Rassegna Stampa

Foti e il rebus moschea 'Controlli per legalita''

Data: 28/03/2021

L'INTERVISTA AL DEPUTATO DI FDI

«Le nuove verifiche sulla moschea un dovere di legalità che non scade mai» 

L'INTERVISTA 
TOMMASO FOTI / PARLAMENTARE DI FRATELLI D'ITALIA 

«LA COMUNITÀ ISLAMICA SI È SEMPRE PRESA LUOGHI DI CULTO SENZA PREOCCUPARSI DELLE NORME CHE LO IMPEDIVANO»

 «Anche se la pratica è conclusa le verifiche tecniche sulla moschea sono doverose. Così come per tutte le altre. E' una questione di legalità». A intervenire per la prima volta sulla querelle che tiene banco da giorni in Comune è il deputato di Fratelli d'Italia Tommaso Foti.

Onorevole Foti, partiamo mettendo da parte per un attimo la questione prettamente tecnica e da una domanda chiave a cui nessuno del centrodestra, sindaca compresa, ha ancora dato risposta: non ritiene che siano maturi i tempi per concedere un luogo di culto alla numerosa comunità islamica di Piacenza? Del resto, anche diversi esponenti della destra, si pensi al sindaco di Rieti, si sono mostrati aperti con buoni risultati a livello di integrazione. 
«In realtà la comunità islamica i luoghi di culto a Piacenza li ha individuati, attrezzati e resi operativi senza mai preoccuparsi delle norme che lo impedivano. E' stato cosi fin dal 2000, sindaco Guidotti, per l'immobile di Vicolo Edilizia, il cui illegittimo utilizzo venne impedito con ordinanza dirigenziale». 

E poi? 
«Successivamente, con giunte di centrosinistra, venne emesso un provvedimento dirigenziale di diffida per l'utilizzo illegittimo dell'immobile di via Caorsana 43, e nel 2013 analogo provvedimento venne emesso per l'utilizzo di quello ubicato di via Mascaretti 7. Infine, con una norma del Regolamento urbanistico edilizio del 2016, ai tempi dell'amministrazione Dosi, nei tessuti produttivi a prevalente destinazione artigianale-industriale, è stato ammesso anche l'uso delle sedi di culto».  

Il centro-destra si oppose a quella norma, ma l'equazione musulmani uguale terroristi appare grossolana e anacronistica. Tutt'al più andrebbero fatti dei controlli mirati, qualora insorgessero notizie allarmanti, non crede? 
«La nostra opposizione si basava su di un'osservazione molto semplice: per sanare il reale utilizzo dell'immobile di via Caorsana si prevedeva che nuovi luoghi di culto (ivi comprese le chiese) potessero sorgere solo in mezzo a capannoni. Quanto all'equiparazione dei musulmani con i terroristi nessuno ha mai generalizzato. Tuttavia, a molte anime belle e pie intervenute nella polemica, consiglierei di leggere il discorso pronunciato di recente da Macron, in particolare nella parte riguardante le moschee e i finanziatori delle stesse…Mi sembra più attuale degli scritti di Guenon, per altro un convertito all'Islam».  

Lei ha visionato la pratica? 
«Le pratiche che interessano l'immobile, secondo l'elenco che ho estratto dal sito del Comune dello sportello unico dell'edilizia, sono diverse e risalgono anche a 10 anni fa. A richiesta, l'assessore Opizzi mi ha confermato che, dalle verifiche che ha condotto dopo la notizia data da Libertà, la asseverazione del 2019 del tecnico volta ad ottenere il cambio di destinazione d'uso (ma tra gli usi ammessi, anche se nessuno lo dice) risulta decaduta, non essendo stati forniti i necessari chiarimenti. Quella invece presentata l'11 marzo del 2020 (giorno in cui l'assessore usciva dall'ospedale, dopo avere partorito), essendo state riscontrate le richieste degli uffici, ha concluso positivamente il suo iter»

Di fatto il caso moschea ha fatto tremare la giunta Barbieri. Perché si è arrivati a un filo dal burrone? 
«A me che le cose siano andate così non risulta, tuttavia è certo che non ci si rimane bene quando si viene accusati di colpe che non si hanno».

In questi giorni ci sono stati pesanti attacchi all'assessora Opizzi del suo partito, che è stata a un passo dalle dimissioni. Come giudica il suo operato sulla pratica? 
«L'assessora ha fatto benissimo a mettere nelle mani del sindaco la delega che la stessa le aveva conferito. Mi pare evidente che la fiducia che le è stata confermata è la migliore risposta ad ogni tipo di attacco: alcuno può pretendere che l'assessore esorbiti dalle proprie funzioni e, parimenti, che se ha dubbi su una pratica non li faccia rilevare».

Lei, se fosse stato l'assessore, avrebbe inviato quella lettera ai funzionari comunali (tra l'altro divulgandola alla stampa)? 
«Ho letto che sulle contro deduzioni predisposte dagli uffici alla variante urbanistica per l'individuazione della macro-area su cui realizzare il nuovo ospedale ci sono state ore di pubblica discussione che hanno interessato proprio i pareri espressi dagli uffici. Parimenti, la lettera dell'assessore si limita a chiedere chiarimenti e verifiche, come la legge le consente».

Non crede che i controlli e le verifiche annunciate, con tanto di sopralluogo, siano arrivate tardivamente lasciando il sospetto che sulla pratica ci sia stata sottovalutazione o disattenzione? 
«Assolutamente no. Ogni giorno nei Comuni arrivano contestazioni di terzi ben dopo che le pratiche hanno concluso l'iter. E' per questa ragione che sono ammessi controlli e sopralluoghi che, a volte, si concludono con l'adozione di provvedimenti in autotuela che sospendono o annullano i precedenti effetti». 

Consiglierebbe a Opizzi di rispondere alle sei domande dell'opposizione? 
«Penso che un assessore abbia il dovere di rispondere alle interrogazioni, come tali definite dalla legge, mentre ha la facoltà di rispondere alle provocazioni». 

Non pensa che oggi, a iter completato, sia un autogol anche politico cercare di fare le pulci alla pratica? 
«Il principio di legalità non è subordinato al tempo»

Se è vero che il centrodestra non voleva la moschea non poteva, come ha detto nei giorni scorsi il consigliere Ultori, fare una variante per evitare il cambio d'uso prima delle varie Scia che si sono susseguite negli anni? 
«Le varianti fanno ovviamente salvi gli effetti che la normativa in precedenza ha prodotto. Che sia possibile modificare per il futuro la previsione, riducendone la portata, ci sta. Ma non certo per l'immobile di via Caorsana». 

Nel centro di via Caorsana gli islamici hanno sempre pregato comunque. Si ha l'impressione che sia solo una battaglia ideologica che la gente fuori, prima della politica, ha già superato. 
«La forma è sostanza. Se tutti hanno stessi diritti e doveri, non ci può essere uno più uguale degli altri». 

All'uscita della notizia la Lega ha fatto la voce grossa. Ci risulta che lei non l'abbia presa affatto bene. 
«Per formazione ritengo che la conoscenza degli atti amministrativi debba precederne il commento. Così almeno Fratelli d'Italia ha sempre fatto, come attesta la nostra posizione, ad esempio, sulla gestione del verde pubblico».

Pensa che questa querelle cambi qualcosa nei rapporti di forza interni al centrodestra, anche in vista delle elezioni? 
«I rapporti di forza li definiscono gli elettori con il voto, non le querelle sui giornali». 

Alla luce delle polemiche ci sarà pure stato un cortocircuito. C'è stata una qualche colpa dell'amministrazione? 
«Onestamente non ne vedo. La destinazione urbanistica anche ad uso di culto dell'immobile di via Caorsana è stata decisa 5 anni fa dall'allora maggioranza di sinistra, a cui onestamente va dato atto di essersene assunta gli oneri».  

Alla luce della sua lunga esperienza amministrativa, ci fa una previsione su come finirà questa vicenda? 
«Del doman non v'è certezza…tuttavia sono certo che i tecnici preposti non si faranno condizionare, in un senso o nell'altro, dalle polemiche di questi giorni». 

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