Rassegna Stampa

'Nel Piacentino abbiamo cantieri da far decollare per un miliardo'

Data: 02/02/2019

L'INTERVISTA ALBERTO ROTA / PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA PIACENZA

PREOCCUPAZIONI PER LA FRENATA DELLA CRESCITA MA I DATI PROVINCIALI SONO ANCORA BUONI. «L'INCERTEZZA È SUL FUTURO»

Siamo in recessione "tecnica". Cercando di sventare quella economica, più temuta. Il Pil del Paese scende dello 0,2 per cento, il segno meno si impone per due trimestri di fila e il verdetto non lascia margini. A livello nazionale Confindustria fa pressing sul governo giallo-verde perché si riaprano i cantieri delle grandi infrastrutture. E sul piano locale? Le ombre si addensano, ma le vie d'uscita ci sarebbero per il presidente Alberto Rota che elenca sette macro-cantieri. 

Piacenza è sempre entrata dopo nelle crisi, ne è anche uscita più tardi rispetto ad altri, come la mettiamo con questa recessione? 
«Io non credo nella "recessione tecnica", chiamiamola stagnazione. Non vedo certo un 2019 sereno, l'errore sta nella partenza del progetto di governo. Bloccando le infrastrutture e non governando lo sviluppo industriale non c'è crescita, potevamo aspettarcelo». 

Sulla falsariga di quanto chiede Confindustria nazionale, l'apertura di cantieri, cosa si può fare nella nostra provincia? 
«Anzitutto far partire i cantieri fermi da anni della Statale 45, una battaglia che ha fatto anche il parlamentare Tommaso Foti. Critichiamo il provvedimento di bloccare i mezzi pesanti sulla 45. Pensiamo alla Gamma di Bobbio (produce resistenze e materiali isolanti e ne riferiamo nelle cronache a pag.18, ndr) come si fa a impedire a bilici e camion di viaggiare? E se si usano i camioncini chi li paga? E poi penso ai produttori di vini, di legname, non ha senso che si cerchi di tener presidiate zone difficili della provincia, come la collina e la montagna se poi le mortifichiamo in questo modo, le strade servono contro lo spopolamento».

Altri cantieri strategici? 
«Mettere mano ai sette ponti non utilizzabili da Castelsangiovanni a Monticelli, tra Emilia e Lombardia, oggi interdetti ai mezzi d'opera, abbiamo solo il ponte autostradale, va chiesta l'autorizzazione e pagato un pedaggio, è diseconomico muoversi in questo modo».

Piazza Cittadella? Il parking è ancora attuale essendoci spazi nell'ex laboratorio Pontieri? 
«Piaccia o non piaccia, l'appalto è assegnato e c'è il rischio di penali, facciamolo partire, ora la piazza non è né carne né pesce».

Altre rigenerazioni urbane? 
«C'è il progetto di Terre Padane nell'ex consorzio agrario per sanare una delle zone più degradate di Piacenza, un brutto biglietto da visita e con via Colombo fortemente intasata. Il traffico verrebbe scaricato sulla via parallela recuperando tutta un'area con funzioni sociali residenziali e commerciali, un altro modo di fruire Piacenza».

A che punto siete con il tema dell'edilizia scolastica? 
«Una nostra battaglia infinita è il progetto di polo scolastico di via Stradella, abbiamo i finanziamenti, potrebbe partire se ci fosse l'approvazione dal Comune che pagherebbe l'affitto per usufruirne, è previsto il recupero delle scuole, di un'area importante, con servizi, campi sportivi, pallacanestro, housing sociale. Un progetto da 110- 120 milioni. Ma voglio elencare anche il recupero dell'ex Manifattura Tabacchi, senza contare il nuovo ospedale naturalmente, che abbiamo spinto tanto ora sta andando avanti da solo, il progetto serve alla comunità».  

E in provincia? 
«E' cantierabile la traversa di Sant'Agata sul Trebbia a Rivergaro, impantanata in commissione paesaggistica, ma necessaria per portare acqua agli agricoltori secondo il progetto del Consorzio di bonifica...Se tutto partisse parliamo di investimenti per un miliardo sul territorio piacentino con un sistema fortemente collegato all'edilizia che ha sofferto negli ultimi anni». 

C'è però pensa che porterebbe sviluppo anche un'industria più orientata a nuove tecnologie 
«Il discorso fa il paio con la logistica, la vorremmo solo bella e intelligente, ma facciamo fatica a scegliere noi chi viene per realizzare attività imprenditoriali, cerchiamo di difendere quello che abbiamo, un'università di qualità, una gastronomia importante. A settembre tornerà il festiva Piacenza Città Impresa allargandosi su tre giorni, sosterremo Gola Gola a giugno, la presentazione della guida Michelin. Si fa tutto il possibile per attirare interesse su quest'area».

Su tempi lunghi avanzano le proposte del Prit, il piano regionale integrato dei trasporti, su cosa scommettete? 
«Sul polo del ferro, sulla Mediana tra Castelsangiovanni e Fiorenzuola, sulla Cispadana fino a Sant'Agata a Busseto, sul porto del Po. Il Prit è stato approvato, verrà presentato sul piano locale, significa la possibilità di chiedere finanziamenti anche europei, autorizzazioni in modo rapido. C'è tanto dentro: dal casello di Rottofreno alla Tangenziale di Pontenure.... C'è stato un grande lavoro di Confindustria a monte e del vice presidente Claudio Bassanetti. Ci si muove per costruire un futuro, pianificando ora».  

L'ultimo report sulla congiuntura a Piacenza nel primo semestre 2018 era incoraggiante 
«A giugno vedevamo ancora, direi "vergognosamente" rispetto ad altri, degli ottimi risultati piacentini. Avevamo una scia di quattro o cinque semestri positivi e in crescita, ma con aspettative di freno. Poi sul piano nazionale è andata come si temeva. Pensiamo però che non retrocederemo in quanto ad occupazione».

A giorni presenterete il report sul secondo semestre, anticipazioni? 
«Positivo nei risultati. Quando si arriva bene nei primi otto mesi dell'anno, l'onda lunga regge ma ci sono grossi dubbi sul futuro, l'incertezza per un respiro davvero troppo corto e senza visione della politica attuale». 

Cosa pensa di Quota 100 a Piacenza? Trentuno domande sono pochine per ora rispetto alle attese 
«Quota 100 non serve a nulla, nuovi posti di lavoro si creano da soli se l'economia funziona. E chi penserebbe, come imprenditore, di lasciare a casa un lavoratore con esperienza e inserire chi non ha ancora fatto nulla? Se una persona vale la tieni fin che puoi e chi è quel "matto", mi si permetta, che perderebbe il venti per cento della pensione per andarsene prima?»

Istat parla di settori in rallentamento: quello petrolifero (-1,3) e quello delle macchine utensili (-2,2) che ci riguardano 
«In realtà è positivo che per industria 4.0 ci sia il 170 per cento di superammortamento più il valore del bene, noi abbiamo ordini di consegna almeno su sei-sette mesi ma non sappiamo poi cosa succederà, se ci sarà un freno alle macchine utensili, la meccanica, che a Piacenza ha radici molto profonde. Proseguendo in questa direzione sarà difficile investire in Italia aumentando le produzioni. E' stata intaccata una certa fiducia, la manovra, ripeto, avrebbe dovuto pensare ad investire».  

Rimpiange il Jobs Act? 
«Con il Jobs Act avevamo una filosofia occupazionale veramente europea, la Germania lavora così, per anni ha funzionato».  

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