Rassegna Stampa

La sindaca Barbieri 'Ho chiesto a Conte misure piu' incisive'

Data: 22/03/2020

APPELLO DEI POLITICI SU FB «PIACENZA VA CHIUSA TUTTA» I DUBBI DELLE CATEGORIE

Sono passate le 21 da un po' quando su Facebook la sindaca Patrizia Barbieri pubblica il suo post quotidiano: «Oggi (ieri per chi legge, ndr) ho parlato con il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, congiuntamente ai sindaci di Bergamo, Giorgio Gori, di Brescia, Emilio Del Bono e di Cremona, Gianluca Galimberti. Abbiamo chiesto ulteriori misure, più restrittive, per fermare questo virus e che i provvedimenti non fossero presi "a macchia di leopardo", ma in modo omogeneo». Un messaggio atteso. Almeno da quei politici locali che nelle ultime 24 ore avevano chiesto a gran voce di «chiudere la città». L'ennesimo tragico bollettino di quest'emergenza coronavirus (altri 24 decessi per un totale di 281) e l'evidenza della troppa gente ancora in strada aveva indotto alcuni parlamentari, consiglieri regionali e comunali a fare un accorato appello bipartisan affinché venisse varata una stretta ancora più incisiva. Una serrata generale, come ha fatto in serata la Lombardia, che valga anche per cantieri, fabbriche e uffici pubblici con la sola esclusione delle attività essenziali, alimentari e farmacie. In buona sostanza, qualcosa di molto simile al «modello Codogno». Un'invocazione dilagata su Facebook. A pubblicare post dai toni perentori sono stati, ad esempio, Tommaso Foti di Fratelli d'Italia, i consiglieri regionali del Pd Katia Tarasconi e della Lega Matteo Rancan, i consiglieri comunali Michele Giardino (gruppo misto) e Christian Fiazza, Giorgia Buscarini e Giulia Piroli (Pd), ma anche il referente di Articolo 1 Francesco Cacciatore. «Sono stanca di leggere ogni giorno i bollettini di guerra. Facciamo come a Rimini: chiudiamo subito la città! Ci sarà tempo dopo per recuperare la produzione di articoli non strettamente necessari in questo momento. Il diritto alla salute è sopra ogni cosa» ha scritto Piroli. Rimini, appunto. Nella città romagnola il governatore Stefano Bonaccini ha spiegato di aver disposto ulteriori misure sulla base di «un documento dei sindaci che chiedeva misure restrittive delle attività economiche e della mobilità delle persone fino a prefigurare l'istituzione di una vera e propria nuova zona rossa». Piacenza ha caratteristiche ben diverse da Rimini, soprattutto dal punto di vista del tessuto economico-produttivo. Da qui derivano anche i forti dubbi delle categorie economiche locali, più inclini ad aprire, semmai, a decisioni omogenee in tutto il paese. Ma dopo una giornata di continui contatti con i sindaci, il prefetto Maurizio Falco e il presidente della Regione Bonaccini, la sindaca ha annunciato di aver fatto il passo con il premier Conte. «Anche il dialogo con il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, è stato costante anche con riferimento alle decisioni assunte nel riminese. Mi aspetto che nell'immediato venga definito con chiarezza a livello nazionale quali tipologie di aziende debbano restare aperte per garantire servizi essenziali o per cause di necessità, e quali possano essere chiuse». E poi un accorato appello finale: «Vi prego di ascoltarmi bene. Nessuna decisione è facile in queste ore. Stiamo fronteggiando in tutto il Paese un'emergenza sanitaria e stiamo combattendo un virus nuovo, mutevole, che sembra comportarsi in modo diverso nelle diverse regioni del mondo. Non stupitevi se certe decisioni vengono prese dal Governo e dalle Regioni giorno per giorno, perché lo scenario cambia continuamente. Noi Sindaci della Provincia di Piacenza stiamo lavorando senza sosta per indirizzare queste decisioni o per offrire il nostro contributo. Restiamo uniti e andiamo avanti con coraggio».

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