Camera

Villanova, Villa Verdi di St. Agata; i carteggi del Maestro Giuseppe Verdi tornino alla residenza dalla quale sono stati dichiarati 'inscindibili'

Data: 06/06/2018
Numero: 3-00170 / Interrogazione a risposta orale
Soggetto: MINISTRO DEI BENI E DELLE ATTIVITA' CULTURALI E DEL TURISMO
Data Risposta: 18/09/2018

Per sapere – premesso che: 

« Villa Verdi » – residenza di Giuseppe Verdi, posta in località Sant'Agata Verdi, nel comune di Villanova sull'Arda (provincia di Piacenza) – di proprietà degli eredi del grande compositore, è soggetta a vincolo del Ministero dei beni culturali che ha sancito l'inscindibilità della predetta « Villa » e dei beni in essa contenuti; 

il 10 gennaio 2017, con provvedimento della Soprintendenza archivistica e della direzione generale archivi del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, veniva disposto il prelievo di alcuni documenti storici (raccolti in 17 cartelle, relative ad opere del Maestro), e agli eredi veniva formalizzato, da parte della Soprintendenza regionale, il deposito degli stessi presso l'Archivio di Stato di Parma, al fine di provvedere alla « archiviazione e digitalizzazione » degli stessi; 

in ordine alla detta vicenda, il 21 settembre 2017, l'Assemblea legislativo dell'Emilia-Romagna (commissione V) approvava la risoluzione n. 5301, di cui era primo firmatario l'interrogante (Bollettino Ufficiale della Regione Emilia-Romagna n. 308 del 15 novembre 2017), che impegnava il presidente della giunta regionale « a voler chiedere al signor Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, a disporre una volta ultimate le procedure avviate di digitalizzazione e archiviazione dei documenti oggetto di "custodia coattiva" temporanea, che i documenti originali, di proprietà privata, facciano ritorno alla famiglia Carrara Verdi presso la casa di Giuseppe Verdi, in località Sant'Agata nel Comune di Villanova ed in Provincia di Piacenza, consentendo che la consultazione da parte di ricercatori e studiosi avvenga in tal modo nella sede propria di origine, a garanzia e tutela dei diritti degli eredi compreso il legittimo uso dei diritti di pubblicazione e di riproduzione »; 

nel corso di un recente sopralluogo (il 7 maggio 2018) effettuato a Villa Verdi, gli ispettori della Soprintendenza archivistica e bibliografica dell'Emilia Romagna hanno stabilito l'inadeguatezza della conservazione dei « Carteggi » verdiani, disponendo, seduta stante, il trasferimento degli stessi; 

a giudizio dell'interrogante è opinabile la nota della Soprintendenza che evidenzia la possibilità di trasferire la documentazione presso un istituto culturale al fine di agevolare l'opera degli studiosi, con ciò contraddicendo quanto disposto dal sopra citato vincolo di inseparabilità tra la « Villa » e i beni mobili; 

nel caso in cui la Soprintendenza, per entrare in possesso dei carteggi verdiani e della corrispondenza Verdi-Ghislanzoni, avesse inteso procedere all'espropriazione del bene, non è chiaro se abbia rispettato i procedimenti e le tempistiche di legge (articoli 95, 98 e 99 del decreto legislativo n. 42 del 2004). Al tempo stesso, essendo i carteggi nelle medesime modalità di conservazione da decenni, risulta quanto mai incomprensibile la decisione di trasferirli in altra sede; 

tra questi vi è anche un carteggio, che è stato oggetto di lunga corrispondenza, cui la Soprintendenza avrebbe potuto avere accesso ai sensi dell'articolo 127 del decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modificazioni e integrazioni –: 

quali siano le ragioni per le quali, a tutt'oggi, non risultino erogati i fondi previsti dalle due convenzioni stipulate nel 2000 e nel 2015 tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e la proprietà di Villa Verdi per il restauro dell'immobile in questione e il miglioramento delle modalità di conservazione dell'archivio; 

se e quali iniziative intenda assumere il Ministro interrogato per verificare il rispetto delle procedure e delle norme vigenti, da parte della Soprintendenza in questione, rispetto ai fatti evidenziati in premessa; 

se il Ministro interrogato intenda assumere iniziative volte a garantire la piena tutela del diritto di proprietà degli eredi del compositore Giuseppe Verdi, oltre alla tutela del vincolo di inscindibilità tra Villa Verdi e i beni in essa contenuti.

