Camera

Reddito di cittadinanza, elevato numero di frodi e scarso accesso al mondo del lavoro; aumentare i controlli

Data: 08/10/2019
Numero: 3-01015 / Interrogazione a risposta immediata
Soggetto: MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
Data Risposta: 09/10/2019

Per sapere – premesso che: 

in base all'ultimo rilevamento dell'Inps i percettori del reddito di cittadinanza sono circa 704 mila; come riportato dai maggiori organi di informazione, da accertamenti svolti dallo stesso istituto previdenziale e dalla Guardia di finanza è risultato che circa il 60 per cento delle richieste sono sospette e, quindi, oltre 422 mila dei destinatari della misura di sostegno la percepirebbero illegittimamente; 

a questo si aggiunge il fatto che, a causa del mancato accoglimento delle proposte emendative che intendevano scongiurare questa eventualità, tra i percettori dell'assegno figurano anche soggetti condannati per reati gravi, come emerso da ultimo con il caso della brigatista Saraceni; 

per quanto riguarda, invece, il promesso avviamento al lavoro, si registrano gravi ritardi, tanto che solo dall'inizio di settembre 2019, a ben sette mesi dall'avvio dei pagamenti del sussidio, sono partite le prime chiamate dei centri per l'impiego alla platea degli 704 mila « occupabili », ma si sono dovuti confrontare con un'elevatissima percentuale di mancate risposte, attestata a livello nazionale al 30 per cento e con picchi nelle regioni meridionali di addirittura il 40 per cento; 

agli interroganti appare evidente, quindi, come dai primi sei mesi di applicazione del reddito di cittadinanza emergano più riscontri negativi che positivi e che i percettori siano ben lontani dall'essere integrati nel mondo del lavoro –: 

se non ritenga di disporre maggiori e più incisivi controlli ai fini della concessione del reddito di cittadinanza ai soggetti richiedenti, per impedire e sanzionare le frodi e garantire la massima trasparenza ed efficienza della misura di sostegno.

Interrogazione sottoscritta dai parlamentari: LOLLOBRIGIDA, MELONI, RIZZETTO, BUCALO, ACQUAROLI, BALDINI, BELLUCCI, BIGNAMI, BUTTI, CAIATA, CARETTA, CIABURRO, CIRIELLI, LUCA DE CARLO, DEIDDA, DELMASTRO DELLE VEDOVE, DONZELLI, FERRO, FOTI, FRASSINETTI, GEMMATO, LUCASELLI, MANTOVANI, MASCHIO, MOLLICONE, MONTARULI, OSNATO, PRISCO, RAMPELLI, ROTELLI, SILVESTRONI, TRANCASSINI, VARCHI e ZUCCONI.

DIBATTITO IN AULA

PRESIDENTE. La deputata Carmela Bucalo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lollobrigida ed altri n. 3-01015 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria. 

CARMELA BUCALO (FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il reddito di cittadinanza ad oggi è risultato carente. Sono evidenti, tanti, gli aspetti negativi: da una verifica effettuata sia da parte della Guardia di finanza sia dall'INPS, risulta che circa il 60 per cento delle richieste controllate sono fraudolente. Inoltre, fra i percettori di questo sussidio risultano esservi anche soggetti che sono stati condannati per gravi reati, ultimo è il caso della brigatista Saraceni. Così come il tanto promesso avviamento al lavoro ha subito un notevole ritardo, tale da renderlo inefficace. Pertanto, signor Ministro, io la invito e la interrogo se non ritiene di disporre maggiori e più incisivi controlli affinché si possano eliminare queste situazioni di illegalità e si possa avere una maggiore trasparenza ed efficienza per questa misura. PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, ha facoltà di rispondere. 

