Rassegna Stampa

'Moderati senza piu' voce io da adesso ho mani libere'

Data: 20/12/2020

NELL'USCIRE DA FORZA ITALIA L'ESPONENTE DELLA MAGGIORANZA PUNTA IL DITO SULLA «SVOLTA SOVRANISTA» DEL CENTRODESTRA

L'INTERVISTA MICHELE GIARDINO / CONSIGLIERE COMUNALE DEL GRUPPO MISTO 

Michele Giardino vuole le mani libere. Per criticare i provvedimenti della giunta ogni volta che lo ritenga giusto. Senza tanti vincoli di fedeltà a una maggioranza da cui chiarisce comunque di non volersi distaccare. Appartenenza non vuol dire però obbedienza cieca. Il consigliere comunale del misto, uscito due anni fa dal gruppo di Forza Italia ma rimanendo nel partito, ha annunciato di non voler più rinnovare la tessera. Per tenere Fi al riparo della sua scelta di, per l'appunto, mani libere rispetto a una maggioranza che di spine nel fianco ne sta collezionando se teniamo conto dei frequenti dissensi di Antonio Levoni (Liberali) e Mauro Saccardi (gruppo misto) e degli sfoghi di Sergio Pecorara (misto). I numeri sin qui tengono, ma il rischio di scendere sotto il quorum non è remoto.

Addio a Fi, consigliere Giardino? 
«Dal 2016, da quando cioè mi ci ero avvicinato, la gestione del partito è stata disastrosa per colpa dell'allora commissario provinciale Papamarenghi. Con Girometta si è visto il lodevole tentativo di ricucire le varie anime, ma è fallito anche perché Papamarenghi si è dimostrato un ammutinato. Non è un caso se dall'8,5% delle comunali del 2017 siamo caduti al 2,5% né se in consiglio comunale gli azzurri sono passati da cinque a due per ragioni sempre riconducibili alla gestione del partito personalistica di Papamareghi che due anni fa si propose come successore in giunta dell'assessore Putzu, al punto che ai cinque consiglieri fu chiesto di perorare con lettera al sindaco l'avvicendamento. Fui io l'unico a rifiutarsi di firmare, e da lì decisi di uscire dal gruppo. Ma c'è poi un ragionamento politico da fare» 

Prego, si accomodi. 
«I due assessori in quota Forza Italia (Papamarenghi e Sgorbati, ndr) non sono più espressione del partito, sono autoreferenziali, assimilabili agli assessori di stretta nomina del sindaco. Forza Italia, come soggetto politico comunale, ha perso ogni spinta propulsiva e questo altera gli equilibri politici nella maggioranza: la componente moderata - Forza Italia e lista civica con i Liberali - aveva un suo peso a fronte di una Lega al 13% e di Fdi al 7%, purtroppo i fatti di questi anni, locali e nazionali, l'hanno progressivamente marginalizzata».  

Con quali conseguenze? 
«Che questa maggioranza si è sbilanciata sempre di più a destra e non ho problemi a dire che è una maggioranza sovranista. Lega e Fdi hanno l'ultima parola sempre e comunque, Forza Italia si è liquefatta, i liberali protestano ma senza ottenere granché. Io ho fatto la mia scelta, prendo le distanze da Forza Italia che deve continuare a sostenere organicamente questa maggioranza, io voglio tenermi le mani più libere, non sono più disposto ad accettare supinamente una giunta che, nata sotto altri auspici, ha subito una mutazione genetica in chiave sovranista».

C'è la delusione per la mancata nomina nel cda della Fondazione Teatri tra le ragioni della sua scelta? 
«Quando mi fu comunicato che il mio nome era stato pensato per quella carica prestigiosa (e a gettone zero, ricordiamolo) ne fui gratificato. Un po' meno quando mi fu detto del ripensamento in ragione del mancato gradimento sul mio nome da parte del fronte sovranista. Per me è stata la cartina di tornasole di quanto dicevo: se questa giunta e questo sindaco non hanno l'approvazione di Lega e Fdi, non c'è spazio per nulla e nessuno. La mia vicenda, per quanto minima, testimonia che lo spazio moderato in questa maggioranza non ha voce, perciò l'ho trovata drammaticamente seria». 