On. Tommaso Foti

L'interrogazione, inizialmente a risposta in commissione ed avente numero 5-00033,  è stata trasformata su richiesta del presentatore nel corso della seduta dell'Assemblea del 17 settembre 2018 in interrogazione a risposta orale

DIBATTITO IN ASSEMBLEA

(Elementi e iniziative in merito al prelievo di alcuni documenti storici presenti a «Villa Verdi», sita nel comune di Villanova sull'Arda (località Sant'Agata Verdi) – n. 3-00170) 

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali, Gianluca Vacca, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Foti n. 3-00170 (Vedi l'allegato A). 

GIANLUCA VACCA, Sottosegretario di Stato per i Beni e le attività culturali. Grazie, Presidente. L'onorevole Foti richiede a questo Ministero notizie in merito a Villa Verdi, sita nel comune di Villanova sull'Arda, in provincia di Piacenza. A tale proposito, permettetemi di riassumere brevemente la questione. Il materiale archivistico già conservato presso Villa Verde è stato sottoposto tra il 1959 e il 2008 a tre successive dichiarazioni di interesse culturale: la prima risale al 27 luglio del 1959 ed è un vincolo storico-artistico attribuito ai copialettere del compositore relativi alla corrispondenza degli anni 1844-1901; la seconda risale al 30 aprile 1964, quando furono sottoposti ad un vincolo d'interesse storico-archivistico i suddetti copialettere e in aggiunta la corrispondenza del maestro con Arrigo Boito, Cesarino De Sanctis, Giuseppe Piroli, Opprandino Arrivabene, Francesco Maria Piave, Emanuele Muzio e Franco Faccio; la terza, infine, risale al 28 ottobre 2008, quando la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell'Emilia-Romagna ha dichiarato l'interesse particolarmente importante, ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004, codice dei beni culturali e del paesaggio, dell'immobile denominato "Villa Verdi", con parco e pertinenze, e al contempo l'eccezionale interesse artistico e storico della collezione Verdi, individuata come arredo pertinenziale della villa medesima. All'interno di tale collezione, costituita da una pluralità di beni mobili, quali fra gli altri carrozze, arredi, dipinti, sculture e suppellettili, è stato ricompreso anche il materiale specificamente archivistico, ovvero il nucleo degli autografi denominato Abbozzi musicali e un complesso documentario denominato Epistolare Giuseppe Verdi, che comprende complessivamente 54 buste, a cui si aggiungono, per un numero complessivo di 66 pezzi, i copialettere di Giuseppe Verdi del 1844-1901 e di Giuseppina Strepponi del 1860- 1891, costituiti in totale da dieci volumi rilegati contenenti minute delle lettere del maestro e della moglie, un quaderno contenente una storia dei Papi scritta da Verdi ma rimasta incompiuta e l'album Clarina Maffei, composto da una raccolta di 179 documenti, in larga parte autografi, di personaggi di spicco della cultura internazionale dell'Ottocento, iniziata da Clarina Maffei e da lei donata a Verdi, che la proseguì. È appena il caso di ricordare che la dichiarazione di interesse culturale per i beni archivistici di cui i privati sono proprietari, possessori o detentori, fa sorgere in capo agli stessi, fra gli altri obblighi, quelli di garantirne la conservazione e l'inventariazione, nonché la consultabilità, dal momento che, ai sensi l'articolo 127 del codice dei beni culturali, i privati e i proprietari possessori o detentori a qualsiasi titolo di archivi o di singoli documenti, dichiarati ai sensi dell'articolo 13, hanno l'obbligo di permettere agli studiosi, che ne facciano motivata richiesta tramite il soprintendente archivistico, la consultazione dei documenti secondo modalità concordate tra i privati stessi e il soprintendente. A fronte delle inadempienze dei privati proprietari, in ordine al rispetto delle prescrizioni contenute nel codice relativamente agli obblighi di conservazione, inventariazione e consultazione dei materiali archivistici verdiani, si è imposta la necessità da parte l'Amministrazione dei beni culturali di provvedere alle azioni di tutela - che il direttore generale degli archivi mi ha dettagliatamente enunciato e che io, parimenti, vi riporto - che hanno avuto come esito la custodia coattiva presso l'Archivio di Stato di Parma di tutto il materiale conservato a Villa Verdi. Il 2 luglio 2015 il musicologo Fabrizio Della Seta ha avanzato richiesta alla Soprintendenza archivistica e bibliografica dell'Emilia-Romagna di potere consultare uno degli Abbozzi musicali conservati a Villa Verdi. La richiesta dello studioso è rimasta inevasa ed egli ha potuto avere accesso alla documentazione solo dopo la custodia coattiva degli Abbozzi presso l'Archivio di Stato di Parma. Il mancato raggiungimento di un accordo con la proprietà sulle modalità di consultazione ha suscitato le proteste di cinquanta personalità della musica e della cultura italiana e internazionale, le quali, con una lettera del 10 marzo 2016, indirizzata al Ministro dei Beni culturali, hanno sollecitato un intervento per risolvere i gravi problemi di consultabilità della documentazione verdiana. Il 22 novembre 2016 la Direzione generale ha disposto un'ispezione finalizzata ad integrare i contenuti della dichiarazione del 2008 con un'accurata e analitica descrizione di tutto il patrimonio archivistico verdiano, comprese le partiture