Rassegna Stampa

La rabbia in piazza 'Non siamo untori basta sacrifici'

Data: 27/10/2020

RISTORATORI, PALESTRE, TEATRI: CHIEDIAMO RISPETTO E SI PENSA A "DISUBBIDIRE"

In corteo anche il centro-destra 
Alla manifestazione hanno preso parte anche esponenti del centro-destra come Foti (FdI), Pisani (Lega), Tagliaferri (FdI) nonché ultras vicini alla destra radicale.

«Non siamo gli untori, ci vuole rispetto per il lavoro». Una piazza stanca, delusa, arrabbiata. Non ancora al punto di ricorrere alla "disobbedienza civile", ma siamo lì sulla soglia: «Stiamo parlando di ribellarci e tenere aperto. O anche di fare uno sciopero fiscale. Se solo fossimo tutti uniti...» avverte più d'uno. Ristoratori, baristi, gestori di palestre, di attività di catering, lavoratori del mondo della cultura e tanti altri ancora. Perfino giocolieri, circensi. Dai titolari ai dipendenti fino agli stagionali. Tutti a scandire poche ma incisive parole. «Basta chiederci sacrifici, così il Governo ci affossa. Fateci lavorare». In centinaia, provenienti da città e provincia (350 per la polizia, quasi 500 per gli organizzatori) hanno sfidato la pioggia e si sono radunati sul Pubblico Passeggio per poi fare rotta su piazza Cavalli con cartelli e fischietti. Tutti contro le chiusure - per qualcuno totali per altri alle 18 - contenute nel nuovo dpcm anti-Covid. A loro si sono uniti anche la sindaca Patrizia Barbieri e diversi consiglieri comunali del centrodestra che hanno fatto mancare il numero legale in Consiglio per partecipare (vedi servizio a pagina 18). Una protesta vibrante ma civile, ad eccezione di qualche vaffa all'indirizzo del premier Conte. «Sono 37 anni che mi dedico a questa attività in palestra e mai avrei immaginato di vivere una realtà simile» dice Antonio Garofalo di Le Club. Il quale fa notare «una incoerenza clamorsa». «Sabato mattina a Le Club sono arrivati i carabinieri del Nas che, dopo un'accurata ispezione, hanno sottoscritto che siamo un'eccellenza sotto il profilo della sicurezza. E allora perché dopo due giorni ci chiudono? Da maggio ci siamo attenuti alle regole. Eravamo già in ginocchio prima, un secondo stop non possiamo permettercelo». E il certificato dei Nas con il massimo dei voti lo esibisce addirittura al collo Daniele Bavagnoli dell'Acrobatic. «E' assurdo. Abbiamo speso 20mila euro per mettere a posto i nostri centri. Fino a metà settembre non c'erano contagi. I contagi sono iniziati con l'inizio della scuola e sui mezzi di trasporti. Perché dobbiamo pagare noi? Ci sono tante persone e famiglie dietro queste attività». Dello stesso avviso il collega Paolo Bertolini (Sport Center): «Chiediamo rispetto - dice -. Ci hanno chiesto di adeguarci alle misure e l'abbiamo fatto scrupolosamente da subito, dal 25 maggio quando abbiamo riaperto. Chi decide forse non si rende conto che noi viviamo di queste attività ed è nostro interesse rendere i luoghi sicuri. Si dovevano colpire le attività non a norma, non fare di ogni erba un fascio». Tra chi fa sentire la propria voce in dissenso c'è anche Alberto Marvisi, tecnico del suono di Teatro Gioco Vita e Teatro Trieste 34. «In questi mesi nei teatri ci sono stati quasi 400mila spettatori e nessun contagiato. Ci hanno chiusi subito senza considerare i dati. Lo trovo gravissimo. Anche la cultura ha una sua dignità» dice mostrando il cartello "il teatro esiste". «Non prendo lo stipendio da febbraio», aggiunge disperata una ragazza che lavora nei circhi come mangiafuoco. E poi l'esercito di baristi e ristoratori. «Dopo la prima chiusura di 74 giorni, questo nuovo stop è una mazzata - lamentano Emilio Repetti dell'Osteria di Caratta e Claudio Giovilli del Madhouse - ci stavamo rialzando solo adesso. Così rischiamo di chiudere definitivamente. Si poteva lasciare aperto fino a mezzanotte o anche alle 23». I due ristoratori parlano di perdite che per il 2020 si aggirano già sul 50%. «Se poi ci fanno stare chiusi anche a Natale sarà la fine per noi, per le nostre famiglie e per quelle dei nostri lavoratori. Il Governo deve ripensarci. I nostri locali sono stati adeguati alle nuove misure. Paghiamo noi mentre per sei mesi non si è fatto nulla, ad esempio, sui trasporti. Basta essere trattati come untori». Disobbedienza civile? «Ho proposto di tenere aperto, se siamo in un po'... vedremo». «Tanti sacrifici per nulla, non è giusto» dice Gigi Broccolini, titolare dell'American Bar e della palestra Mercurio. Ancor peggio la situazione per chi gestisce un'attività di catering e non vede un euro dal 6 marzo. Silvia Del Forno de "Le cuoche-L'anticatering" di Fiorenzuola è amareggiata: «Noi non abbiamo nemmeno avuto la consolazione di poter riaprire. Il nostro settore è stato colpito ancora prima dei ristoranti perché nessuno ha più scelto di organizzare eventi. Nessuno affitta un castello o una location di classe per meno di 30 persone. Siamo a terra noi e i nostri dipendenti. E se non ci fanno fare Natale non so davvero come andrà a finire».

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TommasoFoti
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