Rassegna Stampa

Azioni Iren, dal Comune ok alla vendita, obiettivo 5 milioni per nuove opere pubbliche

Data: 16/02/2019

Autorizzata l'alienazione fino a 2,3 milioni di titoli: Piacenza cede l'11,6% della sua quota e nel capitale sociale scende dall'1,5 all'1,3%

Vendere fino a 2,3 milioni di azioni nel corso del 2019. Per incassare, ai correnti valori del titolo in Borsa, poco meno di 5 milioni di euro da destinare al finanziamento di opere pubbliche. Mettendo in conto, d'altra parte, di rinunciare a una quota intorno ai 160mila euro del dividendo annuale che sin qui viaggiava su 1,4 milioni di euro. Ha questi numeri il mandato che il consiglio comunale si appresta a dare alla giunta in tema di alienazione di azioni Iren. Prende forma concreta un indirizzo politico che il centrodestra da un po' di tempo andava ventilando. Per dare muscoli a un piano di opere pubbliche che da anni fatica a trovare anche solo il minimo sindacale per le manutenzioni straordinarie di strade e verde. Quasi cinque milioni di euro, 4,9 per l'esattezza, è il potenziale incasso se venissero messi sul mercato tutti i 2,3 milioni di azioni e venduti al valore di 2,13 euro a cui ieri quotava il titolo in Borsa. E se fosse invece il valore medio degli ultimi tre mesi, 2,05 euro, il gettito sarebbe di 4,7 milioni di euro. In ogni caso, nella delibera che martedì prossimo in commissione inizia il percorso di approvazione consiliare si fissa a 1,90 il prezzo da cui non scendere (al lordo delle commissioni di vendita) che equivale a definire un margine di sicurezza per la dismissione pari a 4,4 milioni di euro di introito. Come si evidenzia nel testo licenziato dalla giunta, quelle alienabili fanno parte del pacchetto di azioni Iren libere dal vincolo del patto di sindacato tra i soci pubblici che detengono il comando, e cioè, insieme al nostro, i Comuni di Reggio, Parma, Genova e Torino. Della multiutility di energia, gas, acqua e rifiuti, Palazzo Mercanti detiene attualmente 19.759.547 azioni, 14.256.443 delle quali conferite al sindacato di blocco: non vincolati e quindi liberamente cedibili sul mercato azionario sono 5.503.104 di titoli. «Per realizzare i programmi previsti nelle linee di mandato e in coerenza col Dup 2019/2021, l'amministrazione ritiene di finanziare il programma delle opere pubbliche 2019/2021 anche mediante l'alienazione di una parte» di questo pacchetto di azioni, appunto 2,3 milioni. Potranno essere vendute «in un unico lotto o in più lotti, tenendo conto delle necessità di copertura finanziaria per l'attuazione del programma delle opere pubbliche». L'operazione porterà il Comune ad alleggerire dell'11,6% la sua attuale quota in Iren che è pari all'1,52% del capitale della società, quota che così scenderebbe all'1,34%, cioè di quasi due punti. Quanto al prezzo a cui collocare le azioni sul mercato, nella delibera si osserva che negli ultimi tre mesi la quotazione di Iren «ha evidenziato un andamento fluttuante con oscillazioni comprese fra un minimo pari a 1,90 e un massimo pari a 2,20 euro, pertanto il valore medio dell'ultimo trimestre è pari a 2,05 euro». E «prudenzialmente si ritiene opportuno assumere come base di vendita per ogni singola azione la quotazione minima» di 1,90. Sempre nel testo si fa riferimento al contraccolpo negativo sul dividendo: un minor introito a partire dall'esercizio 2019 e per gli anni seguenti, quantificabile in 161mila euro «nell'ipotesi di invarianza dei futuri dividendi e di vendere tutti i 2,3 milioni di azioni». Risorse che verranno a mancare alla parte corrente del bilancio, cioè alla copertura di spese vive come le prestazioni sociali, gli stipendi del personale, le manutenzioni ordinarie.

Fare cassa o pesare nella multiutility? 
IL DILEMMA DEL CENTRODESTRA

Il segnale del sostanziale via libera all'alleggerimento della partecipazione in Iren era arrivato sul finire del 2018. Da Fdi, con Tommaso Foti, si era levata per prima l'esortazione al centrodestra al recupero di risorse per investimenti mettendo in conto la cessione di quote. Il 21 gennaio scorso in consiglio comunale, dove era in esame una modifica allo statuto di Iren, l'indicazione si era irrobustita. Ora arriva la vendita di 2,3 milioni di azioni per introitare fino a 4,9 milioni di euro. Il 21 gennaio l'assessore al bilancio Paolo Passoni aveva confermato l'intenzione di portare entro breve in aula una delibera con la proposta di vendita. «Dopodiché il consiglio comunale è sovrano», aveva aggiunto come se non desse per scontato l'esito del voto. E in effetti in quella seduta non erano passate inosservate le parole di Foti intervenuto poco prima: «La situazione attuale di Iren suggerisce di fare parte della governance in modo attivo», aveva osservato quasi ad avvertire che non è questo il momento di vendere azioni alleggerendo il peso nella società. Il dibattito in aula si era concentrato soprattutto sulla governance i cui equilibri stanno cambiando, con nuove opportunità che si aprono per Piacenza. Le ricordate modifiche agli accordi tra i Comuni soci della multiutility - oltre al nostro, ci sono Reggio, Parma, Torino e Genova - derivano dall'ingresso di La Spezia nell'azionariato. Nei mesi scorsi è stata poi portata a termine la scissione della finanziaria Fsu, controllata da Torino e Genova, attraverso la quale i due Comuni gestivano le proprie azioni, con la nascita di Fct, la nuova controllata del capoluogo piemontese. Separazione a seguito della quale Torino ha venduto il 2,5% delle sue azioni, subito acquistate da Genova. Ora è la Liguria ad aver maggior peso in Iren: grazie all'ingresso dei soci spezzini supera quota 20%, seguita dall'Emilia sopra il 15%. Morale: se è Genova ad avere conquistato in Iren una leadership che prima era di Torino e prima ancora di Reggio, sarà meglio rivolgersi al mare per cercare alleanza da cui trarre benefiche ricadute e investimenti della multitutility sul territorio, tanto più che al govenro del capoluogo ligure c'è da due anni una giunta di centrodestra. Questo il messaggio arrivato da Foti - e dai banchi dell'opposizione con Massimo Trespidi (Liberi) - a cui aveva fatto sponda lo stesso sindaco Barbieri parlando di «affinità» con il primo cittadino di Genova Bucci. 

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