Rassegna Stampa

Moschea di via Mascaretti la palla adesso passa al Tar

Data: 19/01/2019

Il giudice di pace respinge il ricorso del Centro islamico. L'imam Shemis: è nostro diritto pregare. Foti (Fd'I): ora rispettino l'ordinanza

Sembra non conoscere la parola "fine" il braccio di ferro tra palazzo Mercanti e il Centro culturale islamico di via Mascaretti ritenuto, da un'ordinanza comunale, luogo non adatto alla preghiera. Sulla contesa, che si trascina da almeno tre anni, era arrivata come benzina sul fuoco anche la reiterata protesta di alcuni residenti del quartiere, infastiditi dal continuo via vai a loro dire intercorso anche in ore notturne presso i locali, soprattutto in concomitanza con il mese di preghiera del Ramadan. Ora, nel tortuoso iter di azioni e contro azioni, c'è un nuovo capitolo che si aggiunge. Il Giudice di Pace di Piacenza, secondo un comunicato fornito dal Comune, ha respinto con sentenza il ricorso proposto dal Centro Culturale Islamico contro l'ordinanza, emessa nel maggio 2018 dal Comune di Piacenza, con cui si ordinava l'immediata cessazione di uso non conforme dell'immobile di via Mascaretti come luogo di preghiera. Il Centro Islamico aveva proposto ricorso al Giudice di Pace ritenendolo competente rispetto al Giudice Amministrativo, come invece indicava il Comune nella propria ordinanza. Il Giudice di Pace, che aveva inizialmente sospeso l'ordinanza in questione, ha - secondo la stessa nota pervenuta da palazzo Mercanti - accolto l'eccezione sollevata dall'Avvocatura comunale e dichiarato il proprio difetto di giurisdizione, ritenendo competente il Tar dell'Emilia Romagna. A quanto emerge, allo stesso Tar si è già rivolto, negli ultimi giorni, il Centro culturale islamico con sede in via Mascaretti, presentando ricorso su cui ora il tribunale amministrativo sarà chiamato a pronunciarsi. «Secondo noi - ha riferito ieri Shemis Mohamed, imam della comunità islamica cittadina (la seconda si trova sulla Caorsana) - la richiesta del Comune di ritenere inadatta la sede di via Mascaretti alla preghiera non è fondata. L'agibilità dei locali c'è, esiste. E c'è il diritto alla preghiera, chiunque, anche un musulmano, può pregare. Può farlo anche per strada». Shemis ha confermato che i riti di preghiera, nel centro culturale di via Mascaretti, non si sono interrotti, insieme ad altre attività. «Dire dove celebreremo il prossimo Ramadan adesso è presto - afferma ancora l'imam - vedremo. Un nuovo spazio di preghiera per il centro culturale? Lo stiamo cercando e non da oggi. Ma servono fondi, fondi di cui adesso ancora non disponiamo. E ribadiamo - conclude - il fatto che abbiamo diritto a pregare. Tutti i centri in Italia simili al nostro possono anche ospitare la preghiera. Ed è quello che facciamo anche noi». Parole di fuoco arrivano da Tommaso Foti, vice-capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera dei Deputati: «Che da anni il Centro islamico occupi un immobile che non può essere utilizzato per gli scopi di preghiera è noto a tutti. Ciò nonostante e disattese le promesse di trasferimento del Centro, i suoi responsabili pensano di potere violare la legge e non rispettare le ordinanze comunali emesse al riguardo. Vogliono adire nuovamente i giudici? Lo facciano. Per intanto però, rispettino quanto l'ordinanza stabilisce e poi, quando avranno avuto torto anche nel giudizio di merito, se ne faranno una ragione».

Libertà

facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl