Rassegna Stampa

La sala giunta intitolata a Franco Tei: uomo dello Stato e della legge

Data: 06/11/2018

L'iniziativa è partita da un manipolo di ex amministratori

Un uomo dello Stato. Ma anche un appassionato lettore di dottrina sociale della chiesa, una persona schiva ma sempre disponibile. Così è stato ricordato Franco Tei, segretario comunale dal 1986 al 1998 a cui ieri pomeriggio è stata intitolata la sala giunta del municipio e che il prossimo 7 dicembre verrà ricordato ancora attraverso le testimonianze di chi lo conobbe e degli amici. L'iniziativa, partita da un manipolo di ex amministratori ossia Aldo Lanati, Carlo Mazza e Stefano Pareti, ha inteso ricordare un piacentino che è spiccato nell'ambito della gestione e della direzione della macchina comunale: Tei era infatti entrato in Comune nel 1964 ed è stato vicesegretario comunale dal 1965 al 1986 prima di ricoprire l'incarico di segretario. La celebrazione, consacrata dalla benedizione della targa fatta da don Ezio Molinari, ha visto partecipare anche i figli Isabella e Daniele. «È una persona che ha segnato un'epoca ed è stata un punto di riferimento per tanti – ha fatto notare il sindaco Patrizia Barbieri – era una persona con una cultura giuridica profondissima e la disponibilità ad aiutare tutti, ma anche l'autorevolezza per far notare ai dirigenti e agli amministratori quando sbagliavano. Franco Tei ha amato la sua città ed è giusto che la città risponda: lo farà anche il 7 dicembre con un momento per ricordare l'uomo attraverso le testimonianze degli amici». «Era un uomo dello Stato, capace di avere un rapporto coi consiglieri schietto e diretto – ha ricordato il consigliere Tommaso Foti – univa una cultura giuridica disarmante alla capacità di trasmettere sicurezza nella scelta degli atti sotto il profilo amministrativo, ma non amava stare in vetrina nonostante abbia ricoperto un ruolo allora fondamentale per la vita della città. Il Comune gli deve essere grato per avere creato una squadra di dirigenti capace di fornire delle risposte ai dubbi che venivano». «Conobbi bene Tei nel 1994 quando diventai presidente del consiglio comunale – ha ricordato Carlo Mazza – era una persona schiva e originale, non potevi diventare suo amico se lui non voleva. Era un assiduo frequentatore della libreria Romagnosi e ricordo molto bene quando, una settimana prima della sua morte, prenotò un libro di racconti intitolato "Non dimenticatemi": quasi un'anticipazione. Quel libro poi lo acquistai io dal signor Gobbi». Stefano Pareti invece conobbe Tei da sindaco dal 1980 al 1985: «Era un uomo che esprimeva un coraggio antico, grande integrità e senso del dovere – ha ricordato – era permanentemente al servizio delle istituzioni indipendentemente dalla maggioranza politica che governava. Ma al di là di questo, Franco Tei aveva anche una passione per le letture religiose e per la dottrina sociale della Chiesa: leggeva l'Osservatore romano e le encicliche papali, ma quando un sindaco volle invitare il vescovo per un incontro con il consiglio comunale lui mi disse che non era d'accordo. Con la sua scomparsa ci siamo sentiti tutti meno tutelati». «Quando sono venuta in comune avevo 20 anni e Franco Tei è stato uno dei primi di cui ho un chiaro ricordo – ha spiegato Mara Conti – era un uomo di grande autorevolezza che gli veniva anche dal fisico importante e per il quale forma e sostanza coincidevano».

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