del Maestro, al fine di avviare la digitalizzazione, onde risolvere i problemi di accesso e consultabilità del fondo. In occasione del successivo sopralluogo, svoltosi soltanto il 10 gennaio 2017 a causa delle resistenze opposte dalla parte proprietaria, il soprintendente archivistico e bibliografico dell'Emilia-Romagna, peraltro con il consenso di Angiolo Carrara Verdi, uno degli eredi del compositore presente all'ispezione, procedeva su indicazione di questa direzione generale, a cagione del precario stato di conservazione delle partiture musicali, a far trasferire presso l'Archivio di Stato di Parma, ai sensi dell'articolo 43, comma 1, del codice dei beni culturali, il nucleo degli Abbozzi musicali, bisognosi di interventi conservativi urgenti, poiché fino a quel momento ammassati all'interno di un vecchio baule. Giova rilevare che il citato comma 1 dell'articolo 43 del codice dei beni culturali attribuisce al Ministero la facoltà di far trasportare e temporaneamente custodire in pubblici istituti i beni culturali mobili, al fine di garantirne la sicurezza o assicurarne la conservazione, ai sensi dell'articolo 29. Si è trattato, dunque, dell'adozione di una misura cautelare, che è prerogativa istituzionale di questa Amministrazione assumere e che ha come finalità primaria la prevenzione dei rischi a carico dei beni culturali, sul doppio fronte della loro custodia e integrità materiale. Il problema della sicurezza e delle modalità di conservazione e consultazione delle carte verdiane ha interessato da vicino anche la parte restante nell'archivio conservato a Villa Sant'Agata. Il 12 aprile scorso il dirigente della Soprintendenza archivistica e bibliografia dell'Emilia-Romagna ha segnalato alla Direzione generale che almeno uno dei tre autografi verdiani messi in vendita dalla casa d'aste Bolaffi a Milano il 16 dicembre 2015, il lotto numero 804 - dei quali, su denuncia dello stesso dirigente, il 21 marzo 2018 è stato effettuato il sequestro da parte del nucleo dei Carabinieri a tutela del patrimonio culturale di Bologna - è risultato esattamente corrispondente a quattro immagini in bianco e nero, numerate da 322 a 325, desunte da uno dei microfilm contenenti la parziale riproduzione dei documenti verdiani realizzati dalla studiosa americana Mary Jane Matz dal 1978 al 1979. Il documento in questione, costituito da un bifoglio, contenente una scena del libretto di Aida (Atto II, Scena 2, ingresso di Aida e duetto con Amneris), attestante la partecipazione diretta di Verdi alla stesura del testo, è stato dunque sottratto dal complesso documentario vincolato conservato a Villa Verdi, nonché posto in vendita, senza che la sua scomparsa sia stata rilevata o denunciata dalla proprietà. Ciò costituisce prova evidente del fatto che i proprietari non sono stati in grado di garantire un'adeguata conservazione e salvaguardia del patrimonio da essi detenuto, per la mancata adozione delle misure e delle cautele necessarie a evitare simili dispersioni, circostanza confermata ulteriormente dal fatto che dalla consultazione dell'elenco allegato alla citata dichiarazione del 28 ottobre 2008 è stata altresì constatata, da parte della Soprintendenza archivistica e bibliografia dell'Emilia Romagna, la scomparsa avvenuta in epoca imprecisata di altri due documenti conservati nell'album di Clarina Maffei, precisamente il n. 39, una lettera di Ugo Foscolo e il n. 73, una lettera di Victor Hugo. Vale inoltre la pena di ricordare che, nel corso della propria attività di tutela, la Soprintendenza archivistica e bibliografia dell'Emilia Romagna ha potuto appurare che non è mai stato redatto un inventario analitico del patrimonio documentario conservato a Villa Verdi, strumento indispensabile al fine di fissarne i contenuti in forma univoca e definitiva, sia come garanzia per l'accesso di tutti gli studiosi a tali fonti, sia come parametro di riferimento per le verifiche conservative, e che non si è mai proceduto alla sistematica registrazione di quanti hanno avuto la possibilità di consultare la documentazione, cosa che impedisce di fatto di risalire a eventuali responsabilità nella sottrazione dei documenti. Al riguardo, è opportuno sottolineare che, per quanto fra il 1959 e il 2014 diversi studiosi, come ad esempio la già menzionata Mary Jane Matz, abbiano avuto accesso alla villa, anche per lunghi periodi, la proprietà ha continuato a mettere a disposizione l'archivio come se fosse un bene liberamente disponibile, prescindendo dal vincolo a cui era stato sottoposto e quindi alla vigilanza della soprintendenza archivistica; che - giova ribadire senza alcun intento polemico - è l'unico ufficio istituzionalmente preposto, dapprima ai sensi dell'articolo 38, comma 1, lettera b) del decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, e poi ai sensi dell'articolo 127 del codice dei beni culturali e del paesaggio, a concedere la prescritta autorizzazione alla consultazione degli archivi privati dichiarati a quanti ne facciano motivata richiesta. Per tale complesso di ragioni, la Direzione generale archivi ha disposto un sopralluogo a Villa Verdi, svoltosi in data 7 maggio 2018, alla presenza, oltre che del dirigente della soprintendenza archivistica e bibliografica dell'Emilia-Romagna, di un rappresentante della Direzione generale archivi e di due membri del Nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale di Bologna, anche del dirigente e di un funzionario restauratore dell'Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario, durante il quale sono emerse criticità talmente gravi sotto il profilo della sicurezza e conservazione del materiale, a cominciare dall'assenza di impianto di rilevazione e spegnimento incendi, da obbligare la direzione generale a dare immediate disposizioni ai fini della custodia coattiva delle 66 unità archivistiche presenti a Villa Verdi. È opportuno ribadire che tale misura cautelare, pienamente giustificata dalle condizioni riscontrate nel corso del sopralluogo, è stata posta in essere con l'obiettivo di garantire la sicurezza e la corretta conservazione dei documenti verdiani, e non già con un intento punitivo nei confronti degli eredi Carrara Verdi; fermo restando il fatto che, come è stato ricordato in precedenza, questi hanno in più occasioni e in varie forme disatteso agli obblighi conservativi, di inventariazione e di consultazione ai quali sono tenuti i proprietari, possessori o detentori di beni culturali. So che mi sono dilungato, ma volevo venissero chiariti i termini essenziali della vicenda nella loro scansione cronologica. Mi riferisco ora più propriamente alle questioni sollevate dall'onorevole Foti nella sua interrogazione, laddove viene messa in dubbio la legittimità dell'operato della soprintendenza archivistica e bibliografica, che, facendo trasferire la documentazione presso l'Archivio di Stato di Parma, avrebbe violato il vincolo di inseparabilità tra la villa e le sue pertinenze. Occorre ricordare che ai sensi dell'articolo 817, comma 1 del codice civile "sono pertinenze le cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di un'altra cosa". Dal momento però che la documentazione archivistica verdiana, prodotta e ricevuta dal maestro nello svolgimento della sua attività di compositore e testimonianza di molteplici rapporti professionali ed intellettuali con librettisti ed esponenti del panorama musicale dell'epoca, non svolge alcuna effettiva funzione di servizio o ornamento della villa, la nozione di arredo pertinenziale contenuta nella dichiarazione di interesse culturale del 2008 dev'essere riferita, ad una lettura più attenta, ai soli mobili che contenevano la documentazione, e non già al materiale archivistico in essi conservato. L'archivio verdiano suo complesso, infatti, ha valore ex se, in quanto espressione tangibile, veicolo e memoria dell'esperienza intellettuale e creativa di Verdi, senza alcun rapporto funzionale con la casa che egli scelse come sua residenza. E d'altro canto, vale la pena di ricordare che la documentazione non ha mai rappresentato, neppure de facto, un abbellimento o elemento ornamentale degli spazi interni della villa; tanto più che sia gli abbozzi musicali che l'epistolario sono sempre stati conservati all'interno di mobili, e precisamente l'epistolario in un armadio presente nello spogliatoio del maestro, l'Album di Clarina Maffei in un cassetto del comò del salotto di Villa Verdi, e gli abbozzi in un vecchio baule, l'unico di tali contenitori esposto nel percorso di visita, senza che i documenti risultassero in alcun modo visibili ai visitatori. Va dunque posto in rilievo che il provvedimento di custodia coattiva adottato da questa amministrazione non ha in alcun modo alterato l'integrità delle pertinenze propriamente dette del complesso architettonico di cui alla dichiarazione del 28 ottobre 2008, né arrecato alcuna limitazione a quanto concretamente fruibile da parte dei visitatori. Si aggiunga peraltro che le caratteristiche fisiche stesse dei materiali archivistici richiedono, ai fini della conservazione, specifiche condizioni microclimatiche e di condizionamento, che sia gli ambienti di Villa Verdi, sia gli arredi nei quali la documentazione era conservata non avrebbero potuto in alcun modo garantire. La volontà di conservare la documentazione verdiana nelle stanze e nel mobilio della villa non può essere condotta fino alla conseguenza estrema di mettere a repentaglio l'integrità materiale e la sopravvivenza stessa delle carte, in ragione di una pretesa inscindibilità di questi dall'ambiente fisico nel quale esse sono state conservate, per troppi anni, in modo del tutto inadeguato. L'onorevole Foti ritiene opinabile il trasferimento della documentazione presso l'Archivio di Stato di Parma; e tuttavia vorrei rammentare innanzitutto che il fine perseguito è quello di valorizzare i documenti, agevolando l'opera degli studiosi nelle loro ricerche. Come è noto, Villa Verdi si presenta di fatto come una casa museo, meta di regolari visite guidate a pagamento che si svolgono nei medesimi ambienti in cui materiale documentale era conservato. È di tutta evidenza che le esigenze di coloro che svolgono attività di ricerca sono del tutto inconciliabili con l'attuale destinazione museale della villa: infatti l'assenza di uno spazio appositamente adibito a sala di studio per la consultazione delle carte verdiane ha rappresentato un ulteriore elemento di inadeguatezza, a fronte del quale il Ministero ha legittimamente provveduto a disporre il trasferimento del materiale archivistico in un pubblico istituto. Con riguardo, ancora, al punto in cui ci si chiede se la soprintendenza abbia inteso procedere all'espropriazione