I Liberali però in queste settimane sono stati premiati con la nomina di Gian Paolo Ultori a consigliere delegato al decoro e frazioni e di Antonio Levoni a presidente della commissione Sviluppo economico. 
«La nomina di Levoni è nell'ambito della logica spartitoria connaturata a una maggioranza che conquista un Comune e che prevedeva che una commissione rimanesse ai Liberali dopo le dimissioni di Ultori dalla Territorio. Quanto alla delega a Ultori, mi rifaccio a ciò che in un'intervista ha dichiarato il leader dei Liberali, Corrado Sforza Fogliani: "Ha fatto tutto lui", ha commentato, lasciando intendere un coinvolgimento di tipo personale di Ultori legato alle sue competenze tecniche di geometra più che di natura politica della componente liberale, che del resto continuo a vedere sempre molto critica sulle azioni di giunta».  

Potrebbero essere i Liberali un suo possibile approdo politico? 
«Vorrei intanto far passare il 2020, anno che non ha consentito di concepire nulla. E poi, se ci saranno fatti politici rilevanti, vedremo. Io resto comunque solo un piccolo consigliere, che avrebbe voluto, questo sì, contribuire un po' di più al governo della città di quanto non sia accaduto»

In questa svolta sovranista della maggioranza che lei lamenta, la sindaca Barbieri la vede a suo agio? 
«Penso che sia una brava persona, mossa da sani principi e politicamente capace. Penso invece che la giunta nel suo complesso non sia all'altezza della sindaca. Il rimpasto di due anni fu un po' frettoloso, e guarda caso a farne le spese furono un componente dell'area civica e liberale come Paolo Garetti, poi Filiberto Putzu, il più votato di Forza Italia, e Massimo Polledri, cioè il meno sovranista dei leghisti. La giunta ha manifestato delle debolezze, carenze in certi ambiti, che però si è ritenuto di affidare ogni volta a una verifica, e di rinvio in rinvio si è arrivati a un anno dalle elezioni. La sindaca si trova a dover stringere i denti e ad andare avanti anche camminando sui gomiti. Senza dimenticare che di mezzo c'è stato l'arresto per mafia del presidente del consiglio comunale. E io credo che la vicenda Caruso sia la causa di una responsabilità oggettiva».

Si spieghi. 
«Sono tra quelli convinti che né Tommaso Foti né gli altri amici di Fratelli d'Italia avessero il benché minimo sospetto sul loro compagno di partito. Il vero contraccolpo è che una forza politica ben strutturata come Fdi si è trovata un po' inibita nel sollevare delle critiche nei confronti di altri esponenti della maggioranza o della giunta, questo nel timore di sentirsi rispondere: "Parli proprio tu che hai fatto eleggere Caruso". La componente più lucida del centrodestra ha finito per autocensurarsi pur vedendo i limiti dell'azione amministrativa»

I più evidenti di questi limiti? 
«Mi riservo di rilevarlo successivamente, ciascuno potrà trovare nell'azione di tizio anziché di caio qualcosa di inadeguato».  

Da qui a fine mandato dove dovrebbe puntare l'azione di governo? 
«Io penso che sul fronte del decoro e della sicurezza, a dispetto dei proclami, qualche risultato in più me lo sarei atteso. Ma a livello strettamente personale e politico, il mio ragionamento è che in un centrodestra dove la componente sovranista prevale su quella moderata, a me di portare l'acqua in una coalizione dove bevono solo gli altri non mi piace più. Se questo sarà il centrodestra anche per il prossimo giro, io farò una mia riflessione personale. Per adesso mi considerato sempre della maggioranza, ma collocato liberamente nel gruppo misto con un margine di libertà più ampio, non si può dire di sì a tutto, anche alle cose più inaccettabili».

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