Rassegna Stampa

Vendere Iren, il centrodestra dice si', senza i Liberali

Data: 05/03/2019

RESPINTA UN'ALTRA RICHIESTA DI RINVIO, IN MAGGIORANZA SI CONSUMA LO STRAPPO

Fermarsi per magari ritrovarsi, ma serve «guardarsi nelle palle degli occhi», serve «un atto di modestia politica e di umiltà». Anche l'ultimo appello di Antonio Levoni a prendere una pausa di riflessione sulla decisione di vendere una quota di azioni Iren è caduto nel vuoto. A costo di perdere i Liberali piacentini, cioè lui e Gian Paolo Ultori, la maggioranza di centrodestra ha tirato diritto respingendo ieri in consiglio comunale la richiesta di rinvio della delibera che dallo stesso Levoni era stata presentata la settimana scorsa in commissione che l'aveva approvata. Il forzista Mauro Saccardi, che in commissione aveva fatto pendere la bilancia sulla sospensiva di Liberali fatta propria dalle minoranze, si è smarcato anche stavolta astenendosi, ma in aula la maggioranza ha i numeri per tenere botta e li ha messi tutti in campo. Anche perché, a rispedire frontalmente al mittente le motivazioni di approfondimento della dismissione azionaria che Levoni aveva perorato in un'intervista a "Libertà" dai toni molto duri nei confronti della coalizione di governo e di alcuni esponenti della giunta e della dirigenza comunale, è stato non solo uno dei principali chiamati in causa quale l'assessore al bilancio Paolo Passoni, ma il sindaco Patrizia Barbieri in persona. «Rispondo solo ai cittadini», ha messo in chiaro rimarcando che la vendita di azioni Iren va proprio in tale direzione, cioè fornire risposte ai bisogni dei piacentini che vogliono vedere attuato quel piano delle opere pubbliche che i 5 milioni di euro dell'introito stimato dall'alienazione sono destinati a finanziare. Una «decisione nota da tempo, tempo per dibattere ce n'è stato tanto», così l'ha descritta, «da tre settimane la giunta ha deliberato», ha aggiunto giustificando la scelta di cui si è assunta la paternità di far iscrivere la dismissione all'ordine del giorno dell'aula saltando il passaggio in commissione: una forzatura, una mancanza di rispetto istituzionale, l'hanno bollata minoranze e Liberali; «il risultato portato a casa perché alle polemiche preferisco i fatti», ha ribattuto Barbieri che, nel censurare i passaggi dell'intervista di Levoni «non accettabili perché arrivati alla diffamazione», ha rivendicato la sua autonomia decisionale. Ha ricordato quando, qualche seduta fa, ha sbottato contro «chi cerca di fermate questa amministrazione» perchè «anche a questo mi riferivo». «Il sindaco, sì, che se la assume la volontà di andare avanti», e chi dissente deve chiarirsi le idee: «In questa maggioranza o si condividono le decisioni o ci si assume la responsabilità di dire che si è cambiata posizione, che non si pensi che sia stata la maggioranza». «Decida se stare dentro o fuori della maggioranza», è stato l'aut aut di Sergio Pecorara (Fi) a Levoni, finito nel mirino della Lega che con Davide Garilli l'ha accusato di essere la gola profonda che passa alla stampa le «veline» delle riunioni riservate del centrodestra. Dito puntato sui Liberali piacentini, «compagine politica che dal primo giorno dopo le elezioni cerca di scalfire la maggioranza attraverso influenze non sempre identificabili». Ma «questa coalizione ha una sua autonomia e non ha bisogno di qualche economista locale che scriva il programma». Riferimento che tutti hanno colto come indirizzato a Corrado Sforza Fogliani, che non solo è il presidente del comitato esecutivo della Banca di Piacenza e del centro studi di Confedilizia, ma soprattutto è tra i soci fondatori dell'associazione dei Liberali piacentini. «Tutto il mondo dei Liberali piacentini probabilmente mette in discussione la politica di bilancio dell'amministrazione», ha considerato Michele Giardino (gruppo misto) chiedendosi quali siano i motivi di «uno strappo così incomprensibile», dato per scontato che quella su Iren è una polemica «pretestuosa». Caso «pretestuoso» anche per Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune ), ma da leggere come il modo per «presentare a Levoni il conto e liberarsi del suo spirito tanto libero quanto fastidioso» dopo l'«esilio volontario» ai tre ex assessori sacrificati sull'altare del rimpasto di giunta e il «cartellino giallo» a Saccardi. «Levoni lunga mano in consiglio comunale di ventriloqui esterni?», ha domandato Gianluca Bariola (Piacenza del futuro). Ed è stato Stefano Cugini (Pd) a dare esplicitamente un nome, quello di Sforza Fogliani, alle "influenze non sempre identificabili " di cui ha parlato Garilli e di cui «da due anni parlano nei corridoi gli stessi esponenti del centrodestra»: «E' il padre nobile dei Liberali piacentini», forza politica che «è pronta a staccare la spina», ha sostenuto Cugini secondo cui «bene ha fatto il sindaco a mettere il punto e dire chi è che governa la città». Adesso però «risolvete una voplta per tutte le vostre beghe e se avrete la maggioranza andate avanti, ma se siete posticci andate a casa perché così non fate il bene della città», ha ammonito. Che è stato il leit motiv delle minoranze. Rabuffi ha parlato di situazione «pesantissima», Sergio Dagnino (M5s) ha ricordato la sequenza di casi che hanno minato la compattezza del centrodestra, «i Liberali si sfilano», ha incalzato Massimo Trespidi (Liberi). Nel difendere la scelta di vendere azioni Iren, Carlo Segalini (Lega) ha negato che ci siano casi nella coalizione al di là di una normale dialettica, e ha censurato Levoni per il metodo. «Non siamo una chiesa», ha fatto eco Tommaso Foti (Fdi). La delibera è passata a maggioranza, i Liberali non hanno partecipato al voto, no di Rabuffi, astenuto il resto della minoranza.

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