del bene, e dunque abbia rispettato i procedimenti e le tempistiche di legge (articoli 95, 98 e 99 del decreto legislativo n. 42 del 2004), è opportuno ribadire che la custodia coattiva prevista dall'articolo 43, comma 1 del codice rappresenta soltanto una misura cautelare, volta a garantire la sicurezza e la conservazione dei beni culturali in questione, e non già un provvedimento di natura acquisitiva qual è invece l'esproprio, né può considerarsi ad esso prodromico. In tale prospettiva giova ribadire che la soprintendenza archivistica e bibliografica dell'Emilia-Romagna ha agito nel pieno rispetto delle proprie prerogative istituzionali, e sempre su indirizzi della Direzione generale. Alla luce di quanto finora esposto, appare evidente che gli eredi Carrara Verdi non hanno ottemperato agli obblighi di legge ai quali erano tenuti in quanto proprietari del complesso documentario verdiano, ovvero di un bene culturale sottoposto a vincolo e dunque alla disciplina prevista dal codice, e prima ancora dalle disposizioni normative previgenti. Questa amministrazione ha infatti rilevato gravi criticità per ciò che attiene allo stato di conservazione e ordinamento delle carte Verdi, e al contempo ha dovuto far fronte alle numerose segnalazioni di difficoltà di accesso ai documenti avanzate dagli studiosi interessati alla consultazione del materiale archivistico, a cominciare da quelli che sono impegnati nelle edizioni nazionali dei carteggi e dei documenti verdiani, che il Ministero per i beni e le attività culturali ha istituito con decreto ministeriale del 24 novembre 2015. A fronte dell'inidoneità della parte proprietaria di garantire le condizioni minime di sicurezza, conservazione e fruizione delle carte verdiane, questa amministrazione ha adoperato lo strumento della custodia coattiva come primo passo per la messa a punto di un progetto organico finalizzato alla tutela di tale materiale nel suo complesso, e in vista di una sua ottimale fruizione. È opportuno infatti ricordare che questa amministrazione, in attuazione dell'articolo 9 della Costituzione, è chiamata a svolgere primariamente la funzione di tutela del patrimonio archivistico, da intendersi, secondo la definizione di cui all'articolo 3 del decreto legislativo n. 42 del 2004, come esercizio delle funzioni e disciplina delle attività dirette, sulla base di un'adeguata attività conoscitiva, ad individuare i beni costituenti il patrimonio culturale e a garantirne la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione. Vi rammento, concludendo, a quale attività di tutela indispensabile mi riferisco. Primo: per quanto attiene agli abbozzi musicali, è stata appena completata l'attività di inventariazione analitica degli autografi e di restauro delle carte interessate dalle criticità; essa verrà immediatamente seguita dalla riproduzione digitale integrale dei suddetti manoscritti. Secondo: per quanto concerne l'epistolario, si è già provveduto, alla presenza fra gli altri dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale e di una delle attuali proprietarie, la dottoressa Maria Mercedes Carrara Verdi, all'apertura delle scatole all'interno delle quali era stato posizionato il materiale prelevato a Villa Verdi e ad una prima ricognizione quantitativa e qualitativa dei documenti; che ha messo in evidenza l'urgente necessità di procedere in primo luogo al restauro di una parte consistente degli stessi, a causa del loro precario stato di conservazione (dalla verifica effettuata è risultato infatti gravemente ammalorato circa il 20 per cento della documentazione complessivamente considerata), ed in seguito ad un'attività di ordinamento ed inventariazione analitica che si prefigura di non rapida e facile esecuzione a causa delle condizioni di disordine generalizzato nel quale versa la documentazione. In ultimo, a riprova dell'atteggiamento non punitivo dell'amministrazione archivistica e del suo interesse verso la tutela della documentazione verdiana nella sua globalità, vorrei ricordare che, in data 26 ottobre 2017, il Ministero ha acquistato, presso la casa d'aste Sotheby's di Londra, trentasei lettere, databili fra il 1844 e il 1851, indirizzate da Giuseppe Verdi al librettista napoletano Salvatore Cammarano, che saranno collocate anch'esse presso l'Archivio di Stato di Parma in considerazione della stretta interrelazione fra tali lettere e gli Abbozzi. Il Ministero ha proceduto, altresì, ad acquistare a trattativa privata altre due lettere verdiane alla medesima asta, acquisendo così una lettera di Giuseppina Strepponi all'impresario del teatro San Benedetto di Venezia Antonio Gallo, riguardante una rappresentazione del Requiem, e una lettera di Giuseppe Verdi al giurista napoletano Emanuele Gianturco, riguardante le celebrazioni del compositore Domenico Cimarosa. Queste ultime sono invece destinate alla Biblioteca Palatina di Parma, che conserva, come è noto, una ricchissima sezione musicale. Concludo, rassicurando l'onorevole interrogante sull'attento impegno del Ministero al riguardo e riferisco, da ultimo, che la competente soprintendente ha segnalato che agli atti d'ufficio non risulta traccia delle convenzioni stipulate dalla proprietà con la Presidenza del Consiglio dei ministri né risultano richieste di autorizzazioni ad interventi di restauro relativi alla Villa. 

PRESIDENTE. Grazie, sottosegretario Vacca, per l'articolata, direi esaustiva, risposta. Il deputato Foti ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione. 

TOMMASO FOTI (FDI). Eviterò di ripercorrere tutte le tappe che ha voluto ripercorrere il sottosegretario, per poi liquidare, alla fine, con un "non risulta a questo Ministero". In realtà le convenzioni ci sono e sono presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. E aggiungo anche una considerazione: lei, signor sottosegretario, al di là dell'interpretazione libera dei dirigenti del Ministero da cui lei ha attinto le informazioni, ha espresso una valutazione sul codice civile che lascio tutta a lei e ai suoi dirigenti. Il codice civile dice altro, ma non mi meraviglio, perché, se conoscessero il codice civile, non avrebbero fatto quanto hanno fatto. Aggiungo anche una considerazione, signor sottosegretario: lei in più occasioni ha ribadito che non hanno custodito come previsto, non hanno fatto come detto. Ma quali contestazioni formali ha elevato la competente direzione nei confronti di coloro i quali a questo punto avevano l'obbligo di custodire, e, se non custodivano secondo quelle previsioni, necessariamente si doveva intervenire? Quante azioni sono state effettuate prima di un blitz, perché questo è stato (nel 2017 c'è stato un blitz)? E sa come è stato giustificato dagli stessi che hanno scritto quella risposta, pensando che qualcuno non conoscesse la storia? Hanno detto che erano stati acquisiti non perché erano trattati male, non perché erano custoditi male, ma per un'esigenza di digitalizzazione. Allora, è abbastanza evidente che forse, mi permetto di dirglielo, sarebbe stato opportuno che qualcuno si peritasse di leggerla l'interrogazione, perché qui viene richiamata la risoluzione approvata all'unanimità il 21 settembre 2017 dall'assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna, con la quale si chiedeva al signor Ministro dei beni culturali di disporre, una volta ultimate le procedure avviate di digitalizzazione e archiviazione dei documenti oggetto di custodia coattiva temporanea, di far sì che gli stessi tornassero a Villa Verdi. Villa Verdi è ubicata a Sant'Agata Verdi, in provincia di Piacenza. La soprintendenza vuole mettere le mani per portarli a Parma, perché Parma non accetta che Verdi, oltre a essere stato un genio universale, sia stato anche un genio universale che ha operato e vissuto nel piacentino. Quindi, gli uffici non sanno che è stato consigliere provinciale di Piacenza, non sanno che ha lasciato un immenso patrimonio agricolo nella provincia di Piacenza, tutto destinato a beneficenza. L'ospedale di Cortemaggiore, provincia di Piacenza, si chiamava ospedale Verdi; gli asili che erano stati lasciati allora erano intitolati a Giuseppe Verdi. Addirittura, lasciò anche qualcosa per coloro i quali potevano avere dei problemi di traumi; allora non erano individuati come oggi, ma l'ospedale di Villanova è stato realizzato con i soldi lasciati dal compositore. Questa è una vicenda… 

