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Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74.


Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che hanno interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, il 20 e il 29 maggio 2012 (A.C. 5263-A )

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che hanno interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, il 20 e il 29 maggio 2012.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 5263-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che i presidenti dei gruppi parlamentari Partito Democratico e Lega Nord Padania ne hanno chiesto l'ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento.
Avverto che la VIII Commissione (Ambiente) si intende autorizzata a riferire oralmente.

Il relatore, onorevole Tommaso Foti, ha facoltà di svolgere la relazione.

TOMMASO FOTI, Relatore.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il testo del decreto-legge n. 74 del 2012 è stato compiutamente esaminato dalla VIII Commissione (Ambiente, lavori pubblici e territorio) della Camera e devo dire al rappresentante del Governo che esso, per come ci è stato consegnato dal Governo, indubbiamente ha avuto, ed ha, il pregio di essere un intervento legislativo immediato rispetto agli eventi sismici del 20 del 29 maggio; però ha il grosso limite che, forse, aderendo da subito, troppo, alla normativa che è stata introdotta, di riforma della Protezione civile, in definitiva, trasforma quelle che erano le vecchie ordinanze di protezione civile, in un testo legislativo. Con tutti i limiti che ciò comporta, perché mentre nelle ordinanze di protezione civile possono esservi contenuti, a volte, anche dei principi tecnici errati o comunque soggetti a successive ed immediate forme di rettifica, quando, invece e per contro, il testo è un testo legislativo, per porre rimedio ad un errore occorre una nuova legge. Allora, signor rappresentante del Governo, ritengo che quanto sto sostenendo trovi poi una conferma nella lettura del decreto-legge stesso; laddove i commi si definiscono punti e si chiamano punti; laddove si parla del presente decreto, e si legge: la presente ordinanza; ciò dimostra chiaramente che vi è stato un retropensiero da parte di chi ha steso il provvedimento, che lo fa apparire più come un'ordinanza anziché un decreto-legge, nonostante che poi operi da decreto-legge.
Ho fatto questa premessa anche per cercare di spiegare le motivazioni per cui ottanta e più sono stati gli emendamenti approvati. Devo dire che sotto questo profilo si è lavorato in Commissione veramente con uno spirito unitario e positivo, ma le audizioni che abbiamo fatto ci hanno confermato che da parte di tutti i soggetti auditi, vi erano forti perplessità su diverse lettere, diversi commi e diversi articoli di questo decreto-legge.
Aggiungo che l'intervento che la VIII Commissione (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera ha fatto alla presenza del Governo - io penso migliorando notevolmente il testo - è stato fatto in una totale carenza - dobbiamo dirlo - di una possibile copertura finanziaria adeguata del decreto-legge stesso. Che sul punto vi sia un po' troppa confusione lo dimostra anche un fatto: oggi siamo in questa sede con un decreto-legge che ha una copertura finanziaria già cassata dal decreto-legge sulla spending review «n. 2» licenziato venerdì, al punto tale che il finanziamento di 1 miliardo di euro per gli anni 2013-2014, previsto in questo decreto-legge, e che oggi troviamo in una certa voce di bilancio, in realtà deriverà dai risparmi di spesa di attuazione del provvedimento della spending review «n. 2».
Mi sono permesso di dire queste cose perché, al di là del pregevole lavoro svolto, abbiamo in sospeso almeno tre questioni - che penso di dover rappresentare come relatore, ma a nome, un po', di tutti gli intervenuti nel dibattito in Commissione -, che non sono tre problemi irrilevanti, e a cui il Governo deve dare, con la massima urgenza, una risposta. Non possiamo darla con questo decreto-legge, ma non è pensabile che nei prossimi mesi non vi siano interventi adeguati sul punto.
Mi riferisco, in modo specifico, al differimento dei termini tributari di cui al decreto ministeriale, perché come chiesto dalle associazioni di categoria e dai cittadini, ma in generale come suggerisce il buonsenso, si dovrebbe portare ad un differimento (e dico una volta soltanto, non ogni due mesi) di questi termini al 30 giugno 2013. Infatti, questo è l'unico vero provvedimento che dà certezza a tutti di quando si tornerà a regime. Vi è da coordinare ciò anche con la proroga di tutti gli adempimenti di cui all'articolo 8, che noi abbiamo inserito in Commissione, ma che, evidentemente, ha una sua stretta colleganza con i termini di cui al decreto ministeriale, che non a caso non si è voluto modificare, ma neanche potuto: voluto, per rispetto alla differenza e alle diverse forme che vengono utilizzate in questo caso tra provvedimento legislativo e decreto ministeriale; potuto, perché ovviamente non eravamo in grado di garantire alcuna copertura finanziaria.
L'ultima questione, ma non affatto irrilevante, è quella riferita alla possibile deroga del Patto di stabilità interno, perché con ciò che è stato inserito oggi, non si pensi che gli enti locali interessati - ancorché, sempre per decreto-legge siano state soppresse, o comunque siano state soggette ad accorpamento, diverse delle province dell'area interessata dal sisma - possano far fronte a tutte le esigenze che la situazione impone, con una modestissima deroga al Patto di stabilità interno, e con un'altrettanto modestissima copertura finanziaria. Queste sono tre questioni politiche che vengono prima di ogni altra questione tecnica. Mentre le questioni tecniche possono aver trovato, o trovare, una risposta anche in questa sede, le tre questioni politiche, di politica finanziaria, devono impegnare il Governo da subito sul punto. Perché dico ciò, signor rappresentante del Governo? Perché noi abbiamo introdotto alcune modifiche significative, che molto velocemente tenterò di riassumere.
Mi pare innanzitutto che una delle modifiche più significative, ad esempio per gli edifici rurali, sia stata quella di fare presente che è vero che non si deve derogare ai piani urbanistici comunali e ai piani paesaggistici, ma se noi pensiamo alle aziende agricole e alle dimensioni di quelle che sono state colpite dagli eventi sismici, se non vogliamo far ripartire l'attività, dobbiamo pretendere che chi aveva un immobile lo debba ricostruire con la stessa sagoma e con le stesse dimensioni del passato. Ecco, allora, la deroga a questi strumenti, perché si possa derogare sia alla superficie, nel senso di una minore superficie, sia alla sagoma, nel senso di una diversa sagoma.
Vi è una norma che è stata introdotta, a mio avviso molto significativa, che pure c'era stata chiesta, secondo cui, in buona sostanza, tutti gli edifici adibiti ad attività economiche e ad attività industriali, che non hanno subito quelle lesioni così gravi da dover portare ad acquisire la certificazione secondo le previsioni di cui all'articolo 8, quegli immobili quindi che si trovano in una situazione o di mancanza di lesioni, o di mancanza di lesioni importanti, possano esser utilizzati anche con una certificazione rilasciata dai tecnici, senza dover ricorrere a tutte le migliorie che vengono richieste all'articolo 8. Questa è una richiesta che nasceva dal territorio.
Sempre per quanto riguarda la vicenda delle industrie o delle attività economiche ospitate in quelli che volgarmente vengono definiti capannoni, si è attuata una rivoluzione completa delle previsioni di cui al comma 10 dell'articolo 3. Infatti, oggi, con la riformulazione che è stata data, si consente al sistema delle imprese di avere una certezza anche temporale, ma adeguata, entro la quale adeguarsi ad un'agibilità di tipo sismico, ma solo se ne ricorrono veramente i presupposti e le necessità.
In altre parole, si è fatto un grosso sforzo per distinguere tra quelli che erano interventi indifferibili, e quelli che invece erano interventi utili e necessari, ma come sono utili e necessari su tutto il territorio nazionale, che venivano qui richiesti in un termine di diciotto mesi soltanto per quegli immobili destinati ad un uso industriale che si trovavano nell'area del cratere sismico.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Tommaso Foti.

