Camera

Unicredit, licenziamenti e chiusura di filiali; quali iniziative dal Governo?

Data: 10/12/2019
Numero: 3-01195 / Interrogazione a risposta immediata
Soggetto: MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
Data Risposta: 11/12/2019

Per sapere – premesso che: 

è degli ultimi giorni l'annuncio di un vero e proprio « piano choc » di tagli di personale e di filiali da parte di UniCredit; tale piano industriale, relativo al periodo 2020-2023, prevedrebbe infatti il taglio di ben ottomila dipendenti tra Germania, Austria e Italia, oltre alla chiusura di 500 filiali; 

il nostro Paese, tra l'altro, sembra destinato a sostenere la parte più importante di questi esuberi: si stima, infatti, che degli 1,4 miliardi di euro per la gestione degli stessi, 1,1 riguarderanno l'Italia (il 78 per cento del totale) e solo 0,3 miliardi riguarderanno l'Austria e la Germania; in Italia si tratterebbe, dunque, di ridurre il personale per 5.500/6.000 unità e le filiali chiuse saranno 450; 

gli ottomila esuberi si andrebbero così a sommare ai 26.650 posti di lavoro tagliati a partire dal 2007, esattamente come per gli sportelli: dal 2007 ne sono stati chiusi ben 1.381; non è difficile supporre, inoltre, che la chiusura delle filiali riguarderà verosimilmente piccoli territori, frazioni o aree marginali, dove verrà a mancare un servizio spesso importantissimo per le popolazioni locali; 

UniCredit, tuttavia, ha chiuso i primi nove mesi del 2019 con un utile di 4,3 miliardi di euro: non si è, dunque, di fronte a un'azienda in crisi, ma a scelte che, a parere degli interroganti, appaiono illogiche, non giustificate e irrispettose del lavoro, con ripercussioni che sarebbero evidentissime –: 

se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere a tutela dei posti di lavoro e per scongiurare la chiusura delle filiali che, probabilmente, avverrà in aree svantaggiate e marginali, privando le stesse di ulteriori servizi.

Interrogazione sottoscritta dai parlamentari: LOLLOBRIGIDA, MELONI, BIGNAMI, ACQUAROLI, BALDINI, BELLUCCI, BUCALO, BUTTI, CAIATA, CARETTA, CIABURRO, CIRIELLI, LUCA DE CARLO, DEIDDA, DELMASTRO DELLE VEDOVE, DONZELLI, FERRO, FOTI, FRASSINETTI, GALANTINO, GEMMATO, LUCASELLI, MANTOVANI, MASCHIO, MOLLICONE, MONTARULI, OSNATO, PRISCO, RAMPELLI, RIZZETTO, ROTELLI, SILVESTRONI, TRANCASSINI, VARCHI e ZUCCONI.

DIBATTITO IN ASSEMBLEA

PRESIDENTE. Il deputato Acquaroli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lollobrigida ed altri n. 3-01195 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario. 

FRANCESCO ACQUAROLI (FDI). Grazie, Presidente. Il tema di questa interrogazione riguarda una ristrutturazione industriale del gruppo UniCredit per gli anni 2020-2023. Signor Ministro, si tratta di un intervento che prevede, in Germania, in Austria e in Italia, 8 mila esuberi e la chiusura di 500 filiali. Si tratta per l'Italia, percentualmente, dell'impatto più importante: 1,1 miliardi su un complessivo di 1,4 miliardi della ristrutturazione industriale. In Italia si tratterebbe di ridurre 5.500 o 6 mila dipendenti e 450 filiali verrebbero chiuse. Sono numeri che ci preoccupano moltissimo, perché andranno ad impattare direttamente, oltre che con questi esuberi, anche con una riduzione dei servizi che presumibilmente toccherà le periferie, toccherà le zone marginali, toccherà quelle comunità che già sono colpite da una carenza di servizi e ciò potrebbe causare delle conseguenze gravi. Ecco, allora, noi vorremmo chiedere a lei quelli che sono gli intendimenti di questo Governo, anche perché il paradigma, il paradosso più importante di tutti è che si tratta di un gruppo che nei primi nove mesi dell'anno corrente ha segnato un utile per 4,3 miliardi di euro. Noi riteniamo che il Governo debba avere, in questa fase, un ruolo molto importante e forte per, assolutamente, non consentire questo nelle nostre comunità e soprattutto per quei 5.500 o 6 mila dipendenti che sarebbero toccati. 

PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, ha facoltà di rispondere. 

NUNZIA CATALFO, Ministra del Lavoro e delle politiche sociali. Grazie, Presidente. Come ho già detto poc'anzi, in occasione della risposta resa all'onorevole Epifani che ha posto una domanda analoga a quella del presente atto di sindacato ispettivo, la questione è una di quelle alle quali in questo momento il Governo riserva la sua massima attenzione, pronto ad intervenire con ogni strumento disponibile a salvaguardia dei lavoratori e dei livelli occupazionali. Con riferimento alla manifestata preoccupazione che una chiusura di filiali possa riguardare piccoli territori, frazioni o aree marginali dove verrà a mancare un servizio importantissimo per le popolazioni locali, credo sia corretto al momento rammentare che il Ministero del lavoro non ha ricevuto alcuna comunicazione, né sono disponibili elementi che consentano di formulare tali ipotesi, ferma restando l'attenzione massima rivolta alla vicenda nella sua complessiva portata per i riflessi che la stessa potrebbe avere rispetto all'intero territorio nazionale. Posso in ogni caso assicurare che un'attenzione se è possibile ancora più elevata verrà riservata alle possibili ricadute sui territori già caratterizzati da una limitata presenza di servizi. Questa è la prospettiva nella quale il Ministero intende porsi nel confronto che, appunto, avrà nei prossimi giorni con i vertici del gruppo. 

PRESIDENTE. Il deputato Bignami ha facoltà di replicare. 

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). Grazie, Presidente. Non possiamo essere soddisfatti, diversamente dai colleghi di sinistra, rispetto a questa interrogazione che, a nostro modo di vedere, parte da un presupposto profondamente errato, perché in questo caso non si tratta evidentemente di un'azienda in crisi, ma si tratta di un'azienda che ha preannunciato per i primi mesi del 2019 qualcosa come 4,3 miliardi di utile, prospettando da questi tagli che dovrebbero ammontare a 1,4 miliardi per il complessivo e a 1,1 miliardi per l'Italia, che verrebbe gravata dal 78 per cento complessivo di questo tipo di intervento, una marginalizzazione dei propri utili per 6 miliardi per i prossimi tre anni. Per dare una dimensione del fenomeno, l'Ilva ha prospettato un piano esuberi di 4.700 unità, inaccettabile, e il Governo ha dato una disponibilità di massima a trattare sui mille o 1.100. Qui parliamo di qualcosa come 8 mila tagli, di cui 5.500 ricadrebbero sul territorio italiano, ovvero il 78 per cento, oltre alle filiali, 450, che già si sommano agli oltre 27 mila esuberi che dal 2007 ad oggi sono stati registrati da parte di UniCredit. Tutto ciò è inaccettabile, perché se lo Stato italiano può anche sostenere eventuali aziende che si trovano in una situazioni di crisi, lo Stato italiano e il Governo italiano nel dubbio se schierarsi con i capitani di ventura che vogliono marginalizzare ulteriormente i loro profitti o con i lavoratori che perderebbero il loro lavoro devono stare coi lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Non abbiamo più la possibilità di sostenere dei capitani di ventura che già abbiamo visto, con le loro ambizioni sfrenate, a che cosa portano. UniCredit significa credito italiano, se il signor Mustier intende, come hanno fatto altri, far pagare i costi delle sue ambizioni all'Italia e agli italiani bisogna che il Governo dica chiaramente di "no". Fratelli d'Italia lo farà, perché non c'è nulla di socialmente sostenibile, come ha detto questo signore, in un piano che, in realtà, quando lei dice che il Governo neanche lo sapeva, è uno schiaffo in faccia a tutti noi. Dobbiamo essere dalla parte dei lavoratori, speriamo che questo Governo, almeno, in questo caso lo sia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

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TommasoFoti
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