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Rassegna Stampa

Capitale cultura, fu nostra l'idea di candidare la citta'


Tommaso Foti di FdI-An «Capitale cultura fu nostra l'idea di candidare la città» 
Serve una proposta valida che ci aiuti a vincere» 
II consigliere Foti (Fdi): non sarebbe un dramma presentarla per il 2022 

PIACENZA • «La consigliera regionale Katia Tarasconi, già assessore comunale al commercio, con la spocchia tipica di quella sinistra che ha la presunzione di essere sempre comunque superiore agli avversari politici, asserisce che la destra non ha idee. Lo fa a sproposito, entrando in una polemica dalla quale avrebbe fatto bene a stare fuori: l'idea di candidare Piacenza a capitale della cultura viene infatti proprio da una mozione presentata dalla destra, segnatamente da chi scrive e dalla consigliera Opizzi, e approvata all'unanimità nella seduta del Consiglio Comunale del 12 ottobre 2015». A sostenerlo è il consigliere regionale di Fratelli d'Italia Tommaso Foti che risponde alla collega del Pd in Regione secondo cui l'amministrazione Barbieri avrebbe tutto il materiale per presentare la candidatura di Piacenza a capitale della cultura 2020. «Capisco che, soprattutto la calura di questi giorni, possa far perdere di lucidità, ma la verità inoppugnabile - prosegue Foti - è questa e non altra. Così come altrettanto inoppugnabile è che in campagna elettorale la sinistra abbia cercato di appropriarsi di quell'idea, peraltro con scarso successo, così come il risultato elettorale ha ampiamente dimostrato». «Ci sono stati più di diciotto mesi a disposizione della sinistra - osserva polemicamente il consigliere di Fratelli d'Italia - per riempire di contenuti una proposta che già in occasione della sua approvazione, ben più di qualche indicazione l'aveva data. Basterebbe leggere il verbale di quella seduta del consiglio comunale, in cui non solo dell'Ecce Homo ospitato all'Alberoni si parlò, ma anche di Piacenza città del razionalismo, dell'Abazzia di Chiaravalle, del guado di Sigerico, di Piacenza città del fegato (etrusco) e dei Farnese». «Ma soprattutto - osserva Foti - quello che il Consiglio Comunale adottò fu un progetto bandiera per gli ultimi suoi diciotto mesi di durata: ora che qualcuno dica che i cassetti sono pieni di progetti, senza neppure indicarne uno e le relative fonti di finanziamento è già di per sé dimostrazione di come sia più facile dare aria alla bocca che parlare a ragion veduta». «Poiché sono vecchio del mestiere - conclude Foti - so bene che se il progetto presentato bruciando le tappe dovesse essere bocciato, troveremmo tante altre Tarasconi pronte a gettare la colpa addosso al sindaco Barbieri, non ho difficoltà a dire che se anche la candidatura dovesse essere presentata per il 2022, non sarebbe un dramma. L'importante è presentare una proposta che sia valida ed affascinante: l'importante è che si partecipi per vincere e non ci si accontenti solo - come vorrebbe la sinistra - di partecipare».

Libertà


08/08/2017

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