NUNZIA CATALFO, Ministra del Lavoro e delle politiche sociali. Grazie Presidente, con riferimento alla richiesta dell'onorevole Lollobrigida voglio rappresentare quanto segue. In primo luogo, mi preme evidenziare che negli ultimi anni, una progressiva e iniqua redistribuzione della ricchezza in Italia, come in altri Paesi occidentali, ha aumentato il divario tra i diversi strati sociali. Il reddito di cittadinanza si inserisce all'interno di questo contesto sociale ed economico come misura fondamentale di politica attiva del lavoro, di contrasto alla povertà, alle disuguaglianze e all'esclusione sociale ed è rivolto a una platea di potenziali beneficiari nel rispetto di stringenti requisiti. La serietà con cui abbiamo costruito questo provvedimento è indice della volontà di attuare al meglio la misura, sostenendo e tutelando le persone che vivono in stato di povertà e colpendo chi voglia sfruttare questo strumento senza averne i requisiti. L'impianto sanzionatorio costituisce un elemento fondamentale del decreto istitutivo del reddito, tant'è che, per chi lo percepisce in modo fraudolento, sono previsti dai 2 ai 6 anni di carcere. Al fine di evitare abusi, è stato disposto un apparato di controlli e sanzioni assenti in precedenti norme di analoga natura, anche incrociando le banche dati dei vari enti. Oltre a questo, si è provveduto ad incrementare i contingenti del personale dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza volti al contrasto del lavoro irregolare nei confronti dei percettori del reddito che svolgono attività lavorativa in violazione delle disposizioni vigenti. Voglio evidenziare che l'Ispettorato nazionale del lavoro ha attestato di aver impegnato notevoli risorse, dedicando a tale attività un'apposita sezione del documento di programmazione dell'attività di vigilanza per il 2019. In questo documento è infatti previsto che, ogni qualvolta venga accertata l'occupazione di lavoratori in nero, sia automaticamente verificata l'eventuale presenza di beneficiari di reddito di cittadinanza, anche attraverso l'accesso a specifiche banche dati, tra cui quella dell'INPS. Tale meccanismo ha permesso, nel primo semestre del 2019, di accertare la presenza di 185 lavoratori in nero percettori della misura, testimonianza più che importante del buon funzionamento dell'apparato dei controlli. Non posso, quindi, che affermare, in conclusione, che il reddito e la pensione di cittadinanza si confermano come misure necessarie per il nostro Paese. Sapere che 960 nuclei familiari (circa 2,4 milioni di persone) non vivono più al di sotto della soglia di povertà è per noi motivo di grande orgoglio. Abbiamo assicurato la tenuta sociale del Paese e, con la seconda fase del reddito, completeremo il percorso, così come è avvenuto in altri Paesi europei, quali la Germania. È un primo passo verso un sistema più egualitario e siamo sempre più convinti che essere parte di questo cambiamento sia giusto, oltre che doveroso. 

PRESIDENTE. Il deputato Rizzetto, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare. 

WALTER RIZZETTO (FDI). Grazie, Presidente. Buongiorno Ministro e buon lavoro. Vede, Ministro, lei certifica quello che noi domandiamo, quello che noi chiediamo in modo abbastanza critico. In un Paese, come l'Italia, dove i nostri giovani laureati alla ricerca di un lavoro vanno all'estero, ma chi dovrebbe, in realtà, andare all'estero e non ha mai avuto un lavoro va agli Esteri, il reddito di cittadinanza diventa, sotto questo punto di vista, un aspetto meramente, purtroppo, assistenziale: 704 mila beneficiari, nessun impatto rispetto al mercato del lavoro. Nessun impatto: questi sono dati certificati. Cioè, probabilmente, la gente sta a casa e non cerca un posto di lavoro, tanto è vero che, ad esempio, le regioni sono in estrema difficoltà nei confronti dei cosiddetti navigator, di politiche attive, all'orizzonte, non se ne vede l'ombra, i tanto agognati centri per l'impiego in termini di riforma sono ancora lì, non c'è nessuna riforma dei centri per l'impiego. Tra l'altro, quello che dico è certificato, Presidente, da ISTAT, che, qualche giorno fa, ha detto che c'è un incremento degli inattivi rispetto al mercato del lavoro e, quindi, l'incremento degli inattivi, cioè di coloro che non cercano neanche più il lavoro, colleghi, è la pena di contrappasso del reddito di cittadinanza, è la chiusura, è il crollo dell'architrave rispetto alle politiche sociali di un Paese (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). La stessa NADEF, Ministro, dice che non emerge - vado a citare - l'incremento del tasso di partecipazione. C'è una disoccupazione strutturale attorno al 10-11 per cento ed è altrettanto chiaro che, se tu paghi la gente che non lavora e la tassi quando lavora, non sorprenderti se crei disoccupazione. Per quanto ci riguarda, Ministro, il vero reddito di cittadinanza, ad oggi, in Italia, si chiamano piccole e medie imprese e si chiamano imprese. L'Italia ha bisogno, Ministro, di lavoro, ha bisogno di abbassare le tasse, ha bisogno di meno burocrazia, ha bisogno di far ripartire l'occupazione per far alzare saracinesche sempre più pesanti ai nostri artigiani e a coloro che veramente il lavoro lo creano in Italia, che sono i nostri artigiani, le nostre imprese. Studiate, studiate e pensateci (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). 

facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl