Navigando il sito tommasofoti.com, accetti il modo in cui utilizzamo i cookies per migliorare la tua esperienza.
OK

Archivio

Audizione Ministro della Pubblica Amministrazione e la Semplificazione


Audizione del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, Filippo Patroni Griffi, sul riordino delle province e sull'attuazione delle disposizioni di legge, recentemente approvate, recanti misure di semplificazione amministrativa.

 Intervengono, per porre quesiti e formulare osservazioni, i deputati Salvatore VASSALLO (PD), Maria Piera PASTORE (LNP), Remigio CERONI (PdL), Susanna CENNI (PD) e Tommaso FOTI (PdL).

. . .

TOMMASO FOTI. Signor Ministro, la legge di conversione del decreto sulla spending review non rende giustizia neanche al calendario, perché, come lei sa, i tempi non sono coordinati tra un comma e l'altro. Ci affidiamo alla buona volontà del Governo di decidere dopo che le regioni abbiano deciso e che eventualmente abbia pronunciato il suo parere la Conferenza unificata, se investita.
Sicuramente il problema dei criteri va chiarito. Se ogni CAL pensa di derogare ai criteri, non so che cosa potrà uscirne, forse nulla, sempre che poi la decisione finale, visto che spetta al Governo, non sia quella di uniformarsi alla delibera del Consiglio dei ministri che abbiamo adottato. In questo caso, come la logica vorrebbe, tanto varrebbe indicare ai CAL e alle regioni di non produrre atti inutili.
Io penso che uno dei problemi sia dettato dall'articolo 17, comma 4-bis, quello del capoluogo. Questo articolo avrebbe potuto essere superato felicemente adottando il criterio con cui è stata istituita la provincia di Barletta-Andria-Trani, allorquando si dispone che il capoluogo è ubicato nelle città di Barletta, Andria e Trani. Ciò avrebbe consentito territorialmente di poter decidere chi ha la prefettura, chi la questura e chi il Comando provinciale dei carabinieri. Diversamente, il riordino che verrà di conseguenza nell'ambito delle province che perdono il capoluogo susciterà i campanilismi e le giuste preoccupazioni che il caso insegna.
Aggiungo una considerazione che fino a oggi, signor Ministro, secondo me, è stata sottovalutata. Voi vi rendete conto che stiamo mettendo insieme province che sono azioniste di società a volte in conflitto di interessi l'una con l'altra? Qualcuno deve avere la titolarità legale di un'azione, non può essere che, quando abbiamo costituito la nuova provincia, non si sappia di chi siano le azioni. Qualcuno ne ha la titolarità.
Per essere chiari, Piacenza e Parma hanno due aziende di trasporti, per cui la provincia di Piacenza partecipa con un capitale a sé e la provincia di Parma partecipa autonomamente con il comune di Parma, in una società che si chiama TEP, che è al 50 per cento del comune e al 50 per cento della provincia. Sono problemi funzionali, non irrilevanti, compreso quello del patrimonio. Occorrerebbe anche una legge di finalizzazione. Se una provincia porta nella nuova provincia un capitale, non deve avvenire che col Consiglio provinciale, così come voi l'avete previsto, sia in minoranza e veda spesi i proventi delle azioni alienati o del suo patrimonio sul territorio dell'altro.
Ci vuole un equilibrio, che evidentemente, lo affermo con sincerità, non c'è il tempo per stabilire. A mio avviso, la scelta migliore sarebbe che il Governo presentasse il disegno di legge di riordino e che poi nel prossimo Parlamento si decidesse quando e come intervenire, pur rendendomi conto che c'è una difficoltà, perché abbiamo già dieci province commissariate da otto o nove mesi a cui aggiungiamo un numero di province che andranno a essere commissariate probabilmente nel 2013, se non ci sarà una legge di riordino.
Il problema, dunque, si pone, ma forse è meglio tenere commissariate alcune province che creare un caos istituzionale quale quello che si profila. . .


PRESIDENTE. Signor Ministro, le chiederei la cortesia di rispondere ai quesiti posti dai colleghi Foti, Ceroni e Cenni, cui non possiamo chiedere di seguire i lavori della nostra Commissione anche successivamente.


FILIPPO PATRONI GRIFFI, Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. Non posso escludere di lambire anche questioni poste da altri colleghi. Le lambisco, ma le riaffronterò anche nella successiva seduta.
I problemi posti dall'onorevole Ceroni possono avere risposte lampo, dietro cui naturalmente c'è ben altro. Pensare a deroghe ora significa fermare il processo. Posto che il completamento di questo processo è affidato al Parlamento, io personalmente credo che affidarlo al prossimo Parlamento significhi arrestarlo. Si tratta, però, di una scelta che il Parlamento può compiere. Non credo che sia una scelta che si possa chiedere al Governo di compiere.
Ci sono alcuni punti critici ed è chiaro che la legge che si va a emanare ora per definirli sicuramente dovrà comprendere norme in materia, per esempio, di rapporti finanziari e patrimoniali. Su questo non c'è alcun dubbio.
Per quanto riguarda il personale, intendiamoci, dal semplice accorpamento delle province non si ottiene in automatico un eccesso di personale. Non escludo che si possano creare eccedenze di personale per i processi di riorganizzazione, ma in questo momento si costituisce semplicemente una diversa area. Non ci sono automatismi tra l'uno e l'altro aspetto.
Riguardo alla questione del capoluogo, sono consapevole che è un problema, però non sono sicuro che prendere come esempio di soluzione la BAT, la provincia di Barletta, Andria e Trani sia proprio il modello ottimale da esportare sul piano nazionale. In tal caso, avremo meno province e tanti capoluoghi quanti sono gli attuali, nonché tante prefetture quanto le attuali.
Vorrei rassicurare anche l'onorevole Pastore sul fatto che la legge prevede già che i presìdi di sicurezza possano essere dislocati diversamente, così come gli uffici periferici potranno seguire logiche diverse, ma non vorrei unire troppo i due processi.
Passando a quanto richiesto dall'onorevole Cenni, io mi riferivo al numero delle province di tanti anni fa, non alle singole province. Mi rendo conto che sono interessate da questo processo di riordino anche antiche province. Vorrei, però, come ho affermato più volte, che il tutto non venisse vissuto come una situazione per cui c'è una provincia che scompare. Ci sono alcune riorganizzazioni delle comunità territoriali su base più ampia e più rispondente alla realtà attuale.
In quest'ottica affidare il capoluogo alle regioni con questo Collegio ordinario non era possibile. Non potevamo affidare alle regioni un potere tanto incidente sulle province senza la copertura costituzionale. Il sistema costituzionale è teso a garantire comuni e province proprio nei confronti delle regioni. L'articolo 133 della Costituzione, se mi è consentita una parentesi, è una norma a garanzia di province e comuni non nei confronti dello Stato, ma delle regioni.
Precisando la questione una volta per tutte, io ho affermato che l'approccio del Presidente Rossi era un approccio propositivo, ma gli ho anche detto che non si potevano far coincidere la provincia e una città metropolitana all'interno di una provincia, per esempio. Mi ero limitato a osservare che l'approccio era positivo, non mi volevo impelagare nella discussione che si sta tenendo a livello di CAL e di regioni. » l'ultima delle azioni che il Governo vuole compiere, e ciò vale ancora di più per me.
Per quanto riguarda la differenza di funzioni tra province e aree metropolitane, io penso che abbiano una loro logica. Il fatto soprattutto che in sede di prima attuazione ci sia stata una coincidenza territoriale tra province e aree metropolitane non significa che siano gli stessi enti. Ciò spiega anche perché, per esempio, la città metropolitana può avere le funzioni di sviluppo economico e una provincia può non averla, fermo restando, e su questo vorrei essere chiaro, che poi queste funzioni, che rientrano in quelle di competenza regionale, potranno essere conferite da alcune regioni alle province. Questo rientra davvero nell'autonomia regionale di allocazione delle proprie funzioni sul territorio.
Se parlo di costituzionalità, lambisco tutto. » la discussione per eccellenza. Vorrei dire solo una cosa. Sulla legge elettorale e sulla configurazione di un ente di secondo grado noi aspettiamo la Corte. Per il resto, la Corte non si pronuncia, cioè si deve pronunciare sulla funzione di indirizzo e di coordinamento, che, però, è superata dalla legge sullo spending. Non avremmo ragione di aspettare.

26/09/2012

facebbok

Rassegna Stampa

Tommaso Foti TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl