Rassegna Stampa

Esse e il caso Caruso 'Due assessori mi hanno censurato'

Data: 05/09/2019

L'artista sull'episodio del 28 giugno quando il suo bicipoint fu rimosso dai vigili. Bellotti, gestore dei "Venerdì": «Ho staccato io il manifesto»

Banale infrazione del codice della strada o vera e propria censura politica? Il caso della rimozione del "bici point" del noto artista Alberto Esse si colora di giallo. L'episodio risale al 28 giugno scorso quando, durante il primo dei Venerdì Piacentini, in largo Battisti, l'artista aggancia al portapacchi un manifesto con la dicitura "Dall'Msi Fratelli d'Italia" e poco sotto una foto dell'onorevole Tommaso Foti a fianco del collega di partito Giuseppe Caruso, l'ex presidente del consiglio comunale attualmente in carcere con l'accusa di concorso in associazione mafiosa. Un manifesto volutamente provocatorio che, attorno alle 20.35, viene rimosso. Così come il velocipede. E qui viene il punto. Perché – secondo quanto si legge sul verbale – gli agenti della polizia locale accorrono sul posto su chiamata dell'assessore alle politiche giovanili Luca Zandonella che segnala la presenza di un velocipede con esposte diciture politiche; ma poi rimuovono la bici per sosta vietata su passaggio pedonale. Mentre, poco oltre, si legge che – chiamato sul posto dagli agenti – proprio il responsabile dell'organizzazione dei Venerdì Piacentini, Nicola Bellotti, avrebbe causato, urtandolo, l'accidentale rottura del manifesto. E Alberto Esse in questa storia vuole vedere chiaro, denunciando: «Si trattava di una segnalazione con una motivazione pienamente politica» - spiega in una nota inviata alla redazione, precisando che «al momento dell'accertamento era presente sul posto l'assessore comunale Paolo Passoni che richiedeva la rimozione del materiale politico esposto facente implicito riferimento alle note vicende giudiziarie del sig. Giuseppe Caruso». Pertanto, conclude Esse, «due assessori hanno richiesto per evidenti motivi di censura politica la rimozione di materiale del tutto legittimo […]. Grazie alla rimozione del velocipede e al provvidenziale intervento di distruzione del responsabile dei Venerdì Piacentini, di fatto e oggettivamente si realizzava l'occultamento dei manifesti "incriminati", la cui esposizione era invece pienamente costituzionale». Chiamato in causa, Nicola Bellotti, smorza i toni e, sperando in un chiarimento con Esse per quanto riguarda il danno arrecato, ammette: «Ho staccato io il manifesto – me ne assumo la responsabilità. In largo Battisti avevamo predisposto uno spazio dedicato a uno sponsor della kermesse per cui avevo chiesto l'occupazione di suolo pubblico ed ero fortemente in imbarazzo con il direttore dell'azienda sponsorizzata. La bici era legata a un catenaccio e ho fatto l'errore di rimuovere il manifesto. Potevo evitarlo, ma non si tratta certo di censura politica; piuttosto di un momento di affanno dal punto di vista organizzativo». Anche per motivi di sicurezza pubblica, precisa: «I Venerdì piacentini richiedono un piano di sicurezza particolarmente dettagliato. Avevo dichiarato che all'interno della manifestazione non ci sarebbero state iniziative di stampo politico, proprio perché in caso contrario, sarei stato costretto per legge a garantire ulteriori servizi di sicurezza, a cui non eravamo preparati». A ribadire il concetto, anche l'assessore alle politiche giovanili Luca Zandonella: «Respingo l'accusa di censura. Esse ha più volte e in più occasioni avuto modo di esporre i suoi manifesti politici e nessuno li ha mai rimossi. Solo in questo caso specifico, durante i Venerdi Piacentini, non era tollerabile la loro presenza».

Libertà  

facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl