Rassegna Stampa

Sale bipartisan l'appello al governo: 'Salvare i fondi del Bando periferie'

Data: 25/09/2018

Anche la Lega vota la risoluzione di Fd'I per scongiurare il blocco degli 11 milioni deciso a Roma. Il Pd ritira il suo analogo documento

Piacenza rivuole i suoi soldi. Passa all'unanimità in consiglio comunale la risoluzione dei consiglieri di Fratelli d'Italia Tommaso Foti e Giancarlo Migli sul Bando Periferie: tutti d'accordo - tranne il Movimento 5 stelle che non ha partecipato al voto - per chiedere al Governo di non cancellare i finanziamenti che nel recente decreto Milleproroghe l'esecutivo Lega-M5s ha differito al 2020 per molti comuni, tra cui quello di Piacenza. Una decisione che nei giorni scorsi, in modo trasversale, aveva fatto gridare molti sindaci allo «scippo». L'obiettivo comune è dunque quello di salvare quei 10,7 milioni di euro "promessi" a Piacenza e destinati alla riqualificazione di una vasta area abbandonata, il recupero di Piazza Casali e di Borgo Faxhall. La risoluzione votata in tarda serata invita il sindaco e la giunta «a voler rappresentare al Governo la necessità di introdurre opportune modifiche normative volte ad escludere dal differimento dei termini di efficacia le convenzioni stipulate dai Comuni nel caso in cui questi ultimi presentino i relativi progetti entro la data del 31 dicembre 2018». 

Voto compatto 
Nonostante i dubbi della vigilia, alla fine ne è uscito un voto bipartisan forte e compatto che ha convinto il Partito Democratico a ritirare la sua mozione. Un testo che era sì analogamente orientato a far rientrare quei finanziamenti (per i quali si era spesa in primis la giunta Dosi nel mandato precedente), ma la cui articolazione non avrebbe incontrato il favore di tutti i gruppi.  

Il dibattito 
Nel presentare la risoluzione Foti aveva ricordato come «tutti nel dibattito in Parlamento hanno riconosciuto che a un principio giusto - quello che se lo Stato assegna a un Comune un contributo economico per un'attività che non viene svolta, esso si cancella - sia seguita un'interpretazione sbagliata». «Questa risoluzione non dà il via alla pratica di Terrepadane, dice che il Comune chiede di andare avanti per la sua parte» aveva tatticamente aggiunto per non urtare la suscettibilità di quelli che in maggioranza il piano urbanistico del Consorzio agrario faticano a digerirlo per via della quota commerciale. Era soprattutto la posizione della Lega a tenere un po' tutti con il fiato sospeso. Alla fine, dopo un pomeriggio di phatos, di viavai frenetico dentro e fuori dall'aula e di imbarazzi soffocati (per ora) non senza fatica, anche il gruppone del Carroccio si è allineato e ha votato a favore: «Sarebbe stato forse più facile uscire dall'aula, ma pensiamo che si debba avere coraggio, la città ha bisogno di riqualificarsi e dei soldi del Bando Periferie», ha chiarito il capogruppo della Lega Stefano Cavalli che pure ha rimarcato come Foti non fosse stato disposto ad accogliere «l'emendamento che gli avevamo proposto». Fondamentale per cementare il centrodestra è stato l'intervento del sindaco Patrizia Barbieri che ha rotto in aula quel silenzio per il quale era stata rimproverata nei giorni scorsi dal Pd. «Sono stata in silenzio perché non sono abituata alle polemiche, ma a lavorare per il bene della città, che è quello che stiamo facendo» ha detto il primo cittadino auspicando «un salto di qualità da parte di tutto il Consiglio per dimostrare a Piacenza che stiamo facendo un grande sforzo». Per questo ha fatto un appello a tutti i consiglieri a svestire «la casacca partitica». «Il Pd ha un auspicio - ha chiarito Fiazza - andare al di là degli steccati politici e uscire da quest'aula con un voto il più largo possibile perché l'unica stella polare deve essere quella del bene di Piacenza e di andare a riempire un vuoto urbanistico. Va impedito che questo "scippo" venga legalizzato». Un intervento molto appassionato, quello di Fiazza, che pure non ha risparmiato critiche ai parlamentari leghisti Pietro Pisani ed Elena Murelli che in prima battuta avevano difeso il provvedimento varato dal Governo Conte che avallava la cancellazione del contributo per la nostra città: «Evidentemente ci sono due tipi di parlamentari che rappresentano Piacenza».Di «grande giornata per Piacenza e per il consiglio comunale» ha parlato Antonio Levoni, capogruppo dei Liberali piacentini. A lui si è accodato Sergio Pecorara (Forza Italia). Unica voce fuori dal coro quella dei pentastellati che, prima con Sergio Dagnino, poi con Andrea Pugni hanno spiegato di «nutrire dubbi sul fatto che il Bando Periferie possa abbellire la città» e di non aver condiviso i progetti che erano stati avanzati dalla passata amministrazione comunale. Già, proprio la questione progetti ha animato parte del dibattito. «Bisogna correre per averli pronti entro il 31 dicembre 2018» ha avvertito il capogruppo di Liberi Massimo Trespidi alimentando una sensazione di dubbio piuttosto diffusa in consiglio che, nostante le rassicurazioni del sindaco, si fatichi ad arrivare con le carte pronte per quella data. E una serie di malumori non sono sfuggiti su Terrepadane. Pratica accuratamente tenuta slegata da quella del Bando Periferie, si diceva, ma su cui il forzista Mauro Saccardi e il leghista Davide Garilli (ma non sono gli unici nella coalizione di governo) hanno fatto chiaramente capire di non concordare. E' anche su questo terreno che nei prossimi giorni si misurerà nuovamente la tenuta del centrodestra. Con sullo sfondo, le continue voci di un rimpasto che non si placano.

Libertà

facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl