrini, che sarò grottesca, secondo ciò che lei ha definito "grottesco" nel suo intervento. Noi, qui, oggi, non stiamo decidendo semplicemente qualcosa che riguarda l'Ungheria, anche se verrebbe da segnalare - quando si dice: non siamo contro l'Ungheria - che gli ungheresi hanno scelto Viktor Orbán, è un Governo democraticamente eletto in libere elezioni che sceglie di sostenere quella linea politica (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e, quindi, c'è qualcosa che non funziona, ma noi non parliamo effettivamente, oggi, solo di qualcosa che riguarda l'Ungheria, noi parliamo, oggi, di qualcosa che riguarda il diritto alla sovranità e alla libertà di ogni Stato membro dell'Unione europea. E, effettivamente, l'intervento che mi ha preceduto lo conferma, perché dice, Laura Boldrini: se noi consentiamo che l'Ungheria faccia quello per cui i cittadini ungheresi hanno votato, qualunque nazione che fa parte dell'Unione europea si sentirà libera di fare quello che vogliono i suoi cittadini e noi non lo possiamo consentire (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), e quindi dobbiamo colpire l'Ungheria, perché, collega Boldrini, colpirne uno, per educarne cento, l'abbiamo già sentita e non era proprio democrazia, lo ripeto, non era proprio democrazia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Allora, dietro le inesistenti, presunte violazioni da parte dell'Ungheria, si nasconde, in realtà, un'aggressione politica a danno dell'Ungheria, un'aggressione ideologica a danno dell'Ungheria, un'aggressione per impedire a uno Stato membro di difendere il suo territorio, la sua identità, la sua libertà, la sua sovranità, le sue tradizioni. Si tratta di un'aggressione con la quale si vuole impedire a un Governo democraticamente eletto di realizzare il programma votato dai suoi cittadini. E c'è un grande pericolo, signori, se noi consentiamo che questo accada; c'è un pericolo di metodo e un pericolo di merito. Il pericolo di metodo ve l'ho già detto, l'Europa può o non può decidere sulla mia politica interna e fino in che misura può decidere della mia politica interna, quanto l'Unione europea può decidere che quello che vogliono i cittadini di una nazione di uno Stato membro non valga niente? Se noi consentiamo che questo accada, oggi a me, domani a te, anzi, oggi a te, domani a me; oggi lo consentiamo verso l'Ungheria, domani non potremo dire niente quando si riterrà che la stessa cosa debba accadere a nostro danno. Nel merito, si chiede di sanzionare Viktor Orbán, perché Viktor Orbán è colpevole di opporsi all'invasione dell'Ungheria, al processo di islamizzazione dell'Europa, perché Viktor Orbán è una persona che vuole difendere l'identità ungherese e, con essa, l'identità europea. Viktor Orbán è Presidente di una nazione che governa, insieme al gruppo di Visegrád, i confini esterni dell'Unione europea; sono nazioni che, in questi anni, hanno difeso quei confini esterni. Sono nazioni che hanno impedito che, dalla rotta balcanica, milioni di persone entrassero in Europa e noi italiani, in particolare, dovremmo ringraziarli perché, se il gruppo di Visegrád e le nazioni di Visegrád non avessero fatto il loro lavoro, noi oggi ci ritroveremmo ad essere il campo profughi d'Europa, stretti tra la rotta balcanica ad est e la rotta mediterranea a sud. Invece di dire grazie a Viktor Orbán, all'Ungheria, alle nazioni del gruppo di Visegrad, noi pretendiamo che l'Ungheria faccia quello che ha fatto l'Italia in questi anni, che apra i suoi confini all'immigrazione incontrollata. E, vedete, io non penso che si possa chiedere a una nazione una cosa del genere, perché Viktor Orbán ha ragione quando dice: io ho difeso i confini esterni dell'Unione europea e, se voi non avete fatto il vostro lavoro, perché, di grazia, ci dovremmo prendere i vostri immigrati clandestini? Però, vedete, questo non vuol dire essere contro l'Europa o essere fuori dall'Europa. Quando io sono stata a trovare Viktor Orbán, egli mi ha fatto vedere una lettera che aveva spedito a Gentiloni, allora Presidente del Consiglio, dicendo: guardate, noi non siamo disponibili a distribuire immigrati clandestini, però siamo disponibili a darvi una mano a fermare il flusso, a fermare i barconi. Cosa vi serve? Vi serve intelligenza? Vi servono soldi? Vi servono mezzi? Noi siamo europei, vi daremo una mano (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Sa cosa, Presidente? Non gli hanno neanche risposto, non gli hanno neanche risposto dal Governo italiano, a Viktor Orbán! Allora, vedete, non è vero quello che si dice, non è vero che ormai è un nemico dell'Europa, che l'Ungheria è nemica dell'Europa, non è vero che Orbán è un pericoloso dittatore - è stato eletto in libere elezioni -, non è vero che Orbán è un mostro. Mi corre l'obbligo di ricordare che Orbán fa parte del Partito popolare europeo, lo stesso della Merkel e di Pier Ferdinando Casini, non esattamente due skinhead, e, nel gruppo di Visegrad, la Polonia è governata da conservatori e la Slovacchia, per dodici anni, fino a poco fa, aveva per Premier uno che si chiamava Robert Fico - una "o" di meno del nostro Presidente della Camera - di sinistra, come il nostro Presidente della Camera, però che riteneva, da membro del Partito Socialista, che la Slovacchia non potesse aprire le frontiere all'immigrazione di massa musulmana, perché diceva: la Slovacchia è una nazione cristiana e non ha intenzione di diventare uno Stato islamico. Infatti, in Europa ci sono queste posizioni e hanno diritto ad esistere, queste posizioni. Allora, qual è il problema per cui veramente Viktor Orbán si vuole che sia sanzionato dall'Unione europea? Il problema è che Viktor Orbán si oppone a un disegno per il quale in Europa si stanno spendendo molto grandi interessi finanziari; il problema è che Viktor Orbán è nemico degli speculatori (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), il problema è che Viktor Orbán è nemico dei George Soros. E, guardate, non lo dico diciamo per tirare fuori chissà quale complottismo, lo dico perché di recente è stato pubblicato un rapporto interno di Open Society, la fondazione di questo "filantropo" – secondo la sinistra – dalla quale emerge che ci sono addirittura 226 parlamentari europei, il 30 per cento del Parlamento europeo, definiti "affidabili alleati della Open Society" di George Soros. Ci sono anche 14 italiani, collega Boldrini, tutti di sinistra. Poi, ultimamente, George Soros deve aver trovato delle – mettiamola così – valide argomentazioni per trovarne degli altri anche fuori dai confini della sinistra (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Il problema è che Viktor Orbán è tra quelli che, come noi, si oppongono a un modello che vuole privare l'Europa della sua identità, perché questo è l'unico modo per trasformarci tutti in un ammasso di perfetti consumatori, senza identità, senza diritti, senza la capacità di sentire la nostra voce, sempre più in balìa del grande capitale. Non è un caso che per questa Unione europea sia un problema tutto quello che ci definisce, tutto quello che definisce l'identità, non possiamo dirci italiani, non dobbiamo dirci cristiani, non dobbiamo dirci uomo o donna, non dobbiamo dirci madre o padre: no! Dobbiamo essere "genitore 1" e "genitore 2" (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), cittadino x, genere x, non dobbiamo essere niente, perché così saremo dei numeri e, quando saremo dei numeri, la speculazione finanziaria avrà vinto, perché saremo i suoi schiavi! Questo è quello a cui si oppone gente come Viktor Orbán, gente come Giorgia Meloni, Fratelli d'Italia e tutti quelli che «grottescamente» sostengono il diritto dei popoli (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Commenti del deputato Scalfarotto)… 

