Camera

Reddito di cittadinanza; mutare i criteri affinche' sia concesso ai soli cittadini italiani

Data: 22/01/2019
Numero: 3-00456 / Interrogazione a risposta immediata
Soggetto: MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
Data Risposta: 23/01/2019

Per sapere – premesso che: 

il Consiglio dei ministri del 17 gennaio 2019 ha approvato un decreto-legge (non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale) che prevede l'introduzione, a partire dal mese di aprile 2019, del reddito di cittadinanza; 

il reddito di cittadinanza sarà riconosciuto ai soggetti e ai nuclei familiari in possesso di specifici parametri reddituali individuati con il modello Isee; 

dalla lettura della bozza di decretolegge risulta che con riferimento ai requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno, il componente richiedente il beneficio deve essere: 1) in possesso della cittadinanza italiana o di Paesi facenti parte dell'Unione europea, ovvero suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno dell'Unione europea per soggiornanti di lungo periodo; 2) residente in Italia da almeno dieci anni, di cui gli ultimi due, considerati al momento della presentazione della domanda, in modo continuativo; 

in base a tale previsione il reddito di cittadinanza sarà erogato anche a immigrati e nomadi non italiani, che in sostanza si troveranno ad essere mantenuti dallo Stato italiano anche a scapito dei cittadini italiani in stato di bisogno, considerato che da varie fonti di stampa è emerso che a fronte di un numero di domande superiore a quello previsto sarà ridotta l'entità del beneficio economico; 

paradossalmente, al contrario, la formulazione del testo del decreto-legge richiede il requisito della residenza anche in capo ai cittadini italiani ed esclude, quindi, quei soggetti che essendo senza fissa dimora non potranno dimostrare né una residenza decennale, né, tantomeno, una residenza continuativa di due anni nel periodo antecedente la presentazione della domanda per il reddito di cittadinanza; 

il reddito di cittadinanza è una misura di sostegno economico e volta al reinserimento lavorativo che – come dice in teoria lo stesso nome – dovrebbe aiutare e tutelare quegli 1,8 milioni di italiani che vivono in stato di povertà assoluta e non diventare una misura di assistenza per immigrati e nomadi non italiani –: 

quanti tra i soggetti e nuclei familiari che riscuoteranno il reddito di cittadinanza siano immigrati e nomadi non italiani e se il Ministro interrogato non ritenga di prevedere che, invece, il reddito di cittadinanza sia concesso solo ai cittadini italiani.

Interrogazione sottoscritta dai parlamentari: LOLLOBRIGIDA, MELONI, ACQUAROLI, BELLUCCI, BUCALO, BUTTI, CARETTA, CIABURRO, CIRIELLI, CROSETTO, LUCA DE CARLO, DEIDDA, DELMASTRO DELLE VEDOVE, DONZELLI, FERRO, FIDANZA, FOTI, FRASSINETTI, GEMMATO, LUCASELLI, MASCHIO, MOLLICONE, MONTARULI, OSNATO, PRISCO, RAMPELLI, RIZZETTO, ROTELLI, SILVESTRONI, TRANCASSINI, VARCHI e ZUCCONI.

DIBATTITO IN ASSEMBLEA

PRESIDENTE. Il deputato Butti ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lollobrigida ed altri n. 3-00456 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario. 

ALESSIO BUTTI (FDI). Grazie, Presidente. Ministro Di Maio, il decreto votato in Consiglio dei ministri il 18 gennaio è tuttora privo di bollinatura da parte della Ragioneria dello Stato, non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e soprattutto è stato presentato da un documento che noi definiremo omertoso della Presidenza del Consiglio dei ministri. È un decreto avvolto nel mistero. Speravamo di capire qualcosa in più dalla kermesse dei Cinquestelle convocata proprio ieri per presentare il reddito di cittadinanza ma avete preferito presentare un comico, Lino Banfi, quale rappresentante italiano all'UNESCO, confermando quindi la vostra sensibilità nell'applicare la comicità alla politica: dopo Beppe Grillo, dopo una serie di interventi, questa è una perla interessante. La domanda di Fratelli d'Italia è facile e non ammette equivoci, Ministro Di Maio: quanti tra i beneficiari del reddito di cittadinanza siano immigrati e nomadi non italiani e soprattutto perché il Governo ritenga di non riservare il reddito esclusivamente agli italiani bisognosi, come continuate a promettere nei salotti tv e come avete promesso in campagna elettorale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). 

PRESIDENTE. Il Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali, Luigi Di Maio, ha facoltà di rispondere. 

