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Rassegna Stampa

Monito della Regione: cosi' c'e' il rischio di danni erariali

Data: 26/06/2018

LETTERA DA BOLOGNA AGITA IL CONSIGLIO COMUNALE BARBIERI: «BASTA GIOCHETTI»

Ma come si permette l'assessore regionale alla Salute, Sergio Venturi, di intervenire "a gamba tesa" sull'autonomia decisionale della politica piacentina? E' in questi termini indignati che il consiglio comunale, a eccezione del Pd e di Piacenza Più, ha reagito ieri alla lettera inviata da Venturi al sindaco Patrizia Barbieri e alla presidente della conferenza socio-sanitaria Patrizia Calza alla vigilia della scelta sulla localizzazione del nuovo ospedale, alla vigilia cioè del preannunciato cambio di rotta dal protocollo d'intesa del febbraio 2017 tra Difesa, Demanio, Regione, Azienda Usl e Comune. Con la maggioranza di centrodestra, allargata a Liberi e gruppo misto, che andava verso il sostanziale "de profundis" di quel protocollo stralciandone le due aree pubbliche che vi erano indicate come possibile sede del nuovo ospedale - la caserma Lusignani di Sant'Antonio e la Pertite tra via Emilia Pavese e via I Maggio - per indirizzarsi su un terreno privato, l'assessore regionale ha ritenuto di mettere in chiaro alcuni aspetti.

L'interesse pubblico 
Quel cambio di rotta va motivato adeguatamente, ha sottolineato Venturi, deve cioè essere convincente la scelta di abbandonare la strada di un'area pubblica rinunciando così ai sottesi «interessi pubblici prioritari quali ad esempio il minor consumo di suolo, la rivitalizzazione dei contesti territoriali degradati, il riuso non oneroso dei beni immobili dello Stato». Occorrono «precise ragioni di natura sia tecnica che economica, anche al fine di scongiurare una responsabilità erariale». In altre parole, «l'attivazione di un diverso percorso amministrativo da parte del Comune, che consideri quale ipotesi di scelta su cui edificare l'ospedale anche aree di proprietà privata, siano esse a destinazione agricola o edificabile, presuppone che il Comune affermi e motivi esaustivamente con proprio atto che nessuna delle due aree demaniali suscettibili di trasferimento non oneroso per il Comune (Lusignani e Pertite, ndr) è in grado di realizzare l'interesse pubblico». 

Opera Pia in pole position 
Questi i paletti evidenziati dall'assessore, insieme alla «necessità di definire un tempoprogramma che stabilisca tempi certi per l'individuazione dell'area edificativa». La Regione «ribadisce» il suo «impegno per la realizzazione e per il finanziamento dell'opera che riteniamo necessaria per la città soprattutto in prospettiva pluriennale». E d'altra parte «il piano economico-finanziario sarà definito sulla base delle caratteristiche e della collocazione» della sede. Fermo restando che «un'eventuale individuazione di aree private dovrà avvenire secondo le dovute procedure di acquisizione a evidenza pubblica richieste dalla legge», cioè con un avviso per la raccolta di manifestazioni di interesse sul mercato immobiliare in grado potenzialmente di allargare il novero delle opzioni sin qui in campo: il terreno tra La Verza e strada Valnure e quello dell'Opera Pia Alberoni tra Madonnina e Farnesiana che al momento appare il più accreditato per la scelta finale.  

Il sindaco e il casus belli 
Dello scritto di Venturi ha dato lettura il sindaco Patrizia Barbieri in apertura di consiglio comunale. Stroncandolo subito dopo come «fuori contesto». «Evidentemente si vuole fare un casus belli della Pertite, si paventano dubbi su eventuali danni erariali ed eventuali responsabilità: ma di che cosa stiamo parlando? A meno che la Regione non abbia già scelto l'area. L'ha scelta lei? Mi sembra che si dica: "Scegli dove vuoi, ma si deve andare sulla Pertite". Io non ci sto». Così il sindaco, che ha polemizzato sulla disponibilità della Pertite in quanto area tuttora militare: «Non mi sembra un bene disponibile, è una stupidaggine, condizione essenziale per la sua dismissione è che prima sia trovata un'alternativa alla pista di prova carri armati». La Regione chiede giustificate motivazioni per escludere le sedi pubbliche? «Le contrarietà a Pertite e Lusignani non sono di carattere politico, ma tecnico, sono due aree completamente inidonee, che cosa deve giustificare il Comune?», ha reagito Barbieri, «questi giochetti cominciano a starmi stretti, l'amministrazione di Piacenza non ci sta».

