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Rassegna Stampa

Diga di Vetto, il deputato Foti chiede al Governo le risorse per la realizzazione

Data: 30/06/2018

Il parlamentare di Fratelli d'Italia presenta una risoluzione alla Commissione Lavori pubblici di Montecitorio 

Arriva dal Parlamento la risposta alle perduranti problematiche per la realizzazione della Diga di Vetto. E' l'onorevole Tommaso Foti, deputato piacentino di Fratelli d'Italia, che rimette al centro del dibattito nazionale la necessità della realizzazione di un invaso in Alta Val d'Enza, la diga di Vetto. Il neo deputato - già consigliere regionale di grande esperienza, eletto alla Camera il 4 marzo - che sembra ben conoscere la centennale situazione, ha presentato una risoluzione alla Commissione Lavori Pubblici di Montecitorio dove impegna il Governo a individuare le risorse per realizzare la diga di Vetto. Nell'atto, Foti ha provveduto ad una accurata descrizione della cronistoria relativa all'invaso, del quale si parla da anni ma che ha sempre dovuto scontrarsi con la ferma opposizione della Regione Emilia-Romagna. E' fuori di dubbio, per il parlamentare, che sia necessario. Scrive: «Il territorio delle province di Reggio Emilia e Parma patisce un deficit idrico quantificato in oltre 40 milioni di metri cubi d'acqua all'anno per il solo settore irriguo. Gli amministratori locali e le associazioni di categoria di questi territori da sempre si battono per la realizzazione della "diga di Vetto", ed a ragione veduta, trattandosi di una vallata in cui la produzione delle eccellenze agroalimentari, a partire dal parmigiano-reggiano, trarrebbe grande giovamento dalla realizzazione dell'invaso». Il rischio è però che sia ancora in atto lo «scaricabarile politico-istituzionale che, negli anni, ha interessato quest'opera strategica. Nel 1987 venne prodotto uno studio di impatto ambientale che comprovava la fattibilità, in assoluta sicurezza, dell'invaso. A lavori già iniziati, incredibilmente, nel 1989 il cantiere venne interrotto. Nel 1992, solo pochi anni dopo, il Governo ribadì la strategicità dell'opera, ma la ferma opposizione della Regione Emilia-Romagna impedì qualsiasi seguito pratico, con buona pace degli amministratori locali che invece proseguirono a rivendicare la necessità della diga. Ad oggi risulta in vigore il Piano di Tutela delle Acque, approvato a dicembre 2005 della Regione, nel quale la realizzazione dell'invaso non è contemplata». La risoluzione presentata dell'onorevole Foti ha come obiettivo sia di pretendere dal Governo le risorse indispensabili alla costruzione della diga, ma anche di esercitare le adeguate pressioni istituzionali al fine di ottenere una modifica da parte della Regione Emilia-Romagna della propria pianificazione. Per l'onorevole Tommaso Foti «Si è perso sin troppo tempo, la realizzazione della "diga di Vetto" non è altrimenti rimandabile. Ogni ulteriore ritardo rappresenta un macigno per lo sviluppo della vallata». 

IL Comitato "No Diga" si oppone: «Opera ristretta ai soli portatori di interessi» 
Si leva una voce contro la Diga. Quella del "Coordinamento ambientalista NO diga di Vetto". Parole dure, molto nette per affermare che «il mondo agricolo è titolare di spropositate quote dei consumi idrici, persuasi del diritto di riscuotere frutti privati da un bene pubblico». Quelli del comitato sono convinti «che l'invocato sbarramento risponda ad esigenze monopolistiche» e lo si «deduce dalla assenza di soggetti interessati ad insediamenti per la produzione idroelettrica, anzi si riscontra piuttosto la dismissione da parte dell'Enel di tutti gli esistenti bacini montani, a partire da quello al valico del Lagastrello e della sottostante centrale di Romagna». Per loro occorre che presto sia aperto un vero confronto. «Nel chiedere con insistenza al presidente Manghi di aprire un confronto vero e ampio sul tema acqua — scrivono in una nota - auspichiamo che l' affidamento dello studio di approfondimento all'Autorità di bacino del Po non si riduca ad una semplice giustificazione di input politici sotto la pressione di interessi di parte. Chiediamo quindi che il detto studio segua percorsi di trasparenza e coinvolgimento da subito anche delle associazioni ambientaliste fino ad ora escluse da qualsiasi tavolo di confronto». Non è così semplice la decisione che si dovrà prendere. Il comitato "No Diga" dice di prendere atto «che attraverso una procedura inusitata e antidemocratica, che abbiamo fortemente avversato al suo avvio, perché ristretta ai soli portatori di interessi economici diretti, è giunto al suo prevedibile esito il lavoro impostato da Regione Emilia Romagna e assortiti interlocutori della sponda parmense e reggiana, pomposamente denominato Tavolo Tecnico Enza». Tale comportamento «è indicativo della confusione attorno al terna che tale notizia sia stata affidata alla stampa attraverso comunicati di imbarazzante parzialità, e contraddittori tra loro dalla Provincia di Reggio e dalle organizzazioni agricole, a proposito di un bene fondamentale. 

La Bonifica chiede la deroga del deflusso minimo vitale per garantire l'irrigazione 
Il commissario Franco Zambelli del Consorzio di Bonifica dell'Emilia Centrale ha richiesto agli assessori competenti dei Comuni coinvolti la deroga del deflusso minimo vitale. La deroga è indispensabile al fine di garantire alle aziende agricole la copertura dell'irrigazione. Una decisione non facile, ma pare obbligatoria. La richiesta si inserisce nella questione della Diga di Vetto, che potrebbe risolvere ogni problema. Ma da almeno cento anni se ne parla e ancora è lì da divenire. La Coldiretti di Reggio prende posizione con Eugenio Torchio e Assuero Zampini. che esternano la preoccupazione per la situazione dei prelievi di acqua ad uso irriguo nell'Enza e la necessità di ottenere la deroga. "Abbiamo manifestato l'esigenza di ottenere urgentemente questa deroga — scrivono - anche al presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini convenendo di far formalizzare la richiesta da parte del Consorzio dell'Emilia Centrale. Confidiamo nella disponibilità alla deroga così come già dimostrata dal Presidente della Regione, fondamentale per la totalità dei cittadini, come l'acqua». Grave «avere rifiutato il contributo fondamentale del pensiero ecologista, culturalmente avverso alla riduzione di complessità e naturalmente orientato ad allargare le prospettive di valutazione». Dunque dissenso e preoccupazione da parte del comitato perché a loro sembra «che siano state prese decisioni con un approccio parziale sotto la pressione di una categoria, gli agricoltori, non considerando ad esempio che, con la scusa dell'unicità del Parmigiano Reggiano si rischia di mettere in crisi gli approvvigionamenti idrici di quercioli, che dall'acqua dell'Enza dipende».

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