TOMMASO FOTI. Si è cercato anche di poter introdurre una previsione più adeguata per quanto riguarda un piano di recupero e di adeguamento alle norme sismiche che interessano gli edifici scolastici, anche attraverso il ricorso ad alcune forme di finanziamento che vanno ad incidere su capitoli di spesa, nella piena disponibilità della spesa medesima, e che stranamente non erano stati utilizzati da parte del Governo in questo decreto-legge.
Ancora un paio di considerazioni riferite, ad esempio, al sistema della white list che è stato introdotto oggi dall'articolo 5-bis, e che può e deve rappresentare un antidoto alla possibile infiltrazione camorristico-mafiosa in queste aree, nel momento in cui una rilevante fetta di lavori verrà eseguita.
Abbiamo previsto ciò soprattutto in relazione anche a quanto ci dice la Commissione antimafia in alcune sue relazioni, soprattutto per quanto riguarda alcune zone dei comuni della provincia di Reggio Emilia e di Modena. Quindi, è stato introdotto un sistema per rendere più trasparente, con il coinvolgimento delle prefetture, il processo della gestione dei lavori nelle zone terremotate, che, a mio avviso, ha una sua fondata logica.
Si è, nei limiti del possibile, anche cercato di scrivere un principio giuridico secondo il quale - visto che la pubblica amministrazione, ed è noto, ha spesso e volentieri numerosi debiti con le imprese - almeno quelli che interessano le imprese e le attività economiche di aziende che hanno sede nell'area del cratere siano liquidati con una corsia preferenziale entro sessanta giorni rispetto agli altri. Infatti, è un modo indiretto e concreto di aiutare il sistema delle imprese a poter andare avanti.
Vi è poi l'istituzione del Fondo rotativo di 25 milioni per le cosiddette «grandi imprese», che a mio avviso rappresenta un altro tassello importante che è stato introdotto tenendo presente che una vasta area di quella interessata dal terremoto vede la presenza di poli da una parte tecnologici e dall'altra di poli come quello riferito all'industria farmaceutica che sono un simbolo fondamentale del made in Italy.
La Commissione ha fatto tutto questo in un esame attento. Voglio ringraziare tutti i commissari intervenuti. Avevamo da esaminare qualcosa come mille emendamenti. Quindi, vi è stato anche un lavoro di scrematura e una disponibilità dei gruppi a discutere non tanto dell'emendamento di bandiera, ma delle cinque o sei questioni di merito che potessero servire a migliorare effettivamente il decreto-legge. Che cosa rimarrà in piedi poi dopo l'esame della Commissione bilancio non sono in grado di dirlo. Sicuramente si è cercato, nei limiti del possibile, di operare senza bisogno di creare coperture finanziarie agli emendamenti approvati.
Mi pare, quindi, che si sia realizzato un equilibrio del decreto-legge abbastanza valido e solido. Concludendo, mi auguro che la conversione di questo decreto-legge non chiuda la partita del terremoto, ma sia solo il primo di un tassello di iniziative. Ne dico una per tutte: mi pare che sia difficile non poter o dover ipotizzare una legge speciale nei prossimi mesi. Infatti, questo è un intervento tampone d'urgenza ed immediato, ma ci vorrà poi - accanto a questo o ad un altro provvedimento d'urgenza - un provvedimento di legge che definisca fino in fondo le situazioni che si sono venute a creare in queste zone e dia alle stesse la possibilità di una ripresa effettiva ed immediata perché, tra le tante osservazioni, queste sono zone che fortemente contribuiscono al prodotto interno lordo nazionale (Applausi). . .

09/07/2012

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Tommaso Foti TommasoFoti
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