Camera

Venezuela; sostenere nuove libere elezioni sotto l'egida Onu

Data: 30/01/2019
Numero: 1-00115 / Mozione
Soggetto: Camera dei Deputati
Data Risposta: -

La Camera, 

premesso che: 

il 10 gennaio 2019, il dittatore comunista Nicolas Maduro ha assunto il secondo mandato presidenziale in Venezuela per un periodo di sei anni, sino al 2025; 

il dittatore Maduro al termine del suo primo mandato è stato sopraffatto da contestazioni di piazza per via della situazione interna di assoluta mancanza di libertà e per via del baratro economico in cui ha condotto il Paese; 

il dittatore Maduro è stato, sempre sul finire del suo mandato, formalmente accusato di aver gravemente violato i diritti umani del popolo venezuelano;

in data 8 febbraio 2018, secondo quanto dichiarato in una nota dal procuratore capo Fatou Bensouda, la Corte penale internazionale ha annunciato l'apertura dell'esame preliminare della denuncia nei confronti del Venezuela di Maduro, sulla base delle evidenze ricevute tramite la procedura prevista dall'articolo 15 dello statuto di Roma; 

l'analisi preliminare della situazione in Venezuela, secondo quanto dichiarato dal procuratore capo Fatou Bensouda, mira a fare chiarezza sui crimini commessi nel corso delle manifestazioni anti-regime, nel cui ambito le forze di sicurezza sono state accusate di aver usato frequentemente ed eccessivamente la forza per disperdere i manifestanti e sopprimere il dissenso; 

migliaia di persone sarebbero state arrestate, perché parte o sospettate di far parte dell'opposizione, e numerosi arrestati sono stati sottoposti ad abusi e violenze durante la detenzione, mentre altri sono stati addirittura feriti o uccisi; 

il 27 settembre 2018, la Corte penale internazionale ha ricevuto anche una segnalazione contro il Venezuela, ai sensi dell'articolo 14 dello statuto di Roma, da parte di Argentina, Canada, Cile, Colombia, Paraguay e Perù per i crimini contro l'umanità commessi dal regime del dittatore comunista Nicolas Maduro: i presidenti Mauricio Macri (Argentina), Sebastiàn Piñera (Cile), Ivan Duque (Colombia), Mario Abdo Benitez (Paraguay), Martin Vizcarra (Perù) e il primo ministro Justin Trudeau (Canada) hanno firmato una segnalazione affinché la Corte indaghi sui crimini contro l'umanità commessi in Venezuela dal 12 febbraio 2014; 

il passo compiuto da Argentina, Canada, Cile, Colombia, Paraguay e Perù non ha precedenti: sebbene procedura prevista, uno Stato non era mai stato denunciato da un altro Stato davanti alla Corte de L'Aia; 

la Corte penale internazionale ha giurisdizione su genocidi, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, eventualmente commessi sul territorio degli Stati aderenti, a partire dalla data di entrata in vigore dello statuto nel Paese, il 1° luglio 2002 nel caso del Venezuela; 

anche alla luce di quanto sopra sinteticamente riportato sulla degenerazione della situazione interna del Venezuela, la seconda elezione di Maduro è stata ampiamente contestata ed è ritenuta illegittima sia dalla comunità venezuelana che da quella internazionale; le contestazioni principali, oltre che sulla violenta repressione degli oppositori, vertono sull'assenza di garanzie democratiche e la presenza di irregolarità nelle operazioni di voto svoltesi il 20 maggio 2018; 

già il 20 dicembre 2018 il Gruppo di Lima, organizzazione formata da 14 Nazioni americane (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guyana, Honduras, Messico, Panama, Paraguay, Perù e Santa Lucia), ha reso noto di non voler riconoscere i risultati delle ultime elezioni presidenziali in Venezuela e di non legittimare il nuovo mandato del presidente venezuelano; 

la predetta decisione del Gruppo di Lima è stata ufficializzata nella riunione del 4 gennaio 2018, a sei giorni dal nuovo insediamento di Maduro a Caracas; 

inizialmente l'Unione europea ha ritenuto di non riconoscere l'elezione di Maduro; 

successivamente, l'Europa ha assunto una posizione più sfumata, improntata ad un bizantinismo volto a riconoscere il secondo mandato di Maduro solo a far data dal suo insediamento del 10 gennaio 2019; 

