Rassegna Stampa

'Sono uno terra terra in Iren da pragmatico ascoltero' il territorio'

Data: 13/04/2019

L'INTERVISTA GIANLUCA MICCONI / NEO CONSIGLIERE DI AMMINISTRAZIONE DELLA MULTIUTILITY

IL TITOLARE DI UN'AUTOFFICINA NOMINATO NEL CDA IN QUOTA FDI «VOGLIO IMPARARE, NON DOBBIAMO ESSERE TUTTI TOP MANAGER»

E' un apporto anzitutto di concretezza che Gianluca Micconi da Pontedellolio si propone di portare nel consiglio di amministrazione di Iren: «Perché non sono un politico, sono un pragmatico», spiega davanti al taccuino di "Libertà" dalla stanzetta con vista sull'autofficina - la Crc in via Colla (la zona artigianale vicino allo svincolo di Piacenza Ovest) - di cui è titolare e responsabile tecnico. E' la prima intervista dopo la nomina a rappresentante del Comune in Iren firmata l'altro giorno dal sindaco Patrizia Barbieri. Classe '56, diploma di maturità scientifica, una consolidata militanza politica di destra prima in An, poi nel Pdl, quindi in Fratelli d'Italia, dal 2012 a un anno fa amministratore di Tempi Agenzia, la società che sovrintende al trasporto pubblico locale, Micconi è perfettamente consapevole di dove si ritroverà dal 22 maggio prossimo, data dell'assemblea dei soci che rinnoverà il cda di Iren. Passare dai quindici dipendenti e dal milione di euro di fatturato delle due ditte che gestisce (l'altra è la Pcm che fa collaudi e manutenzioni di veicoli, casse mobili e cisterne) a un colosso con 7mila occupati e 4 miliardi di euro di volume d'affari non lo spaventa.

Con che spirito affronterà questo incarico? 
«Con lo stesso spirito con cui ero in Tempi Agenzia, voglia di imprare e mettersi a disposizione, anche per non tradire la fiducia di chi ha voluto darmela. A Tempi Agenzia credo di avere fatto bene, quando mi sono insediato c'erano difficoltà economiche, oltre 2 milioni di euro di debiti che in sei anni abbiamo azzerato e oggi la società è in utile». 

Un bel salto l'approdo a una multiutility quotata in Borsa del calibro di Iren, tra alta finanza e fior di top manager che ambiscono conquistarne il timone. 
«E' uno stimolo, vorrei che si creasse una bella squadra. Li senti in televisione i grandi economisti e fanno impressione, poi quando ci sei dentro vedi che puoi far bene anche da piccolo imprenditore. Io lì ci vado per essere più terra terra. E' inutile fare grafici e slide che un giorno ci prendono e il giorno dopo vengono smentiti. E' ora di finirla con questi mega direttori galattici». 

Gli alti compensi dei vertici di Iren sono spesso finiti nel mirino. Ha dato un'occhiata al suo? 
«Mi dicono che sono 35mila euro all'anno, quello almeno ha denunciato la consigliera uscente Barbara Zanardi nelle autocertificazioni reddituali da depositare in Comune». 

Quanto ha pesato nella nomina la sua appartenenza a Fratelli d'Italia? 
«Beh, ha contato, per l'amor di Dio, ma la casacca politica è la prima cosa che adesso mi tolgo perché l'unica finalità che deve contare è il bene del Comune. Avevo fatto così anche in Tempi Agenzia, dove tra l'altro ero in ottimi rapporti con Quintavalla (ex presidente di Tempi ed ex consigliere di Seta, ndr) nonostante sia di un'altra parte politica (Pd, ndr). Anche nel 2017, quando alle comunali ero in lista per Fdi e sono stato eletto, decisi di dimettermi subito per completare il mandato in Tempi Agenzia». 

Nel toto-giunta era entrato pure il suo nome. Un pensierino all'assessorato l'aveva fatto? 
«Sì, ma solo se si fosse trattato della delega alla viabilità, ai trasporti, che è il campo che conosco».

Iren però non fa viabilità, si occupa di rifiuti, di acqua, di energia. Si sente pronto? 
«Devo imparare e metterci esperienza e buona volontà, con tanta umiltà, capacità di ascolto e disponibilità al confronto. Porterò in cda quello che ho recepito dal territorio piacentino, punto a essere un riferimento per la gente, per i sindaci, per le istituzioni». 

A rappresentare Piacenza al vertice della multiutility ci sono stati in passato, in quota Pd, manager e docenti universitari come Marco Elefanti (vicepresidente Enìa) e Anna Maria Fellegara (collegio dei revisori di Iren), fino alla consigliera uscente Barbara Zanardi, commercialista con formazione nello studio di Piero Gnudi. 
«Certamente hanno un profilo di verso dal mio, ma anche loro sono passati da un settore a un altro. Se uno però vuole imparare, di problemi non ne ha. Io preferisco guardare ai risultati, con le mie possibilità, che non sono un genio. E ben sapendo che un singolo consigliere espresso da un piccolo Comune socio conta quello che conta, perchè lì oggi che comanda è Genova. In ogni caso nei tre anni in cui sono stato nel cda del consorzio Bonica Cisterne (dal 200 al 2003, ndr) mi sono fatto un'apprezzabile esperienza sulle sostanze chimiche che venivano bonificate, a qualcosa potrà servire in tema di servizi ambientali».

Capita spesso di sentire critiche ai servizi erogati da Iren. Le condivide? 
«Io abito a Pontedellolio dove i cittadini si lamentano per l'aumento spaventoso della bolletta dell'acqua. Voglio capire. Così come sulla pulizia della città, parlo di Piacenza, che in molti casi lascia a desiderare. Anche se poi in consiglio di amministrazione va sempre bene per tutti».

Tommaso Foti, leader di Fdi, accusa Iren di voler gestire in regime di monopolio i servizi di acqua e rifiuti il cui bando di gara per l'affidamento è bloccato da ricorso legali. 
«Sono d'accordo. L'importante è che alla gara ci si vada con le carte in regola per non rischiare di essere battuti dalle potenze straniere che parteciperanno».  

Ha sollevato polemiche la decisione dell'amministrazione comunale di vendere nel 2019 una quota di azioni di Iren. Qual è il suo giudizio? 
«E' vero che privarti di gioielli di famiglia non va mai bene, e che vendendo azioni significa introitare un dividendo minore. Si tratta però di ridure la partecipazione azionaria solo dall'1,5 all'1,3 per cento. Poi occorre guardare al momento, e oggi le risorse sono poche, se quindi usi questi soldi (5 milioni, ndr) per cose utili sono d'accordo a vendere: la città per me ha bisogno di una messa in ordine, specie per la viabilità che fa acqua da tutte le parti». 

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