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Camera

Tribunali ed accorpamento delle competenze fallimentari; grave penalizzazione per i territori, gli operatori e le imprese

Data: 04/07/2018
Numero: 4-00590 / Interrogazione a risposta scritta
Soggetto: MINISTRO DELLA GIUSTIZIA
Data Risposta: -

Per sapere – premesso che: 

in ragione della legge 19 ottobre 2017, n. 155 (« Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza »), il Governo ha 12 mesi di tempo per adottare uno o più decreti legislativi che, oltre a riscrivere integralmente la legge fallimentare, disciplinino la riforma delle procedure concorsuali, la composizione delle crisi da sovraindebitamento (legge n. 3 del 2012) e il sistema dei privilegi e delle garanzie; 

il 22 dicembre 2017 la Commissione di studio, coordinata da Renato Rordorf e deputata all'elaborazione di una bozza degli schemi di decreto legislativo in attuazione della legge delega, ha trasmesso al Ministero due dei tre schemi predisposti e, in particolare, quello inerente alla delicatissima individuazione dei cosiddetti tribunali concorsuali tra quelli ordinari esistenti. Al riguardo, la bozza di provvedimento legislativo predisposto dalla detta Commissione, comporterebbe – in caso di sua approvazione – una serie di accorpamenti delle competenze fallimentari in capo ad un ristretto numero di tribunali a danno di numerose, ma non meno centrali, sedi, tra le quali (con riferimento all'Emilia- Romagna) quelle di Piacenza, Ferrara, Ravenna e Forlì;

la legge n. 155 del 2017 (articolo 2, comma 1, lettera n)) prevede infatti, tra le altre novità, che i tribunali non aventi sezioni specializzate in materia d'impresa vengano privati della competenza in ambito fallimentare. I tribunali di Piacenza, Ferrara, Ravenna e Forlì – ad esempio – non avrebbero più procedimenti concorsuali, né giudici delegati e, dunque, perderebbero tutte le attività connesse. Oltre agli immediati problemi logistici, per i quali tutti gli operatori del settore dovrebbero recarsi presso altro tribunale, detto trasferimento rappresenterebbe un gravissimo problema che investirebbe tutti gli ordini professionali (in particolare: avvocati, notai, commercialisti, ingegneri, architetti) che verrebbero privati delle professionalità tecniche acquisite nel tempo, con conseguente impoverimento, oltre che professionale anche specifico, dei territori. Non solo, il disagio colpirebbe anche tutti gli imprenditori (grandi e piccoli) che non troverebbero più nel contesto in cui operano i necessari punti di riferimento di specialisti in materia di « crisi d'impresa »; 

l'individuazione, tra i tribunali esistenti, di quelli cosiddetti concorsuali, essendo ancorata a dati meramente numerici (numero delle procedure concorsuali degli ultimi 5 anni, numero delle imprese iscritte nel registro delle imprese, popolazione residente, e altro), comporterebbe dunque lo svuotamento in siffatta materia della competenza dei tribunali di medio piccole dimensioni che, nei fatti, risultano più efficienti di quelli aventi dimensioni medio grandi, dove l'arretrato è sicuramente maggiore e destinato a crescere proprio in virtù dell'acquisizione dei procedimenti sottratti ai tribunali circondariali –: 

se il Ministro interrogato sia intenzionato a esercitare la delega in questione nella parte in cui dispone l'individuazione dei tribunali concorsuali con il connesso rischio di segnare un ulteriore passo verso la chiusura e lo svuotamento di competenza dei tribunali minori, a danno della cosiddetta giustizia di prossimità.

On. Tommaso Foti

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