ad aggravare la situazione, in data 21 gennaio 2019 il Tribunale supremo di giustizia, da sempre contiguo alle posizioni di Maduro, ha gravemente dichiarato nulli tutti gli atti della Assemblea Nazionale e del Presidente Juan Guaidó; 

l'elezione dell'Assemblea nazionale di Juan Guaidó si è svolta correttamente e senza contestazioni da parte della comunità internazionale e costituisce l'unico contrappeso alla dittatura di Maduro; 

a seguito della degenerata situazione interna sopra descritta, e della delegittimazione totale della Assemblea nazionale, unico organo eletto democraticamente, nella giornata di 23 gennaio 2019 si sono svolte in ogni angolo del Venezuela imponenti manifestazioni di piazza del popolo venezuelano che invocava a gran voce libertà, chiedendo a Juan Guaidó di assumere la Presidenza ad interim del Venezuela; 

l'articolo 233 della Costituzione venezuelana consente, infatti, alla Assemblea nazionale di revocare il mandato al Presidente Maduro e di conferire a Guaidó la Presidenza ad interim per indire le elezioni entro 30 giorni; 

nella medesima giornata del 23 gennaio Juan Guaidó ha raccolto la richiesta dei manifestanti e si è proclamato « Presidente ad interim » al fine di indire nuove e finalmente libere elezioni; 

gli Stati Uniti d'America, il Brasile, l'Argentina, il Cile, la Colombia, il Costa Rica, il Paraguay, il Perù e il Canada hanno già riconosciuto, al fine di concludere la transizione della feroce dittatura di Maduro, il leader Guaidó, quale Presidente del Venezuela; Spagna, Francia e Germania in data 26 gennaio 2019 hanno espressamente precisato che, qualora Maduro non convocasse libere elezioni nel termine di otto giorni, riconosceranno come legittimo il Presidente Guaidó;

successivamente, l'Europa, per bocca dell'Alto rappresentante della politica estera Federica Mogherini, ha chiesto a Nicolas Maduro di indire la convocazione delle elezioni, precisando che, in difetto, saranno assunte posizioni anche in relazione alla leadership del Venezuela; 

ad oggi, al netto delle profonde lacerazioni in seno alla maggioranza di Governo, il Premier Conte, con quello che ai firmatari del presente atto di indirizzo appare un logorante e logorato equilibrismo, ha auspicato nuove e libere elezioni, affrettandosi a precisare la contrarietà verso non meglio precisati « interventi impositivi »;

sembra dunque che il Governo italiano, profondamente diviso sulla questione venezuelana, si accontenti di fare vani appelli alla buona volontà di Maduro, piuttosto che assumere una chiara ed inequivocabile posizione politica sulla legittimità del suo secondo mandato; 

il Venezuela è ormai sul baratro della guerra civile e dalla settimana scorsa si contano già centinaia di feriti e decine di morti negli scontri di piazza; 

a ciò si aggiunga che tale situazione politica aggrava ulteriormente la crisi economica ed umanitaria scatenata dal regime di Maduro e che ha già costretto all'esodo circa due milioni di venezuelani e ridotto in stato di denutrizione circa undicimila minori; 

la importante e numerosa comunità di italiani in Venezuela sta attendendo una chiara posizione anche del Governo italiano; 

alcuni importanti ex ministri di Chavez hanno addirittura sottoscritto un manifesto in cui si chiede l'immediata indizione di nuove elezioni, ciò a testimonianza dell'insostenibilità della posizione di Maduro, 

impegna il Governo

1) ad adottare iniziative volte a richiedere che siano indette libere elezioni entro sette giorni sotto l'egida dell'Onu e, per la denegata ipotesi che non siano indette, a riconoscere ufficialmente il Presidente Juan Guaidò quale legittimo Presidente ad interim del Venezuela affinché indica nuove e libere elezioni.

Mozione sottoscritta dai parlamentari: Delmastro Delle Vedove, Lollobrigida, Meloni, Donzelli, Trancassini, Osnato, Prisco, Lucaselli, Varchi, Ferro, Fidanza, Maschio, Acquaroli, Bellucci, Bucalo, Butti, Caretta, Ciaburro, Cirielli, Crosetto, Luca De Carlo, Deidda, Foti, Frassinetti, Gemmato, Mollicone, Montaruli, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Silvestroni, Zucconi.

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TommasoFoti
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