Rassegna Stampa

Infezione fulminante stronca Boiardi, lutto nel mondo politico

Data: 19/09/2018

AVEVA 67 ANNI. ERA STATO PRESIDENTE DELLA PROVINCIA E SINDACO DI MONTICELLI

Una stretta di mano vigorosa, di quelle che infondono fiducia. Il fare bonario delle gente della Bassa, la sua gente. Che, anche se plurilaureata, ama la battuta in dialetto. Come quella che l'ha reso famoso: "La vegna bella". Ne fece lo slogan delle campagna elettorale del 2004, il suo capolavoro politico, quando diventò presidente della Provincia battendo un avversario del calibro di Tommaso Foti. C'è da scommettere che Gian Luigi Boiardi anche al cospetto di chi ha incontrato in queste ore lasciando per sempre la amatissima Monticelli si è presentato sfoderando, ironico e sorridente, il fortunato motto coniatogli su misura dal guru della comunicazione Mauro Ferrari. Una fulminante infezione batterica se l'è portato via in pochi giorni. Aveva 67 anni. Manager dell'Ibm, sposato con Barbara, una figlia, Boiardi di Monticelli è stato sindaco per due mandati (dal 1997), portacolori dei Ds per poi confluire nel Pd. Alla sua terra era legatissimo. Se doveva indicare il momento più bello della vittoriosa campagna elettorale per la Provincia rispondeva così: «Ho fissa nella mente l'immagine di una donna di 87 anni, che ho conosciuto a Castelvetro, mi stringeva il braccio come una tenaglia, mi ha guardato negli occhi e mi ha detto seria "g'aviss treint'ann ad menu". Voleva dire che se avesse avuto trent'anni di meno mi avrebbe aiutato personalmente. Mi ha commosso». C'è in queste parole tutto l'orgoglio delle radici, il legame identitario con la Bassa, la Bassa padana e piacentina. Che ne ha segnato la militanza politica: «Qui c'è una perfetta rappresentazione di quello che è il centrosinistra da almeno ottant'anni, i moti socialisti, un certo modo di fare politica», spiegava Boiardi a "Libertà" nel giugno 2004, nella prima intervista da presidente della Provincia: «Io da qui non mi muoverei mai perchè c'è un grande modello solidale di società, abbiamo ventiquattro associazioni, un volontariato potentissimo, sono questi i modelli da cui non possiamo prescindere, non il "Grande Fratello", non dobbiamo mai dimenticare da dove siamo partiti». Anche quando imbracciava la chitarra, una delle sue passioni, riemergeva il legame al territorio: amava le canzoni popolari, stornelli simpaticamente irriverenti accompagnati con l'arpeggio, ballate acustiche da rock-star del Po. Perché il fiume gli apparteneva. «Senza il fiume farei fatica a vivere, la gente ha paura, ma in realtà bisogna averne rispetto, è una grande risorsa che da queste parti ha mantenuto intere generazioni», raccontava sempre in quell'intervista: «Occorre rilanciare il Po con la navigabilità e un turismo diportistico intelligente. Intanto, con la conca di Isola Serafini (l'anno prossimo parte il cantiere) cominciamo a renderlo navigabile e far tornare Piacenza nel golfo di Venezia». L'inaugurazione della conca ha fatto in tempo a vederla. E' arrivata in grande ritardo, la primavera scorsa, esempio di quella lentezza del la politica italiana da cui nemmeno l'amministrazione Boiardi è stata esente. La sua giunta provinciale era nata con grandi aspettative nel centrosinistra: un po' per cercare di mettersi in fretta alle spalle i veleni che che avevano accompagnato la scelta del candidato (clamoroso l'appello al voto per Foti che a tre giorni dal ballottaggio fece il presidente uscente di via Garibaldi e leader della Margherita e dell'Ulivo piacentino Dario Squeri), un po' per vedere all'opera quello schema allargato di alleanza dal civismo moderato a Rifondazione comunista che due anni dopo avrebbe portato Romano Prodi al governo del Paese. Aspettative andate in parte deluse nei cinque anni di mandato di Boiardi. Che tra i suoi si attirò critiche anche per la "melina" sulla ricandidatura nel 2009. Non il migliore viatico per una riconferma elettorale. Difatti non arrivò: il centrodestra di Massimo Trespidi prevalse già al primo turno, segnandone di fatto la fine politica. Boiardi rimase convinto della bontà del suo modello politico, dando vita in consiglio provinciale al gruppo del Nuovo Ulivo. Una scelta in solitaria che testimonia il suo rapporto spesso controverso con il centrosinistra. Come quando finì nel mirino per avere accumulato tre cariche: sindaco di Monticelli, presidente della Provincia e deputato. Era il luglio del 2004, l'elezione in parlamento, a cui si era candidato nel 2001, era scattata in un secondo tempo per un giro di dimissioni alla Camera. Boiardi lasciò Montecitorio nel febbraio 2005, sull'onda di richieste sempre più pressanti pure dai suoi. E anche in questo braccio di ferro si specchia, vien da dire, il carattere sanguigno della gente della Bassa. 

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TommasoFoti
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