Rassegna Stampa

Antimafia niente intesa dominano liti e accuse

Data: 23/06/2020

TRA LE DUE IPOTESI, PASSA LA COMMISSIONE PERMANENTE DELLA GIUNTA. E' FRATTURA

Hanno passato oltre sei ore a scannarsi in aula, maggioranza e opposizione. Su quale delle due commissioni fosse migliore o, semplicemente, più adatta a neutralizzare eventuali future infiltrazioni mafiose in Comune. Sui tempi, i modi e la cronologia degli atti relativi al "sorpasso" in corsa della versione di commissione voluta dalla giunta Barbieri su quella proposta dai consiglieri di minoranza Roberto Colla e Gianluca Bariola. E sulle responsabilità politiche di quello che le opposizioni hanno definito un «gravissimo sgarbo istituzionale senza precedenti», per usare le parole dei dem Christian Fiazza e Giulia Piroli. Niente soluzione condivisa e bye bye collaborazione. I voti sulle due tipologie di commissione "antimafia" sul tappeto si sono trasformati in un'autentica prova di forza tra i poli. Vinta dal centrodestra, in tarda serata, grazie ai numeri vantati in consiglio. Ha così prevalso l'ipotesi della giunta, deliberata solo pochi giorni fa: quella di una quinta commissione "permanente" (denominazione ufficiale: "prevenzione e contrasto delle mafie e della corruzione, promozione della cultura e della legalità") che andrà ad affiancarsi alle quattro già contemplate dal Regolamento. Bocciata, invece, quella sponsorizzata dalle minoranze - una "commissione speciale d'inchiesta in ordine alla comprensione delle dinamiche delle associazioni criminali presenti nel territorio", prevista senza gettone e con facoltà di invitare esperti del campo - che era stata presentata una prima volta addirittura a novembre, nonostante la vicesindaca Elena Baio abbia riferito ieri di esserne venuta a conoscenza solo il 29 maggio. Muro contro muro su tutta la linea. Perfino sull'emendamento, a firma Sergio Dagnino (M5s) e Luigi Rabuffi (Pc in Comune), che per cavalleria istituzionale puntava a concedere a un esponente dell'opposizione almeno la presidenza. Niente da fare. «La commissione permanente non lo prevede» ha risposto seccamente il capogruppo di Fdi, Giancarlo Migli, apparso il più granitico nella contrapposizione di ieri. Quasi paradossale che l'unico aspetto su cui si sono trovati tutti d'accordo è sembrato essere il superamento della vicenda legata a Giuseppe Caruso", l'ex presidente del consiglio comunale oggi imputato nel processo contro l'n'drangheta Grimilde, e dal cui caso trae origine la discussione odierna.

No alla sospensiva 
L'auspicio di un dibattito diverso, più sereno e condiviso su un tema particolarmente delicato è naufragato già alle prime battute del consiglio, quando la maggioranza ha stroncato la proposta di sospensiva di Fiazza (Pd). Era l'estremo tentativo di avviare un dialogo e cercare una sintesi tra le due opzioni in campo. A poco è valsa la consapevolezza, pur diffusa tra molti consiglieri, «che fuori i cittadini ci guardano e non è bello dividersi su certi argomenti, per di più in un momento delicato come questo in cui la crisi post epidemia impone nuove priorità», è stato il senso degli interventi di Antonio Levoni e Gian Paolo Ultori (liberali). Appelli vani. E nemmeno la sindaca Barbieri, nonostante qualche timido sforzo dialettico, è riuscita a ricomporre la frattura. «La mia porta è sempre aperta, ma davvero non capisco cosa non vada nella nostra proposta» ha detto. Pensiero ricalcato dalla vicesindaca Baio, secondo la quale «la commissione permanente assorbe i poteri e le facoltà di quella speciale».

Furia minoranze 
Furiose le opposizioni. A partire dal solitamente pacifico Colla, che ha difeso con i denti fino all'ultimo la sua proposta di commissione. «Un conto sono le indagini della magistratura e un conto sono le nostre trattazioni. Il nostro compito non sarebbe quello di sostituirci, ma di affiancare le indagini - ha detto -. A mio parere bisognava rispondere in modo eccezionale a un fatto eccezionale. Una commissione permanente, e non speciale, significa attestare che il problema delle infiltrazioni mafiose è costantemente presente. La risposta giusta era la commissione speciale». Fiazza ha definito la delibera di giunta «un atto politico che pretende di essere coraggioso, ma nasce dalla paura» e ha evocato il parlamentare ed ex consigliere comunale di Fdi Tommaso Foti come "deus ex machina" di questo braccio di ferro. Dura anche Giorgia Buscarini (Pd): «Ci state trattando a pesci in faccia. Parlate di condivisione e poi strategicamente trovate il modo di bocciare tutte le nostre proposte». Lo stesso capogruppo dem Stefano Cugini, che ha da subito escluso l'ipotesi per il Pd di ambire alla presidenza «di qualsiasi commissione», ha parlato di «collaborazione solo a parole da parte del centrodestra. Siamo passati sopra tutto, gli insulti, i presidenti e i vicepresidenti, i cda. Non veniteci a parlare di collaborazione». Anche Rabuffi non ci è andato per il sottile: «Questa commissione è il vostro tentativo di salvare la faccia e di tenere un basso profilo sull'argomento». Piroli: «Subito abortito l'abbozzo di collaborazone partito con il bilancio consuntivo. E' uno sgarbo politico, non certo un buon segno per il futuro». Per Samuele Raggi (Pc del futuro) «il voto unanime sarebbe stato un buon senale se non si fosse voluto forzare la mano, senza coinvolgere la minoranza, mettendola di fronte al fatto compiuto». Per Dagnino, oltre a questioni di lealtà politica, c'era in ballo anche la sostanza: «La commissione permanente è tecnicamente sbagliata, quella delle minoranze era la più giusta».

«Commissione ampia» 
Dai banchi del centrodestra hanno ribattuto colpo su colpo. Il capogruppo della Lega, Carlo Segalini, ha chiesto ai colleghi dell'opposizione «di non metterla sul piano politico in un caso come questo che ci deve vedere tutti piacentini». Interventi duri con le minoranze quelli di Sergio Pecorara (misto) e Giancarlo Migli. Per Ultori «non è necessario chiamare degli esperti, ci sono già i magistrati che ci pensano nelle sedi opportune. La commissione proposta dalla giunta è più ampia». 

Giardino si sfila 
Si è invece sfilato Michele Giardino (misto), uscito in anticipo dall'aula prima del voto sulla proposta dell'amministrazione: «Penso che ci siano argomenti su cui non ci si debba dividersi. Per questo ho sperato fino all'ultimo che si trovasse una intesa. In questo caso le minoranze avevano presentato una proposta per prime e penso che debba essere la maggioranza ad avere più responasbilità». Fuori dagli schemi l'intervento di Massimo Trespidi di Liberi (che non ha partecipato al voto): «Penso che la vera emergenza da affrontare, prima della mafia, sia quella economico e sociale che abbiamo di fronte. Nonostante quello che è accaduto oggi, continuerò a lavorare affinché da domani venga garantito uno spazio per il dialogo e la collaborazione».

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