Rassegna Stampa

Italia Nostra e Legambiente non ci stanno 'I nostri 'no' sono per il bene della citta''

Data: 30/01/2019

Al sindaco che se l'è presa contro chi «vuole fermare Piacenza» ribattono le due associazioni: «Demagogia darci dei menagramo»

«Non siamo antagonisti, non c'è contrapposizione pregiudiziale, dire che qualcuno vuole fermare la città è un discorso demagogico, voler zittire un'associazione che parla in maniera disinteressata non mi sembra giusto, noi cerchiamo di collaborare sulla base del buon senso, e la vicenda Borgo Faxhall è la prova che siamo stati grilli parlanti. Non vorrei che accadesse così anche stavolta, che si riveli a posteriori che abbiamo ragione e che adesso ci si dica "tacete perchè arrivate tardi e siete brutti": sono parole che non ci devono rivolgere, soprattutto perché le nostre posizioni le sosteniamo pubblicamente da anni, non oggi». E' un fiume in piena Carlo Emanuele Manfredi. L'intemerata del sindaco Patrizia Barbieri lunedì in consiglio comunale contro «chi vuole fermare Piacenza» ha tra i destinatari Italia Nostra, l'associazione che presiede. E analogamente vigorosa è la levata di scudi di Legambiente, altro bersaglio del sindaco. 

Il casus belli 
Il casus belli è noto: le contestazioni a progetti rilevanti, dal restauro del Carmine con la polemica sul soppalco alla riqualificazione di piazza Cittadella-Casali con il parcheggio interrato, fino al recupero dell'area del consorzio agrario Terrepadane, contestazioni che di volta in volta hanno visto Italia Nostra e Legambiente tra i capifila. Il sindaco ce l'ha con i no levatisi «nell'arco di poco tempo» contro lavori in corso o in dirittura d'arrivo dopo un tribolato iter progettuale ereditato dalle precedenti amministrazioni, una sequenza di interdizioni alla «crescita di Piacenza».

L'esposto all'Anac 
Rispetto a quanto uscito lunedì dal consiglio va anzitutto registrata la correzione di rotta di Tommaso Foti (Fdi) che con Barbieri aveva giocato di sponda addebitando il fermo dei progetti a interventi di organismi centrali di vigilanza originati dalle segnalazioni degli oppositori locali. La richiesta di Anac (Autorità nazionale anticorruzione) al Comune perché giustifichi il «prezzo spropositato» dell'appalto si riferisce non al Carmine, ma alla riqualificazione di piazza Cittadella, ha chiarito ieri Foti a "Libertà" facendo ammenda di quanto dichiarato in aula. E la segnalazione-esposto che ha mosso Anac non l'ha inviata Italia Nostra, come si era appreso lunedì da fonti del Comune, bensì il comitato civico che a inizio dicembre aveva scritto al sindaco una lettera-diffida contro l'approvazione del progetto definitivo del restyling della piazza, che in indirizzo aveva anche l'Autorità anticorruzione.

Legambiente e il comitato 
Portavoce di quel comitato civico composto da 147 nomi è Stefano Benedetti, uno dei referenti di Legambiente Piacenza. Che al sindaco ribatte anzitutto ricordando che «queste nostre posizioni non sono iniziate adesso, ma anni fa quando alla guida del Comune c'erano Reggi, Cacciatore e poi Dosi e Bisotti». «I nostri sono comitati e associazioni aggregatisi nel tempo», considera Benedetti ricostruendo a partire dall'aggiudicazione dell'appalto per piazza Cittadella che risale al 2012: «E' da allora che abbiamo prodotto i nostri interventi critici, e poi su palazzo ex Enel davanti al Farnese, sulla colata di centri commerciali in città, sulla riqualificazione del consorzio agrario fin da quando l'assessore Bisotti illustrava gli indirizzi per il Poc nel 2015-2016, quindi sono tutte cose partite molto prima e sempre argomentate, con proposte e osservazioni circostanziate ma sistematicamente cadute nel vuoto». «Non si devono risentire quasi fosse una cosa personale, qui c'è in ballo la città», reagisce Benedetti sottolineando che «il primo mostro è stato Borgo Faxhall e ora si va sulla stessa falsariga, interventi fatti a casaccio, con il solito fine di lucro del privato, senza che il Comune faccia ciò che deve fare, cioè governare la programmazione urbanistica nel bene dei cittadini e di Piacenza».

La diffida e la penale 
«La nostra petizione-diffida è stata mandata per conoscenza all'Anac e ci rallegriamo se l'hanno presa in considerazione: forse non è privo di senso sostenere che la famosa penale che ha rappresentato l'alibi per  alzare disco verde al progetto di piazza Cittadella il Comune non la deve pagare, o comunque per una cifra molto limitata perché la ditta aggiudicataria nel frattempo ha intascato dei soldi per la gestione di tutti i parcheggi a pagamento della città». «Non è che si ferma Piacenza, si fermano casomai i cantieri di alcuni operatori, Piacenza è molto più grande e ha molteplici interessi», conclude Benedetti.

Italia Nostra, il Carmine... 
Argomenti simili a quelli portati da Manfredi, il quale in primo luogo nega la paternità di Italia Nostra su «esposti che non siano le prese di posizione assunte alla luce del sole». E nel merito ribadisce che l'opposizione sul Carmine riguarda solo il soppalco e si è determinata «quando ci si è resi conto che, mentre il rendering del disegno era tale da far pensare che fosse una passerella amovibile e smontabile, la realizzazione ha evidenziato un arnese di cemento armato, una specie di viadotto per accedere a una tangenziale e agganciato al suolo».

...la piazza e Terrepadane 
Quanto a piazza Cittadella, Italia Nostra, puntualizza il presidente, «è da dieci anni che si oppone in particolare al parcheggio sotterraneo», una tesi che «portiamo avanti oggi come allora». Infine Terrepadane: «Da sette mesi abbiamo fatto delle considerazioni che non sono distruttive, ma di buon senso, si tratta di un'area enorme, se si interviene lì le cose cambiano per tutta la città; e se abbiamo parlato di un campus universitario, non è per porre una sorta di ultimatum, ma lanciare una proposta di messa in discussione delle previsioni attuali che parlano di farci residenza, quando in città abbiamo migliaia di appartamenti vuoti e invenduti, e un centro commerciale di 15mila metri quadrati più altri 5mila metri di negozi». 

La lezione di Borgo Faxhall 
«Non cerchiamo di affossare un'iniziativa, sostenere che qualcuno vuole fermare la Piacenza è un discorso un po' demagogico del sindaco, diciamo solo di ragionare ricordando il precedente di Borgo Faxhall di 30 anni fa», rievoca Manfredi: «A opporsi fin dall'inizio fu solo Italia Nostra, abbiamo avuto ragione perché quel piano di riqualificazione è stato un fallimento per la nostra urbanistica e perfino per le imprese che lo realizzarono, ma il Comune andò avanti a capofitto senza tenerci minimamente in conto, anzi dandoci dei menagramo. Come ora».

Libertà

facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl