Rassegna Stampa

'I rivi urbani sono del Comune' il primo round va al centrodestra

Data: 12/04/2019

Nonostante il parere negativo degli uffici, la delibera passa nella commissione 2 
Le opposizioni: «Frattura tra politici e tecnici»

La proprietà dei rivi urbani -cioè quel dedalo di canali sotterranei che una volta fungeva da rete fognaria - appartiene al Comune. Nonostante il parere negativo degli uffici (regolarità contabile, tecnica e giuridica), la commissione 2 ha approvato ieri la delibera, presentata dai capigruppo di maggioranza, che chiedeva di "confermare, sulla base degli atti e della tradizione secolare in essere, che la proprietà dei rivi urbani sottostanti la città, e già costituenti la rete fognaria cittadina, appartiene, nel loro sedime, al Comune". Favorevole tutto il centrodestra mentre non hanno partecipato al voto le opposizioni e il gruppo misto che restano in attesa «di delucidazioni e approfondimenti» in vista del consiglio comunale. Ma che non hanno mancato di evidenziare «la frattura» (o «il braccio di ferro») tra la parte politica e quella tecnica di stanza a Palazzo Mercanti. Che la questione della proprietà dei rivi urbani fosse particolarmente ostica lo ha dimostrato inequivocabilmente l'andamento della seduta: con Tommaso Foti (Fdi) a vestire i panni del "docente" e arrogare al consiglio il diritto di esprimersi al riguardo; e con le minoranze ad arrovellarsi cercando di comprendere le ragioni di «interesse pubblico» di una battaglia condivisa anche da Confedilizia. «Quello dei rivi urbani e della loro gestione è un problema reale e lo è soprattutto in centro storico» ha osservato Foti. Il consigliere di Fdi ha spiegato che la delibera ha lo scopo di voler «spazzare via interpretazioni equivoche» giunte negli ultimi anni. Il riferimento è a un parere di qualche anno fa dell'avvocatura comunale secondo cui, in buona sostanza, il Comune sarebbe proprietario e responsabile della parte dei rivi sotto suolo pubblico mentre i privati lo sarebbero delle parti sotto i rispettivi immobili con i relativi obblighi manutentivi. «Così si vorrebbe far passare una proprietà dei rivi ad intermittenza, in pratica una nuova forma di proprietà» ha commentato ancora Foti soffermandosi sulle complessità generata da una gestione di questo tipo e sul carico di spesa che graverebbe sul contribuente. Senza tralasciare il fatto che nel 1995, quando venne sciolto il Consorzio dei Rivi Urbani per volere del Comune (l'organismo a controllo pubblico che allora curava le sorti dei rivi), il tesoretto accumulato di 160 milioni di vecchie lire finì nelle casse di Palazzo Mercanti. Eppure c'è chi ha avanzato dubbi sulla pratica proprio a seguito dei pareri contrari degli uffici al riguardo. «Non penso che i dirigenti abbiano alcun interesse a esprimere pareri in dissenso - ha fatto presente Luigi Rabuffi (Pc in Comune) - piuttosto preoccupa questo braccio di ferro tra la parte politica e gli uffici che emerge una seconda volta dopo la questione del baratto amministrativo». Stessa osservazione fatta da Giulia Piroli (Pd) che l'ha definita «una frattura insanabile» e che si è chiesta quale «interesse pubblico» persegua questa delibera. Richiesta alla quale si è accodato anche Roberto Colla (Pc Oltre). Massimo Trespidi (Liberi) ha chiesto che, in vista della seduta di consiglio, venga acquisito anche il «parere del direttore generale» circa la possibilità che debba essere il consiglio comunale a esprimersi al riguardo. Qualche perplessità sul fatto che debba essere il "parlamentino piacentino" a farlo lo ha sollevato anche Michele Giardino (misto). 

Boccaletti chiarisce 
«La mia collaborazione con l'ente è sempre stata improntata alla lealtà e all'imparzialità. Ho trovato le dichiarazioni di Trespidi gravi: l'allusione secondo cui avrei fatto pressioni su un'altra dirigente per rendere un parere simile al mio (negativo, ndr) sul baratto amministrativo è destituita di fondamento». Così il dirigente alle risorse finanziarie Vittorio Boccaletti in risposta a un intervento del capogruppo di Liberi nell'ultima seduta sul baratto amministrativo. 

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