Rassegna Stampa

Foti: 'Non c'erano miei veti su Trespidi l'opposizione ha violato gli impegni'

Data: 27/07/2020

Sulla mancata elezione del leader di Liberi alla presidenza della commissione Antimafia la polemica versione del deputato di Fdi

Veto su Massimo Trespidi alla presidenza dell'Antimafia? «Falsa indiscrezione», assicura Tommaso Foti in un lungo post pubblicato ieri su Facebook dove se la prende con i «cacciatori di scoop» che «ricostruiscono falsamente notizie del tutto diverse, da loro perfettamente conosciute, per compiacere i propri "informatori"». «Dicono sia il prezzo dovuto alle "fonti"», continua l'onorevole di Fdi commentando il retroscena pubblicato su "Libertà" di sabato a corredo del resoconto sulla seduta della commissione Antimafia che ha eletto a presidente Ivan Chiappa (Fi). Il casus belli è l'affondamento della candidatura di un esponente dell'opposizione - Trespidi (Liberi) per l'appunto -, della prospettiva, cioè, alla vigilia più accreditata alla luce sia delle conflittualità interne che nei giorni precedenti avevano fatto cadere almeno quattro nomi della maggioranza sia delle mani tese alla minoranza arrivate infine dal centrodestra. «Succede che "#GURO" - guru dell'informazione locale, noto per le puntuali smentite che seguono i suoi articoli - mi attribuisca un insistente "veto" all'elezione di Trespidi», osserva Foti in riferimento al giornalista di "Libertà" il cui nome per esteso è in testa a questo pezzo. «Un'indiscrezione mendace, un colpo sotto la cintura, destinati però a fallire», si dice convinto l'onorevole prima di riportare la sua «ricostruzione dei fatti». «Lunedì 20 luglio sotto sera ricevevo una telefonata» da Andrea Pugni (M5s) che «mi informava che il gruppo del Pd - soprattutto a suo dire per volontà di Giulia Piroli e Giorgia Buscarini - aveva rifiutato la proposta della maggioranza di eleggere quale presidente dell'Antimafia il proprio consigliere Christian Fiazza. Aggiungeva il Pugni che, dopo un teso confronto, indisponibile per ragioni di lavoro a ricoprire quella carica il consigliere Roberto Colla, i gruppi di opposizione avevano raggiunto un accordo» su Trespidi. Pugni, prosegue Foti, «si rivolgeva a me perché accertassi, pur avendone lui già parlato» con Filippo Bertolini (portavoce di Fdi), «se vi fosse un qualche pregiudizio da parte dei consiglieri di Fratelli d'Italia nei confronti di Trespidi. Evidenziato al Pugni che la domanda andava posta non a me ma ai consiglieri, ipotizzavo che eventuali dissensi potevano risalire alle scelte politiche effettuate dal Trespidi in questi anni. Tuttavia, al termine della lunga telefonata, nella quale ribadivo di non avere alcun ruolo nella questione - tanto più, decisionale - mi impegnavo a riproporre la richiesta del Pugni al Bertolini». La mattina dopo, martedì 21, Foti fa sapere di essere stato insistentemente cercato al telefono da Trespidi. Riescono a parlarsi: Trespidi «mi chiedeva di intervenire al fine di consentire la sua elezione» quel pomeriggio stesso in cui era convocata la prima seduta della commissione. Nel «precisare di non avere alcun ruolo decisionale», l'onorevole rispondeva che, «solo in ragione dei consolidati rapporti personali con lui, avrei informato della richiesta» Bertolini. Il quale, «successivamente, mi riferiva delle richieste formulate da alcuni gruppi della maggioranza». E cioè: in commissione «il rappresentante di un gruppo di maggioranza avrebbe proposto» Fiazza quale presidente; «in caso di rifiuto "per ragioni personali"» da parte dell'esponente pd, «anziché procedere alla elezione di Sergio Pecorara o altro di maggioranza, la maggioranza avrebbe approvato la richiesta presentata dall'opposizione di rinviare la seduta a venerdì 24 luglio, così da potere definire la convergenza al riguardo con la stessa». Richieste «illustrate in un successivo colloquio telefonico» a Trespidi «che le accettava». Una telefonata, «infine», anche con Pugni, che «ribadiva l'accettazione delle richieste sopra illustrate, assicurandomi che il rinvio della votazione del presidente sarebbe stato da lui richiesto». Si riunisce l'Antimafia, il leghista Carlo Segalini propone la presidenza a Fiazza che rifiuta perché, spiega in commissione, «se la carica viene offerta alla minoranza, è la minoranza che decide il nome, non se lo fa indicare dalla maggioranza». «Ad ogni modo, l'opposizione un suo candidato autorevole l'ha scelto e condiviso e non sono io», aggiunge il dem prima che la seduta venga rinviata a venerdì 24 (a chiedere la sospensiva è Sara Soresi di Fdi). «Nella serata del 22 luglio», continua Foti nel suo post su Facebook, Bertolini «mi informava del mancato rispetto degli impegni da parte dell'opposizione e delle conseguenti reazioni negative nella maggioranza, a partire - ma non solo - dal gruppo di Fratelli d'Italia. A quel punto, dichiarandomi dispiaciuto per l'accaduto, dicevo al Bertolini che non intendevo dedicare altro tempo alla questione, in cui - mio malgrado - Pugni e Trespidi mi avevano coinvolto». E conclude: «Quale "veto" avrebbe posto Tommaso Foti non è dato di sapere, mentre ben si sa che quando si perde per propria colpa la cosa più facile è scaricare le responsabilità su altri. Del resto, la distinzione tra Uomini e quaquaraquà, rende sempre attuale Sciascia. Tanto affermo sul mio onore, con riserva, se del caso, di esibire prove documentali e non». 

«Del no di Fratelli d'Italia sapevano tutti c'è chi beve che l'onorevole non c'entri?»

«Del veto di Fratelli d'Italia sapevano tutti, così come da dove partisse. O forse ci si vuole far credere che a Piacenza quelli di Fdi possano mettere veti senza che Tommaso Foti voglia?». Andrea Pugni reagisce con forza per rispedire al mittente la versione che l'onorevole di Fdi ha fornito sulla vicenda dell'elezione alla presidenza della commissione Antimafia. Pugni, capogruppo del Movimento 5 stelle, è stato tra quelli che più si è adoperato per portare quella carica alla minoranza nella persona di Massimo Trespidi (Liberi). E se l'operazione è fallita, decisivo è stato il niet di Fdi (via Foti), si dice convinto: «Ci abbiamo lavorato tanto per portare Fdi a votare Trespidi, ma non era possibile. E uno della maggioranza che lo sa bene è il presidente del consiglio», il leghista Davide Garilli.

NO COMMENT DI TRESPIDI 
Se Trespidi ieri ha preferito il no comment, Pugni ricostruisce i fatti partendo dalla riunione di minoranza del 20 luglio sera, «da me convocata perché c'era la possibilità di avere la presidenza». «Avendo però prima sondato Bertolini (di Fdi, ndr) e altri di maggioranza, sapevo del veto su Trespidi, anche se nessuno lo attribuiva esplictamente a Foti. Alla riunione ho avvertito gli altri che c'era un veto, ciò nonostante siamo stati tutti d'accordo a indicare Trespidi». «A quel punto ho chiamato direttamente la fonte, che era Foti, e mi ha detto che si potrebbe anche fare, però il risultato dovremmo portarlo a casa in un certo modo, cioè la maggioranza indica Fiazza (del Pd, ndr) che si ritira e poi "chiedete voi la sospensiva". Così facendo sarebbe arrivato il via libera a un candidato espresso dall'opposizione, e anche il sindaco era d'accordo su Trespidi». Il 21 si tiene la commissione dove Fiazza non accetta la candidatura propostagli dal centrodestra e la seduta viene rinviata al 24. A quel punto però «Foti ha cominciato a dire che non abbiamo rispettato gli accordi, a non farsi trovare», annota Pugni. «E' vero che Fiazza non ha motivato la rinuncia per ragioni personali ma di metodo, ed è vero che il rinvio l'ha chiesto la Soresi (di Fdi, ndr) e non la minoranza. Ma sono aspetti secondari, prenderli a pretesto per sostenere la violazione degli accordi significa accampare scuse per non ammettere che quell'operazione non doveva passare», si sfoga il 5stelle. Alla vigilia della seconda seduta è fino all'ultimo in piedi l'elezione di Trespidi: «Avevamo l'accordo in mano, era fatta con il sostegno della Lega. Ma qualcuno ha fatto fuoco e fiamme e dal cilindro hanno tirato fuori la carta Ivan Chiappa (di Fi, ndr) su cui la maggioranza si è ricompattata»

«Tommaso non la conta giusta» altre repliche da Colla e Piroli 

Il consigliere: «Non ci credo che Foti e Fdi non fossero in linea». La dem: «Tensioni con Trespidi»

«Ma quale "confronto teso", quella riunione non lo è stata per nulla». Parte da qui Roberto Colla (Piacenza Oltre) per contestare la versione di Tommaso Foti (Fdi) sulla partita dell'Antimafia, da quelle parole, messe in bocca ad Andrea Pugni (M5s), che descrivono «teso» il confronto del 20 luglio tra i gruppi di minoranza per l'indicazione di un candidato condiviso alla presidenza della nuova commissione. «Dopo una certa sopresa, questo sì, nel venire a sapere che il Pd non era disponibile ad accettare la proposta che la maggioranza aveva fatto a Fiazza e che il giorno successivo, alla prima seduta dell'Antimafia, sarebbe stata formalizzata, abbiamo convenuto che Trespidi avesse le carte in regola, e tutti, senza tensioni, hanno sottoscritto», riferisce Colla che fino a venerdì pomeriggio, alla vigilia della seconda seduta, era «convintissimo» che presidente sarebbe diventato l'esponente di Liberi: «Ho letto su "Libertà" l'articolo in cui il capogruppo della Lega, Carlo Segalini, dava l'okay a Trespidi, e se il partito di maggioranza dentro la maggioranza si esprimeva così... ». Invece è finita diversamente: «Facciamo due conti», esorta Colla, «nel centrodestra chi ha peso politico dopo la Lega? E' Fdi. Quindi, se Trespidi con i voti della Lega sarebbe stato eletto, l'unica forza nella maggioranza in grado di dire no non poteva che essere Fdi. E se c'era una contrarietà su Trespidi non ci credo che il vertice del partito, che è indiscutibilmente Foti, non abbia quantomeno condiviso quella linea». Tornando alla riunione della minoranza e all'ipotesi Fiazza che, afferma Foti sempre richiamando la telefonata con Pugni, sarebbe stata «rifiutata» dal Pd «soprattutto per volontà di Giorgia Buscarini e Giulia Piroli», è quest'ultima a ribattere che le cose stanno diversamente: «C'era stato un impegno preciso del Pd, già manifestato in consiglio comunale, a non ricoprire nessuna presidenza dell'Antimafia, oltretutto la maggioranza pretendeva di scegliere lei il nome per noi». Quanto al veto su Trespidi che Foti smentisce, Piroli lo accredita: «Non mi stupisce, so che i due non sono mai andati molto d'accordo» 

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