Rassegna Stampa

Rivi urbani al Comune 'Spetta a Iren l'onere della manutenzione'

Data: 16/04/2019

Sì della maggioranza (senza il misto) alla delibera che affida all'ente la proprietà. La minoranza non vota: «Manca l'interesse pubblico»

E' del Comune la proprietà dei rivi urbani. La delibera firmata dai capigruppo della maggioranza che il riconoscimento di questo principio afferma è stata approvata ieri in consiglio comunale. Dalla maggioranza, a eccezione di Michele Giardino e Barbara Zanardi (entrambi gruppo misto), che non hanno partecipato al voto al pari dell'opposizione. Ma se Liberi e M5s sono rimasti in aula schiacciando l'apposito tasto della non partecipazione, Pd, Piacenza in Comune, Piacenza Oltre e Piacenza del futuro sono usciti dalla sala consiliare al momento della conta per sottolineare il loro dissenso. Che cosa ci guadagna il Comune a rivendicare la proprietà dei rivi urbani, cioè del reticolo di canali sotterranei che una volta fungeva da fognatura? Non è un affare, è stato il principale argomento di contrarietà portato dalla minoranza che anzitutto si è fatta scudo dei (quattro) pareri tutti negativi che i dirigenti - dall'Urbanistica alla Ragioneria e all'Avvocatura legale - hanno espresso sulla pratica. Non è un affare, anzi, chiama il Comune a farsi carico di oneri di manutenzione sgravandone i privati proprietari degli immobili sovrastanti i rivi. Di qui l'ammonimento levatosi in particolare da Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune) circa la «responsabilità amministrativa e patrimoniale» in capo a chi vota sì: cioè a dire che la Corte dei Conti potrebbe chiedere ai consiglieri comunali di mettere mano al portafoglio per rifondere eventuali esborsi dalle casse municipali (danno erariale). Nel puntare il dito sulla «brutale lacerazione» tra «una parte politica» che tira diritto e «una parte tecnica ignorata e sfiduciata», Rabuffi ha polemizzato sull'improvvisa accelerazione che ha portato in consiglio comunale la pratica. Ha citato la «sfuriata notturna» di Tommaso Foti (Fdi) venti giorni fa in aula quando ha spiegato che le sue annunciate dimissioni dal consiglio non le avrebbe date se non fossero usciti dal binario morto i provvedimenti su baratto amministrativo e rivi urbani: entrambi sono stati calendarizzati «in fretta e furia a dimostrazione che siete tutti Foti-dipendenti», ha attaccato Rabuffi ricordando «l'analoga proposta» nel precedente mandato (giunta Dosi), firmata da Foti e dalla compagna di gruppo Erika Opizzi, che nell'ottobre 2016 il consiglio comunale decise all'unanimità di rinviare per «acquisire i dati che fugassero i dubbi evidenziati in quella discussione». «E' rimasto tutto come allora, nessuno degli approfondimenti concordati è stato fatto, l'unica cosa cambiata è che ora siete voi la maggioranza», ha rimarcato l'esponente di Piacenza in Comune condannando «la prova di forza, il braccio di ferro voluto dal centrodestra anziché cercare un percorso di partecipazione per arrivare a soluzioni condivise». Sul punto della mancata ricerca di condivisione hanno dato man forte Roberto Colla (Piacenza Oltre) e il M5s con Sergio Dagnino e Andrea Pugni. Il Pd, con Stefano Cugini, Giorgia Buscarini e Giulia Piroli, ha domandato polemicamente dove stia l'interesse pubblico, Giardino ha evocato il rischio che si accendano i riflettori della Corte dei Conti. Secondo Massimo Trespidi (Liberi), la proprietà pubblica dei rivi è un'enunciazione politica di principio destinata a rimanere lettera morta stante il dissenso di uffici da cui è difficile aspettarsi la traduzione pratica. Per questo ha esortato il sindaco Barbieri a «un'iniziativa per smontare le rispettive barricate». E il sindaco gli ha risposto che «di certo occorrerà tenere conto di quello che accadrà dopo», anche perché «se qualche dirigente riterrà che ci sono profili di illegittimità si asterrà dal darvi attuazione»; e però, «se l'amministrazione è convinta della bontà della sua posizione non è che deve fermarsi se c'è chi ha un'opinione differente». E ha rivendicato la «ragioni di giustizia» che portano a individuare «l'interesse pubblico» nella proprietà comunale dei rivi urbani, tesi che «era nel nostro programma elettorale». Antonio Levoni (Liberali piacentini) e Foti - spalleggiati da Sergio Pecorara, Francesco Rabboni (entrambi Forza Italia), Nelio Pavesi (Lega) e Gianpaolo Ultori (Liberali) - hanno difeso la delibera sottolineandone l'intento di superare «interpretazioni equivoche» come quella propugnata dal Comune negli ultimi anni secondo cui il Comune sarebbe proprietario e responsabile della parte dei rivi sotto suolo pubblico mentre i privati lo sarebbero delle parti sotto i rispettivi immobili con i relativi obblighi manutentivi: una proprietà a intermittenza, secondo una tesi originatasi dopo che, nel 1995, il Comune sciolse il Consorzio dei Rivi Urbani (l'organismo a controllo pubblico che allora curava le sorti dei rivi) passandone la manutenzione all'Asm. Sono le società "eredi" dell'Azienda dei servizi municipalizzati - da Tesa a Enìa e all'attuale Iren - a doversi fare carico dei canali sotterranei, secondo la maggioranza, perché nessun atto di revoca è mai intervenuto. «Il Comune ha scaricato sui cittadini spese che erano sue», ha sostenuto Foti respingendo l'accusa di «colpo di mano». E se ritardo c'è stato, ha evidenziato lo sforamento di tempi da parte dei dirigenti che «per esprimersi avevano quindici giorni e ci hanno messo cinque mesi e mezzo».

Libertà 

facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl