Rassegna Stampa

ASINO CHI SCRIVE?

Data: 05/06/2019

IL COMMENTO
del Direttore Pietro Visconti.

Nella seduta di lunedì del consiglio comunale, come abbiamo già riferito, Tommaso Foti ha avuto un vero colpo di eleganza. Ha detto "asino chi scrive" riferendosi al nostro collega Gustavo Roccella. Sul giornale di ieri ci siamo limitati a registrarlo, da cronisti anche di noi stessi. Ho poi voluto riascoltare (lo potete fare anche voi, c'è sul sito del Comune) l'intervento dell'esponente di Fratelli d'Italia, sperando di trovare la conferma che si era trattato di una caduta di stile, una frase certo pesantemente offensiva ma dovuta al gusto incontrollato della battuta, e dunque sopportabile. Speravo male. "Asino chi scrive" il consigliere Foti l'ha detto non una ma due volte, ostentatamente. Ci ha aggiunto un "lo dicono e lo scrivono gli asini" e un "giornalaio" pronunciati con identico tono di disprezzo. Più una domanda retorica, la seguente: "Qualcuno vive in questo mondo o sa fare solo titoli per vendere?".

GLI ASINI E LE FRASI TRACOTANTI
SEGUE DALLA PRIMA

iù un'altra frase distensiva, a corredo di una lamentela (legittimissima) sulle nostre cronache, che suona così: "Non so se per falsità o perché non l'hanno letto (un certo documentondr)". Sei cadute di stile sono troppe. Forse sono lo stile del consigliere Foti. Ognuno sceglie il frasario e l'intonazione di voce che ritiene, ci mancherebbe, per di più nell'esercizio del mandato popolare. Osservo solo che tanta tracotanza mi sembra fuori luogo, e non soltanto nel senso che all'aula del consiglio comunale non si addice (sto parlando del mondo come dovrebbe essere, mi rendo conto) la pratica del dileggio. "Asino chi scrive", parodia dell' "Asino chi legge" con cui ci siamo divertiti da bambini, sarebbe meglio lasciarlo alla goliardia infantile, magica formula chimica lo rendeva all'istante un'offesa così leggera da riderci sopra. Ma evidentemente Foti vuole che l'orma dell'offesa resti. Ritiene così – presumo – di rendere pan per focaccia. Senonché "Libertà" non l'ha mai dileggiato. Ha raccontato di alcune sue recenti iniziative politico-amministrative, certo, in termini da lui non graditi. Gli ha dato tempestivamente lo spazio per rimettere i puntini sulle i che negli articoli di Roccella, complice il sottoscritto, sarebbero stati (sottolineo sarebbero) distribuiti a casaccio. In un mondo a basso tasso di tracotanza, tutto ciò apparterrebbe alla semplice e perfino noiosa fisiologia politico-giornalistica. Per i nervi di Foti no. Sempre lui, capo di FdI a Piacenza e con un posto di riguardo a Roma (vice capogruppo vicario alla Camera), in un post su Facebook ci contesta anche il servizio sulla giunta che non risponde alle interpellanze dei consiglieri di minoranza, e anche qui non si risparmia colpi di eleganza. Attribuisce a un altro nostro giornalista, Marcello Pollastri, una "clientela" con la sinistra che è solo una volgare insinuazione. E a "Libertà" il disegno di "cercare la rissa" e la sorte di "fare solo compassione". Onorevole Foti, noi cerchiamo notizie e non altro. E volevo solo dirle: non è mai troppo tardi per fare un salto di qualità.

Pietro Visconti

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