Rassegna Stampa

Piano Urbanistico, Legambiente: 'Serve percorso partecipato'

Data: 27/09/2018

Piano Urbanistico, Legambiente: "Serve percorso partecipato" 
L'associazione chiede al Comune, all'avvio dell'iter per la redazione del nuovo Pug, una serie di garanzie. 
"E discutiamo i progetti di rigenerazione urbana" 

Il consumo di suolo è aumentato a Piacenza, come in tutta Italia, anche nel 2017. Ammonta, infatti, al 9,3% del totale la percentuale di suolo consumato nella nostra città, con una perdita di 47 ettari tra il 2016 e il 2017 (fonte: Rapporto Ispra 2018 sul consumo di suolo in Italia). L'Emilia-Romagna risulta essere la quarta regione in Italia per suolo consumato, con un territorio "cementificato" pari al 9,87% del totale, dietro a Lombardia (12,99%), Veneto (12,35%) e Campania (10,36%). Nella nostra regione tra le province più "cementificate" figurano Rimini (13,7% del territorio totale), Reggio Emilia (12,3%) e Modena (11,8%). Parma risulta essere la provincia con il maggior incremento di suolo consumato tra il 2016 ed il 2017 (+ 0,42%, pari a 135 ettari). Piacenza è invece la provincia dell'Emilia Romagna con il maggior consumo di suolo pro capite, pari a 836 metri quadrati per abitante, classifica nella quale svettano i comuni di Zerba e Cerignale a causa dell'alto tasso di spopolamento. "Nonostante i dati preoccupanti sul consumo di suolo — questo è l'allarme lanciato da Legambiente — la Regione Emilia Romagna ha approvato nel dicembre 2017 una nuova legge urbanistica (LR 24/2017, che si propone il contenimento del consumo di suolo, ndr) che rischia di sottrarre alla mano pubblica il ruolo di pianificazione, affidandolo ad accordi operativi con i privati. Paradossalmente il rischio è che, nella pratica, si vada in direzione contraria a quanto prefissato nella teoria". "Il testo approvato dalla Regione — afferma l'associazione — risente fortemente delle ragioni del mondo economico e ben poco delle aspettative del mondo ecologista e dei cittadini, che si rendono perfettamente conto dell'urgenza di salvaguardare il poco territorio vergine rimasto in regione". "Ad oggi la norma — prosegue Legambiente — che pur prevede di azzerare le previsioni dei Piani vigenti, produce una forte semplificazione procedurale che renderà più veloce costruire già da subito, ma senza porre un vero limite al consumo di suolo viste le possibili e numerosissime deroghe contemplate". E' inoltre preoccupante per Legambiente "la fase di transizione dei prossimi 3 anni, durante i quali i Comuni beneficeranno di procedure semplificate e di un periodo `franco' per poter attuare le previsioni dei Piani vigenti. Un periodo molto pericoloso, dato che già si censiscono numerosi atti dei Comuni volti a mettere in sicurezza le proprie aree di espansione". Per i Comuni ora c'è un unico Piano urbanistico generale (Pug) per stabilire programmazione e pianificazione del loro territorio, che sostituisce il Piano strutturale comunale (Psc) e il Regolamento urbanistico edilizio (Rue). I Pug saranno poi attuati attraverso "Accordi operativi", che sostituiranno Poc (Piano operativo comunale) e Pua (Piano urbanistico attuativo) e che regoleranno nel dettaglio gli interventi da realizzare. Gli enti locali, che si devono dotare di uffici di piano per svolgere le funzioni in materia di governo del territorio, hanno tre anni dall'approvazione delle nuove norme per avviare i procedimenti di approvazione dei Pug e due anni per concluderli. Nel suo ultimo incontro, la Consulta territorio e sviluppo del Comune di Piacenza ha chiesto delucidazioni sui criteri che l'amministrazione intende applicare a seguito della nuova Legge, che semplifica fortemente il complesso degli strumenti urbanistici sia regionali che provinciali e comunali, introducendo, come detto, lo strumento degli "Accordi operativi" che sostituiranno Poc e Pua. L'amministrazione, attraverso l'assessore Opizzi, ha illustrato le manifestazioni di interesse pervenute in relazione all'attuazione del Psc nel periodo transitorio, comunicando che sono in corso di definizione i criteri di valutazione. A questo proposito Legambiente Piacenza chiede "dei termini oltre i quali non si possano avanzare manifestazioni di interesse dei privati per attuare progetti prima che entri in vigore il nuovo Piano Urbanistico Generale e che vengano discussi con la cittadinanza i criteri per la scelta delle manifestazioni di interesse". L'associazione chiede quindi al Comune di Piacenza, all'avvio del percorso di redazione del nuovo Pug, una serie di garanzie che si possono riassumere nella richiesta di un idoneo Ufficio di Piano in grado di "dialogare" con i privati e attento al monitoraggio del territorio urbanizzato, nella domanda di un percorso amministrativo che garantisca la coerenza fra il Piano urbanistico di Piacenza e i Piani dei Comuni di cintura, nella promozione di una discussione partecipata su alcuni importanti progetti di "rigenerazione urbana", come per esempio quello di Terrepadane. Legambiente vorrebbe, inoltre, che venisse redatto, all'interno del Pug, un Piano Strategico del Verde che tenesse conto anche degli effetti del verde sulla riduzione dell'inquinamento e sulla crescita dei servizi ecosistemici. 

