Rassegna Stampa

ASINO CHI SCRIVE LA 'SMENTITA' E LA REPLICA

Data: 06/06/2019

Lettera aperta al quotidiano Libertà di Tommaso Foti, deputato.

Leggo sulle edizioni di Libertà del 4 e 5 giugno, rispettivamente, un articolo di Gustavo Roccella ed un commento del direttore Pietro Visconti in cui mi si attribuiscono espressioni che avrei riservato al quotidiano Libertà, del tutto da me ignorato nell'intervento svolto in consiglio comunale il 3 Giugno 2019, così come risulta chiaramente sia dalla sua registrazione, sia dalla sua trascrizione.

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

In particolare, è destituito di fondamento alcuno sia quanto scritto dal Roccella (secondo cui avrei «specificato» di riservare «al signor Roccella» l'appellativo «asino chi scrive»), che dal Visconti (che di me scrive: «Ha detto asino chi scrive, riferendosi al nostro collega Gustavo Roccella»). Nei fatti, l'espressione «asino chi scrive» è stata dallo scrivente utilizzata nell'ambito della discussione inerente la cosiddetta «moratoria commerciale» - oggetto di reiterate critiche in consiglio comunale anche in occasione della discussione di altri atti amministrativi, oltre che di indirizzo - la cui esistenza non essendo mai stata contestata da Libertà fa venire meno la favola del suo ipotetico coinvolgimento. Per di più, il «signor Rocella» (senza Gustavo e con una "c" in meno, se si ascolta con attenzione l'audio) è stato dallo scrivente citato come segue: «...si riteneva di potere andare avanti con un pizzico di autonomia, ridotto dalla sentenza della Corte Costituzionale, non dal signor Rocella...»). Cosa vi sia di offensivo, sgradevole, e ogni altra sorte di contumelia a me riservata, in questa affermazione non lo so. L'ineguagliabile Totò direbbe: «ma mi faccia il piacere!!!». Nel volgere del discorso, citata una sentenza della Corte Costituzionale (non della «Corte di Cassazione» come erroneamente attribuitomi da Libertà), ho altresì aggiunto «E se come capita, cosa che nessuno ha approfondito, tanto meno "asino chi scrive" che se n'è ben guadato dal dirlo...». Anche in detta occasione il riferimento allo omesso «approfondimento» della sentenza, come pure l'utilizzo del verbo "dire" (e non "riportare"), confermano che si è in presenza di una critica rivolta al mondo politico-amministrativo, non certo a quello mediatico. Ancora insoddisfatto, il Visconti attribuisce al suo giornale una serie di mie valutazioni, di cui all'evidenza il foglio da lui diretto non è destinatario ma di cui si appropria per potere finalmente dare sfogo all'idiosincrasia, maturata nei lustri, nei miei confronti. Tant'è che, quasi non bastasse l'attribuzione alla mia persona di fatti e circostanze prive di fondamento, riferendo di un mio post pubblicato su Facebook, si permette di sostituire, con tanto di virgolettato, il sostantivo "cliente" con "clientela", ben conscio che quest'ultimo viene utilizzato con finalità ben precise, soprattutto nel mondo politicomediatico, per indicare situazione penalmente rilevanti. Esattamente l'opposto del fine da me perseguito, circoscritto al fatto che, come ho scritto a chiare lettere e me ne assumo ogni responsabilità, quando il Pollastri operava come freelance nel mondo dell'informazione, ebbe, per un certo periodo, anche un rapporto di collaborazione con il Partito Democratico. Altro che «volgare insinuazione» come da lei ignobilmente scritto, direttore, ma verità conclamata per il cui accertamento in altra sede sono a completa disposizione, sua e del diretto interessato!!! Al poco commendevole modo di fare giornalismo, che tanto ricorda il "metodo Boffo", sono seguite nelle ultime ore sconcertanti minacce: ad evitare illusioni, si sappia che con me non attacca!!! Riservandomi ogni ulteriore valutazione e azione, le chiedo di pubblicare la presente comunicazione con il medesimo rilievo del suo commento.

Tommaso Foti
Deputato al Parlamento

REPLICA DEL DIRETTORE PIETRO VISCONTI
Pubblico questa lettera non ex lege, come l'autore prova a intimarmi, ma perchè è giusto che si sappia qual è la versione dell'onorevole Foti. La presunta smentita è pura acrobazia. Il succo è che lunedì in consiglio comunale, quando ripeteva «asino chi scrive» e «giornalaio» e «sa fare solo titoli per vendere», Foti non parlava di noi. Nemmeno di Roccella parlava perchè, sublime nel nuovo dileggio, ha detto Rocella con una c sola. Se non a "Libertà" e a un suo giornalista, come tutti anche in aula hanno inteso benissimo, a chi dunque si riferiva? E poi: perchè ha atteso il commento di ieri e non ci ha smentito subito martedì, quando già su "Libertà" era scritto che quell'espressione offensiva era rivolta a Roccella? Distrazione? Fair play? Bontà d'animo? Va beh, era dunque tutta «una critica rivolta al mondo politico-amministrativo, non certo a quello mediatico». E sarei stato abbagliato io «dall'idiosindiocrasia maturata nei lustri» nei suoi confronti. Posso dire, serenamente, che nei lustri ho avuto altro da fare? Quanto al "metodo Boffo", l'evocazione è stupefacente e apertamente diffamatoria. Foti non sa o fa finta di non sapere che cosa sia il "metodo Boffo". Riguardo poi al post in cui definisce il collega Pollastri «cliente» della sinistra, confermo: la considero una volgare insinuazione per far intendere che Pollastri è di parte. Pollastri ha avuto anche altre esperienze giovanili di politica che Foti conosce molto bene. Poi è diventato giornalista. Un po' di rispetto, per favore, per chi lavora cercando di raccontare con equanimità la politica piacentina. E infine, le cosiddette «sconcertanti minacce». Foti allude a messaggi scambiati in via privata, e confidenziale, di cui non potevo certo essere al corrente. E comunque: il tono di alcune di queste frasi non è consono alla sobrietà del nostro mestiere e ho raccomandato a Pollastri di evitarle. Per completezza di giudizio, bisognerebbe conoscere anche le frasi di Foti in quei dialoghi via chat. Tutte in punta di fioretto?

Pietro Visconti
Libertà

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