Rassegna Stampa

'Moschea, iter corretto superiamo insieme gli ostacoli al dialogo'

Data: 29/03/2021

L'INTERVISTA YASSINE BARADAI / PRESIDENTE COMUNITÀ ISLAMICA

IL LEADER DEGLI ISLAMICI: «PIACENZA CITTÀ ACCOGLIENTE I LUOGHI DI CULTO CURANO LA SOCIETÀ: VENITE A TROVARCI»

Oggi «c'è un problema di dialogo a tutti i livelli». E dunque la bufera nata intorno alla moschea di Strada Caorsana può essere una «tappa necessaria per maturare insieme attraverso un confronto civile». All'indomani degli auguri di Pasqua al vescovo Adriano Cevolotto, Yassine Baradai, presidente della Comunità islamica di Piacenza, torna sul tema scottante di questi giorni ribadendo che, a suo avviso, «la pratica per il cambio d'uso dell'immobile è corretta».

Baradai, che valenza ha per voi il riconoscimento della moschea da parte di alcune realtà della città tra cui partiti (di minoranza), sigle sindacali, Curia e cittadini di diverse estrazioni? 
«Ritengo che la base dei tanti messaggi di vicinanza e solidarietà ricevuti in questi giorni, mediante stampa e privatamente anche da singoli cittadini, sia il frutto di un grande lavoro di dialogo e conoscenza reciproca, oltre al buon senso. Queste due parole sono la base fondamentale di una società che si definisce civilizzata e che riconosce in tutti una parte importante da includere nella costruzione della piazza comune. Oggi abbiamo problemi di dialogo a tutti i livelli. Dialogo intrafamigliare, intergenerazionale, interculturale e ogni rappresentate deve guidare chi rappresenta verso la conoscenza dell'altro tramite il dialogo e l'impegno comune».  

Il vescovo Cevolotto ha detto che chi viene in Italia non può essere considerato solo come forza lavoro, ma nella sua integrità di persona. Solo così riuscirebbe a sentirsi realmente come a casa. Voi a Piacenza vi sentite a casa? 
«Piacenza senza dubbio è una città accogliente e aperta che ha saputo e sa dare spazio a tutti. Chi crede sa bene che i luoghi di culto sono un luogo, qualunque esso sia, di cura della società. Sono luoghi in cui ci si prende cura del la spiritualità delle persone contro ogni devianza che può portare alla delinquenza o alla disperazione, che a sua volta può portare a pensieri o azioni che possono danneggiare la persona stessa o la società. Oggi più che mai sono luoghi necessari per contrastare gli effetti della pandemia anche nella nostra città».

Il riconoscimento formale di luogo di culto cosa cambia? 
«Sapevamo della possibilità di poter avviare l'inter del cambio della destinazione d'uso già quando venne inserito nel PSC del 2016 dalla giunta Dosi, ma non ravvedevamo la necessità all'epoca in quanto l'organizzazione interna della Comunità era volta maggiormente ad attività culturale. Negli ultimi anni abbiamo voluto separare le attività culturali da quelli di culto formalizzandolo anche tramite l'iter amministrativo avviato e concluso».

Il caso ha sollevato un polverone. Cosa vi ha dato più fastidio? 
«Ho avuto modo di ribadire in questi giorni che, tralasciando ogni tipo di esternazione estremista e strumentale, il dibattito scaturito è una tappa obbligata che la città prima o poi avrebbe dovuto affrontare. Perché credo che un confronto civile su temi delicati possa solo portare alla maturità di tutti noi. Il tema è molto profondo ed è giusto che prenda il tempo necessario per poter essere trattato seriamente».  

