Rassegna Stampa

Esse: 'Multato dai vigili e distrutto il mio Bicipoint'

Data: 30/06/2019

«Intralcio? Con tutte le auto che passano in piazza! E' un tentativo di mettermi a tacere»

Il carro attrezzi ha rimosso l'installazione artistica di Alberto Esse su Foti e Caruso, vale a dire il suo Bicipoint con la locandina che mostra i due amici di partito mentre brindano. E quando l'artista se l'è andato a riprendere al deposito Apcoa, pagando 25 euro la rimozione e 60 euro la multa per sosta vietata, ha trovato distrutto il cartello che è l'essenza del suo messaggio veicolato in vari punti della città. «Vogliono mettermi a tacere» va dritto Esse. Vien da pensare a Banksy, il re della street art che è stato mandato via dai vigili urbani a Venezia con i suoi quadri critici sulle grandi navi piazzati senza permesso in piazza San Marco, ma diversamente da quello Esse non è protetto da alcun anonimato e dal 2016 ha caricato sul suo velocipede un centinaio di locandine intrise di spirito critico sui più svariati argomenti: dal referendum costituzionale di Renzi alla campagna anti-trivelle, dall'aria pulita, per restare a casa nostra, al no all'inceneritore o alla centralizzazione delle mense. L'ultima era la più graffiante sull'argomento che tiene banco da qualche giorno e agita la politica: il brindisi fra Giuseppe Caruso, ex presidente del consiglio comunale indagato per associazione di stampo mafioso e l'onorevole Tommaso Foti nel giorno della vittoria alle elezioni comunali, con tanto di scritta di cornice: "dall'Msi a Fratelli d'Italia". Una faccenda che getta benzina su un argomento già bruciante. Ufficialmente il Bicipoint agganciato in Largo Battisti davanti ad Unicredit la sera del Venerdì piacentino, ha disturbato il passaggio pedonale tanto da richiedere l'intervento di un agente della polizia municipale su segnalazione di un cittadino. E' stato così sanzionato «l'intralcio» alla circolazione dei pedoni. Esse però dubita («avevano tutta la strada libera») e ieri pomeriggio ha riportato l'ammaccato Bicipoint là dove l'aveva piazzato, con la stessa locandina. Per la verità, il Bicipoint era già incorso in un infortunio, quando un paio di anni fa ha aperto Casa Pound a Piacenza: «Mi avevano distrutto la parte lignea (che regge le varie locandine)». Esse lamenta stavolta un danno plurimo, i costi del verbale, il lucchetto tagliato, il valore intrinseco di un'opera d'arte (definita artefatto) il cui prezzo l'artista valuta in migliaia di euro. Pensionato e non certo ricco, Esse si dichiara assai stanco di dover difendersi legalmente e far causa per danni, come succederà in questo caso. E soprattutto gli è chiara la "matrice" politica, lamenta, peraltro viene ripagato con attestati di sostegno sui social. A rafforzare i dubbi anche il fatto che nel verbale viene descritta puntualmente la locandina, ma che c'entra - si chiede Esse - con l'intralcio? E poi: «In una città sconvolta dalle rilevazioni del Caso Caruso, in una città invasa dalle auto in divieto di sosta spesso senza nessun intervento nonostante le segnalazioni delle autorità competenti è chiaro che ci troviamo di fronte ad un tentativo di mettere a tacere un'iniziativa sociale ed artistica evidentemente fastidiosa per qualcuno. Chi?».

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