LUIGI DI MAIO, Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali. Grazie, collega. Il reddito di cittadinanza è una misura di politica attiva del lavoro di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza, come ho avuto più volte modo di ripetere. Sarà erogato nel rispetto dei requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno. Per evitare comportamenti opportunistici e assicurare che la misura vada a beneficio di cittadini italiani o di persone che abbiano un certo radicamento e vivono stabilmente nel nostro Paese, ai quali vengono indirizzati, oltre al beneficio economico, anche gli interventi di politica attiva del lavoro e/o di inclusione sociale, il Governo ha disposto, quale ulteriore requisito, la residenza in Italia per almeno dieci anni, di cui gli ultimi due considerati al momento della presentazione della domanda in modo continuativo. Sono paletti molto stringenti perché il reddito di cittadinanza è stato concepito e resta una misura rivolta ai cittadini italiani. In aggiunta, mi preme rassicurare che la misura, come delineata, non esclude dal beneficio i soggetti senza dimora - è tra le domande dell'interrogante - considerato infatti che l'iscrizione all'anagrafe costituisce nel nostro ordinamento un diritto soggettivo oltre che strumento di accesso anche alle prestazioni sociali, assistenziali e sanitarie nonché alle politiche del lavoro ma erogarlo ai senza fissa dimora serve ad andare incontro alle migliaia di italiani sfrattati e senza reddito che vivono per strada o in un'automobile a causa di decenni di austerity. Tuttavia, bisogna ricordare l'impianto sanzionatorio che costituisce un elemento fondamentale del decreto. L'articolo 7 dispone la reclusione da due a sei anni nei casi in cui vengano rese o utilizzate dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere ovvero vengano omesse informazioni dovute. È prevista inoltre la reclusione da uno a tre anni nei casi in cui si ometta la comunicazione delle variazioni del reddito e del patrimonio, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca della riduzione del beneficio. In presenza di condanna in via definitiva per i reati sopra citati consegue l'immediata revoca del beneficio, con efficacia retroattiva e il beneficiario è tenuto alla restituzione di quanto indebitamente percepito. È prevista, infine, la decadenza dal beneficio quando vengono meno alcune condizioni riguardanti gli adempimenti utili per accedere al reddito: tra essi, la mancata dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, la mancata partecipazione alle iniziative di carattere formativo, di riqualificazione e di altre iniziative di politica attiva, il rifiuto di una delle tre offerte di lavoro congrue, il rifiuto di esibire la documentazione richiesta durante i controlli. Chi entra nel programma del reddito accetta quindi di rendere la sua situazione economica e patrimoniale pienamente trasparente nel rispetto di tutta la comunità. La serietà con cui abbiamo costruito questo provvedimento rappresenta la volontà di questo Governo di attuare al meglio la misura del reddito di cittadinanza, aiutando e tutelando le persone che vivono in stato di povertà e colpendo chi, in qualche modo, possa sfruttare questo beneficio senza possederne i requisiti, nell'ambito delle normative previste anche a livello europeo. È un primo passo verso un mondo più egualitario e siamo sempre più convinti che essere parte di questo cambiamento sia, oltre che giusto, anche doveroso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). 

PRESIDENTE. Il deputato Butti ha facoltà di replicare. 

ALESSIO BUTTI (FDI). Presidente, ho preso anche qualche appunto, perché avevamo qualche sospetto e ora, invece, abbiamo una certezza. Siete partiti garantendo 17 miliardi e mezzo per 10 milioni di italiani, siete arrivati a garantirne meno di un terzo per meno della metà della platea e oggi scopriamo che la platea è infarcita di immigrati, di nomadi che possono anche delinquere e di abusivi a vario titolo. Ponete l'ISEE come presupposto tecnico per l'attuazione di questo provvedimento, quando sapete che il 60 per cento delle dichiarazioni ISEE sono false, e questa è notizia recente. I casi sono due, signor Ministro: o lei ha mentito, promettendo denaro pubblico solo agli italiani, recentemente anche in televisione, oppure, come direbbe lei, mannaggia la manina, signor Ministro, le hanno nuovamente manomesso il decreto. Lei si deve svegliare quando vota qualcosa. Fratelli d'Italia ritiene che la misura debba essere riservata, come promesso, agli italiani; ritiene che i poveri veri debbano essere messi nella condizione di lavorare, e quindi dovete creare opportunità di lavoro, e noi saremo, in questo caso, al vostro fianco. L'assistenza va riservata ai nostri disabili, ai nostri anziani, ai minori, cioè a quelle categorie che non possono, per mille motivi, lavorare. Vanno garantite le famiglie con bambini. Voi non avete abolito la povertà, non avete aumentato i posti di lavoro; pensate solo al consenso facile, a scapito degli italiani e del loro futuro. Costruiamo insieme, questa è la sfida di Fratelli d'Italia, un provvedimento che veramente affronti la povertà, e Fratelli d'Italia ci sarà. Fratelli d'Italia condurrà una battaglia parlamentare serratissima sui contenuti per difendere gli italiani meno fortunati; e, se non riusciremo a dare voce alle nostre imprese, agli anziani, ai disabili, ai poveri veri, ai figli di una crisi irrisolvibile, che ancora non riuscite a risolvere, raccoglieremo le firme per un referendum abrogativo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Noi pensiamo agli italiani, Fratelli d'Italia è schierata con gli ultimi. Meno parole e più fatti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl