Rassegna Stampa

La minoranza va all'attacco 'Vi fate opposizione da soli brutto spettacolo per la citta''

Data: 06/03/2019

Pavesi (Lega) critico con i suoi «Spending review molto debole e incontri non ce ne sono stati»

«Gli elettori ci hanno eletto non per le grandi opere, ma per ripristinare condizioni di decoro e vivibilità». Ha ascoltato le richieste dell'opposizione di destinare a un progetto simbolo, un'opera segno del mandato, il ricavato della vendita di azioni Iren - sui 5 milioni di euro -, ma le ha fatte infine cadere nel vuoto il sindaco Patrizia Barbieri lunedì in consiglio comunale. Perché quei soldi servono a finanziare il piano delle opere pubbliche del 2019, fatto di manutenzioni straordinarie di scuole, asili, palestre e altri edifici comunali, di rifacimenti di strade e marciapiedi, di sistemazioni di aree verdi e parchi gioco. Non che quel piano - già licenziato - non abbia copertura finanziaria, solo è virtuale, trattandosi di proventi da alienazioni immobiliari realizzabili sulla carta. «Sì, ma non illudiamoci di realizzare nel 2019 tutte le opere inserite nel piano, se dopo due anni non riusciamo ancora a fare la rotonda di Pittolo», ha incalzato Massimo Trespidi (Liberi) rincarando, dai banchi delle minoranze, la dose di critiche a cui la maggioranza ha esposto il fianco per il duro scontro interno con i Liberali Piacentini che, a partire dalla scelta di vendere una quota di azioni di Iren, hanno contestato la politica di bilancio dell'amministrazione. «Ci sta rubando il mestiere», così Stefano Cugini (Pd) si è provocatoriamente rivolto al capogruppo dei Liberali piacentini Antonio Levoni e al centrodestra, «avete vinto promettendo discontinuità e raccontando bugie, ora vi fate opposizione tra voi». «Stiamo tirando un calcio di rigore a porta vuota», è l'immagine usata da Roberto Colla (Piacenza Oltre). «La tenuta della maggioranza è a rischio», secondo Giulia Piroli (Pd), e Giorgia Buscarini (Pd) ha descritto una coalizione che «non sta più insieme, incapace di fare il bene dei cittadini». «Non credo che sia alle porte una crisi nell'amministrazione, però quello che è accaduto sull'Irpef, e ora su Iren, coinvolge sempre l'assessore Passoni», ha considerato Trespidi. «Avete idee divergenti sul futuro della galleria Ricci Oddi, sulla Fondazione Teatri, sul progetto Terrepadane, sull'addizionale Irpef e ora Iren, queste polemiche sono un problema, il sindaco faccia chiarezza», ha esortato Sergio Dagnino (M5s). E Andrea Pugni (M5s), nell'indicare la preferenza per il ricorso a un mutuo visto che l'indebitamento del Comune è a livelli «bassissimi», ha lamentato di non avere visto nella maggioranza un serio impegno in una «vera azione di spending review». Di «imbarazzante gestione della cosa pubblica» ha parlato Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune), «c'è una spaccatura clamorosa nella maggioranza, oggi i Liberali sono di fatto all'opposizione e il termometro della situazione politica è allarmante, con dichiarazioni frontali tra di voi, coltellate che vi date, sono preoccupato che le coltellate non arrivino anche ai piacentini». La maggioranza, che per lo più ha minimizzato lo scontro con i Liberali piacentini derubricandolo a normale dialettica interna, con Tommaso Foti (Fdi) ha spostato l'attenzione sulla progressiva perdita di potere del Comune all'interno dell'azienda multiutility dai tempi di Enia a oggi: «Vent'anni fa avevamo la vicepresidenza con Marco Elefanti e la delega agli investimenti, oggi che cosa è rimasto?», ha domandato in polemico riferimento a Iren Ambiente, la divisione che avrebbe dovuto avere sede a Piacenza come quartiere generale e dirigenziale e che invece «non ha neanche l'ombra di quanto era stato concordato: quattro uffici in croce, con l'amministratore delegato che ogni tanto viene a fare delle videoconferenze, Piacenza non ha più un dirigente, questa è la questione politica, non il pacchetto azionario perchè non si conta in base alla percentuale, ma a quanto si pesa». E secondo Foti «il momento migliore per vendere le azioni di Iren è adesso, per questo abbiamo fretta oggi di piazzarle, prima che distribuiscano i dividendi, intanto che sono appetibili sul mercato». «Sono sempre stato scettico sulla vendita delle quote», gli ha fatto eco Nicola Domeneghetti (Fdi), poi però «mi sono informato e ora dico che ci sono poche alternative». Anche Nelio Pavesi (Lega) ha assicurato il voto favorevole «perché sono nella maggioranza», e d'altra parte non ha risparmiato critiche né alla coalizione («Non c'è stata la volontà di guardare nelle pieghe del bilancio e tagliare») né al suo partito: «Avrei voluto che il mio gruppo organizzasse un incontro sulla vendita di Iren, magari con un tecnico, per approfondirne la valutazione di opportunità».

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