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Rassegna Stampa

Concorso dirigente, chi ha sbagliato adesso paghi


Via libera al risarcimento a Mangiarotti per 232mila euro. Ma in aula si apre il processo

Il Comune risarcirà Massimo Mangiarotti, l'ex dirigente del Comune di Broni che contestò la regolarità di un bando di concorso di fine 2012 per dirigere la direzione Risorse di Palazzo Mercanti. Lo farà mettendo mani al portafogli e tirando fuori un totale di circa 232mila euro, 163mila di risarcimento più 69mila di spese legali, così come disposto dalla sentenza esecutiva del Tar che ha dato torto al Comune dopo una infinita battaglia legale. 

Voto «sofferto» 
Il via libera a questo debito fuori bilancio è stato dato ieri dal Consiglio comunale con un «soffertissimo» voto favorevole, dettato  più che altro dalla mancanza di alternative, dal quale si è sfilato solo il gruppo di Liberi che ha optato per l'astensione. «Soffertissimo» soprattutto per l'attuale maggioranza di centrodestra che adesso addita la giunta Dosi di essersi avventurata pervicacemente in una battaglia poi persa quando «c'erano tutti i segnali per capire che si andava incontro a una sconfitta», ha sottolineato Tommaso Foti (Fdi). «Ci chiediamo quale sia stato il ruolo della dirigenza in questa vicenda», ha aggiunto. In aula si è discusso, e parecchio, di questa spinosa e salata eredità. Tanto che il dibattito si è trasformato in un anticipo di processo ai politici e ai dirigenti ritenuti responsabili di aver esposto l'ente «a un errore che si doveva e si poteva evitare», hanno sottolineato sia il centrodestra, sia Liberi, sia il Movimento 5 stelle.

Dossier alla Corte Conti 
Ora il Comune è tenuto a pagare, ma come ha informato il vicesindaco Elena Baio «l'amministrazione è intenzionata a inviare tutto il dossier alla Corte dei Conti». «Con ogni probabilità la procura presso la Corte avvierà un'azione di rivalsa andando a individuare le responsabilità amministrative di questa vicenda». 

Processo ai responsabili 
Sul fatto che sia «una brutta pagina» - per Massimo Trespidi (Liberi) addirittura «un brutto libro durato quattro anni» - hanno convenuto anche i consiglieri del Pd e in particolare Christian Fiazza: «Sì, si è sbagliato. Ma se errore c'è stato, e forse era più opportuno fare altre scelte, di sicuro non è stato commesso per creare danno all'ente». «Con la stessa consapevolezza - ha aggiunto Fiazza - chiediamo che i responsabili vengano individuati e paghino affinché tutto l'ente recuperi la credibilità». Il più accalorato nel suo j'accuse è apparso Trespidi: «Non possiamo limitarci a pagare. Qui ci sono gravi responsabilità politiche e amministrative da parte della giunta Dosi, del sindaco, del segretario generale e dei componenti della commissione: da parte del Comune c'è stato un accanimento testardo. Forse era il caso di fermarsi prima». Trespidi si è anche chiesto che ruolo abbia avuto l'avvocatura in tutta la querelle: «Queste cose sono accadute per una eccessiva autoreferenzialità della dirigenza comunale», ha tuonato. Contenuti condivisi anche dal capogruppo del M5s Andrea Pugni («il nostro è un voto obbligato») e dal forzista Sergio Pecorara. Parole di condanna anche da parte di Luigi Rabuffi (Pc in Comune) e del leghista Stefano Cavalli: «Questa è una grave colpa della vecchia amministrazione. Quei soldi potevano servire alla nostra collettività. Votiamo ma con un grande mal di pancia».

Libertà


10/10/2017

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