PRESIDENTE. Concluda. 

TOMMASO FOTI (FDI). Sì, mi accingo a concludere, signor Presidente, ma il sottosegretario ha parlato un quarto d'ora per non dare risposta. 

PRESIDENTE. No, venti minuti, la correggo. 

TOMMASO FOTI (FDI). Mi permetto soltanto di dire… 

PRESIDENTE. Però lei ha cinque minuti, l'anomalia è regolamentare. 

TOMMASO FOTI (FDI). Lo so bene. Mi permetto soltanto di dire, signor sottosegretario, che sarebbe stato più opportuno, anziché continuare a ripetere, secondo quel principio excusatio non petita, accusatio manifesta, che questo è soltanto un provvedimento temporaneo, è un provvedimento che non vuole avere carattere definitivo, che non costituisce una espropriazione, la qual cosa è ammessa secondo la procedura del codice dei beni culturali, ma va fatta secondo legge, non secondo imperio, allora penso che quegli uffici, che hanno scritto quelle cose, dovrebbero vergognarsi di ciò che hanno scritto. In ragione di ciò, la mia risposta e la mia dichiarazione su questa risposta ricevuta è del tutto insoddisfacente (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). 

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento della interpellanza e delle interrogazioni all'ordine del giorno. Sospendo, a questo punto, la seduta, che riprenderà alle ore 16,30.

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