PRESIDENTE. Collega Scalfarotto…Collega Scalfarotto, lasci parlare la collega. 

GIORGIA MELONI (FDI). Non vi preoccupate, si innervosiscono perché sanno che è la verità (Commenti del deputato Scalfarotto). Allora, vede siccome noi … PRESIDENTE. Collega Scalfarotto… 

GIORGIA MELONI (FDI). Buoni, buoni, calmi… Siccome noi non siamo dei numeri, ma siamo delle persone (Commenti del deputato Scalfarotto), noi continueremo a sostenere… 

PRESIDENTE. Collega Meloni, ha quaranta secondi. 

GIORGIA MELONI (FDI). … la libertà e quella Europa che vuole difendere la sua civiltà. E voi? 

IVAN SCALFAROTTO (PD). È quella che dà i diritti! 

GIORGIA MELONI (FDI). Non parlo con la sinistra perché la loro idea di libertà per gli ungheresi è rimasta, più o meno, quella espressa da Giorgio Napolitano nel 1956 (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Non hanno cambiato idea, non hanno cambiato idea. Lo chiedo, invece, al Governo e questo mi interessa perché, vede, Presidente, qui c'è un problema. Il problema è che il Presidente del Consiglio Conte dovrà votare al Consiglio europeo se sostenere o non sostenere le sanzioni contro l'Ungheria… 

PRESIDENTE. Deve concludere. 

GIORGIA MELONI (FDI). Concludo. Possiamo sapere se voterà «sì» o «no»? Possiamo sapere se la sua posizione è quella della Lega, che sostiene le politiche di Viktor Orbán, o quella del MoVimento 5 Stelle, che considera una vergogna europea la vittoria democratica, in libere elezioni, di Viktor Orbán (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? 

PRESIDENTE. Collega, concluda. 

GIORGIA MELONI (FDI). Possiamo saperlo? Perché il voto dell'Italia sarà determinante e non si può fare un'altra supercazzola, tanto ormai l'ho detto una volta e lo ripeto anche una seconda. Quindi, noi sosteniamo… 

PRESIDENTE. Grazie, collega… 

GIORGIA MELONI (FDI). Scusi, Presidente, dico una frase sola… 

PRESIDENTE. Grazie (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Una voce dai banchi del gruppo Fratelli d'Italia: Vergogna!).

...
PRESIDENTE. ...Come da prassi, le mozioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Delrio ed altri n. 1-00036, su cui il Governo ha espresso parere contrario. Dichiaro aperta la votazione. (Segue la votazione). Dichiaro chiusa la votazione. La Camera respinge (Vedi votazione n. 10). Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00040, su cui il Governo ha espresso parere contrario. Dichiaro aperta la votazione. (Segue la votazione). Dichiaro chiusa la votazione. La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).



facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl