Camera

Consulenza legale di Conte ed indagini da parte di uno Stato estero; difendere la credibilita' dell'Italia

Data: 29/10/2019
Numero: 3-01069 / Interrogazione a risposta immediata
Soggetto: MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Data Risposta: -

Per sapere – premesso che: 

secondo quanto pubblicato dal Financial Times il professor Giuseppe Conte, pochi giorni prima di assumere la carica di Presidente del Consiglio dei ministri, ebbe a collaborare, con incarico retribuito, per una società il cui maggior azionista era un fondo di investimento gestito da un finanziere oggetto di indagine, con l'ipotesi di corruzione finanziaria, da parte dei competenti organi di uno Stato estero; 

nei fatti risulta che il parere pro veritate reso dal giurista professor Conte abbia trovato attuazione piena, per decisione del Governo, in data successiva alla nomina del professor Conte quale Presidente del Consiglio dei ministri; sul punto, giova sottolineare che l'astensione del predetto Presidente dalla partecipazione alla seduta decisoria non risulta frutto di scelta personale e/o discrezionale, ma dovuta per legge; 

in assenza di adeguate informazioni rese tempestivamente sulla questione in oggetto e di trasparenti assunzioni di responsabilità al riguardo, è ad avviso degli interroganti reale il pericolo che si radichi l'idea, tanto in ambito nazionale quanto internazionale, che solo previa espressione di un parere giuridico da parte del Conte giurista si può ottenere un provvedimento governativo conseguente dal Conte statista; 

la mancanza di notizie certe in ordine ai rapporti intercorsi con la committenza dell'incarico professionale al professor Conte rischia di esporre ad avviso degli interroganti il nostro Paese ad ulteriori attacchi in ambito internazionale, proprio per il fatto che, come detto, l'azionista principale della società destinataria del predetto parere risulta essere un fondo di investimento gestito da un finanziere italiano al centro di inchiesta internazionale da parte di uno Stato estero; 

agli interroganti pare evidente che potenziali conflitti di interesse assumono grande rilevanza soprattutto quando riguardano la figura del Presidente del Consiglio dei ministri, la cui credibilità, sia sul piano interno sia sul piano internazionale, non può né deve essere minimamente messa in dubbio da vicende quali quelle sopra rappresentate, per le quali, al netto delle indagini in corso da parte di uno Stato estero, non risultano sufficienti le poche parole pronunciate dal Presidente del Consiglio dei ministri, da cui era auspicata e pretesa ben altro tipo di presa di posizione –: 

se, alla luce dei fatti esposti, in relazione anche ad eventuali e più dettagliate notizie riguardanti l'indagine in essere da parte di uno Stato estero acquisite dal Ministro interrogato, intenda assumere – e in caso affermativo, quali – adeguate iniziative in ambito internazionale volte a fornire adeguata rassicurazione in ordine al rispetto del principio di imparzialità del Governo italiano nell'assunzione di atti e decisioni di sua competenza.

Interrogazione sottoscritta dai parlamentari: MELONI, LOLLOBRIGIDA, ACQUAROLI, BALDINI, BELLUCCI, BIGNAMI, BUCALO, BUTTI, CAIATA, CARETTA, CIABURRO, CIRIELLI, LUCA DE CARLO, DEIDDA, DELMASTRO DELLE VEDOVE, DONZELLI, FERRO, FOTI, FRASSINETTI, GEMMATO, LUCASELLI, MANTOVANI, MASCHIO, MOLLICONE, MONTARULI, OSNATO, PRISCO, RAMPELLI, RIZZETTO, ROTELLI, SILVESTRONI, TRANCASSINI, VARCHI e ZUCCONI.

DIBATTITO IN AULA

PRESIDENTE. Il deputato Foti ha facoltà di illustrare l'interrogazione Meloni ed altri n. 3- 01069 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario. 

TOMMASO FOTI (FDI). Signor Presidente, il gruppo di Fratelli d'Italia, a fronte di una vicenda imbarazzante, della quale il Financial Times, buon ultimo, ha dato atto, avremmo di gran lunga preferito che fosse il Presidente del Consiglio Conte a venire spontaneamente a riferire all'Aula della vicenda (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), così come avrebbe imposto, se non altro, un principio di rispetto dello Stato. Ma, al di là di questo, i fatti sono imbarazzanti. Vede, il parere reso dal giurista avvocato Conte, prima di diventare Presidente del Consiglio dei ministri, pochi giorni dopo, una volta che è diventato Presidente del Consiglio dei ministri, è stato recepito in un atto del Governo. È ovvio che vi sia scarsa credibilità internazionale per un Paese che vede queste cose. E allora noi chiediamo al Ministro degli Affari esteri: che cosa sta facendo per chiarire all'opinione pubblica internazionale che gli atti del Governo sono sempre assunti nell'ambito e nel rigore del principio di imparzialità della pubblica amministrazione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? 


PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, ha facoltà di rispondere. 

LUIGI DI MAIO, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. La ringrazio Presidente e premetto che il Presidente del Consiglio sarà ben lieto di venire a rispondere in Aula; mi pare che sia stato richiesto poc'anzi, quindi avrete modo anche di confrontarvi direttamente con il Presidente del Consiglio. In merito all'interrogazione a risposta immediata riguardante l'articolo pubblicato sul Financial Times, ho richiesto una dettagliata nota, che mi ha fatto pervenire direttamente il Presidente del Consiglio e di cui vorrei dare i punti principali per sintesi, sperando di stare nei tempi. Nei primi giorni del maggio 2018, quando ancora svolgeva la professione di avvocato e non era stato designato Presidente del Consiglio, il professor Giuseppe Conte ha ricevuto dalla società Fiber 4.0 l'incarico di redigere un parere giuridico pro veritate circa l'applicabilità della disciplina della cosiddetta golden power e dei conseguenti obblighi di notifica, con riferimento alle operazioni compiute nei confronti della società Retelit. Questo è stato l'unico contatto professionale da lui avuto con la società Fiber 4.0, dal momento che ha precisato di non avere mai svolto per essa altre attività di assistenza o difesa giudiziale o stragiudiziale. Il Presidente del Consiglio, al fine di evitare ogni possibile forma di conflitto di interessi, anche indiretto, si è astenuto da qualsiasi attività o coinvolgimento riguardante il procedimento di esercizio della golden power. In particolare, il Presidente Conte non prese parte alla seduta del Consiglio dei Ministri del 7 giugno 2018, nel corso della quale fu esaminata la questione: l'intera seduta del Consiglio dei Ministri fu presieduta dall'allora Vicepresidente del Consiglio, il Ministro dell'Interno Matteo Salvini. Successivamente, la questione tornò all'attenzione della Presidenza del Consiglio per il procedimento sanzionatorio nei confronti della società Retelit per la tardività della notifica dell'operazione. Anche per quest'ultima questione, il Presidente del Consiglio si astenne da qualsiasi forma di trattazione, diretta e indiretta, delegando per tutte le relative attività e per l'intero procedimento il Vicepresidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'Interno Matteo Salvini. La correttezza dell'operato del Presidente Conte è stata certificata anche dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, istituzionalmente deputata nel nostro ordinamento a vigilare sulle ipotesi di conflitto di interessi. La medesima Autorità è stata sollecitata a valutare un potenziale conflitto di interessi del Presidente del Consiglio Conte a seguito di alcune segnalazioni ad essa pervenute. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera del 24 gennaio 2019, ha ritenuto di non dover avviare alcun procedimento ai sensi della legge n. 215 del 20 luglio 2004, non ritenendo sussistenti i presupposti per l'applicazione della legge in materia di conflitto di interessi. Relativamente alla restante parte del quesito posto dagli interroganti, garantisco che per parte italiana sarà assicurata la piena attuazione, ove le investigazioni lo richiedessero, di quanto previsto dal diritto internazionale in materia e in particolare delle relative disposizioni del Trattato tra la Santa Sede e l'Italia del 1929. Per quanto di mia competenza, vorrei infatti rassicurare che i trattati vigenti tra la Santa Sede e l'Italia prevedono adeguati meccanismi di collaborazione e cooperazione, anche in materia giudiziaria, ispirati al principio di imparzialità che, ove ne ricorressero le condizioni, potranno contribuire ad accertare eventuali ulteriori questioni relative a questa vicenda. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). 

PRESIDENTE. Il deputato Foti ha facoltà di replicare. 

TOMMASO FOTI (FDI). Signor Presidente, le risposte testé rese dal Ministro Di Maio erano già note per essere state diffuse tramite agenzia, ma mi permetto di farle presente una cosa, signor Ministro: se non vi fossero stati dubbi, per quale ragione il Presidente del Consiglio si sarebbe astenuto da tutta l'attività, come lei ha riferito? È ovvio che la non partecipazione risolve il problema del conflitto di interessi sotto il profilo giuridico, ma non risolve il problema dell'etica nella politica (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), non risolve il problema di un atteggiamento che, signor Ministro, ma se l'immagina se lei fosse ancora sui banchi dell'opposizione? Certo, non sui banchi dell'opposizione di destra, perché non l'avremmo voluta, ma lei avrebbe fatto carte quarantotto: ma si immagina quale campagna social avrebbe guidato, per denunciare questo scandalo? Noi, invece, chiediamo un'altra cosa. Sappiamo bene che il Presidente del Consiglio, Conte, ha reso un parere quando era avvocato Conte, ma noi riteniamo che il fatto stesso che, dopo pochi giorni, fosse stato recepito integralmente il suo parere come giurista, ed è recepito sotto il profilo politico-amministrativo, rappresenta un vulnus dei comportamenti della persona (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), che andava anticipato all'opinione pubblica e non lasciando che, come sempre, l'Italietta debba essere così rappresentata da tutti i giornali internazionali e poi gli andiamo a spiegare che l'Agcom o un'altra agenzia, in questo caso, quella della tutela del mercato, ci ha detto che non c'è nulla di rilevante sotto il profilo amministrativo e financo sotto il profilo penale. È lì dove noi chiediamo al Governo un atteggiamento responsabile. Non si può chiedere alla moglie di Cesare di essere sopra ogni sospetto e noi, guardate, non lo chiediamo alla moglie di Conte: chiediamo che Conte sia al di sopra di ogni illazione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

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