"II Piano Periferie è davvero utile?"
I dubbi di Legambiente 
E' una voce fuori dal coro, finora, quella di Legambiente Piacenza che - in una nota - avanza dei dubbi sulle ricadute positive che avrebbe per Piacenza il Bando Periferie, considerando i progetti sul tavolo. L'associazione punta il dito contro "la riqualificazione di Piazza Cittadella che ha come perno centrale la costruzione di un parcheggio interrato, fortemente osteggiato non solo dai cittadini ma anche da molti operatori della zona". E prosegue: "L'altro progetto connesso al Bando Periferie si integrerebbe con il progetto di riqualificazione di Terre Padane nella zona di via Colombo, ex Consorzio Agrario, un intervento che - pensato senza una seria e condivisa valutazione degli effetti che potrebbe determinare sul commercio di vicinato dell'intera città e sulla mobilità del quartiere - potrebbe beneficiare solo gli operatori privati a discapito dell'interesse collettivo". Fondi Bando Periferie, appello bipartisan al Governo "Salvare gli undici milioni di euro del Bando Periferie". Consenso bipartisan per la risoluzione, passata all'unanimità in consiglio comunale, proposta dai consiglieri di Fratelli d'Italia Tommaso Foti e Giancarlo Migli sul Bando Periferie. A favore 28 consiglieri su 30 presenti, non hanno partecipato al voto solo i due esponenti del Movimento 5 Stelle, d'accordo per chiedere al Governo di non cancellare i fondi che nel recente decreto Milleproroghe sono stati differiti al 2020 per molti comuni, tra cui quello di Piacenza. Nello specifico, la risoluzione invita il sindaco e la giunta "a voler rappresentare al Governo la necessità di introdurre opportune modifiche normative volte ad escludere dal differimento dei termini di efficacia le convenzioni stipulate dai Comuni nel caso in cui questi ultimi presentino i relativi progetti micro la data del 31 dicembre 2018". Lo scopo 2 di salvare dunque quei 10,7 milioni di curo (compresi i cofinanziamenti dei privati) già destinati alla riqualificazione di una vasta area degradata con il recupero di Piazza Casali e di Borgo Faxhall. Tenuta opportunamente fuori dalla risoluzione la pratica di Terrepadane, per non urtare quanti in maggioranza (tra cui il forzista Mauro Saccaridi e il leghista Davide Garilli, ma non solo) non hanno ancora digerito il piano urbanistico ereditato dalla precedente amministrazione.

Corriere Padano

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