Il deputato Foti, nell'intervista a "Libertà" di ieri, dice che la vostra comunità si è sempre «presa luoghi di culto senza preoccuparsi delle norme che lo impedivano». E' così? 
Posso parlare della mia comunità di via Caorsana che sicuramente ha sempre agito nel rispetto delle leggi. Tuttavia l'affermazione non va sottovalutata perché c'è un problema di fondo che non è imputabile né alle amministrazioni locali, né alle comunità religiose islamiche. L'Islam infatti rimane ancora l'unica religione, assieme ai Testimoni di Geova, non riconosciuta dallo Stato tramite lo strumento dell'Intesa. Questo porta ad un vuoto normativo importante che mette in difficoltà sia le amministrazioni locali che le comunità islamiche. Come UCOII (Unione delle Comunità Islamiche d'Italia) abbiamo avviato un percorso con il Ministro dell'Interno per un primo riconoscimento, ma la strada necessita anche di volontà politica».  

A suo avviso la pratica è corretta? 
«Non sono un tecnico, ma mi fido del lavoro svolto dei tecnici sia nostri che del Comune. Se non hanno eccepito nulla sulla pratica presentata e confermata posso solo concludere che è corretta». 

La Lega ha formalizzato un'interrogazione parlamentare per accertare con che soldi sia stato acquistato il capannone di Strada Caorsana. Che reazioni ha suscitato in voi? 
«Non è la prima volta che questo diventa uno dei temi che viene posto sul tavolo da alcune forze politiche. Senza averne l'obbligo, ma per una maggiore nostra trasparenza, abbiamo provveduto a certificare i nostri bilanci mettendoli a disposizione non solo della pubblica sicurezza, degli amministratori o dei politici, ma anche dei singoli cittadini che possono visionarli tramite il nostro sito». 

In un articolo su "La Stampa" il senatore Ostellari della Lega dice che «Le moschee e i centri di culto sono luoghi, talvolta, in cui le organizzazioni terroristiche fanno proselitismo». 
«Un'affermazione di questo genere fatta in riferimento al caso della moschea di Piacenza è molto grave. Un'affermazione islamofoba che rasenta la calunnia, per questo la respingiamo al mittente. Sociologi ed esperti in materia hanno già certificato come le moschee non sono il luogo di radicalizzazione. Anzi è proprio in assenza delle moschee che si può creare un vuoto di punti di riferimento che potrebbero essere riempiti da lupi solitari per il loro indottrinamento. Voglio qui riportare le parole di Claudio Galzera no, capo dell'antiterrorismo del Centro europeo antiterrorismo di Europol, che sul tema dice chiaramente che le moschee e le comunità islamiche "non vanno demonizzate. Sono i nostri interlocuri e rappresentano un nostro importante alleato alla lotta al terrorismo"».

Rispetto alle verifiche in atto, ha avuto modo di sentire la sindaca Barbieri? 
«Ho avuto diversi colloqui dall'insediamento della sindaca che si è mostrata aperta all'ascolto di tutti come un amministratore deve essere».

Come pensa che finirà questa vicenda? 
«Non so come potrebbe finire la pratica urbanistica anche se abbiamo rispettato ogni dettame di legge, ma voglio sperare che in tutti i casi possa essere servita a tutti noi per maturare».

Che ruolo ha la comunità all'interno della città? 
«Dalla nostra costituzione nel 2007, la nostra comunità ha scelto la via dell'apertura. Partendo dal dialogo interreligioso con un gruppo islamo-cristiano costituito subito dopo la costituzione e che ogni mese continua ad incontrarsi regolarmente; alla partecipazione attiva alle disgrazie della città con interventi durante le alluvioni, le iniziative per i senza tetto, la distribuzione di pacchi viveri anche durante il lockdown, la distribuzione di dpi, donazioni a scuole, ospedale, ecc. Sul tema culturale numerose sono state le iniziative di carattere pubblico di tipo letterario, di attualità, di politica. Per le nuove generazioni siamo i primi e gli unici in Italia ad aver introdotto una catechesi completamente in lingua italiana. Diverse comunità islamiche in Italia ci riconoscono il merito di aver costruito un buon modello e ci chiedono supporto per le loro realtà. Questo è stato un cammino fatto grazie ad una città che ci ha permesso di migliorarci. L'invito per tutti i nostri concittadini è venite a conoscerci perché troverete braccia aperte come ci avete insegnato voi a fare».  

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