Il centrodestra fa quadrato 
La maggioranza ha fatto quadrato attorno al sindaco: «Dobbiamo finirla di giocare, il cerino ce l'ha in mano la Regione», secondo Sergio Pecorara (Fi). «La responsabilità della scelta della sede se la deve assumere questo consiglio», ha fatto eco Michele Giardino (Fi). Tommaso Foti (Fdi) ha sottolineato, per la disponibilità della Pertite, «l'impedimento» derivante dal dover realizzare altrove la pista di prova carri («Sono sette anni che non si riesce a individuare»), oltretutto è un'operazione che avrebbe dei costi: dunque che acquisizione non onerosa (tramite federalismo demaniale) sarebbe, ha chiesto polemicamente Foti indicando un altro ordine di impedimento nell'incognita sulla contaminazione ambientale dell'area militare e sui conseguenti costi di bonifica in caso di scavo per l'edificazione dell'ospedale. Quanto alla Lusignani, va scartata perché è troppo piccola, «l'ospedale non ci sta, salvo farlo di sette piani fuori terra e due interrati», senza contare il «fortissimo impatto in un ambito urbano del tutto carico». Una «polpetta avvelenata» ha definito Stefano Cavalli (Lega) la lettera dell'assessore regionale: «Voleva lasciarci il cerino in mano, è una presa per i fondelli». Dalla minoranza si è associata Liberi: «Quella lettera è una forma di pressione psicologica sul consiglio comunale», ha accusato Massimo Trespidi, «è la prova che la Regione, l'Asl, il Demanio, il Comune di centrosinistra, hanno alzato un diversivo che era la Lusignani con l'intenzione di fare l'ospedale alla Pertite, dobbiamo sventare questo disegno perché l'area la sceglie il Comune». Gloria Zanardi (misto) ha esortato tutti a «manifestare chiaramente le intenzioni». Sergio Dagnino (M5s) e Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune) hanno ribadito la contrarietà al progetto di nuovo ospedale, e comunque alla Pertite come sede.

Il centrosinistra 
La difesa delle posizioni espresse dalla Regione è arrivata dal centro sinistra. Se Paolo Rizzi (Piacenza Più) si è detto contrario allo stralcio di Pertite e Lusignani, Stefano Cugini (Pd) ha sostenuto la correttezza, addirittura «banale» della posizione dell'assessore Venturi: «La Regione non impone un bel niente, i soldi ce li mette lo stesso, ma chiede solo di fare le cose per bene, che siano poste ragioni inoppugnabili per la scelta di andare a pagare un'area privata anziché acquisirne una pubblica a titolo non oneroso, perché su queste cose la Corte dei Conti e gli uffici giuridici della stessa Regione ci vanno a guardare». «Perché parlare di casus belli, di giochetti, di pressioni?», ha polemizzato Cugini, «qui c'è una responsabilità sacrosanta, voglio vedere quale dirigente ci mette la firma: se la motivazione non tiene che facciamo? Salta l'ospedale? Che cosa si direbbe se un governo di centrosinistra andasse su aree private? Non c'è il rischio di danno erariale? Benissimo, andate avanti, ma attenzione che se poi alla fine c'è qualcosa che non va, il cerino in mano lo tiene qualcun altro, non si dica che la Regione cattiva non ci dà i soldi. Qui c'è in gioco la sanità di Piacenza nei prossimi decenni, oltreché la fruibilità del parco Pertite».

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