Camera

Decreto 'sblocca cantieri'; caos normativo ed eccesso di discrezionalita' per le stazioni appaltanti

Data: 11/06/2019
Numero: 188
Soggetto: Camera dei Deputati

Disegno di legge: S. 1248 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, recante disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l'accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici (Approvato dal Senato) (A.C. 1898)

...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Foti. Ne ha facoltà. 

TOMMASO FOTI (FDI). Signora Presidente, è indubbio che il Parlamento, segnatamente nel ramo della Camera, ha dedicato poco tempo al decreto e non per colpa di coloro i quali sono stati in Commissione, anche attraverso le audizioni informali, per cercare di migliorare un testo che rappresenta e presenta numerosi aspetti che non ci convincono. Ma dico di più: mi pare che sia stato mal posto il tema della semplificazione in quest'Aula perché se il decreto-legge doveva realizzare effettivamente una semplificazione dei procedimenti, ha invece generato ulteriori preoccupazioni sotto il profilo normativo. È un decreto legge che è partito composto di 30 articoli, oggi si compone di 49 articoli; aveva in origine 115 commi, oggi ha 232 commi, dei quali 40 rinviano a successivi provvedimenti e di questi provvedimenti, attenzione, ben 49 dovranno ancora essere adottati: un decreto del Presidente della Repubblica, 16 decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, 23 provvedimenti di altra natura. Ora, non voglio qui soffermarmi sul fatto che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sia un atto atipico per quanto riguarda le fonti del diritto, ma dico che, se questo è il modo di legiferare, beh, forse possiamo anche, a questo punto, sopprimere il Comitato per la legislazione, che, invece, giustamente, ha messo in risalto, questo sì, un modo atipico, per non dire contraddittorio, per non dire inaccettabile, di legiferare. E allora, è in questo modo che si affronta una crisi, quella del settore dell'edilizia, che dal 2008 al 2016 ha visto scomparire 120 mila imprese e ha visto 700 mila persone, allora occupate, dover riconoscere per se stesse uno stato di non occupazione in quanto sono state licenziate; a tacere delle oltre 100 mila imprese artigiane, che dal 2008 al 2013 sono state falcidiate dalla crisi economica. Allora, lo dico solo come riferimento: quando si lasciano, in un decreto, 49 provvedimenti da adottare, probabilmente, il termine del 31 dicembre 2020, entro il quale si deve fare la verifica della sospensione delle norme, è già superato nei fatti. Si pensi che per quanto riguarda l'attuazione dei provvedimenti che sono stati emanati da questo Governo, riguardando le riforme economiche, a fronte di 204 decreti applicativi previsti, ne sono stati emanati, allo stato, 51. È una fotografia impietosa dello stato dell'arte, è una fotografia che deve preoccupare e preoccupa coloro i quali hanno un senso di responsabilità. Ma in tutto questo decreto, soprattutto, vi è un aspetto che la destra politica non può accettare, una discrezione caso per caso che viene lasciata alle singole stazioni appaltanti. Se è vero che il decreto legislativo n. 50 del 2016 era un monumento alla complicazione, questo è altrettanto un monumento alla discrezionalità, che non può essere accettata in fatto e in diritto, perché quella sarà l'autostrada, quella sì, per l'intervento sistematico delle procure su ogni e qualsiasi procedimento (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E lo dico perché, se qualcuno pensa che passando agli inviti diretti abbia risolto il problema della regolarità degli appalti, io penso invece di poter dire che proprio quella procedura dalla quale vengono esclusi i bandi di gara sarà sicuramente foriera di tanti ed esterni interventi, che, posso dire, non risultano in questo momento utili, né alla politica, né all'amministrazione pubblica. Ma aggiungo di più: questo decreto non riapre la questione delle grandi opere pubbliche, è un decreto di manutenzione ordinaria del decreto legislativo in materia di appalti. Non si riapriranno o apriranno i grandi cantieri a partire dal TAV, ma semplicemente si cercherà di far partire qualche opera minore in qualche comune minore. Certo, anche questo utile al fine, ma non è sicuramente il mezzo idoneo che richiedeva il mercato e che richiedeva soprattutto un fatto: ma qualcuno ci spiega come fanno gli appalti negli altri Paesi europei? Perché questo è il tema: in tutti i Paesi europei fanno gli appalti e in tre mesi le gare si risolvono; solo da noi durano tre anni. Allora, anziché fare interventi di manutenzione ordinaria, una volta tanto facciamo anche noi quello che fanno in tanti rispetto alle nostre produzioni, rispetto al nostro artigianato: copiamo la legislazione straniera se non siamo in grado di produrne una migliore sul territorio nazionale! Invece qui - mi spiace doverlo dire - si deroga per diciotto mesi, come giustamente sottolineavano prima i colleghi di Fratelli d'Italia che sono intervenuti a partire dal collega Butti. Si deroga sapendo benissimo che tale deroga non risolve il problema del decreto legislativo n. 50 del 2016, perché delle due l'una: o si spazza via una norma dall'ordinamento e la sostituisce con un'altra, oppure la si tiene in vita e la si migliora, ma sospendere quella norma e passare in una fase ulteriore, cioè quella della sperimentazione delle norme, è frutto di una fervida fantasia politica, che nulla ha a che vedere con uno Stato di diritto, né la correttezza del modo di legiferare. La sospensione delle norme, di fatto, le tiene in vita pur non essendo le stesse applicabili nel caso di specie; rimangono in vita con tutti gli effetti negativi che portavano con sé dall'inizio della loro promulgazione. Dunque, mi sia consentito, in conclusione, di dire che ci saremmo aspettati, da un Governo che è stato un anno sul provvedimento, non un subemendamento a un emendamento, così come è capitato di vedere al Senato e che oggi rappresenta il testo legislativo sul quale verrà posta la questione di fiducia di qui a poco, ma, invece, che vi fosse un dibattito su un disegno di legge che si poteva presentare a settembre dello scorso anno da parte del Governo, chiedendo le corsie d'urgenza che i disegni di legge del Governo possono ottenere dalla Camera con il dimezzamento dei tempi di discussione, promulgando, quindi, finalmente, delle norme che non fossero di sospensione e di rinvio - quali sono quelle attuali - ma che potessero rappresentare, soprattutto per gli operatori esteri, un chiaro quadro normativo e legislativo con cui confrontarsi. Così non è stato: prendiamo atto che alcuni dei rimedi proposti trovano anche il nostro consenso, ma nella gran parte dei casi sarà un decreto-legge che farà sorgere un contenzioso amministrativo quale non si era mai visto negli anni precedenti e di tale fatto il Governo si porterà tutte le responsabilità appresso (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl