Rassegna Stampa

Pd al contrattacco: 'La destra mistifica'

Data: 24/11/2019

Roberta Mori, componente commissione minori: «Parole su un caso singolo generalizzate»

«Non è possibile dire oggi le stesse cose che venivano dette il 26 giugno, quando si ebbe notizia del caso Bibbiano. Chi lo fa ha un approccio ideologico. Il sistema affidi è sano. Perfettibile, ma sano». Il messaggio di Roberta Mori (Pd), componente della Commissione speciale d'inchiesta sul sistema regionale di tutela dei minori della nostra regione, è direttamente recapitato al centrodestra e «all'uso - dice la consigliera - che i nostri avversari politici fanno dell'argomento affidi in seguito ai fatti della Val d'Enza», in discussioni tanto più esacerbate quanto più si avvicinano le prossime elezioni regionali. «Si parla di Bibbiano - continua - come se non vi fosse stata una commissione tecnica regionale e una commissione d'inchiesta, come se non ci fosse stata una relazione approfondita di 245 pagine approvate al termine di un lavoro lungo 4 mesi». La Mori - ieri ospitata nella sede del Pd piacentino - risponde indirettamente anche all'onorevole Tommaso Foti (FdI) che in un intervento su Libertà aveva ricordato la frase da lei pronunciata in un incontro pubblico a Bibbiano, nel maggio 2016, in cui si definì "partner di un'esperienza che noi riteniamo esemplare per tutta la regione". «Parole di mistificazione - dice la Mori - perché riferite a un caso specifico di fine 2015, in cui il garante regionale dell'infanzia e dell'adolescenza aveva valutato positivamente l'attività dei servizi sociali in soccorso di una bimba di 12 anni e di altri bambini». Quindi la Mori ringrazia Silvio Bisotti quando al nome del comune reggiano preferisce «noto comune della Val d'Enza». «La commissione - dice - non ha avuto pretesa di influire sul lavoro della magistratura, in cui abbiamo piena fiducia. Se accerterà le gravi accuse a carico degli imputati, è giusto che i responsabili paghino. Basta un bambino allontanato dalla famiglia senza fondate motivazioni per essere durissimi, sia chiaro, occorre però calibrare la dimensione di quanto accaduto: 7 assistenti sociali indagati su 2.500 operatori e 6 bambini al centro di indagini su 3.000 minori fuori famiglia». Dalla relazione della commissione emerge che rispetto alla popolazione di minori del 2017, nella nostra provincia c'è la più alta percentuale di minori in carico ai servizi sociali (13,63%), seguita da Ravenna (9,64%) e Modena (9,61%). Se in Emilia Romagna sono 2.970 i minori fuori famiglia (4.19 per mille dei residenti minorenni), si rileva che nel Piacentino il tasso è maggiore (6,55), così come a Reggio Emilia (5.71) e Bologna (4.90). A Piacenza poi si riscontra un tasso maggiore rispetto alla media regionale (2,16) per quanto concerne i minori fuori famiglia, per i quali è utilizzato l'affido famigliare (4.61) e non in comunità. La commissione ha poi valutato i minori vittime di violenza e maltrattamenti a carico dei servizi sociali territoriali, sempre riferiti al 2017, e ne è emerso che a Piacenza sono stati 123 su un totale di 2.028 in regione, per lo più nella fascia tra i 6 e i 14 anni. «La commissione - continua la Mori - ha fornito poi alcune raccomandazioni, come rafforzare la formazione del personale pubblico delle neuropsichiatrie infantili. Il privato sociale è stato demonizzato, sbagliando. L'orientamento della Regione è però che ci si rivolga al settore pubblico, inLa platea in S. Ilario. In alto, Gloria Zanardi, Antonio Margini, Maria Teresa Bellucci e Tommaso Foti Marcello Pollastri PIACENZA ●«Mi impedivano di vedere normalmente i miei figli sostenendo che fossi "omofobo". Fiutai la malafede dei servizi sociali così mi misi a registrare le visite a casa degli assistenti. Quando le ho portate in procura è scoppiato il bubbone». Si definisce «vittima del sistema Bibbiano», Antonio Margini, un papà coinvolto suo malgrado nella vicenda del sistema affidi dei servizi sociali in Val d'Enza. Ieri è stato chiamato a raccontare la sua esperienza nell'incontro organizzato da Fratelli d'Italia a Piacenza, "Giù le mani da Bibbiano", che ha visto tra i relatori Gloria Zanardi, consigliera comunale di Fdi e candidata alle Regionali, il deputato piacentino Tommaso Foti e la collega Maria Teresa Bellucci. Margini ha definito «agghiacciante» il sistema degli affidi finito al centro dell'inchiesta "Angeli e Demoni". «A un certo punto fui convocato dai servizi e mi dissero che potevo vedere i miei figli solo un'ora ogni venti giorni - ha proseguito - ma in quelle relazioni dei servizi erano contenute delle menzogne. Non ho mai avuto contestazioni, non capivo perché mi volessero far passare per un cattivo genitore. Così mi sono ribellato». Una testimonianza che Fratelli d'Italia ha voluto ascoltare, non «per sostituirci ai magistrati o per emttere sentenze - ha premesso Zanardi - ma perché certe cose non accadano più». Che il mondo dei servizi sociali non sia certamente tutto "malato", lo ha chiarito Foti: «Ci sono tantissimi servizi sociali che funzionano benissimo, ma occorre verificare quelle sacche che gettano discredito su tutto il sistema. E in Val d'Enza quel sistema non funzionava». L'accusa rivolta è stata soprattutto politica e al Pd: «Ricordo quando Regione e Ausl facevano passare i servizi sociali della Val d'Enza come un modello innovativo, quasi un mito, quando invece agiva contro la legge. Il Pd ha peccato di supponenza nel non sospendere il sindaco di Bibbiano». Foti ha ricordato poi che il Presidente del Tribunale per i Minorenni di Bologna ha disposto la verifica sui 100 procedimenti esaminati negli ultimi due anni: solo in 15 casi i giudici avevano deciso per l'allontanamento. «Il fatto che negli altri 85 casi non fosse stato disposto avrebbe dovuto far suonare un campanello d'allarme». «Usavano bugie e mi impedivano di vedere i figli» Al convegno di Fratelli d'Italia la testimonianza di un papà: «Io vittima del sistema Bibbiano». Foti: «Il Pd ha sbagliato» vece che ai privati, proprio perché la psicoterapia è importante e dovrebbe avere una regia pubblica. È poi fondamentale la creazione di un osservatorio per utilizzare criteri rigorosi per la rilevazione dei dati, anche collaborando con l'Istat». 

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